Adriano Visconti

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Adriano Visconti
Adriano Visconti
Adriano Visconti
11 novembre 1915 - 29 aprile 1945
Nato a Tripoli, Libia italiana
Morto a Milano
Cause della morte Omicidio premeditato
Dati militari
Paese servito bandiera Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armata Aeronautica Militare
Arma Regia Aeronautica
Aeronautica Nazionale Repubblicana
Specialità caccia
Anni di servizio 1936 - 1945
Grado Maggiore pilota
Guerre Seconda guerra mondiale
Comandante di 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni"

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Adriano Visconti di Lampugnano (Tripoli, 11 novembre 1915Milano, 29 aprile 1945) è stato un militare italiano. Durante la seconda guerra mondiale fu un asso dell'aviazione italiana e comandante del 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Adriano Visconti di Lampugnano nacque a Tripoli, figlio di Galeazzo Visconti di Lampugnano e Cecilia Dall'Aglio, emigrati in Libia in seguito alla colonizzazione italiana del 1911. Si arruolò nella Regia Aeronautica come allievo del Corso REX dell'Accademia Aeronautica il 21 ottobre 1936 e conseguì il brevetto di pilota militare presso la scuola d'aviazione di Caserta. Proseguì il suo addestramento sul Breda Ba.25 e sull'IMAM Ro.41 e, nel 1939, fu assegnato alla 159ª Squadriglia del 50º Stormo d'Assalto (reparto specializzato nell'attacco al suolo).

Nel giugno del 1940, allo scoppio della guerra, Visconti fu trasferito con il suo reparto in Africa settentrionale, presso l'aeroporto di Tobruk, dove combatté volando sui Breda Ba.65 e sui Caproni Ca.310. Nel periodo giugno-dicembre 1940 fu decorato con due Medaglie di Argento al Valor Militare ed una Medaglia di Bronzo.

Nel gennaio 1941 Visconti fu trasferito alla 76ª Squadriglia del 54º Stormo Caccia Terrestre dove venne addestrato al volo sul caccia Macchi M.C.200, svolgendo poi servizio operativo sull'isola di Malta e nei cieli africani con il Macchi M.C.202. Il 29 aprile 1943, nel corso dell'ultimo grande scontro aereo prima della caduta della Tunisia, l'allora tenente Visconti guidò dodici Macchi M.C.202 del 7º Gruppo all'attacco di sessanta tra Supermarine Spitfire e Curtiss P-40. Visconti abbatté un P-40, mentre altri quattro furono accreditati ad altri piloti del 54º Stormo.

Visconti fu proposto per la concessione di una Medaglia d'Argento al valor militare che venne concessa il 10 giugno 1948, tre anni dopo l'assassinio dell'asso italiano.[1]

In seguito, promosso al grado di capitano, divenne comandante della 310ª Squadriglia Caccia Aerofotografica, specializzata nell'aero-ricognizione ed equipaggiata con Macchi M.C.205 in una speciale versione modificata a Guidonia.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 Visconti aderì alla Repubblica Sociale Italiana e partecipò attivamente alla costituzione dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana al comandando della 1ª Squadriglia e, dopo essere stato promosso al grado di maggiore nel maggio 1944, al 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni".[2]

Messerschmitt Bf 109 G-10 dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana a Malpensa. Visconti portò in combattimento caccia di questo tipo, negli ultimi mesi di guerra, rivendicando anche degli abbattimenti

Fino alla fine della guerra Visconti combatté difendendo l'Italia settentrionale dagli attacchi dei bombardieri anglo-americani utilizzando diversi tipi di aerei: Macchi M.C.202, M.C.205 e Messerschmitt Bf 109G-10. Il primo combattimento su quest'ultimo tipo di velivolo ebbe luogo il 14 marzo. Visconti, comandante del 1º Gruppo, con altri 16 Messerschmitt, intercettò, sul lago di Garda, una formazione di B-25 Mitchell del 321th Bomber Group, che rientrava dopo il bombardamento del ponte ferroviario di Vipiteno. I P-47 Thunderbolt di scorta (del 350th Fighter Group) attaccarono a loro volta i Messerschmitt italiani. Nel corso del combattimento, Visconti attaccò frontalmente il Thunderbolt del 1/Lt. Charles C. Eddy, rivendicandone l'abbattimento, ma lo stesso comandante del 1º Gruppo fu colpito e ferito al volto dalle schegge del proprio parabrezza e costretto a lanciarsi. Il 15 marzo l'ANR attribuì a Visconti la vittoria e la segreteria inoltrò la pratica per richiedere il "Premio del Duce", le 5.000 lire che spettavano all'abbattitore di un monomotore. In realtà il P-47 dell'americano Eddy rientrò alla base di Pisa|Visconti quindi si lanciò con il paracadute e Charles Eddy rientrò alla base con il velivolo danneggiato. Eddy infatti era di nuovo operativo il 2 aprile successivo in un'altra missione.[3]

