Vittorio Emanuele di Savoia

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Vittorio Emanuele di Savoia
Vittorio Emanuele di Savoia.jpg
Pretendente al trono d'Italia[1]
Stemma
Erede Emanuele Filiberto
Nome completo Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia
Trattamento Altezza Reale
Altri titoli Duca di Savoia (contestato),
Principe di Napoli (contestato)
Nascita Napoli, 12 febbraio 1937
Dinastia Casa Savoia
Padre Umberto II d'Italia
Madre Maria José del Belgio
Consorte Marina Ricolfi Doria
Figli Emanuele Filiberto di Savoia
Religione Cattolica

Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia, noto solo come Vittorio Emanuele di Savoia (Napoli, 12 febbraio 1937), è un membro di Casa Savoia e imprenditore italiano naturalizzato svizzero.

È figlio dell'ultimo re d'Italia Umberto II e di Maria José. È sposato con Marina Ricolfi Doria da cui ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Acclamato alla nascita (1937) principe dell'Impero, Vittorio Emanuele ricevette dal nonno il titolo di principe di Napoli, come d'uso in Casa Savoia per i principi ereditari e loro primogeniti in alternanza con quello storico di principe di Piemonte, allora attribuito al padre Umberto, in quel momento erede al trono.

Nel 1938, anche se la notizia trapelerà molti anni dopo, secondo fonti diplomatiche inglesi Maria José si sarebbe accordata con Rodolfo Graziani e con il capo della polizia Arturo Bocchini, per tentare un colpo di Stato ad opera di alcuni reparti delle forze armate, con Pietro Badoglio come comandante in capo, azione che sostituisse Mussolini con un «avvocato milanese antifascista» (probabilmente Carlo Aphel[2]) e costringesse Vittorio Emanuele III ad abdicare in favore di Umberto; Umberto era, a sua volta, d'accordo con la moglie per abdicare subito in favore del piccolo Vittorio Emanuele; la stessa Maria José sarebbe stata nominata reggente del Regno in deroga allo Statuto Albertino[3], fino al compimento dei 21 anni del giovanissimo ipotetico sovrano. Questo presunto complotto, che vedeva d'accordo anche Italo Balbo, l'anglofilo Dino Grandi e l'antitedesco e ambizioso genero del duce Galeazzo Ciano[4], non andò comunque oltre un incontro preliminare a Racconigi e alcune riunioni a Milano, e Maria José non ne parlerà mai direttamente.[5] Al complotto partecipò anche Edgardo Sogno.[6]

Il 7 agosto 1943, su ordine del re Vittorio Emanuele III, lasciò Roma con la madre Maria Josè e le tre sorelle, raggiungendo Sant'Anna di Valdieri in Piemonte. L'allontanamento dalla capitale fu probabilmente al contempo una misura atta a stroncare il pericoloso "attivismo" della principessa di Piemonte, sia un tentativo di mettere al riparo il futuro principe ereditario da operazioni di cattura tedesche[7].

Trasferitisi, per motivi di sicurezza, al Castello di Sarre, la sera dell'8 settembre 1943 ricevettero l'ordine di partire per la Svizzera. A guerra finita, Vittorio Emanuele e le sorelle poterono tornare a Roma, preceduti di qualche giorno dalla madre.

Vittorio Emanuele III con il nipote ed erede omonimo.

All'abdicazione di Vittorio Emanuele III il 9 maggio 1946, Vittorio Emanuele divenne principe reale ereditario. Il 5 giugno 1946, poco dopo le votazioni per il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, data l'ostilità dei ministri e dei capi di partito, Umberto II ordinò a Maria Josè di lasciare l'Italia con i figli, in modo da attendere i risultati delle consultazioni al riparo da rischi per le loro vite.

Vittorio Emanuele III, Umberto II e il piccolo Vittorio Emanuele

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1946 il governo, senza attendere la proclamazione dei risultati definitivi da parte della Corte di cassazione (prevista per il 18 giugno), conferì i poteri di Capo provvisorio dello Stato al presidente del Consiglio. Umberto, giudicandolo un gesto rivoluzionario[8], decise di lasciare l'Italia nell'intento di evitare ulteriori spargimenti di sangue[8].

La costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, stabilì[9] per i discendenti maschi di casa Savoia il divieto di ingresso e di soggiorno nel territorio nazionale.

Durante l'esilio, conclusosi alla fine del 2002[10], Vittorio Emanuele ha svolto un'attività di intermediario finanziario stringendo amicizie e legami d'affari con grandi industriali, in particolare la famiglia Agusta.

Matrimonio e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

« Con Corrado Agusta, e il suo segretario Franco Chiesa, in un negozio abbiamo comprato due fedi, in un altro un bouquet preconfezionato, poi siamo andati davanti a un giudice di pace, il quale ci ha sposato. Era l'11 gennaio del 1970, a Las Vegas, Nevada, Usa. Matrimonio civile di cui non informai nessuno, neanche i miei genitori. »
(Lampi di vita. Storia di un principe in esilio, 2002, pag. 187.)

