Vodka Lemon
| « Sotto l'Unione Sovietica non ci mancava proprio niente... Beh, se per te la libertà è niente! » |
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(da un dialogo del film)
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| Vodka Lemon | |
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una scena del film |
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| Titolo originale | Vodka Lemon |
| Paese | Francia, Italia, Svizzera, Armenia |
| Anno | 2003 |
| Durata | 88 min |
| Colore | colore |
| Audio | sonoro |
| Genere | drammatico |
| Regia | Hiner Saleem |
| Soggetto | Hiner Saleem, Lei Dintey |
| Sceneggiatura | Hineer Saleem, Pauline Gouzenne |
| Fotografia | Christophe Pollock |
| Montaggio | Theodora Mantsourou |
| Musiche | Michel Korb |
| Scenografia | Kamal Hamarash |
| Interpreti e personaggi | |
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| Premi | |
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Vodka Lemon è un film del 2003, realizzato da una coproduzione franco-italo-svizzero-armena e diretto dal regista kurdo Hiner Saleem, qua alla sua quarta esperienza, che ci mostra l'Armenia in un'ottica alternante tra cruda realtà e favolistica felicità, comunque sempre racchiusa in un complessivo scenario di decadimento, testimoniato dalla costante presenza della neve, in attesa del disgelo.
[modifica] Trama
Nel corso del film si svolgono linee narrative differenti, tutte a partire dal protagonista Hamo (Romik Avinian), che si mette in contatto coi figli, organizza il matrimonio della nipote e conosce Nina (Lala Sarkissian), da cui a sua volta si svolge la storia della figlia, la quale racconta alla madre di riuscire a mettere da parte un po' di soldi suonando il pianoforte in un albergo e raccogliendo mance, celando così l'attività di prostituta che è ridotta a praticare per portare avanti la famiglia. Il film è rinchiuso all'interno di una struttura circolare: si apre con un letto che scorre in avanti, verso lo spettatore, e si chiude con un pianoforte che si allontana, diretto verso l'orizzonte. Hamo e Nina, vedovi e poveri, sono costretti a vendere i loro affetti più cari quando le loro possibilità di tirare avanti la baracca s'infrangono: Hamo contava su uno dei suoi figli, trasferitosi a Parigi, ma ancora senza lavoro, e comincia vendendo un armadio, quindi un televisore e infine una divisa da militare, mentre Nina, resasi conto dell'attività della figlia e dell'impossibilità di andare avanti in questo modo, è costretta a vendere il pianoforte. Ma proprio la scelta di Hamo, infine, di non vendere il pianoforte, porta alla luce il valore di ottimismo che il film vuole evidenziare, e di rinascita oltre il declino.
[modifica] Curiosità
- Il film avrebbe potuto qualificarsi in ottima posizione tra i film francesi, tuttavia non fu accettato come film francese per via delle poche parole francofone (41 in tutto il film). Ciò portò la compagnia di produzione Dulciné alla bancarotta