La resa del 1º gruppo[modifica | modifica sorgente]

Il 29 aprile 1945, a Gallarate, Adriano Visconti firmò la resa del suo reparto, il 1º Gruppo caccia "Asso di bastoni" controfirmata da rappresentanti della Regia Aeronautica, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) e da 4 capi partigiani (tra i quali Aldo Aniasi "Iso", poi sindaco di Milano e quindi deputato e ministro). L'accordo (poi tradito) garantiva la libertà ai sottufficiali ed agli avieri del Gruppo, l'incolumità personale di tutti gli ufficiali, nonché l'impegno di consegnarsi alle autorità militari italiane o alleate, come prigionieri di guerra.

I 60 ufficiali e le 2 ausiliarie vennero condotti nella caserma del "Savoia Cavalleria", già sede dell'Intendenza della Guardia Nazionale Repubblicana allora occupata dalla brigate garibaldine "Redi" e "Rocco". I prigionieri erano stati sistemati in un primo stanzone quando un partigiano ordinò a Visconti di seguirlo. Il sottotenente Valerio Stefanini, aiutante di Visconti lo seguì. Intornò alle 14:00, mentre gli ufficiali venivano condotti in un altro stanzone dove erano state approntate brande, furono udite due raffiche improvvise. Secondo l'attaché della Luftwaffe al Ministero dell'Aeronautica Repubblicana, colonnello von Ysemburg, allora presente, i due, Visconti e Stefanini, furono colpiti alle spalle da raffiche di mitra. Visconti fu finito con due colpi di pistola alla nuca.[4] Ai restanti prigionieri venne successivamente comunicata la notizia dell'avvenuta esecuzione.[5][6]

Il sottotenente Valerio Stefanini che fu ucciso insieme a Visconti

A sparare fu un partigiano di nazionalità russa, guardaspalle del partigiano Aldo Aniasi "Iso", comandante della brigata garibaldina "Redi". Il partigiano venne quindi incriminato e subito prosciolto in quanto considerato legittimo atto di guerra, essendo avvenuto prima dell'8 maggio 1945, data della fine ufficiale delle ostilità in Europa.[4]

Visconti fu sepolto nel Cimitero di Musocco a Milano nel campo 10, detto Campo dell'Onore insieme a centinaia di aderenti alla Repubblica Sociale Italiana caduti di quei tragici giorni, molti rimasti anonimi[senza fonte].

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel National Air and Space Museum di Washington (USA) è stata sistemata, su segnalazione dell'Ufficio Storico dell'USAF, una foto di Visconti come "asso" dell'Aeronautica italiana.

Presso il "Museo Storico Aeronautico Scientifico e Tecnologico Forze Armate" a Fiume Veneto è presente un monumento dedicato ad Adriano Visconti di Lampugnano e agli uomini che servirono sotto il suo comando nell'ANR.

All'interno del Museo Storico Aeronautico del FVG è conservata la divisa originale del Maggiore Adriano Visconti.

Una fotografia di Visconti, definito asso della caccia italiana, è inoltre sistemata nel museo di Ellis Island (NY) Usa.

Compare come personaggio, assieme ad altri celebri aviatori Italiani quali Francesco Baracca e Arturo Ferrarin, nel film d'animazione giapponese Porco Rosso, del 1992, opera di Hayao Miyazaki.