Vittorio Emanuele, dopo un lungo e contrastato fidanzamento, durato circa tredici anni, più volte avvertito della palese contrarietà del padre, con scritti riservati all'inizio degli anni Sessanta riferiti sia al suo fidanzamento con Dominique Claudel sia esplicitamente a Marina Doria[11], sposò quest'ultima civilmente l'11 gennaio 1970 a Las Vegas e religiosamente il 7 ottobre 1971 a Teheran[12]. Già precedentemente, durante il periodo degli studi universitari, a causa della sua condotta, Vittorio Emanuele aveva da tempo smesso di ricevere l'appannaggio stabilito da Umberto II per i propri figli[13], mentre dopo le nozze venne stabilita l'equa ripartizione dell'eredità paterna tra tutti i figli, contrariamente alla originaria decisione di Umberto II di assegnare una quota maggiore al figlio, in quanto suo erede dinastico.

« Quando terminai il liceo e divenni maggiorenne mio padre decise che noi figli dovessimo godere di un appannaggio mensile, che era di mille franchi svizzeri per ciascuna delle mie sorelle e di duemila per me. Vivevo ancora a Merlinge con Maria José e le mie sorelle, ma grazie a quel denaro potevo permettermi di studiare all'università, fare un viaggio ogni tanto e...insomma potevo incominciare in qualche modo a gestirmi da solo. Poi, un bel giorno, questo prezioso appannaggio mi fu tolto all'improvviso. Sono sicuro che non fu mio padre a prendere questa decisione, ma che gli fu suggerita dai soliti cortigiani malevoli. Per timore di perdere il potere acquisito, ora che il principe ereditario cresceva e acquistava consapevolezza, questi cattivi consiglieri cercavano in ogni modo di screditarmi agli occhi di mio padre. »
(Lampi di vita (2002), pag. 97.)

Che vi fossero delle incomprensioni fra padre e figlio dettate anche da notizie distorte, Umberto II dovette effettivamente intuirlo, tanto da invitare nel 1961 l'ex Capitano del Regio Esercito e Medaglia di Bronzo al Valor Militare Franco Mattavelli a rimanere vicino al figlio, scegliendo un nome del tutto slegato dai vecchi giri di corte.[14].

Prima del matrimonio, non erano mancati alcuni gesti significativi da parte del padre, come la nomina a Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata nel 1955[15], in occasioni ufficiali (come il 31 ottobre 1965, quando il principe si collegò al congresso del Fronte Monarchico Giovanile dell'Unione Monarchica Italiana dando lettura del Bollettino della Vittoria per incarico del padre.[16] o in occasione di alcune visite di Umberto II a Merlinge.[17]

Umberto II più volte aveva ricordato al figlio la perdurante validità delle secolari leggi dinastiche e delle disposizioni del Codice civile relative al regio assenso[18][19], che non venne concesso per il matrimonio di Vittorio Emanuele con Marina Doria. In base a questo atto contrario alle regole dinastiche, Amedeo di Savoia giustifica le sue pretese di capo della Casa.

Dal matrimonio con Marina Ricolfi Doria è nato nel 1972 Emanuele Filiberto.

Atto di deposizione di Umberto II[modifica | modifica wikitesto]

Il matrimonio di Vittorio Emanuele con Marina Doria si colloca, sul piano temporale, dopo un atto con il quale il primo dichiarò decaduto il padre Umberto II e si autoproclamò Vittorio Emanuele IV re d'Italia.

Marina Doria, moglie di Vittorio Emanuele

Le leggi dinastiche di Casa Savoia riguardano i matrimoni reali e quelli dei principi e principesse della Casa: anche i sovrani, e gli ex Re, ed i loro discendenti da maschi nati con i diritti dinastici ne sono sottoposti. Il 15 dicembre 1969 Vittorio Emanuele di Savoia, essendo consapevole delle vigenti leggi e del rifiuto del padre di acconsentire al suo matrimonio con Marina Doria, su consiglio del gran maestro della massoneria Giordano Gamberini aggirò l'ostacolo ed emanò un "decreto reale" nel quale si elevava a re, autoproclamandosi Vittorio Emanuele IV re d'Italia[20][21][22], in quanto, secondo lui, succeduto ipso jure al padre nel 1946 come conseguenza della sua partenza per l'esilio, considerata da Vittorio Emanuele come un'abdicazione. «Per effetto della avvenuta successione, Ci competono anche i diritti di Capo legittimo della dinastia Sabauda e tali diritti eserciteremo d’ora innanzi, solo temperati dalla discrezione che lo stato fisico e morale di S.M. l'ex Re Umberto II detta alla Nostra coscienza di figlio»[23].

Il giorno successivo, 16 dicembre 1969, al fine di sanare la condizione borghese della fidanzata, Vittorio Emanuele, in qualità di "Re d'Italia", emanò un secondo (ed ultimo) "decreto reale" nel quale conferiva a Marina Doria il titolo di duchessa di Sant'Anna di Valdieri[24].

