Vladimir Alekseevič Giljarovskij
Vladimir Alekseevič Giljarovskij, in russo: Владимир Алексеевич Гиляровский[?] (Governatorato di Vologda, 26 novembre 1855 (l'8 dicembre, secondo il calendario giuliano) – Mosca, 1 ottobre 1935), è stato uno scrittore, giornalista e storico russo.
Origini[modifica]
Suo padre lavorava come assistente del governatore della provincia ed era un cosacco di Zaporižžja. Sua madre morì quando egli aveva solamente 8 anni ed il padre non fu molto presente nella sua infanzia, cosa che diede subito al piccolo un certo senso di indipendenza. L'educazione del ragazzo fu dunque affidata al cugino del nonno, un marinaio con un grande senso dell'avventura che insegnò al giovane Giljarovskij ad andare a cavallo, a tirare di boxe ed ogni altra cosa che riteneva gli sarebbe servita per immergersi in una vita d'avventura.
Nel 1871, influenzato della letteratura radicale dell'epoca, Giljarovskij decise di lasciare la sua casa e la sua famiglia, senza nemmeno aver terminato gli studi, per intraprendere un lungo viaggio, che sarebbe durato diversi anni, attraverso la Russia. In quel periodo egli lavorò come trasportatore di barche e scaricatore di porto sul fiume Volga: il duro lavoro lo rafforzò sia fisicamente sia psicologicamente.
Il padre, che nel frattempo non aveva mai smesso di cercarlo, lo raggiunse solo diversi anni dopo la sua partenza e lo costrinse a frequentare un'accademia militare, convinto che l'educazione ferrea di quella scuola avrebbe placato la “voglia di avventura” del ragazzo. Giljarovskij, però, avendo già assaporato la libertà, riuscì a fuggire nuovamente, rinunciando a un'educazione scolastica canonica.
Verso la metà degli anni settanta Giljarovskij si stabilì a Saratov, dove entrò a far parte di una piccola compagnia teatrale del luogo: questo fu l'inizio della sua breve carriera di attore di provincia.
Il giovane, sempre spinto dal suo senso di avventura, decise di arruolarsi come volontario durante la guerra turco-russa. In qualità di esploratore, era sempre presente nei luoghi più pericolosi del fronte: il coraggio e lo sprezzo del pericolo che dimostrò in battaglia gli valsero la Croce di San Giorgio al valore militare.
Dopo la guerra Giljarovskij entrò a far parte di un circo: eseguiva evoluzioni acrobatiche cavalcando senza sella. In seguito mise a frutto la sua esperienza e si unì ad una compagnia di attori-girovaghi con i quali compose anche numerose pièces. Alcuni anni più tardi si trasferì a Penza, ma nel 1881 si trasferì a Mosca, dove prese alloggio in una camera dell'hotel Goljaškina (all'angolo tra via Soljanka ed il vicolo Gazetnij), per spostarsi poi in un appartamento spazioso nella casa Šablykin. La città russa lo colpì a tal punto che da quel momento in poi tutta la sua vita e la sua produzione letteraria ruoteranno permanentemente intorno a Mosca.
Produzione letteraria e giornalistica[modifica]
Nel 1881, Giljarovskij pubblicò il suo primo poema, dedicato al fiume Volga. Il grande fiume che negli anni della giovinezza aveva incarnato per Giljarovskij lo spirito della libertà, ed era stato per il ragazzo una sorta di casa. Sempre in questo periodo nacque la grande amicizia con Anton Pavlovič Čechov.
La passione per il lavoro di scrittore–giornalista era già emersa nel corso dei lunghi “vagabondaggi”, ma è solo con il trasferimento a Mosca che diverrà una vera e propria professione. Giljarovskij iniziò la sua attività scrivendo per diversi periodici russi tra i quali i Russkie Vedomosti (il Bollettino Russo), la Russkaja Mysl' (il Pensiero Russo), il Peterburskij Listok (il Foglio di Pietroburgo), il Novoe Vremja (il Nuovo Tempo). Ben presto divenne uno dei migliori reporter della capitale russa, meritandosi l'appellativo di "re dei reporter". Si diceva che lui riuscisse a sapere con un giorno di anticipo gli avvenimenti futuri. Nei suoi articoli trattava i temi più disparati: teatro, vita mondana, cronaca cittadina e cronaca nera; ed era proprio quest'ultimo il suo argomento preferito: conosceva la città come le sue tasche e amava mescolarsi con la “gente dei bassifondi”, era conosciuto da tutti e la sua compagnia era molto apprezzata.
