Vivendi

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Vivendi SA
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Stato Francia Francia
Tipo Società anonima
Borse valori
Fondazione 1853 come Compagnie Générale des Eaux
1998, 2006 come Vivendi
2000 come Vivendi Universal Entertainment
Sede principale Parigi
Persone chiave
  • Jean-Bernard Lévy, AD
  • Jacques Espinasse, DF
Settore Media
Prodotti
Fatturato 28,9 miliardi di [1] (2012)
Sito web www.vivendi.com

Vivendi SA (precedentemente conosciuta con il nome di Vivendi Universal) è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni, precisamente nell'industria della musica, della televisione e del cinema, dell'editoria, delle telecomunicazioni e di Internet.

Vivendi è quotata all'Euronext di Parigi e alla Borsa di New York. Le sue azioni dell'Euronext fanno parte dell'indice CAC 40.

La società annunciò una perdita di 23,3 miliardi di euro nel suo bilancio del 2002: la peggiore perdita mai accumulata da una società francese. A causa di ciò, il presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato, Jean-Marie Messier, fu rimpiazzato da Jean-René Fourtou.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 Compagnie Générale des Eaux cambiò il suo nome in Vivendi e comprò quote di Maroc Telecom, Havas, Cendant Software, Anaya e NetHold. Attraverso Canal+ lanciò pay-tv in Italia, Spagna, Polonia, Scandinavia, Belgio e Olanda. La divisione energia era diventata in quest'anno Dalkia.

Nel 1999 Vivendi si è fusa con Pathé, mantenne le quote di British Sky Broadcasting e CanalSatellite e rivendette il tutto alla Fornier di Jérôme Seydoux che cambio' nome in Pathé. Intanto fu venduta la divisione immobiliare e costruzioni.

Ciò che fu per lungo tempo il business principale di Vivendi (servizi di pubblica utilità, come la distribuzione dell'acqua e lo smaltimento dei rifiuti) fu separato con la creazione di una nuova società, ora chiamata Veolia Environnement. Vivendi Universal Entertainment fu creata nel dicembre del 2000 dalla fusione dell'impero mediatico Vivendi con il network televisivo Canal+ e la casa di produzione cinematografica Universal Studios di proprietà della società statunitense Seagram. La società nello stesso anno acquisì il 35% di Maroc Telecom. Nel 2001, Vivendi Universal acquisto' MP3.com ed un'importante casa editrice americana, Houghton Mifflin.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, Vivendi Universal incontra i primi problemi finanziari. Inizia un rimescolamento finanziario nel tentativo di rinvigorire le sue divisioni media, cedendo parte delle sue azioni in altre società. La società riduce la sua quota in Veolia Environnement al 40% e cede la sua quota in Vinci Construction. Il presidente del consiglio di amministrazione ed amministratore delegato Jean-Marie Messier rassegna le sue dimissioni. Viene rimpiazzato da Jean-René Fourtou. La società comincia quindi a riorganizzarsi per evitare la bancarotta. La società annuncia che la sua strategia è di cedere le proprietà considerate non strategiche. Il suo più grande singolo azionista era la famiglia di Edgar Bronfman, Jr., che era a capo della Seagram prima della fusione. Vivendi Universal cede la sua quota di Vizzavi a Vodafone, con l'eccezione di Vizzavi France. Cede anche il 20.4% del capitale di Vivendi Environnement ad un gruppo di investitori, e la sua quota nell'operatore satellitare nord-americano EchoStar Communications Corporation.

Vivendi Universal cede poi la Canal+ Technologies a Thomson (precedentemente chiamata Thomson Multimédia); Tele + a News Corporation e Telecom Italia. Cede anche il suo 26.3% di Xfera. Il 6 marzo 2003, Vivendi pubblica il suo bilancio annuale (al 31 dicembre 2002). Ciò che spicca agli occhi del mercato include perdite di 23,3 miliardi di euro: la peggiore perdita per una società francese e indebitamento netto di 12,3 miliardi di euro. Il 1º dicembre 2003 conclude un accordo per vendere MP3.com a CNET. Durante tutto il 2003 Vivendi Universal ha venduto svariate sue proprietà per 7 miliardi di euro, al fine di ridurre le perdite.

Nel 2004 l'80% di Vivendi Universal Entertainment viene venduto a General Electric che lo fonde con la NBC per formare NBC Universal. Cede inoltre i suoi interessi in Kencell, Monaco Telecom, Sportfive e in particolare quelli relativi a Newsworld International ai partner d'affari Joel Hyatt e Al Gore (ex Vice Presidente degli Stati Uniti). La società acquista altre azioni di Maroc Telecom arrivando al 51% delle azioni.[2]

Nel 2006, Vivendi Universal modifica la propria denominazione in Vivendi SA. Universal Music Group annuncia l'acquisto dell'etichetta discografica tedesca BMG dalla Bertelsmann (acquisizione non ancora completata).

Nel 2007 Vivendi annuncia che Blizzard Entertainment si fonde con la società Activision per formare la Activision Blizzard. Vivendi controlla il 68% della nuova società.[3] Il 20 dicembre la società ha annunciato l'acquisto del 60% dell'operatore mobile Neuf Cegetel con un investimento di quattro miliardi e mezzo di euro tramite la controllata SFR al fine di diventare unico proprietario della società.[4]

La società, nel gennaio 2008, annuncia l'intenzione di acquisire il rimanente 44% dell'operatore mobile SFR al fine di averne il controllo completo.[5] Nello stesso mese la società ottiene l'apertura di linee di credito dalle banche per 3,5 miliardi di euro per poter finanziare l'acquisizione dell'Activision.[6]

Vodafone, che ha costruito la rete mobile di SFR, vende nel 2011 la sua quota a Vivendi, che assume così il controllo totale della compagnia di telefonia mobile.

Attuali proprietà (elenco non esaustivo)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Document de référence 2012, Vivendi, 31 dicembre 2012, p. 6. URL consultato il 16 agosto 2013.
  2. ^ A Vivendi il controllo di Neuf Cegetel. Il gruppo media francese sempre più orientato sulle tlc [collegamento interrotto]
  3. ^ Jaime D'Alessandro, Videogiochi, è la guerra del software La francese Vivendi si prende Activision in La Repubblica, 3 dicembre 2007. URL consultato il 3 dicembre 2007.
  4. ^ SFR to Swallow Neuf in $6.4B Deal
  5. ^ Vivendi punta a controllo 100% di Sfr in Quo Media, 17 gennaio 2008. URL consultato il 16 agosto 2013.
  6. ^ Vivendi: linea credito da 3,5 mld [collegamento interrotto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]