Vladimir Sergeevič Solov'ëv

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Ma se proprio vuoi una regola, ecco cosa ti posso dire: sii saldo nella fede, e non per timore dei peccati, ma perché è molto piacevole per un uomo intelligente vivere con Dio »
(V. Solov'ëv, I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo)
Vladimir Sergeevič Solov'ëv

Vladimir Sergeevič Solov'ëv (in russo: Владимир Сергеевич Соловьёв?, pronuncia: Vladìmir Salaviòf) (Mosca, 16 gennaio 1853Uzkoe, 31 luglio 1900) è stato un filosofo, teologo, poeta e critico letterario russo. Giocò un ruolo assai significativo nello sviluppo della filosofia (influenzando il pensiero religioso di Berdjaev, Florenskij, Bulgakov), della poesia russa della fine del XIX secolo (Belyj, Blok) e nel rinascimento spirituale dell'inizio del Novecento.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia[modifica | modifica sorgente]

Vladimir Solov'ëv nacque a Mosca nel 1853, nella famiglia del noto storico russo Sergej Michajlovič Solov'ëv (1820-1879). La stirpe di Vladimir già da cinque o sei generazioni apparteneva all’ambiente dei contadini, ma successivamente entrò a far parte del ceto intellettuale. Il padre del filosofo, pertanto, non seguì la linea degli avi, rivolgendosi piuttosto all’attività scientifica. Col proprio instancabile lavoro conquistò un posto nella società ma continuamente restava al di fuori della nobile cerchia professorale. In famiglia mostrava un’autorità austera e incontestabile. Per parte materna (la famiglia dei Poliksen Vladimirovič), Solov’ëv discendeva dai nobili ucraino-polacchi dei Romanov. Suo lontano cugino fu il celebre pensatore ucraino del XVIII secolo, Hryhorij Savyč Skovoroda (17221794).

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

L’atmosfera dei primi anni di Vladimir Solov’ëv fu fortemente favorevole alla sua successiva crescita spirituale. Il padre si distingueva nell’austerità del suo carattere, nella sua straordinaria sistematicità devota agli studi storici, nel vigore col quale quasi ogni anno pubblicava i tomi della sua Storia della Russia (1851-1879), dandone alle stampe ventinove. Nella sua famiglia, ogni cosa era sottoposta a regole ferree, che garantivano quella straordinaria produzione scientifica nel corso della sua esistenza. Gli storici contemporanei apprezzavano considerevolmente la sua Storia della Russia. In gioventù ascoltò F. Gizo e Ž. Mišle, diede numerosi contributi alla storia dello sviluppo dello statalismo russo, fu predisposto al progressismo e al liberalismo, ebbe allievi come Vasilij Osipovič Ključevskij.

La formazione[modifica | modifica sorgente]

Solov’ëv frequentò il ginnasio moscovita, facendovi ingresso nel 1864, e l’istruzione superiore nell’Università di Mosca, accedendovi nel 1869 e terminando gli studi nel 1873. Il carattere straordinariamente dotato di Vladimir e le sue continue e, si potrebbe dire, passionali ricerche delle "più alte verità" si mostrano già in anni precoci. Come è noto, Solov’ëv inizia a leggere molto presto gli slavofili e i grandi idealisti tedeschi. Ma pochi sanno che negli ultimi anni del ginnasio e nei primi anni di università lesse anche "volgari" testi materialisti. Fu in quegli anni che gettò dalla finestra della sua camera le icone sacre ortodosse, scatenando la collera del padre. Anche se S. M. Solov’ëv era un liberale, come spesso è ricordato, avvicinava tuttavia con forza i suoi figli alla religione. Il padre considerava le letture del giovane come una malattia della crescita del proprio figlio. Ma ciò che sufficientemente mostra il liberalismo presente nella sua famiglia è un episodio, l'avvenimento che provocò lo sdegno sia del padre che del figlio: nel 1864 Černyševskij venne condotto ai lavori forzati. All'epoca di questa ingiustizia, l'undicenne Vladimir era già in contatto con stimati scrittori e filosofi.