Attività dall'esilio[modifica | modifica wikitesto]

Coerentemente alle proprie rivendicazioni dinastiche, cui si fa riferimento nell'apposita sezione legata alla questione dinastica, Vittorio Emanuele dalla morte del padre Umberto II ha portato avanti una serie di attività legate al proprio preteso ruolo di capo di Casa Savoia.

  • In occasione del capodanno del 1992, ha richiesto ufficialmente alla Repubblica Italiana di adoperarsi per una revisione del trattato di Osimo.[25]
  • Durante i funerali di Baldovino I del Belgio, suo primo cugino, nell'agosto del 1993, accompagnando la madre Maria José, incontra il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro rinnovando la propria disponibilità a trovare un punto d'incontro per la fine dell'esilio.[26][27].
  • Il 3 giugno 1995 incontra il Presidente del Senato Carlo Scognamiglio all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, che gli assicura il proprio appoggio per superare l'abrogazione della XIII norma costituzionale sull'esilio dei Savoia.[28]
  • Nell'agosto del 1996 riceve nella sua villa di Cavallo il Ministro degli Esteri Lamberto Dini.[29]
  • Nel luglio del 1999, sempre in previsione del rientro dall'esilio, Vittorio Emanuele riceve a Cavallo l'ex Presidente della repubblica Francesco Cossiga. È la prima volta dal 1946 che si tiene un incontro ufficiale tra un membro di Casa Savoia ed un rappresentante diretto della Presidenza della repubblica.[30]
  • In occasione del matrimonio del cugino Filippo del Belgio, nel dicembre del 1999, incontra il Presidente di turno dell'Unione europea Romano Prodi. Proseguono gli incontri in previsione del rientro.[31].
  • Da un punto di vista prettamente dinastico, certamente l'opera più importante di Vittorio Emanuele è stata il riordino degli ordini dinastici di Casa Savoia. In particolare, Vittorio Emanuele, nel 1988 ha operato una riforma dell'Ordine Civile di Savoia, fondato da Carlo Alberto scorporandone una parte per premiare i benemeriti verso Casa Savoia e costituendo un ordine denominato Ordine al Merito di Savoia, che al 1º gennaio del 2000 contava 1453 insigniti[32].

L'ordine principe della Casa, l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è invece rimasto sostanzialmente fedele agli statuti tradizionali e per antica consuetudine l'insignito Cavaliere gode della nobiltà personale (come specifica il sito ufficiale della Real Casa).

Rientro in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Emanuele ha vissuto in Svizzera, a Ginevra, fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di casa Savoia all'esilio.

Durante il periodo dell'esilio suscitò polemiche con alcune dichiarazioni:

  • Nel 1994, quando, nel corso di un'intervista televisiva, gli fu chiesto se fosse disposto a giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana per tornare in Italia, lui rispose:
« No. No. Non voglio rispondere a questa domanda. È una cazzata! »
  • Il 1 maggio 1997, quando nel corso di un'altra intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando:
« No, perché non ero neanche nato. E poi, non sono così terribili. »
  • Il giorno successivo, il 2 maggio 1997, dichiarò in un comunicato:
« Le leggi razziali furono certo un grave errore. »
  • Solo il 15 luglio 2000, in un'intervista televisiva, dichiarò:
« Sono disposto a giurare fedeltà alla Costituzione della Repubblica anche pubblicamente, se proprio lo devo fare. »

Nel 2002, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di casa Savoia.

Sempre nel 2002 furono pubblicate dichiarazioni in cui accettava la fine della monarchia.[33]

Nello stesso anno, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana ed al presidente della Repubblica, rinunciando in tal modo esplicitamente a qualunque pretesa dinastica sullo stato italiano.

Nel novembre 2007 ha richiesto allo Stato italiano 170 milioni di euro come risarcimento per l'esilio oltre alla restituzione dei beni privati confiscati dallo Stato nel 1948, sulla scorta di quanto avvenuto per altri membri di famiglie reali europee costrette all'esilio. Tale richiesta contraddice ciò che Vittorio Emanuele dichiarò con una lettera[34] alla Camera l'8 luglio 2002:

« Mentre apprendo con soddisfazione che la vicenda della mia famiglia sta per entrare nella fase finale della sua risoluzione, desidero assicurare che è mia intenzione ritirare il ricorso, che presentai avanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, una volta approvata la legge costituzionale abrogativa dei due primi commi della XIII disposizione transitoria e finale della costituzione e decorsi i tre mesi prescritti senza che venga richiesto il referendum confermativo. »

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni alcuni scandali legati a vicende giudiziarie, a seconda delle volte più o meno fondati, hanno contrassegnato la vita di Vittorio Emanuele, che, ad oggi, è sempre stato prosciolto dalle accuse più gravi. Il principe è stato condannato solo per porto abusivo di armi da fuoco e condannato a 6 mesi con la condizionale.

