Wendy Barrie

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Wendy Barrie nel programma televisivo The Wendy Barrie Show (1950)

Wendy Barrie, nome d'arte di Marguerite Wendy Jenkins (Hong Kong, 18 aprile 1912Englewood, 2 febbraio 1978), è stata un'attrice cinematografica, teatrale e televisiva britannica naturalizzata statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di un agiato avvocato inglese, Marguerite Wendy Jenkins nacque a Hong Kong e studiò nelle più esclusive scuole, prima in un collegio di suore in Inghilterra per poi perfezionarsi in Svizzera[1].

Dopo aver lavorato in un istituto di bellezza e aver seguito un corso per segretaria, intraprese la carriera di attrice sui palcoscenici inglesi all'inizio degli anni trenta[1], favorita da un gradevole aspetto fisico, con occhi azzurri e capelli biondo-rossi. Scelse lo pseudonimo di Wendy Barrie, prendendo il cognome dal proprio padrino, il romanziere e commediografo scozzese J. M. Barrie, l'autore di Peter Pan[1].

Dopo aver lavorato per qualche tempo in teatro, fece il suo debutto cinematografico nel 1932 nel film Threads, e apparve in una nutrita serie di pellicole britanniche, spesso diretta dai registi Alexander e Zoltan Korda. Tra le migliori interpretazioni della Barrie del periodo è da ricordare quella di Jane Seymour, terza moglie di Enrico VIII, nel film Le sei mogli di Enrico VIII (1933), ruolo che suscitò nei suoi confronti l'interesse di Hollywood[1].

Sotto contratto con la Fox Film Corporation, la Barrie debuttò sugli schermi americani nel 1935 in It's a Small World, in cui recitò al fianco di Spencer Tracy, una commedia romantica che venne giudicata dai critici come una malriuscita imitazione di Accadde una notte. L'attrice interpretò una risoluta signorina di buona famiglia (sul modello di Claudette Colbert nel celebre film di Frank Capra), la quale si innamora di un avvocato (Tracy)[2].

Dopo essere passata alla MGM, apparve accanto a James Stewart in Speed (1936), un film incentrato sulle corse automobilistiche, quindi nel drammatico Strada sbarrata (1937), al fianco di Humphrey Bogart e Joel McCrea, e nel poliziesco Il mastino di Baskerville (1939), in cui interpretò il ruolo di Beryl Stapleton accanto a Basil Rathbone, Nigel Bruce e Richard Greene, film che fu uno dei maggiori successi prodotti dalla 20th Century Fox nel 1939[3].

Durante la prima metà degli anni quaranta la Barrie continuò a recitare in America e apparve in diverse pellicole incentrate sulle figure degli eleganti detective Simon Templar (il "Santo") e Gay Lawrence (the "Falcon"), entrambi interpretati da George Sanders, come The Saint Takes Over (1940), The Gay Falcon (1941) e A Date with the Falcon (1942)[3].

L'affermazione della televisione alla fine degli anni quaranta convinse la Barrie a diradare le proprie apparizioni cinematografiche in favore del piccolo schermo. Fu una delle prime attrici ad avere uno show televisivo personale, il The Wendy Barrie Show, che andò in onda per la prima volta sulla rete ABC nel novembre 1948, e terminò la programmazione nel settembre 1950.

La sua ultima apparizione cinematografica risale al 1954 nella commedia La ragazza del secolo, interpretata da Judy Holliday e Jack Lemmon. Si ritirò dalle scene all'inizio degli anni sessanta, dopo due partecipazioni alle serie televisive The Islanders (1961) e The Beachcomber (1962) e diverse apparizioni come ospite in spettacoli radiofonici e televisivi[1].

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Per un certo periodo il nome di Wendy Barrie fu legato a quello del gangster Bugsy Siegel[1].

Cittadina americana dal 1942, la Barrie morì a Englewood (New Jersey) nel 1978, all'età di 65 anni, per le conseguenze di un ictus che l'aveva colpita e debilitata già da alcuni anni.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pag. 33
  2. ^ Romano Tozzi, Spencer Tracy, Milano Libri Edizioni, 1976, pag. 56
  3. ^ a b Chris Steinbrunner e Norman Michaels, The films of Sherlock Holmes, The Citadel Press, 1978, pag. 60

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