Wade-Davis Bill

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Henry Winter Davis, firmatario del Wade–Davis Bill
Benjamin Franklin "Bluff" Wade, firmatario del Wade–Davis Bill

Il Wade-Davis Bill del 1864 fu un disegno di legge per la ricostruzione del Sud, scritto da due repubblicani radicali, il senatore Benjamin Wade dell'Ohio e Henry Winter Davis della Camera dei Rappresentanti per il Maryland. In contrasto con il più mite piano, il Ten Percent Plan, del presidente Abraham Lincoln, il disegno di legge di re-ingresso nell'Unione per gli Stati ex-confederati era subordinato al fatto che una maggioranza in ogni Stato del Sud prestasse il giuramento detto Ironclad oath[1], con cui dichiaravano di non avere mai sostenuto in passato la Confederazione. La legge fu approvata dalle due camere del Congresso il 2 luglio 1864, ma fu bloccata da Lincoln (con procedura detta pocket veto) e non entrò mai in vigore. I repubblicani radicali erano indignati perché Lincoln non aveva firmato il disegno di legge. Lincoln voleva ricomporre l'Unione con una procedura meno rigida detta Ten percent plan. Credeva che sarebbe stato troppo difficile ripristinare tutti i legami all'interno dell'Unione se fosse stato approvato il Wade–Davis bill.[2]

I precedenti[modifica | modifica sorgente]

Il Wade-Davis Bill nacque da un progetto di legge presentato al Senato da Ira Harris, giurista e senatore di New York, nel febbraio 1863.[3] Proponeva di basare la ricostruzione del Sud sul potere del governo di garantire una forma di governo repubblicana.Anche se le condizioni della ricostruzione imposte dal governo federale in modo retrospettivo sembravano logiche, si era diffusa la convinzione che gli unionisti del sud avrebbero riportato gli stati secessionisti all'Unione, dopo che la potenza militare del Sud fosse stata annientata.
Questa convinzione non venne completamente abbandonata fino al 1863. Le clausole, lamentavano i critici, erano praticamente impossibili da soddisfare, rendendo così probabile che ci sarebbe stato bisogno di un permanente controllo nazionale sugli Stati del Sud.[2]

Il voto al Senato[modifica | modifica sorgente]

Votanti a favore al Senato furono (18):
Anthony (R), Chandler (R), Clark (R), Conness (R), Foot (R), Harlan (R), Harris (R), Howe, Lane of Kansas (R), Morgan (R), Pomeroy (R), Ramsey (R), Sherman (R), Sprague (R), Sumner (R), Wade (R), Wilkinson (R), Wilson (R).

Votanti a contrari al Senato furono (14):
Buckalew (D), Carlile (U), Davis (UU), Doolittle (R), Henderson (UU), Hendricks (D), Lane of Indiana (R), McDougall (D), Powell (D), Riddle (D), Saulsbury (D), Ten Eyck (R), Trumbull (R), Van Winkle (UU).[4]

Partito Si No
Repubblicano 18 4
Democratico 0 6
Unconditional Union Party
0 3
Unionisti 0 1

Il veto di Lincoln[modifica | modifica sorgente]

Una delle obiezioni di Lincoln fu l'idea che gli Stati del Sud dovessero "ricongiungersi" all'Unione (un'idea che permeava l'intero disegno di legge). La filosofia della guerra dal punto di vista di Lincoln era che in primo luogo agli Stati del Sud non era costituzionalmente consentita la secessione e quindi erano ancora parte dell'Unione, anche se il loro ritorno a una piena partecipazione all'Unione richiedeva l'adempimento di alcune condizioni. Ma non riteneva che la guerra fosse stata intrapresa contro gli Stati "traditori" in quanto tali (il rifiuto dell'Unione a riconoscere il loro diritto alla secessione rendeva di fatto le ordinanze di secessione nulle), ma solo per "costringere all'obbedienza gli individui ribelli". Il problema era che il linguaggio del disegno di legge a volte minava le ragioni del Nord per la guerra affermando chiaramente per esempio che gli Stati del Sud non erano più parte dell'Unione.[5]
Inoltre, il disegno di legge costringeva quegli Stati a redigere nuove Costituzioni che vietavano la schiavitù, che era chiaramente incostituzionale già da allora, ma in assenza di un emendamento costituzionale sulla questione (che sarebbe stato approvato in seguito), il Congresso non aveva alcun potere sul problema della schiavitù all'interno dei singoli Stati.[6]

Ad un livello più pragmatico, Lincoln temeva anche che il disegno di legge avrebbe sabotato la sua attività di ricostruzione in Stati come la Louisiana, l'Arkansas e il Tennessee, che si erano staccati dall'Unione, ma erano sotto occupazione dei federali ed il controllo dei governi dell'Unione. Egli riteneva che il Wade-Davis avrebbe messo in pericolo a livello statale i movimenti di emancipazione negli Stati di confine leali come nel Missouri e, soprattutto, nel Maryland. Il disegno di legge minacciava di distruggere le delicate coalizioni politiche che Lincoln aveva cominciato a costruire tra i moderati del nord e del sud. Più in generale, sottolineava come diversamente Lincoln e i repubblicani radicali vedessero i Confederati. Il Presidente pensava che essi avessero bisogno di essere blanditi prospettando una convivenza pacifica, mentre il Wade-Davis Bill li trattava come traditori che dovevano essere puniti. Lincoln finì per boicottare il disegno di legge con un pocket veto ed esso non fu più riproposto.[7][8]