Traffico di armi[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato, sia dal giudice istruttore Carlo Mastelloni della pretura di Venezia, sia dal giudice istruttore Carlo Palermo della pretura di Trento, per traffico internazionale di armi verso alcuni paesi mediorientali posti sotto embargo, Il caso venne successivamente trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Da tenere presente che Vittorio Emanuele era intermediario d'affari per conto anche della Agusta, e, grazie all'amicizia con lo Scià di Persia Reza Pahlavi, proprio in quegli anni concludeva compravendite di elicotteri tra l'Italia e la Persia, ed altri paesi arabi.

Accusa per l'omicidio di Dirk Hamer e porto abusivo di armi[modifica | modifica wikitesto]

Ryke Geerd Hamer mostra una foto del figlio

Il 18 agosto 1978, sull'Isola di Cavallo (Corsica), ci fu una sparatoria a seguito del furto del gommone di Vittorio Emanuele da parte di conviviali del miliardario Nicky Pende;[35] Vittorio Emanuele sparò due colpi di carabina. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili avesse colpito l'addome dello studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer, che stava dormendo in una barca vicina, il Mapagia della Famiglia Leone e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò, però, non vi fu prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che avrebbero sparato durante la colluttazione, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese che restituì al proprietario italiano una P38 precedentemente sequestrata, la barca fu misteriosamente fatta smantellare in Sardegna senza che le autorità francesi potessero perquisirla. Anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione alla carabina di Vittorio Emanuele di Savoia (al quale sarebbe stato contestato, senza però addurre alcuna prova, di aver effettuato una sostituzione d'arma). Nel novembre del 1991 fu prosciolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco, "fuori dalla propria abitazione". Il 21 giugno 2006, durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, una microspia ha intercettato una sua conversazione in cui ammetteva di aver sparato il colpo alla gamba, vantandosi di essere uscito vittorioso dalla vicenda. Il contenuto della conversazione fu divulgato poco tempo dopo dalla stampa:

« Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga.[36][37] »

Secondo gli avvocati difensori, la conversazione sarebbe stata alterata falsando o eliminando i "non" per far apparire le affermazioni negative in positive. Tuttavia la videoregistrazione è stata conservata e, dopo anni di richieste alle autorità, la sorella di Dirk, Birgit Hamer, ne è venuta in possesso. Il 24 febbraio 2011 è stata pubblicata in rete dal sito de il Fatto Quotidiano.[38][39]

La versione della famiglia di Dirk, e che è stata divulgata da numerosi quotidiani, afferma che il diciannovenne venne colpito alla gamba da un proiettile. Vittorio Emanuele avrebbe sparato alcuni colpi dal suo yacht, uno dei quali penetrò nella stiva e colpì il giovane, che stava dormendo, alla gamba: nonostante i soccorsi e il ricovero in una clinica, la gamba andò in gangrena (venne soccorso dopo circa 4 ore e perse molto sangue), Dirk entrò in coma e morì dopo quattro mesi di agonia.[40][41] Vittorio Emanuele sostiene tuttora che il proiettile nella gamba di Dirk Hamer era della pistola P-38, mentre il fucile con cui lui avrebbe sparato alcuni colpi in aria era una carabina, quindi con proiettili diversi.[42]

Affiliazione alla loggia massonica P2[modifica | modifica wikitesto]

Come molte personalità della classe dirigente italiana, tra cui l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che promosse l'abrogazione delle norme transitorie e il rientro in Italia, è risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621 (Lista degli appartenenti alla P2) con l'annotazione "dormiente"[senza fonte].

Corruzione e sfruttamento della prostituzione[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 giugno 2006 il GIP Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, su richiesta del PM Henry John Woodcock, ne ha ordinato l'arresto con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell'ambito di un'indagine legata al casinò di Campione d'Italia. Il 23 giugno 2006, in seguito ad una parziale ammissione dei fatti che gli sono stati addebitati, per decisione del GIP di Potenza, è stato messo agli arresti domiciliari a Roma, in una casa del quartiere Parioli di proprietà della famiglia Fabbri, dove si trasferì con la moglie Marina Doria. Il Tribunale del Riesame di Potenza, in data 20 luglio 2006, gli ha revocato gli arresti domiciliari, imponendogli il solo divieto di espatrio. Al suo rilascio, dichiarò alla stampa:

« Se uno è in cerca della giustizia, alla fine la trova. La vita, a volte, è davvero molto strana: ho atteso cinquantasei anni per rientrare in Italia, e ora non la posso più lasciare. »

A soli otto giorni dalla propria liberazione, il 28 luglio 2006, in una telefonata ad un conoscente, Vittorio Emanuele dichiarò:

« Questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi. Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando: sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna. »

Circa la questione delle intercettazioni telefoniche, agli inviati del Tg satirico Striscia la Notizia che gli hanno consegnato il famoso premio del Tapiro d'Oro, ha affermato:

« Le intercettazioni sa come le fanno? Si prendono le paroline e poi le si appiccica. »

Il 28 settembre 2006, circa le vicende di Campione d'Italia e le intercettazioni telefoniche, dichiarò:

