Voto (religione)
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In ambito religioso si definisce voto una promessa fatta a Dio. La promessa è obbligante, e quindi differisce dalla semplice risoluzione, che è un proposito presente di fare o di non fare delle determinate cose in futuro.
In questo senso ampio, in ogni religione, vi sono queste forme di promesse. Per esempio, nel Buddhismo il Bodhisattva è colui che fa voto, ovvero si impegna, di raggiungere l'illuminazione.
In un senso più stretto, comunque, il voto si inserisce nella tradizione cristiana.
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[modifica] Aspetti generali
Per quanto riguarda un rapporto fra uomo e uomo, una promessa presuppone la fedeltà di chi la compie; un uomo promette, volendo che qualcun altro si fidi di lui, e con la sua fedeltà egli si mostra degno di fiducia. Se d'altro canto egli rompe la promessa, perde credito agli occhi dell'altro, generando una delusione che è distruttiva per la mutua confidenza. Ebbene, queste affermazioni e definizioni non possono essere applicate ad una promessa fatta a Dio: infatti, per colui che promette è impossibile ingannare Dio per quanto riguarda le proprie intenzioni presenti, ed Egli già sa se il promettente sarà costante, in futuro; perciò, Egli è anche escluso dalla delusione per un fallimento inaspettato dell'uomo nel mantenimento della promessa. Tuttavia, così come è possibile offrire a Dio delle cose esistenti o delle azioni presenti, allo stesso modo è possibile offrirgli un'azione futura e la perseveranza nel proposito di mantenere l'offerta. Tale offerta di perseveranza è caratteristica di un voto religioso. Un successivo cambiamento nell'intenzione di un votato è perciò una mancanza di rispetto verso Dio: è come portar via qualcosa che è stato dedicato a Lui, ed è dunque commettere sacrilegio (nel senso più ampio del termine). Infatti, a differenza della semplice rottura di una promessa fatta a un uomo, un fallimento nel dare a Dio ciò che gli era stato promesso è considerata un'offesa molto seria.
In senso più generale e ampio, il voto è anche una professione di profonda fede a Dio mediante la dedicazione delle azioni umane alla volontà divina, ed è dunque un riconoscimento di Dio come fine ultimo dell'uomo, secondo la coscienza religiosa. Rispettando le obbligazioni di un voto, infatti, il votato dichiara implicitamente che Dio merita più di ciò che chiede. Ciò mostra come il voto -in senso stretto- sia attuabile solo per Dio e di fronte a Dio, e non per i Santi: sebbene infatti le promesse sacre fatte a Santi siano valide e non possano essere infrante senza un'offesa all'onore tributatogli, tale infrazione non sarà mai tanto grave come l'infrazione fatta nei riguardi di un voto fatto direttamente a Dio. Tutto ciò non toglie che la Chiesa cattolica approvi e favorisca la devozione ai Santi attuate mediante promesse, che possono essere anche conseguentemente mutate in voti a Dio stesso.
Dal punto di vista della pratica religiosa, inoltre, il voto è stato valutato come assai utile per rafforzare la volontà di chi lo compie, sia per effetto psicologico (suggestione e autocoscienza), sia -teologicamente parlando- per effetto spirituale di comunione più profonda e più stretta con Dio.
[modifica] Il voto in morale e in teologia cristiana
Per quanto riguarda lo studio della morale e della teologia cristiana (in particolare cattolica) riguardo il voto, ne sono state date formule, definizioni e spiegazioni ben precise. Innanzitutto, un voto, anche quando riguarda materia di poca importanza, presuppone il pieno assenso della volontà: è infatti un atto di generosità verso Dio, e nessuno potrebbe dare qualcosa se non sapesse pienamente cosa sta facendo con tale atto. Ogni errore sostanziale, o comunque ogni errore che sia davvero la causa del fare un voto, rende il voto nullo e senza valore. Per giudicare l'effetto di un possibile errore è necessario conoscere la volontà di colui che ha fatto il voto nel momento preciso del farlo; perciò, una persona che possa dire sinceramente "se avessi saputo questo o quello, non avrei fatto il voto" non è legata ipso facto dal voto stesso. Tuttavia, se il votato ha considerato la propria ignoranza in materia di voti, e nonostante ciò ne ha stretto uno ugualmente per generosità verso Dio, conoscendone la generale importanza e la natura assai positiva, costui è legato dal voto, che in tal caso è interamente valido. Per quanto riguarda, in modo specifico, i voti che accompagnano l'entrata in un ordine religioso, essi posso essere resi e considerati nulli solo per qualche reale errore sostanziale.
