Volo Korean Air Lines 007

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Korean Air Lines 007
Una ricostruzione dell'aereo passeggeri Boeing 747 coreano.
Una ricostruzione dell'aereo passeggeri Boeing 747 coreano.
Tipo di evento Incidente
Data 1º settembre 1983
Tipo Aereo abbattuto da missile
Luogo ad ovest dell'isola di Sachalin
Stato URSS URSS
Coordinate 46°34′00″N 141°17′00″E / 46.566667°N 141.283333°E46.566667; 141.283333Coordinate: 46°34′00″N 141°17′00″E / 46.566667°N 141.283333°E46.566667; 141.283333
Tipo di aeromobile Boeing 747-230B
Operatore Korean Air Lines
Numero di registrazione HL-7442
Partenza Aeroporto internazionale John F. Kennedy, New York
Scalo intermedio Aeroporto Internazionale di Anchorage-Ted Stevens
Destinazione Aeroporto internazionale Gimpo, Seul
Passeggeri 240
Equipaggio 29
Vittime 269
Sopravvissuti 0

[senza fonte]

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Il volo Korean Air Lines 007 era un aereo civile sudcoreano abbattuto apparentemente per errore dall'aeronautica militare sovietica nel 1983. Nel disastro perirono 269 persone.[1][2]

Al momento dell'abbattimento, l'aereo si trovava a circa 300 miglia nautiche a nord-ovest della rotta di volo prevista ed aveva sorvolato una delle aree militari più sensibili al mondo, la penisola di Kamčatka, di fatto violando lo spazio aereo sovietico.[3] Venne abbattuto il 1º settembre del 1983, alle ore 03:26, ora locale, da un caccia Su-15TM Flagon F dell'aeronautica sovietica (V-VS) al cui comando si trovava il maggiore Gennadij Nikolaevič Osipovič (Геннадий Николаевич Осипович).[4] Il Boeing 747 fu colpito da due AA-3 Anab, uno a guida radar che squarciò la fusoliera ed uno a guida infrarossa che fece esplodere uno dei quattro motori.

Partenza[modifica | modifica sorgente]

La mappa mostra la divergenza della rotta effettivamente seguita da quella programmata.

Il volo KE 007 (registrato come HL7442), un Boeing 747-200, aveva iniziato il suo viaggio il 31 agosto alle ore 04:05, ora di Greenwich, dall'Aeroporto Internazionale John F. Kennedy di New York, e aveva a bordo 240 passeggeri e 29 membri dell'equipaggio. Arrivò ad Anchorage alle ore 11:30 (GMT). Dopo il rifornimento di combustibile, l'aereo ripartì per Seul alle 13:00 (GMT), ore 03:00 locali, del 1º settembre. L'equipaggio era costituito da personale di grande esperienza con molte ore di volo alle spalle a bordo dei 747.

Chun Byung In, il comandante, era stato pilota di caccia dell'aeronautica coreana e vantava un'esperienza di 10.600 ore di volo, 6.618 delle quali proprio sul 747. Godeva di grande stima ed era stato scelto come pilota personale del presidente coreano. Il copilota, Son Dung Hui era anche lui un ex militare ed aveva circa 9.000 ore di volo alle spalle. Il tecnico, Kim Eui Dong, aveva accumulato 4.000 ore di cui 2.614 sul 747.

Sembra pertanto difficile credere che un equipaggio composto da personale tanto esperto possa aver sbagliato la programmazione del complesso sistema di navigazione inerziale (INS) del Boeing, anche se a tutt'oggi nessuno sa esattamente cosa avvenne in cabina di pilotaggio prima del decollo da Anchorage. All'epoca i dati per il volo venivano solitamente inseriti nella strumentazione INS con una cassetta preprogrammata, mentre più raramente venivano inserite manualmente le coordinate dei punti salienti della rotta.[5] Nonostante la complessa strumentazione, il volo KAL 007 volò più ad ovest del previsto, sorvolando la penisola di Kamčatka e quindi passando sopra il mare di Okhotsk attraverso l'isola di Sakhalin, violando pertanto lo spazio aereo sovietico.

