Vittorio Mezzogiorno

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Vittorio Mezzogiorno

Vittorio Mezzogiorno (Cercola, 16 dicembre 1941[1]Milano, 7 gennaio 1994) è stato un attore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Cercola[1] - ultimo di sette fratelli[2] - trascorse la propria infanzia a Sant'Anastasia. Trasferitosi a Napoli insieme alla sua famiglia, visse tra la Riviera di Chiaia e viale Regina Elena, il salotto buono della città. Studente modello del liceo Umberto, sognava di diventare campione del ring; il pugilato fu una passione che lo accompagnò per tutta la vita.

Il primo approccio con l'arte lo ebbe grazie a suo fratello maggiore Vincenzo, che con velleità da regista lo istruiva nei panni di Caronte in una scenografia di sedie accatastate. A diciotto anni si iscrisse all'università, frequentò Medicina per un anno, poi passò a Giurisprudenza, disciplina in cui si laureò[2]. Nel periodo universitario, per pura curiosità intellettuale, fa le sue prime esperienze di palcoscenico con il Teatro S, recitando in lavori di Beckett e Ionesco. Approfittava delle ore di studio per impostare la voce e perfezionare la propria dizione. Per interminabili pomeriggi e anni accademici, la famiglia lo udì declamare drammaticamente lunghi capitoli di storia del Diritto e sequele di commi del Codice Penale.

Solo più tardi, dopo aver recitato per due intere stagioni (1966-1967, 1967-1968) nella compagnia di Eduardo De Filippo[1], e dopo essersi laureato, finirà per riconoscere la propria vocazione di attore. Nel 1969 incontra l'attrice Cecilia Sacchi: i due recitano assieme in Le donne di Aristofane, nel Teatro Greco di Segesta, in Sicilia. Con Cecilia si stabilisce un rapporto personale saldissimo, coronato con il matrimonio[1], che si celebra il 14 ottobre 1972, e la nascita di Giovanna[1], il 9 novembre 1974.

Trasferitosi a Roma, per qualche tempo si dedica ancora al teatro; sarà in compagnia con Lauretta Masiero e i fratelli Aldo Giuffrè[1] e Carlo Giuffrè[1], poi con Gianni Santuccio, Gianrico Tedeschi e Mario Scaccia, con Flavio Bucci, Stefano Satta Flores, Cristiano Censi e Isabella Del Bianco. Dopo l'esordio con Michele Placido (Indagine su una rapina per la regia di Gian Pietro Calasso), partecipa in televisione al primo ciclo (1965) della serie di telefilm Le avventure di Laura Storm, con Lauretta Masiero, e - due anni dopo, nel 1967 - alla realizzazione de La fiera della vanità, sceneggiato televisivo diretto da Anton Giulio Majano. Nel 1973 è nel cast de Il picciotto di Alberto Negrin[2].

È nel 1984 che la sua carriera artistica si arricchisce nuovamente quando viene notato da Peter Brook[1], il quale gli propone l'importante ruolo di Arjuna nella colossale produzione teatrale del suo Mahābhārata[1]. Il lavoro di ricerca e di formazione allo spettacolo lo porteranno (insieme con la compagnia internazionale del CICT di Brook) a viaggiare per tutto il mondo nutrendosi delle diverse culture e a prepararsi sia fisicamente che spiritualmente a quella che sarebbe diventata la sua più importante svolta artistica, dal punto di vista della critica ma anche da quello della notorietà, che da lì fino alla fine dell'epico tour mondiale del Mahābhārata raggiunse il suo apice.

Tornato in Italia, prende il posto di Michele Placido come protagonista della famosa serie televisiva La piovra che gli darà la popolarità[2], raggiunta grazie al ruolo di Davide Licata nelle fiction televisive La piovra 5 e La piovra 6[2]: al termine de La piovra 6 il personaggio da lui interpretato, Licata, muore[2]. La scomparsa non era stata preventivamente annunciata ai media[2], come invece era accaduto al suo predecessore Michele Placido nel ruolo di Corrado Cattani e colse di sorpresa il pubblico che non era neanche a conoscenza delle condizioni di salute di Mezzogiorno[2], già ammalato.

Vittorio Mezzogiorno scompare a poco più di 52 anni il 7 gennaio 1994, stroncato da un collasso cardiaco, dopo essere stato operato tempo prima per un tumore polmonare[2]. La salma è stata inumata nel cimitero di Griante.

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Le farse di Scarpetta: Na mugliera africana - Ommiedeco díe femmene, con e regia di Eduardo De Filippo, 1966/67.

Il contratto, di e regia di Eduardo De Filippo, 1967/68.

Le nuvole di Aristofane, regia di Roberto Guicciardini, 1968.

Il cavallo a vapore, regia di Daniele D'Anza, 1968/69.

La primavera di Praga, di Luigi Preti, 1969.

Le donne al parlamento di Aristofane, regia di Mario Prosperi, 1969.

La madre di Bertolt Brecht, regia di Cristiano Censi, 1970.

L'opera del mendicante di John Gay, regia di Giorgio Bandini, 1971.

Annata ricca di Martoglio (in siciliano)m regia di Romano Bernardi, 1976.

Il mostro di Ghigo de Chiara, regia di G. De Martino, 1976.

Le Mahābhārata (versione in francese), adattamento di Jean Claude Carriere, regia di Peter Brook, 1984/85/86. Debutto: Festival di Avignone nel luglio 1985. Tournée: Parigi, Atene, Prato, Barcellona, Madrid, Lione.

Ritorno ad Alphaville, regia di Mario Martone, 1986.

The 'Mahābhārata' (versione in inglese) adattamento di Jean Claude Carriere, regia di Peter Brook 1987/88. Tournée: Zurigo, Los Angeles, New York, Perth, Adelaide, Copenaghen, Glasgow, Tokyo.

Woyzeck di Georg Büchner, regia di Mario Martone, 1989.

Scena madre, di Arthur Schnitzler, regia di Alain Maratrat, 1992.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i MEZZOGIORNO, Vittorio treccani.it
  2. ^ a b c d e f g h i Mezzogiorno, eroe senza confini corriere.it

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