Volkstaat

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La Vierkleur, la bandiera "Quattro Colori", fu la bandiera della Repubblica boera nel Transvaal, la Zuid Afrikaanse Republiek (ZAR). Oggi è il simbolo principale dei nazionalisti boeri

L'espressione Volkstaat (in lingua afrikaans: "Stato del popolo") si riferisce a diverse proposte e progetti di costituzione di uno stato boero o afrikaner all'interno del Sudafrica. A seconda dei casi, tale progetto può essere inteso come restaurazione delle repubbliche boere (Repubblica del Transvaal e Stato Libero di Orange) o in altre forme. Alcuni proponenti di una "homeland" boera o afrikaner in Sudafrica hanno dato vita nel tempo a diversi esperimenti di comunità boere o afrikaner, quale quella afrikaner bianca di Orania nel Capo.

Afrikaner e boeri[modifica | modifica wikitesto]

“Afrikaner” e “boero” non sono sinonimi, seppure spesso, erroneamente, siano usati come tali. La storia boera non è la storia “afrikaner”.[1] Con il termine “afrikaner” (in afrikaans: “africano”) si intendono tradizionalmente tutti i bianchi di madrelingua afrikaans; ma in epoca più recente si intendono tutti i madrelingua afrikaans.

I boeri sono i discendenti biologici e spirituali dei trekboer (migranti seminomadi), dei voortrekker (pionieri), e dei cittadini delle repubbliche boere. La maggioranza degli “afrikaner bianchi” non furono trekboer[2] e non seguirono i voortrekker durante il Grande Trek. Rimasero nel Capo, felici di sottostare alla potenza coloniale nederlandese, e per questo sono ancora definiti “Olandesi del Capo”. Non furono quindi cittadini delle repubbliche boere, e durante la Seconda Guerra Anglo-Boera combatterono per l’Impero britannico contro i boeri.[3]

Area proposta dal Vryheidsfront nel 1994, per un "volkstaat" afrikaner bianco nel Capo.

“Nazionalismo” afrikaner[modifica | modifica wikitesto]

Il cosiddetto “nazionalismo afrikaner bianco” fu promosso dall’Unione del Sudafrica (dominion britannico), al fine di consolidare sé stessa, in funzione anti-boera (indipendentista). Tale ideologia, bastata principalmente sulla razza e sulla lingua, fu alla base della Repubblica del Sudafrica (RSA), nata dall’Unione del Sudafrica nel 1961, e del sistema dell’Apartheid.[4]

Nazionalismo boero[modifica | modifica wikitesto]

I boeri sono a tutti gli effetti africani, in quanto la loro nazione e la loro cultura si sono formate in Africa, e hanno sempre sfuggito il colonialismo (nederlandese prima, britannico poi) per cercare la libertà. Tutto questo al contrario degli afrikaner bianchi non-boeri. Per questo i nazionalisti boeri si sentono l’unico “volk” (l’unica nazione bianca africana), e per loro il termine “volkstaat” è sinonimo di “Boerestaat”.

L’identità boera fu quasi cancellata dalla propaganda afrikaner della RSA, per cui tutti i bianchi dell’Africa del sud dovevano sentirsi parte di un’unica nazione. La storia boera, invece di essere considerata nella sua specificità come genesi di una nazione specifica, iniziò ad essere utilizzata come parte di un insieme molto più grande, che comprendeva anche gli Olandesi del Capo, i britannici dell’Africa del sud e, più in generale, tutti i bianchi residenti in loco.[5] Il sentimento nazionalista boero iniziò a risorgere verso la fine degli anni ’70, grazie soprattutto al libro “Boerestaat”, di Robert van Tonder.

Storia indipendentista dopo l’annessione delle Repubbliche boere[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, i boeri si ribellarono in armi al governo dell’Unione del Sudafrica, nel tentativo di ripristinare le proprie Repubbliche. I boeri furono sconfitti dalle forze armate fedeli all’Unione, composte prevalentemente da afrikaner bianchi.

Nel 1939, alcuni nazionalisti boeri fondarono l’Ossewabrandwag (OB, in afrikaans: “Sentinella del carro dei pionieri”), movimento politico, culturale e paramilitare, che chiedeva la restaurazione delle Repubbliche boere. L’OB arrivò ad avere tra i 300.000 e i 500.000 iscritti; suoi affiliati si rifiutarono di prestare servizio militare per l’Unione del Sudafrica e ne boicottarono l’intervento militare a fianco della Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale. L’Ossewabrandwag iniziò il suo declino nel 1948, con l’avvento al potere del Nasionale Party (NP, in afrikaans: Partito Nazionale), che sosteneva e promuoveva il “nazionalismo” afrikaner bianco.

Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi dei ’90, una serie di movimenti “afrikaner bianchi” abbracciarono il nazionalismo boero. Il più importante di questi era l’Afrikaner Weerstandsbeweging (AWB, in afrikaans: “Movimento di Resistenza Afrikaner”).

Tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi dei ’90, il “nazionalismo” afrikaner bianco (non-boero) iniziò a formulare un’idea di Stato avente confini diversi, e molto rimarginati, rispetto a quelli della Repubblica del Sudafrica (RSA). Tale Stato doveva chiamarsi Orandeë, e svilupparsi nel Capo (l’ex colonia britannica)[6]. Nel corso degli anni è stata fondata solo una piccola comunità di afrikaner bianchi, chiamata Orania.

Nel 1990 una serie di attentati dinamitardi vennero messi a segnò dai nazionalisti boeri. Una bomba venne fatta esplodere a Melrose House, a Pretoria, dove nel 1902 era stato firmato il trattato di pace che aveva messo fine alla Seconda Guerra Anglo-Boera e all’esistenza delle Repubbliche boere.

Nel 1993, vari ex-generali della RSA e una serie di partiti e movimenti, tra cui l’AWB, si coalizzarono dando vita all’Afrikaner Volksfront[7] (AVF, in afrikaans: “Fronte della nazione Afrikaner”), rivendicando l’indipendenza su buona parte delle terre che erano state delle Repubbliche boere (circa il 16% di tutta la Repubblica del Sudafrica). Uno dei due leader dell’AVF, il gen. Constand Viljoen (ex capo delle Forze Armate), abbandonò però la coalizione per formare un nuovo partito politico, il Vryheidsfront (in afrikaans: “Fronte della Libertà”), che partecipò alle elezioni multinazionali e multirazziali che si tennero nel 1994, e che portarono alla formazione del nuovo Stato del Sudafrica, che praticamente ripristinava i confini dell’Unione del Sudafrica creata dai britannici, annettendo tutte le homeland nere. Tale operazione politica fu avversata dai nazionalisti boeri, e in particolare da membri dell’AWB, con iniziative politiche, attentati e azioni paramilitari.

Il Vryhedisfront, a quel tempo, chiedeva uno Stato indipendente per gli afrikaner bianchi, sul modello di “Orandeë”.

Nel 1995, una serie di movimenti indipendentisti boeri, tra cui l’AWB e il Boerestaat Party (BSP, in afrikaans: Partito dello Stato Boero), diedero vita alla Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK, in afrikaans: Commissione Elettorale Boera), che presentò alle Nazioni Unite, a Ginevra, un documento in cui descriveva la storia e l’identità della nazione boera; contraddiceva la teoria che esistesse una “nazione afrikaner”; e chiedeva il riconoscimento del popolo boero come popolo indigeno africano.

Nel 2008, l’UNPO, l’Organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati, su iniziativa del Vryheidsfront Plus (evoluzione del Vryheidsfront, ormai non più indipendentista), ha ammesso tra i propri membri gli afrikaner (con riferimento agli “afrikaner bianchi”). Nell’aprile del 2011 il dott. Lets Pretorius, nazionalista boera, ha scritto all'UNPO per contestare la cosa e chiedere il riconoscimento dei boeri.

Crisi d’identità[modifica | modifica wikitesto]

L’avvicendarsi di Stati diversi, fondati su concetti diversi e contrapposti, hanno prodotto una forte crisi d’identità. Relativamente ai discendenti dei boeri: spesso si sentono semplicemente “afrikaner bianchi”, “afrikaner”, o “sudafricani”. Tale crisi d’identità è ravvisabile anche nel pensiero e nell’azione di vari movimenti politici.

Movimenti indipendentisti[modifica | modifica wikitesto]

Sul fronte autonomista “afrikaner bianco” è attualmente attiva la Volksraad Verkiesing Kommissie (VVK, Commissione elettorale per il Volksraad), che raggruppa un certo numero di movimenti politici e culturali. Punta ad accreditarsi come soggetto politico in grado di trattare con il Governo della nuova Repubblica del Sudafrica, per raggiungere una certa autonomia su territori di scarso interesse per la medesima.

Sul fronte indipendentista boero l’unica associazione che produce una certa attività è l’Orde Boerevolk (in afrikaans: Ordine della nazione dei boeri) di Piet Rudolph.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Boer, Afrikaner Or White - Which Are You? Di Adriana Stuijt.
  2. ^ The Cape Frontier: birth place of the Boer Nation. (stima 2009). URL consultato il 06-05-2012.
  3. ^ Boerestaat, di Robert van Tonder, 1977.
  4. ^ The Boer nation of southern Africa, documento presentato dal Boere Republikeinse Verkiesingskommissie (BVK, Commissione Elettorale Repubblicana Boera) alle Nazioni Unite nel luglio del 1995
  5. ^ The Boers of Southern Africa, di Arthur Kemp.
  6. ^ Hartseer land (extreem rechts in Zuid Afrika), documentario, 1991, di Saskia Vredeveld.
  7. ^ Afrikaner Volksfront (AVF) (stima 2012). URL consultato il 06-05-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]