Un incidente simile, ma con conseguenze decisamente meno gravi, era avvenuto nell'aprile del 1978, quando un caccia sovietico aprì il fuoco con il cannone sul volo KAL 902 dopo che questo aveva sconfinato sulla penisola di Kola, uccidendo due passeggeri e forzando l'aeroplano ad eseguire un atterraggio di fortuna su di un lago ghiacciato. Le ricerche della causa dello sconfinamento furono complicate dal rifiuto delle autorità sovietiche di restituire la scatola nera dell'aereo. Restò pertanto all'epoca un mistero quali fossero le cause che portarono sia il volo KAL 007 che il volo KAL 902 fuori rotta.

Ciò nonostante fu appurato che dopo la violazione dello spazio aereo da parte del volo KAL 007 le autorità sovietiche fecero decollare due Su-15TM ed altrettanti MiG-23 per intercettare l'apparecchio.[6] Alle 18:26 GMT, uno dei due Su-15 della base di Dolinsk-Sokol abbatté il velivolo. Il 747 si inabissò a 55 km dall'isola Moneron, uccidendo tutti gli occupanti. I rapporti iniziali di un atterraggio forzato a Sakhalin che furono divulgati da parte delle autorità sovietiche nelle prime ore dopo l'accaduto vennero presto smentiti, mentre non fu chiarito per diversi anni da parte delle stesse autorità se le scatole nere fossero state recuperate o meno.[7]

In seguito a questo accaduto l'ICAO (International Civil Aviation Organization, organizzazione internazionale dell'aviazione civile) condusse due inchieste sull'incidente. La prima cominciò l'indomani dell'evento, mentre la seconda fu avviata otto anni più tardi, dopo di che le scatole nere furono restituite nel 1993 dall'amministrazione El'cin. Entrambe conclusero che il sorvolo da parte del Boeing dello spazio aereo sovietico fu accidentale. L'autopilota fu impostato sia in modalità direzionale che in modalità INS (Inertial Guidance System, sistema di guida inerziale). L'errore fu probabilmente dovuto ad un'errata impostazione della direzione che ha indirizzato il veicolo su una rotta che lo ha portato a violare lo spazio aereo sovietico alla quale si aggiunse probabilmente la distrazione sia da parte dell'equipaggio che del personale addetto al controllo del traffico aereo, che non essendosi accorti in tempo della violazione non poterono evitare la sciagura.

Il principale testimone dell'incidente, il pilota dell'intercettore sovietico che abbatté l'aereo, successivamente confermò che la procedura internazionale per l'intercettazione non fu seguita e che gli fu ordinato dalle autorità militari di riportare in televisione di aver sparato colpi di avvertimento, quando in effetti non lo fece. I sovietici ufficialmente affermarono di aver cercato di contattare il Boeing sulle radiofrequenze di emergenza senza ottenere risposta. D'altra parte però nessun aereo e nessun controllore di volo che avesse aperto questi canali in quei momenti registrò alcun messaggio sovietico.

Le comunicazioni radio[modifica | modifica sorgente]

Di seguito vengono riportate le comunicazioni radio che furono registrate negli istanti prima che venisse abbattuto l'apparecchio:

Il clima politico[modifica | modifica sorgente]

Un intercettore Sukhoi Su-15TM simile a quello che abbatté il volo KAL 007

Un ruolo non secondario che ha portato a questa sciagura aerea lo ha certamente giocato anche il clima politico dell'epoca e le tensioni che vi erano tra le due superpotenze. L'amministrazione Reagan aveva aumentato considerevolmente il budget per la difesa. Per Mosca la strategia del nuovo presidente statunitense era quella di lasciare indietro l'Unione Sovietica nella corsa agli armamenti, costringendo il Patto di Varsavia ad aumentare gli stanziamenti per le armi e di conseguenza ritardandone lo sviluppo economico e seminando discordia al suo interno.

Era radicata inoltre, in molti funzionari di Mosca, la paura di un attacco nucleare preventivo da parte USA. Il 9 settembre a Mosca si tenne una conferenza stampa di due ore, dove il capo di Stato Maggiore, Maresciallo Nikolaj Ogarkov, illustrò la versione sovietica e come una commissione di Stato avesse "inconfutabilmente dimostrato" che l'intrusione del volo KAL 007 nello spazio aereo sovietico era deliberata e diretta dai servizi di informazione occidentali.