« Tutto ciò è un sistematico attacco ai danni di Casa Savoia. Nel modo subdolo dei poteri occulti. Sono rimasto in silenzio per molte settimane, su consiglio dei miei avvocati, ma ora è il momento di parlare, per fare emergere la verità. Stiamo vedendo ogni giorno che cosa accade nel mio Paese, e cioè intercettazioni telefoniche, fughe di notizie, voglia di protagonismo da parte di alcuni personaggi. Lo scorso inverno, Casa Savoia aveva indici di gradimento molto alti, e in quel momento è partito questo sistematico attacco per far sprofondare la nostra immagine. Non so se ci sia un disegno unico dietro a quanto mi è accaduto, ma io intendo parlarvi di Giustizia, e della mia fiducia nei suoi riguardi. »

Il 13 marzo 2007 la Procura della Repubblica di Como, sulla scorta del riesame integrale di tutte le intercettazioni, ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia a Potenza e trasferite a Como, e che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l'imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic: il 27 marzo il GIP del tribunale di Como ha accolto l'istanza di archiviazione. Anche la procura di Roma si è orientata in tal senso perché i fatti non sussistono. Il 22 settembre 2010, in relazione alla vicenda di Campione d'Italia, il gup del tribunale di Roma, Marina Finiti, al termine del giudizio con rito abbreviato, ha scagionato da ogni accusa Vittorio Emanuele di Savoia e altre cinque persone coinvolte nel filone di indagine "Savoiagate" con la formula "assolti perché il fatto non sussiste".[43][44]

Ingiurie[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 giugno 2007 Vittorio Emanuele è stato denunciato dal cugino Amedeo di Savoia-Aosta per via delle affermazioni ingiuriose contenute nell'intervista che Vittorio Emanuele stesso aveva concesso, pochi giorni prima, al quotidiano "la Repubblica" e al mensile "Point de Vue"[45].

Corruzione e falso[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 luglio 2008 il PM Henry John Woodcock ha chiesto il rinvio a giudizio per Vittorio Emanuele di Savoia con il reato di "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio". Nello specifico, Woodcock contesta a Vittorio Emanuele di aver "promosso e organizzato una holding del malaffare specializzata in corruzioni di vario tipo, specie nel settore del gioco d'azzardo": lui ed un'altra dozzina di indagati sarebbero coinvolti in un giro di tangenti per ottenere dai monopoli di stato certificati per l'installazione delle cosiddette "macchinette mangiasoldi", attività che avrebbe anche favorito il riciclaggio di denaro sporco tramite "relazioni con casinò autorizzati, ed, in particolare, con il casinò di Campione d'Italia"[46]. Nel settembre 2010 Vittorio Emanuele di Savoia è stato assolto con formula piena dalla Procura di Roma[47].

Corruzione di pubblici funzionari[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 settembre 2009 il gup di Potenza Luigi Barrella ha rinviato a giudizio, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, Vittorio Emanuele di Savoia su richiesta dell'ex pm di Potenza, Henry John Woodcock. Il rinvio a giudizio di Vittorio Emanuele era stato chiesto da Woodcock nell'ambito dell'inchiesta cosiddetta Savoiagate[48]. Il procedimento fu trasferito a Roma, per competenza territoriale e ivi Vittorio Emanuele di Savoia fu assolto poiché il fatto non sussiste[49].

La questione dinastica[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Sardegna
(1831-1861)
Regno d'Italia
(1861-1946)
Casa Savoia

Great coat of arms of the king of italy (1890-1946).svg

Dinastia dei Savoia-Carignano

Figli
Figli
Vittorio Emanuele di Savoia
Figli
  • Vittoria
  • Luisa
NOTA

Ferma restando la genealogia dei Savoia, il tema della successione ad Umberto II come capo del casato è oggetto di controversia tra i sostenitori di opposte tesi rispetto all'attribuzione del titolo a Vittorio Emanuele piuttosto che a Amedeo: infatti il 7 luglio 2006 la Consulta dei Senatori del Regno, con un

comunicato, ha dichiarato decaduto da ogni diritto dinastico Vittorio Emanuele ed i suoi successori ed ha indicato duca di Savoia e capo della famiglia il duca d'Aosta, Amedeo di Savoia-Aosta, fatto contestato anche sotto il profilo della legittimità da parte dei sostenitori di Vittorio Emanuele. Per approfondimenti leggere qui.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Linea di successione al trono d'Italia.

Pur non essendo i titoli nobiliari riconosciuti dallo Stato italiano (ed essendo pertanto privi di qualunque tutela legislativa), può essere utile riportare le controversie sorte sull'assegnazione ereditaria del titolo di capo di Casa Savoia.