La figura di Adriano Visconti è stata oggetto di quattro film documentari, per la regia di Claudio Costa:

  • Volando con Visconti (2010)[7]: dedicato alla memoria di Adriano Visconti e Valerio Stefanini, in cui il tenente pilota Cesare Erminio, che combatté nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana con Visconti, racconta la sua esperienza di guerra a fianco del suo amico e comandante. Negli extra del DVD c'è una testimonianza del fratello di Valerio Stefanini, Aldo, sulla morte di Visconti e del suo giovane luogotenente.
  • Aquile senza corona (2011[8]: intervista a un ex volontario della Repubblica Sociale Italiana, Mario Montano, che racconta come conobbe Visconti a Campoformido. Nel documentario ci sono alcune sequenze molto rare di un film in 8 mm realizzato dal tenente pilota Cesare Erminio nel periodo in cui era nel Primo gruppo caccia.
  • Il cacciatore del cielo (2011): l'asso della Regia Aeronautica Luigi Gorrini ha raccontato la sua esperienza bellica nell'ANR, descrivendo la figura di Adriano Visconti.
  • Dai pulcini di Quarantotti alle comete di Visconti (2012) Gino Pizzati sergente Maggiore, che combatté con Visconti, narra molti fatti accaduti nel periodo in cui l'Aeronautica Nazionale Repubblicana fu attiva, in particolare quando il gruppo di Visconti andò in Germania per il corso di pilotaggio sui BF 109 e sui Me 163 Komet.

Abbattimenti[modifica | modifica sorgente]

Gli sono accreditate ufficialmente 10 vittorie aeree nella Regia Aeronautica (1940-1943),[9] numero riportato da Visconti stesso nel suo libretto di volo. Il 1º Gruppo caccia gliene riconobbe invece 14.[10] Secondo alcuni sarebbero invece 26 vittorie aeree:[11] 19 ottenute combattendo nella Regia Aeronautica e 7 nell'Aeronautica Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945).

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Valor Militare
«Ufficiale pilota di grande calma e sangue freddo, provato in numerose e rischiose ricognizioni e in audaci attacchi contro autoblinde nemiche, durante una missione bellica veniva attaccato da tre caccia nemici che danneggiavano gravemente il velivolo.

Con abile manovra atterrava su un campo di fortuna organizzando subito, con spirito combattivo, la strenua difesa dell'equipaggio.[12]»
— Cielo di Sidi Omar - Amseat - Sidi azeis, 11-14 giugno 1940

Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Pilota d'assalto, durante un'azione di spezzonamento e mitragliamento contro mezzi corazzati nemici, attaccato da numerosi velivoli, persisteva nell'azione sino al completo successo. Nonostante il rabbioso fuoco di un caccia che lo seguiva da presso, si addentrava in territorio avversario recando l'offesa contro altre autoblindo avvistate e riuscendo, con le ultime munizioni, a distruggerne una in fiamme. In successiva operazioni contro mezzi meccanizzati nemici riconfermava le ottime dote di combattente audace ed aggressivo, infliggendo al nemico gravi perdire e rientrando spesso alla base con il velivolo gravement colpito.[13]»
— Cielo della Marmarica, giugno - settembre 1940
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Capo pattuglia di formazioni d'assalto lanciate, durante aspra battaglia, a mitragliare e spezzonare forti masse meccanizzate nemiche, partecipava con impetuoso eroico slancio a ripetute azioni a volo radente, contribuendo a distruggere ed a immobilizzare numerose autoblindo e carri armati avversari, più volte rientrando alla base con l'apparecchio colpito dalla violenta reazione contraerea. Alto esempio di coraggio, dedizione assoluta al dovere e superbo sprezzo del pericolo.[14]»
— Cielo di Sidi Barrani, Bug Bug, Fayres, 9 - 12 dicembre 1940
Medaglia di bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al Valor Militare
«Partecipava, quale pilota da caccia, alla luminosa vittoria dell'Ala d'Italia nei giorni 14 e 15 giugno nel Mediterraneo. Durante lo svolgimento di una battaglia navale si prodigava dall'alba al tramonto in voli d'allarme, di scorta e di ricognizione abbattendo un velivolo da combattimento avversario e recando preziose notizie sui movimenti delle unità navali nemiche.[15]»
— Cielo del Mediterraneo, 14 e 15 giugno 1942
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Valoroso pilota da caccia, già distintosi in numerose azioni di guerra, durante un volo di scorta ad un apparecchio da ricognizione fotografica operante su unità navali nemiche, attaccava da solo quattro caccia avversari e, dopo vivacissimo combattimento, ne abbatteva due in fiamme e costringeva gli altri alla fuga, permettendo al ricognitore di svolgere regolarmente la sua missione.[16]»
— Cielo del Mediterraneo centrale, 13 agosto 1942
Medaglia d'argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Valor Militare
«Valoroso comandante di squadriglia, già distintosi in precedenti periodi operativi, partecipava nel breve volgere di tempo durante l'attuale ciclo, a quattro violenti combattimenti nello svolgersi dei quali confermava le sue doti di abile e valoroso combattente e durante i quali abbatteva sicuramente un velivolo, uno probabile e ne danneggiava altri sei.