Le conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Davis era un acerrimo nemico di Lincoln perché lo riteneva troppo indulgente nella sua politica per il Sud. Davis e Wade pubblicarono un manifesto dedicato "ai sostenitori del governo" il 4 agosto 1864, che accusava Lincoln di usare la ricostruzione per assicurarsi elettori nel Sud che sarebbero "stati agli ordini della sua ambizione personale" e condannarono quelli che vedevano come i suoi sforzi per usurpare il potere del Congresso ("l'autorità del Congresso è suprema e deve essere rispettata"). Il manifesto fallì, comunque, e anche se inizialmente causò molte discussioni sulla natura della ricostruzione a venire, Winter Davis non venne rinominato per il suo seggio al Congresso.[6]

Le loro idee, in particolare sul fatto che il Congresso avrebbe dovuto essere il motore principale del processo del dopoguerra e la loro concezione della presidenza come ufficio più debole (il presidente "deve limitarsi a suoi compiti esecutivi - obbedire ed eseguire, non fare le leggi -, sopprimere la ribellione violenta con le armi e lasciare la riorganizzazione politica al Congresso"[9], influenzarono i repubblicani del Congresso negli anni successivi, portando al processo per l'impeachment di Andrew Johnson.[senza fonte]

Lincoln sopravvisse ai loro attacchi e rafforzò notevolmente la sua posizione con una schiacciante vittoria nelle elezioni del 1864 e l'approvazione nazionale del XIII emendamento nel febbraio 1865. Egli momentaneamente emarginò i radicali per quel che riguardava la politica della ricostruzione. Dopo la morte di Lincoln, i repubblicani radicali combatterono il presidente Andrew Johnson, che cercava di portare a compimento una versione del piano di Lincoln. Le elezioni di medio termine del 1866 si trasformarono in un referendum sul XIV emendamento e sul tragitto della politica di ricostruzione. Con la vittoria dei repubblicani, il Congresso prese il controllo della ricostruzione. I radicali volevano un piano molto più severo, ma non cercarono di reintrodurre i concetti del Wade-Davis. Invece presero il controllo degli Stati del Sud con l'esercito, che registrò gli uomini di colore come elettori e rifiutò il permesso agli ex confederati di candidarsi per il governo.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ironclad oath: letteralmente giuramento di ferro.
  2. ^ a b William C. Harris, With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union, op. cit., pp. 123-170
  3. ^ (EN) Herman Belz, Henry Winter Davis and the Origins of Congressional Reconstruction in Maryland Historical Magazine, vol. 67, nº 2, 1972, pp. 129–143, ISSN 0025-4258.
  4. ^ (EN) A Century of Lawmaking for a New Nation: U.S. Congressional Documents and Debates, 1774 – 1875 : Journal of the Senate of the United States of America, Volume 56, Biblioteca del Congresso, 2 luglio 1864, p. 726. URL consultato il 19 giugno 2011.
  5. ^ J. G. Nicolay, John Hay, Abraham Lincoln: A History. The Wade-Davis Manifesto, op. cit., pp. 414-421
  6. ^ a b (EN) Allan Nevins, War for the Union : The Organized War to Victory 1864-1865, New York, Konecky & Konecky, 2000, pp. 84-88 (tot. pp. 448), ISBN 1-56852-299-1.
  7. ^ William Best Hesseltine, Lincoln's plan of reconstruction, op. cit., pp. 277-278
  8. ^ Harold Melvin Hyman, A more perfect Union: the impact of the Civil War and Reconstruction on the Constitution, op. cit., pp. 84-88
  9. ^ (EN) The War upon the President.; Manifesto of Ben. Wade and H. Winter Davis against the President's Proclamation, The New York Times Company, 9 agosto 1864. URL consultato il 19 giugno 2011.
  10. ^ Herman Belz, Emancipation and equal rights: politics and constitutionalism in the Civil War era, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Belz, Herman. "Henry Winter Davis and the Origins of Congressional Reconstruction", Maryland Historical Magazine 1972 67(2): 129 - 143. ISSN 0025-4258
  • (EN) Herman Belz, Emancipation and equal rights: politics and constitutionalism in the Civil War era, New York, Norton, 1978, pp. XVIII, 171, ISBN 0-393-05692-9.
    Anteprima: (EN) Emancipation and equal rights: politics and constitutionalism in the Civil War era. URL consultato il 7 novembre 2011.
  • (EN) Herman Belz, Reconstructing the Union; theory and policy during the Civil War, Ithaca, N.Y., Published for the American Historical Association [by] Cornell University Press, 1969, pp. IX, 336.
  • (EN) Michael Les Benedict, A compromise of principle: Congressional Republicans and Reconstruction, 1863-1869, New York, W.W. Norton & Co., 1974, pp. 493, ISBN 0-393-05524-8.
  • (EN) William C. Harris, With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union, Lexington (Kentucky), University Press of Kentucky, 1997, pp. 123-70 (tot. pp. 354), ISBN 081310971X.
    Anteprima limitata (Google Libri): (EN) With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  • (EN) William Best Hesseltine, Lincoln's plan of reconstruction, Gloucester (Massachusetts), Peter Smith [1960], 1963, pp. 154.
  • (EN) Harold Melvin Hyman, A more perfect Union: the impact of the Civil War and Reconstruction on the Constitution, New York, Alfred A. Knopf, 1973, pp. 562, ISBN 0-394-46707-8.
  • (EN) J. G. Nicolay, John Hay, Abraham Lincoln: A History. The Wade-Davis Manifesto, Cornell University Library, pp. 414-421. URL consultato il 19 giugno 2011. (The Century; a popular quarterly Volume 0038 Issue 3, July 1889)

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Wade-Davis Bill, The Lincoln Institute. URL consultato il 19 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2011).