La successione al trono di Vittorio Emanuele di Savoia è questione controversa, dato che si deve considerare il cugino Amedeo di Savoia-Aosta il vero capo del Casato. Da anni, infatti, sul punto si è aperta una disputa che vede coinvolti anche esponenti dell'aristocrazia italiana, gruppi monarchici e appassionati di questioni giuridiche. I pareri contrari si fondano sul matrimonio con Marina Ricolfi Doria (non nobile) mai riconosciuto da suo padre, Umberto II, il quale ha tolto dalla linea dinastica Vittorio Emanuele. Per questo motivo l'unico capo del casato è Amedeo di Savoia, già sposato con regio assenso con una principessa d'Orléans, figlia del pretendente al Trono di Francia, (matrimonio annullato dalla Sacra Rota nel 1987), e quindi il più consono a rappresentare la famiglia. Amedeo di Savoia-Aosta è sposato con Silvia Paterno' di Spedalotto.

Secondo quanto riferito dallo storico Aldo Alessandro Mola, il 15 dicembre 1969 Vittorio Emanuele scrisse un "decreto" con il quale, dichiarando decaduto il padre, si autoproclamò re d'Italia con il nome di Vittorio Emanuele IV.[50][51][52]

Inoltre, i sostenitori di Amedeo di Savoia Aosta sostengono che, per effetto del suo matrimonio "diseguale" del 1970 e in mancanza del preventivo consenso del padre (regio assenso), ovvero in contrasto alle leggi che regolamentano la successione dinastica in Casa Savoia (normativa dei matrimoni sabaudi - regie patenti del 13 settembre 1780)[53], Vittorio Emanuele abbia perso ogni diritto di successione al trono ed abbia perso l'appartenenza alla Famiglia Reale, con perdita di ogni titolo e rango in favore di suo cugino Amedeo di Savoia Aosta.[54]

Vittorio Emanuele, pertanto, secondo questa interpretazione, ha perso il suo status di erede al trono (secondo alcuni resoconti, Umberto II, che non abdicò mai, fece chiudere nella propria bara il sigillo reale) ed è in discussione il suo ruolo di capo di Casa Savoia.[55]

La pubblicazione di riferimento sulle questioni nobiliari e dinastiche italiane, ossia l'Annuario della nobiltà italiana, alla voce "Real Casa di Savoia", indica in capo a Vittorio Emanuele l'avvenuta perdita di tutti i titoli dinastici dopo il matrimonio con Marina Doria del 1970, mentre in capo al di lui figlio Emanuele Filiberto non indica alcun titolo nobiliare o dinastico, titoli attribuiti invece ad Amedeo di Savoia dal 1970.

In un'intervista successiva alla morte di Umberto II al settimanale Point de Vue la regina Maria José smentì le pretese di Amedeo di Savoia-Aosta:

« Re Umberto non si espresse mai su questa questione di Amedeo, era cosa inesistente. Anzi, nelle ultime settimane di vita era molto vicino al piccolo Emanuele Filiberto che vedeva come continuatore della Dinastia e come possibile Re d'Italia... »
(Point de Vue n. 3026, luglio 2006)

Il parere delle due Consulte[modifica | modifica wikitesto]

I sostenitori di Vittorio Emanuele affermano invece che il matrimonio sarebbe stato accettato anni dopo dal re, e che l'approvazione non sarebbe più necessaria ai sensi del disposto dello Statuto Albertino che abrogò ogni norma precedente. A ciò, Vittorio Emanuele aggiunse:

« Ci si dimentica la legge salica: la successione è automatica, e pertanto non era necessaria alcuna nomina da parte di mio padre. Mia moglie è per diritto acquisito la principessa Marina di Savoia»

Queste discussioni, aggiunte ad antiche rivalità storiche, hanno fatto sì che tra i due cugini non scorresse buon sangue. L'episodio più significativo si è avuto quando Vittorio Emanuele sferrò due pugni ad Amedeo, che non reagì, al matrimonio di Felipe e Letizia, eredi al trono spagnolo[56]. Nei giorni immediatamente successivi, Vittorio Emanuele dichiarò circa il cugino Amedeo:

« È terzo nella linea di successione. È nessuno. Rappresenta solo sé stesso. »

La "Consulta dei Senatori del Regno", la più alta autorità monarchica voluta dall'ultimo re d'Italia nel 1955, esistente in Italia (fu sospesa da Vittorio Emanuele nel 2002 ma alcuni suoi membri si riunirono nella nuova "Associazione Consulta dei Senatori del Regno") sotto forma di associazione privata (riconosciuta ai soli fini fiscali), in data 7 luglio 2006 ha decretato che Amedeo di Savoia è

« il capo della Casa di Savoia, è il duca di Savoia con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti »

Egli diverrebbe così l'erede ipotetico di Umberto II. Motivo ufficiale: il matrimonio di Vittorio Emanuele con una borghese senza l'assenso del sovrano, che è richiesto dalle Regie patenti promulgate (nel 1780 e nel 1782) da Vittorio Amedeo III di Savoia, re di Sardegna. Da diversi commentatori - a torto o a ragione - si è ipotizzato che la decisione, o quanto meno la scelta del momento in cui renderla nota, sia anche una conseguenza delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il figlio dell'ultimo re d'Italia. La decisione segna comunque un punto di svolta in un'annosa querelle che ha visto contrapporsi i due rami di Casa Savoia.