In risposta alla affermazioni fatte dalla autorità sovietiche, Reagan fece diffondere dalla televisione uno speciale sull'accaduto comprendente estratti di comunicazioni intercettate dai servizi segreti, tra cui i dialoghi tra il pilota sovietico ed il comando al suolo per dimostrare che era assolutamente impossibile per il caccia scambiare il velivolo civile per un aereo di sorveglianza militare. L'ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Jeane Kirkpatrick, mostrò un'altra serie di registrazioni intercettate ai sovietici in una presentazione audiovisiva alle Nazioni Unite. Nonostante le diverse prove presentate da parte statunitense, nessuna di esse poté provare con certezza che i sovietici avessero identificato il KAL 007 per un aereo civile.[8]

Leggende[modifica | modifica sorgente]

Nazionalità Vittime
Corea del Sud Corea del Sud 105 *
Stati Uniti Stati Uniti 62
Giappone Giappone 28
Taiwan Taiwan 23
Filippine Filippine 16
Hong Kong Hong Kong 12
Canada Canada 8
Thailandia Thailandia 5
Australia Australia 2
Regno Unito Regno Unito 2
Rep. Dominicana Rep. Dominicana 1
India India 1
Iran Iran 1
Malesia Malesia 1
Svezia Svezia 1
Vietnam Vietnam 1
Totale 269

Dopo poche settimane dall'abbattimento, alcune unità della flotta sovietica riuscirono a recuperare le scatole nere e alcuni rottami dall'oceano, in acque internazionali ad ovest della costa dell'isola di Sakhalin. Mentre le autorità militari di Mosca insistevano sul fatto che l'aereo di linea fosse stato deviato da un pilota della CIA[3] e che l'attacco sovietico era giustificato dal fatto che l'aereo intruso non aveva risposto ai segnali. Molti dei mezzi d'informazione giocarono a favore dei sovietici: un produttore di documentari londinese affermò di aver prove che la tragedia del KAL 007 fosse da imputare alla CIA.

Altre notizie false, molto probabilmente abilmente inventate dagli specialisti della disinformazione del KGB e rilanciate dai giornalisti occidentali, affermavano che l'aereo era stato visto presso la Andrews AFB, nei pressi di Washington, mentre veniva dotato di apparecchi per lo spionaggio. Un'altra versione presumeva che Richard Nixon avesse prenotato il volo, ma fosse stato avvertito. Due immagini pubblicate in Unione Sovietica dipingevano invece il pilota coreano che informa i suoi amici sugli apparati speciali che erano a bordo del suo aereo, o che in privato mostra ansietà a sua moglie circa una missione particolarmente pericolosa.

Le reali cause del disastro[modifica | modifica sorgente]

Molte personalità politiche sovietiche approfittarono delle informazioni contrastanti che furono pubblicate riguardo l'incidente, incluso Gorbačëv, che in piena glasnost', assicurò agli occidentali che «Queste scatole nere semplicemente non esistono», mentre il rapporto di un ufficiale affermava: «Le abbiamo nascoste dove persino i nostri figli non saranno in grado di trovarle». Nel corso dei primi mesi del 1992 l'allora presidente El'cin decise di riaprire il caso del volo KAL 007.[9] Furono quindi reperite negli archivi dei servizi segreti le scatole nere ed altri rapporti del Ministero della Difesa. El'cin consegnò i rapporti nell'ottobre dello stesso anno, mentre nel gennaio del 1993 le scatole nere furono consegnate ad una commissione per la sicurezza del volo delle Nazioni Unite, presso la sede di Montreal dell'ICAO. Il rapporto finale dell'ICAO fu pubblicato il 14 giugno 1993.