Ma l'amore per la letteratura non lo abbandonava: decise di raccogliere una serie di brevi testi che aveva scritto negli anni precedenti, e seguendo i consigli degli amici Gleb Ivanovič Uspenskij e Anton Pavlovič Čechov, Giljarovskij pubblicò il suo primo libro, intitolato Trušobye Ljudi (Gente dei Bassifondi - 1887). La realtà narrata nei suoi racconti, che descrivevano la vita dei miserabili abitanti dei bassifondi di Mosca, era troppo cruda per passare inosservata: la censura russa mise il libro al bando e tutte le sue copie furono date alle fiamme; a Giljarovskij fu contestato di aver dato una “versione” della realtà troppo severa, un resoconto che non rispecchiava la realtà dei bassifondi. Offeso e indignato, tornerà a pubblicare libri solo in tarda età.
Nel 1892 ci fu un incidente ferroviario nella stazione del villaggio di Kukuj. La commissione che aveva il compito di indagare sull'incidente lavorava in condizioni di estrema segretezza. Nascondendosi nel gabinetto di uno dei vagoni, Giljarovskij riuscì a confondersi tra i membri della commissione, i quali, non conoscendosi l'un l'altro, non si accorsero della sua intrusione. Dopo 14 giorni, al Moskovskij Listok (il Foglio di Mosca) ricevettero un reportage molto dettagliato sull'avvenimento. Giljarovskij era fatto così: non aveva paura di esporsi pur di pubblicare un articolo che lo interessava particolarmente.
Nel 1894 Giljarovskij pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Zabytaja Tetrad' (il Quaderno Dimenticato); il lavoro di reporter procedeva a gonfie vele. Nel 1896 egli scrisse un resoconto minuzioso sulla tragedia di Chodynka: il reportage più noto della sua produzione.
Nel 1899 Giljarovskij pubblicò un saggio dal titolo Železnaja Gorjačka (la Febbre del Ferro, sul quotidiano Russia. Il saggio non tratta affatto della ferrovia, come si sarebbe potuto pensare, bensì degli imprenditori stranieri che speculavano sulle risorse naturali della Russia; la curiosa descrizione dal punto di vista di un passeggero che viaggia nel sud della piccola Russia dimostra le doti straordinarie di Giljarovskij, evidenzia il suo talento di reporter raffinato.
Nel 1900, mentre svolgeva delle ricerche, Giljarovskij riuscì a documentare la data di nascita del grande scrittore russo Gogol', fino a quel momento sconosciuta, trovò anche la casa dove nacque, nel piccolo villaggio di Soročinci e realizzò un reportage molto apprezzato dalla Società degli Amanti della Letteratura Russa, tanto che fu eletto membro ufficiale, come prima di lui lo erano stati i grandi scrittori della letteratura russa Puškin, Tolstoj e Turgenev.
Durante la prima guerra mondiale pubblicò ben tre raccolte di poesie che però non ebbero successo.
Dopo la guerra Giljarovskij tornò a dedicarsi al suo lavoro di reporter, pubblicando i suoi articoli nei periodici Izvestija (Notizie), Večernaja Moskva (Mosca di sera), na Vachte (di guardia) e nelle riviste Rampa (la Ribalta) Krasnaja Niva (il Campo Rosso) Chudožestvennyj Trud (l'Opera d'Arte) e Ogonёk (la Fiammella).
Nel 1922 scrisse il poema Peterburg (Pietroburgo), probabilmente sotto l'influenza de I dodici dell'amico Aleksandr Blok, morto l'anno precedente.
Durante i difficili anni Venti e Trenta Giljarovskij si dedicò alla stesura di articoli, saggi e libri dedicati alla sua città (oramai era diventato un moscovita a tutti gli effetti). Moskva i Moskviči (Mosca e i moscoviti - 1926), racconta la vita quotidiana a Mosca negli anni tra il 1880 e il 1890; nel libro vi sono descrizioni dettagliate dei mercati (vi è un intero capitolo dedicato al mercato della Chitrovka, uno dei luoghi più malfamati della Mosca pre-rivoluzionaria), delle taverne, delle strade e dei vicoli, dei luoghi di incontro della gente comune; scrisse Moskva Gazetnaja (Mosca Giornale, pubblicato postumo nel 1960); Ljudi Teatra (anch'esso pubblicato postumo, nel 1941) in cui parla della sua esperienza nel mondo del teatro. Sempre in quel periodo, si occupa della stesura di memorie e biografie molto accurate su alcuni scrittori suoi contemporanei: Lev Tolstoj, Maksim Gor'kij, Valerij Brjusov, Aleksandr Blok, Gleb Uspenskij e naturalmente Anton Čechov, il suo migliore amico, l'autore con il quale aveva iniziato la sua carriera letteraria lavorando per alcuni periodici russi di minor rilievo.
Giljarovskij scrisse anche libri interamente dedicati alle grandi personalità russe che aveva conosciuto nella sua intera vita; tra questi figurano Moi Skitanija (i Miei Vagabondaggi - 1938) e Druz'ja i Vstreči (Amici ed Incontri - 1934).
Morì a Mosca il 1º ottobre 1935 all'età di 80 anni.
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