Alessandro Aldo Mola, presidente della Associazione Consulta dei Senatori del Regno, rispondendo alle affermazioni di Emanuele Filiberto, secondo cui tale organo non è legittimato a proclamare il duca Amedeo d'Aosta come capo di Casa Savoia, ha dichiarato

« La Consulta dei senatori del Regno non è mai stata sciolta. L'associazione fu creata il 20 gennaio del 1955 da circa 160 senatori, il cui atto di volontà fu riconosciuto direttamente da Umberto II, in una lettera del 3 febbraio dello stesso anno, in cui il sovrano non abdicatario ed esule, conferì a questa istituzione il compito della conservazione e della continuazione dei valori e della memoria politica e culturale del senato del regno »

In ogni caso quella autoconvocazione di una netta minoranza di consultori era illegittima e nulla perché non tutti erano stati convocati, come lo stesso avvocato Malnati che proprio in quei giorni parlò telefonicamente con il Mola senza che questi lo informasse dell'avvenuta "autoconvocazione" della corrente minoritaria aostana.

Di diverso avviso il professor Sandro Gherro (ordinario di diritto ecclesiastico nell'Università di Padova avvocato della curia romana per nomina della segreteria di stato vaticana) secondo il quale il vero capo di Casa Savoia è Vittorio Emanuele.[57]

Diversa posizione è sostenuta dall'avvocato Franco Malnati[58] (membro della Consulta dei Senatori del Regno sospesa da Vittorio Emanuele), basandosi sulla sentenza della commissione elettorale che, nel 1983, riconosceva il pieno godimento del diritto di voto ad Amedeo d'Aosta perché «non parente stretto» dei Savoia:[59] sulla scorta di tale documento Franco Malnati conclude che Amedeo di Savoia non può rivendicare alcun diritto su Vittorio Emanuele essendone solo cugino di settimo grado, ma, a loro volta, i sostenitori di Amedeo ricordano che non esiste alcuna legge che ponga un limite ai gradi di parentela per la successione (tanto che Carlo Alberto di Savoia successe legittimamente a Carlo Felice pur essendone cugino addirittura di tredicesimo grado).[60]

Nel 1960 Umberto II scrisse a suo figlio Vittorio Emanuele alcune lettere autografe dal contenuto inoppugnabile, mediante le quali lo avrebbe escluso esplicitamente dalla successione al trono.[61] Successivamente a questo episodio epistolare, Umberto II presentò ufficialmente la consorte ed il figlio di Vittorio Emanuele in una manifestazione promossa dall'UMI (oggi a favore di Amedeo) a Beaulieu il 4 giugno 1978, cui parteciparono migliaia di monarchici:[62] tuttavia occorre precisare che tale "presentazione" avvenne (come risulta dalla registrazione dell'incontro)[63] non attraverso la viva voce di Umberto, ma da parte di un rappresentante dell'organizzazione monarchica.

La vicenda è comunque oggetto di controversia tra le opposte fazioni, che sostengono altrettanto opposte tesi.

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Emanuele di Savoia Padre:
Umberto II, re d'Italia
Nonno paterno:
Vittorio Emanuele III, re d'Italia
Bisnonno paterno:
Umberto I, re d'Italia
Trisnonno paterno:
Vittorio Emanuele II, re d'Italia
Trisnonna paterna:
Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena
Bisnonna paterna:
Margherita di Genova
Trisnonno paterno:
Ferdinando di Savoia-Genova
Trisnonna paterna:
Elisabetta di Sassonia
Nonna paterna:
Elena del Montenegro
Bisnonno materno:
Nicola I del Montenegro
Trisnonno materno:
Granduca Mirko Petrović-Njegoš
Trisnonna paterna:
Anastasia Martinović
Bisnonna paterna:
Milena del Montenegro
Trisnonno paterno:
Pietro Vukotić
Trisnonna paterna:
Elena Vervodić
Madre:
Maria José del Belgio
Nonno materno:
Alberto I, re del Belgio
Bisnonno materno:
Filippo del Belgio
Trisnonno materno:
Leopoldo I, re del Belgio
Trisnonna materna:
Luisa d'Orléans
Bisnonna materna:
Maria di Hohenzollern-Sigmaringen
Trisnonno materno:
Carlo Antonio di Hohenzollern-Sigmaringen
Trisnonna materna:
Giuseppina di Baden
Nonna materna:
Elisabetta di Wittelsbach
Bisnonno materno:
Carlo Teodoro, duca in Baviera
Trisnonno materno:
Massimiliano Giuseppe, duca in Baviera
Trisnonna materna:
Ludovica di Baviera
Bisnonna materna:
Maria José di Braganza
Trisnonno materno:
Michele I, re di Portogallo
Trisnonna materna:
Adelaide di Löwenstein-Wertheim-Rosenberg

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze di Casa Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Gran Maestro dell'Ordine al Merito di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito di Savoia
Gran Maestro dell'Ordine al Merito Civile di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine al Merito Civile di Savoia