Secondo quanto appurato dalla commissione di inchiesta la catena di eventi che portò al disastro cominciò poco prima del decollo, quando l'equipaggio scelse la modalità dell'autopilota che doveva seguire la direzione magnetica (Magnetic Heading Mode) per arrivare in Alaska. Infatti all'epoca per i voli diretti verso Anchorage non era richiesto di seguire un particolare corridoio per raggiungere il capoluogo dell'Alaska. Successivamente quando i piloti giunsero alla prima destinazione programmarono il sistema inerziale (INS), ma probabilmente si dimenticarono di attivarlo o lo attivarono solo successivamente durante il volo. Secondo il resoconto del rapporto dovrebbe essere stata questa la causa che portò l'apparecchio fuori rotta. Sempre secondo quanto emerso dai dati forniti dalle scatole nere, quest'ultime mostrano che l'autopilota controllava il volo con la direzione magnetica a partire da quattro minuti dopo il decollo fino a che il velivolo venne colpito dal missile sovietico.

Nonostante l'impatto mediatico di tale evento e le precauzioni che furono prese in seguito dagli equipaggi che percorrevano questa rotta, in un incidente avvenuto poco dopo di questo, un 747 sforò di 60 miglia nautiche la rotta prevista in appena due ore. Un anno dopo, un charter della Southwest Pacific Airlines sul Polo Nord diretto in Europa uscì di rotta di un migliaio di miglia nautiche in direzione dello spazio aereo sovietico prima che l'equipaggio si rendesse conto di non ricevere nessun segnale radio di quelli previsti.

Comitato per il rilascio dei sopravvissuti del volo KAL 007[modifica | modifica sorgente]

Il 22 gennaio del 2001 si è costituito il Comitato per il rilascio dei sopravvissuti del volo KAL 007 sotto la presidenza di Bert Schlossberg, genero di Alfredo Cruz, uno dei passeggeri. Il Comitato è nato sulla base di nuove informazioni emerse dopo la fine dell'U.R.S.S. e ottenute da ex personale militare della stessa secondo le quali il Boeing 747 non sarebbe esploso o precipitato, ma, dopo essere stato colpito, avrebbe effettuato un atterraggio d'emergenza sulle acque a largo dell'isola Moneron. I sopravvissuti sarebbero quindi stati recuperati dalla guardia costiera del KGB per essere poi internati, e gli eventuali morti recuperati per la sepoltura anonima. A suffragare questa tesi vi sarebbe lo studio effettuato dallo Schlossberg sulle comunicazioni di bordo, sulla cronologia dei fatti data dal pilota sovietico del caccia intercettatore, e sullo studio della rotta e delle ultime manovre seguite dal Boeing 747[10].

A questo si aggiunge il fatto, non irrilevante, che stando alle dichiarazioni ufficiali rilasciate immediatamente dopo l'"incidente", non solo non è stata trovata alcuna salma o brandello umano sul luogo dell'incidente, ma nemmeno le valigie dei passeggeri. La teoria del Comitato si lega fortemente all'ipotesi che il volo KAL 007 sia stato deliberatamente attaccato dall'U.R.S.S. che era al corrente della presenza tra i passeggeri di Lawrence "Larry" Patton McDonald, deputato del Congresso e politico americano di spicco, notoriamente anticomunista, che, tra l'altro, era diretto a Seul per l'anniversario del patto di alleanza tra U.S.A. e Corea del Sud in chiave, appunto, antisovietica.[11]

Il volo Korean Air Lines 007 nei media[modifica | modifica sorgente]

Nel 1985 i CCCP Fedeli alla linea pubblicarono nel loro album Ortodossia II una canzone dedicata all'avvenimento, intitolata Spara Jurij. L'incidente del volo 007 della Korean Air Lines è stato inoltre analizzato nella puntata Obiettivo colpito dell'ottava stagione del documentario Indagini ad alta quota trasmesso dal National Geographic Channel.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sette storie di aerei civili abbattuti per sbaglio, ilpost.it, 19 luglio 2014. URL consultato il 19 luglio 2014.
  2. ^ Johnson, p. 6
  3. ^ a b Sputnik, The Truth and Lies about the South Korean Airliner
  4. ^ Maier, KAL 007 Mystery
  5. ^ KAL autopilot modes.
  6. ^ Degani, 2001
  7. ^ Appendix F, ICAO 83
  8. ^ Ball, pp. 42–46
  9. ^ Ross, East Asia in Transition: Toward a New Regional Order
  10. ^ KAL Flight 007 Remembered, thenewamerican.com, 1º settembre 2008. URL consultato il 19 luglio 2014.
  11. ^ Rescue 007 Home

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]