L'oggetto di un voto, secondo la formula classica, non dev'essere semplicemente qualcosa di "buono", ma qualcosa di "meglio"; da ciò consegue, ovviamente, che nessun voto può esser fatto a Dio riguardo alcuna cosa illegale oppure indifferente, giacché la santità di Dio sarebbe incompatibile con qualsiasi cosa malvagia o comunque di natura inferiore, non del tutto buona. Inoltre, l'oggetto del voto dev'essere qualcosa di umanamente possibile, poiché nessuno può essere obbligato a fare ciò che è impossibile. Perciò, nessun uomo può fare un voto per evitare ogni materia di peccato, anche la più leggera, perché ciò è moralmente impossibile. Detto ciò, il voto per evitare un determinato peccato è valido almeno per le persone che hanno compiuto qualche progresso nella virtù.
[modifica] Forma privata e forma pubblica
La promessa in cui consiste il voto può essere fatta in forma privata. In questa forma, nella devozione popolare, con voto si intende promettere qualcosa a Dio, subordinandolo all'ottenimento di una grazia particolare da parte di Dio stesso. In caso di ottenimento della grazia richiesta, la persona che ha fatto il voto ne dà attuazione (in forma di pellegrinaggio, di visita a santuari, di deposizione presso un santuario di un ex voto).
La promessa in cui consiste il voto può essere fatta in forma pubblica. In questa forma, nella Chiesa cattolica è disciplinata dal Codice di diritto canonico che indica tempi e modalità con cui un cattolico può impegnarsi nei voti religiosi.
[modifica] Nella Bibbia
Nella Bibbia non si parla in senso tecnico di voti. Si parla però di alcune forme particolari di consacrazione a Dio con relative promesse: vedi, ad esempio, il Nazireato.
Nel Vangelo non si parla di voti, ma di scelte di vita che Gesù Cristo ha fatto. In particolare viene descritta la sua vita povera, la sua vita di obbedienza al Padre celeste (cfr. la voce Trinità) e la sua scelta di vivere una vita casta.
[modifica] Nella storia della Chiesa
Nei secoli successivi alla vita di Gesù Cristo, i cristiani hanno cercato di uniformarsi a lui. Alcuni, in particolare, hanno voluto seguirlo anche in queste sue scelte personali, di vita povera, casta ed obbediente.
Un po' alla volta queste scelte si sono consolidate nella professione dei voti religiosi di povertà, castità ed obbedienza.
[modifica] Negli Istituti di Vita consacrata
Gli appartenenti agli Istituti di Vita consacrata emettono professione dei voti religiosi, oltre alla scelta della vita comune.
Negli istituti di fondazione più antica (detti Ordini religiosi) i voti vengono emessi in forma solenne. Negli istituti di fondazione più recente (detti Congregazioni religiose) i voti vengono emessi in forma semplice.
Chi entra in un Istituto di Vita consacrata, dopo un periodo generalmente di uno o due anni di conoscenza ed approfondimento detto noviziato, emette i voti religiosi. Generalmente dapprima i voti vengono emessi per un anno e rinnovati al termine della scadenza; in seguito, trascorsi alcuni anni, i voti vengono emessi in forma perpetua.
[modifica] Voci correlate
- Istituti di Vita consacrata
- voto di povertà
- voto di obbedienza
- voto di castità
- Faradda di li Candareri
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