Il contributo al pensiero cristiano[modifica | modifica sorgente]

Dal 1876 Vladimir Solov'ev insegna all'università di Mosca, per poi passare al ministero dell'educazione a Pietroburgo; nel 1881 tuttavia è sospeso dall'incarico per motivi politici. In quello stesso anno pubblica Lezioni sulla divina umanità, in cui difende il "simbolo" cristologico espresso durante il concilio di Calcedonia, nel 451, che definisce l'esistenza in Cristo di due nature perfette: divina e umana. Secondo Solov'ev l'incarnazione di Cristo costituisce la tappa conclusiva di una graduale manifestazione di Dio nella storia umana, dal politeismo, al buddhismo, al platonismo, al giudaismo, sino al cristianesimo.[senza fonte] Un altro aspetto fondamentale del pensiero di Solov'ev riguarda la cosiddetta "teosofia", che individua nella Sapienza Divina il tramite tra Dio e gli uomini; questa sapienza, che si rivela pienamente in Cristo, si attua nella Chiesa, che è "l'eterna amica", "l'essere reale e femminile: la vera e pura e intera umanità". Nella sua dimensione materiale, la Chiesa assumerà il suo aspetto perfetto allorché realizzerà l'unione delle diverse denominazioni cristiane e la convergenza fra Chiesa e Stato. Tra le altre opere di Solov'ev occorre ricordare I fondamenti spirituali della vita (1884) e Sulla giustificazione del bene (1897).

La divinità è concepita come unitotalità di bellezza e bene, mente ordinatrice che si ravvisa non nella generalità dei singoli enti ma nella gerarchia delle idee, amore che è principio unico non relazionale che precede l'essere, e lo crea quale al contempo aspirazione all'essere che materializza le idee per possederle nel mondo esteriore. La filosofia è intesa come ricerca della verità e l'etica come complementare ricerca della felicità. La bellezza è reciproca unione di infinito e finito, specchio della verità delle idee calata nel reale. La concezione è radicalmente diversa da Hegel che concepì la bellezza come una proprietà delle idee e dell'infinito, un momento temporaneo di unione di queste idee col reale e il finito, per fuggire poi altrove.

Fu critico feroce di Puskin, poeta-profeta romantico, perché la sua arte non era posta al servizio della verità ma di un egocentrismo giunto a perdere la vita in un duello d'onore.
Fu critico di Tolstoj per la sua interpretazione del pacifismo come forma di non-violenza, intesa come rinuncia al diritto e alla non prevaricazione dei più deboli, e fallimentare tentativo di conciliazione esteriore di contraddizioni interne. A questo oppose un'idea di pace e felicità che segue la libertà e non elimina la sofferenza, restando la nettezza e drammaticità del libero arbitrio nella scelta fra il bene e il male, non riducibile a compromessi.

Pure negli ultimi scritti, particolarmente sul simbolismo dell'Anticristo, criticò la visione del progresso come società prospera, felicità pacifica e comodità. Vide nel nascente '900 un secolo di guerre, il fallimento delle ideologie, che i progressi della scienza e della psicologia non avrebbero risolto le domande di fondo della vita, la scristianizzazione dell'Occidente e un montante agnosticismo.

Per una motivazione fortemente teologica, avvertì l'urgenza di superare la scissione fra Chiesa cattolica e ortodossa, che si proclamavano entrambe unico Corpo col Cristo. E la necessità di un ecumenismo dottrinale, non fondato su un'unione di primati e particolarismi storici delle Chiese (primato temporale del cattolicesimo, tradizione agli ortodossi, esclusiva protestante dell'esegesi biblica).

Qualche critico ha sostenuto che Fedor Dostoevskij si ispirasse a Solov'ëv per la figura di Alëša ne I fratelli Karamazov.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Philippe de Lignerolles, Jean-Pierre Meynard, Storia della spiritualità cristiana..., Gribaudi, 2005, p.396

Opere tradotte in Italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Sulla bellezza. Nella natura, nell'arte, nell'uomo., Dell'Asta Adriano - Edilibri - 2006
  • Il significato dell'amore, Introduzione e traduzione di Adriano Dell’Asta, Edilibri, 2003.
  • Opera omnia / Islam ed ebraismo vol. 5, La Casa di Matriona - 2002;
  • La conoscenza integrale, La Casa di Matriona - 1998;
  • Fondamenti spirituali della vita, Lipa - 1998;
  • La sofia. L'eterna sapienza mediatrice tra Dio e il mondo, San Paolo Edizioni - 1996;
  • Scritti letterari. Saggi inediti di letteratura ed estetica, San Paolo Edizioni - 1995
  • I tre dialoghi e il racconto dell'anticristo, Marietti,1975 e 1996, Vita e Pensiero 1995;
  • Sulla divinoumanità e altri scritti, Jaca Book - 1990
  • Il problema dell'ecumenismo, Jaca Book - 1973

Bibliografia in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Maura Del Serra Trans-umanismo e teosofia. L'uomo Dio in Onofri e in Solov'‘v, in AA. VV., Il Superuomo e i suoi simboli nelle letterature moderne, vol. IV, a. c. di Elémire Zolla, Firenze, La Nuova Italia, 1976, pp. 296–319

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 100906199 LCCN: n79068418