Il 29 aprile, mentre coi propri gregari faceva parte di una nostra esigua formazione attaccante oltre sessanta velivoli nemici da caccia, di protezione a bombardieri che tentavano un'azione contro naviglio nazionale, con indomito spirito aggressivo si lanciava sugli avversari e con il fuoco delle proprie armi ne sconvolgeva la formazione collaborando all'abbattimento di numerosi velivoli nemici ed alla realizzazione di una fulgida vittoria dell'Ala Italiana che veniva citata all'ordine del giorno.[17]»
— Cielo della Tunisia, 29 aprile 1943

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello. Adriano Visconti Asso di guerra. Parma: Albertelli Edizioni speciali s.r.l. 1997 pag.65-66
  2. ^ Piloti del 51 EAF della RSI
  3. ^ "L'uomo che abbatté Visconti" di Ferdinando D'Amico e Gabriele Valentini - n. 3 del marzo 1989 di "JP4 Aeronautica", ripreso da Giuseppe Pesce e Giovanni Massimello in Adriano Visconti - Asso di guerra. Parma: Albertelli Edizioni 1997
  4. ^ a b Giuseppe Pesce con Giovanni Massimello, Adriano Visconti Asso di guerra Parma: Albertelli Edizioni speciali s.r.l., 1997, pp. 130-132
  5. ^ Alle 17:00 secondo Giorgio Pisanò, "Gli ultimi in grigioverde", Edizioni CDL, Milano, 1967, p. 1404: "Verso le ore 17 un partigiano ci diede notizia della loro uccisione. Da quanto si poté accertare in seguito fu possibile concludere che Visconti e Stefanini vennero trucidati con raffiche di fucile mitragliatore alle spalle mentre camminavano nel cortile della caserma. Visconti venne finito con alcuni colpi di pistola alla nuca.
  6. ^ A notte secondo Pesce, Massimello, op.cit
  7. ^ Volando con Visconti scheda sull'Internet Movie Database.
  8. ^ Aquile senza corona scheda sull'Internet Movie Database.
  9. ^ Massimello-Apostolo, Assi italiani della Seconda guerra mondiale, Gorizia, Editrice Goriziana, novembre 2011.
  10. ^ Giancarlo Garello, Aprile 1945. Gli ultimi giorni del 1º Gruppo caccia, in Aerofan, lug-sett 1998.
  11. ^ Nino Arena, Battaglie nei cieli d'Italia 1943 - 1945, Genova, Intyrama, marzo 1971.
  12. ^ B.U.1940 - suppl.9 - pag. 11, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 19
  13. ^ B.U.1941 - disp.24 - pag. 942, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 24
  14. ^ B.U.1941 - suppl.13 - pag. 35, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 29
  15. ^ B.U.1943 - disp.24 - pag. 1472, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 48
  16. ^ B.U.1943 - disp.14 - pag. 864, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 51
  17. ^ B.U.1951 - disp.13 - pag. 978, cfr. Giuseppe Pesce, Massimello Giovanni, Adriano Visconti - Asso di guerra, Parma, Albertelli Edizioni - Collana "Storia militare", 1997. pag. 66

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Massimello - Giorgio Apostolo, Assi italiani della Seconda guerra mondiale, Gorizia, Editrice Goriziana, 2011 ISBN 9788861021174
  • Giancarlo Garello. Centauri su Torino, Giorgio Apostolo Editore, 1998, ISBN 88-87261-04-0
  • Giancarlo Garello, Aprile 1945. Gli ultimi giorni del 1º Gruppo caccia, in "Aerofan", a. 16, n. 66, lug.-sett. 1998
  • Giuseppe Pesce - Giovanni Massimello, Adriano Visconti - Asso di guerra. Parma: Albertelli Edizioni 1997 ISBN 978-88-85909-80-9
  • Nino Arena, L'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Albertelli Editore, 1995, ISBN 88-85909-49-3
  • Ferdinando D'Amico - Gabriele Valentini, L'uomo che abbatté Visconti, n. 3 del marzo 1989 di "JP4 Aeronautica"

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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