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (S.M.O.M.) - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta (S.M.O.M.)
Balì di Gran Croce con Decorazione del Collare del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Balì di Gran Croce con Decorazione del Collare del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Due Sicilie)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea (Russia)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Alessandro Nevsky (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Alessandro Nevsky (Russia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Russia)
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Anna (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Anna (Russia)
Cavaliere dell'Ordine di San Stanislao (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Stanislao (Russia)
Croce d'argento dell'Ordine del Salvatore (Grecia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'argento dell'Ordine del Salvatore (Grecia)
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di Nostra Signora della Concezione di Vila Viçosa (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di Nostra Signora della Concezione di Vila Viçosa (Portogallo)
Cavaliere dell'Ordine della Stella dei Karađorđević (Jugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Stella dei Karađorđević (Jugoslavia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Carlo
— 1º marzo 2003[64]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Petrović-Njegoš (Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Petrović-Njegoš (Montenegro)
Cavaliere dell'Ordine di San Pietro di Cettigne (Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Pietro di Cettigne (Montenegro)
Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[65][66]

L'Ordine Supremo della Santissima Annunziata non è riconosciuto dallo Stato italiano, mentre quello Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge. II titolo di Cavaliere d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, è automaticamente riconosciuto dalla Repubblica Italiana; quello di Cavaliere Gran Balì del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, può essere autorizzato con Decreto del Ministro degli affari esteri della Repubblica Italiana, a richiesta dell'interessato.

Titoli nobiliari[modifica | modifica wikitesto]

Poiché al Capo di Casa Savoia spetta tradizionalmente il titolo di Duca di Savoia, l'attribuzione di quest'ultimo titolo al cugino Amedeo è legata alla controversia sulla successione dinastica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In disputa con Amedeo di Savoia-Aosta.
  2. ^ "Fermate Mussolini sull'orlo dell'abisso". Quel tentato golpe per evitare la guerra
  3. ^ lo statuto assegnava la reggenza alla Regina madre solo in caso di assenza di parenti maschi
  4. ^ I poteri forti contro Mussolini ecco le prove del golpe mancato
  5. ^ Francesco Perfetti, 1938, la congiura di Maria José
  6. ^ Maria José, un pugnale contro il Duce, la Repubblica, 1995
  7. ^ Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, pag. 24.
  8. ^ a b Reale proclama del 13 giugno 1946
  9. ^ Tredicesima Disposizione Transitoria della Costituzione Italiana
  10. ^ L’articolo unico della legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, «Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione», Gazzetta Ufficiale n. 252 del 26 ottobre 2002, stabilisce che:«I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale». I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
  11. ^ Le lettere di Umberto II sui matrimoni in Casa Savoia
  12. ^ Anche il matrimonio religioso venne celebrato senza informare Umberto II e senza richiederne l'assenso. A Teheran Vittorio Emanuele poteva contare sul legame privilegiato con lo scià Mohammad Reza Pahlavi, che permise di presentare i novelli sposi al fiore dell'aristocrazia europea, ivi convenuta per le feste nazionali di Persepoli. I testimoni delle nozze religiose furono l'ex precettore di Vittorio Emanuele Jacques Piccard, il cognato Robert de Balkany, Corrado Agusta, e Shahram Pahlavi, nipote dello Scià. Si veda Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, pag. 187.
  13. ^ Vittorio Emanuele di Savoia, Alessandro Feroldi, Lampi di vita. Rizzoli, 2002, pag. 97.
  14. ^ Lampi di vita (2002), pp. 202 - 205
  15. ^ Nomine di Umberto II in esilio: http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_Supremo_della_Santissima_Annunziata
  16. ^ Falcone Lucifero, Il pensiero e l'azione del re Umberto II dall'esilio (1966), pag.33
  17. ^ Lampi di vita (2002), Cap. 12 - 13 - 14
  18. ^ Leggi dinastiche della Real Casa di Savoia
  19. ^ Lettere di Umberto II a Vittorio Emanuele sul rispetto delle leggi dinastiche, riportate nel sito di Amedeo di Savoia
  20. ^ [1]
  21. ^ http://www.realcasadisavoia.it/files/ufficiostudi/19691215_VEIV_decreto1_it.pdf
  22. ^ http://www.realcasadisavoia.it/files/ufficiostudi/20050330_adami_it.pdf
  23. ^ Decreto Reale n. 1
  24. ^ Decreto Reale n. 2
  25. ^ Vittorio Emanuele: L'Italia riveda il Trattato di Osimo, http://archiviostorico.corriere.it/1992/dicembre/30/Vittorio_Emanuele_Italia_riveda_trattato_co_0_921230980.shtml
  26. ^ Vittorio Emanuele: tenderò la mano a Scalfaro
  27. ^ Vittorio Emanuele: Italia meno lontana
  28. ^ " Noi Savoia in Italia Scognamiglio ci aiuta "
  29. ^ Dini a cena con Vittorio Emanuele: http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/11/Dini_cena_con_Vittorio_Emanuele_co_0_9608118247.shtml
  30. ^ Cossiga ospita Vittorio Emanuele: [2]
  31. ^ Chiederò a Prodi che l'esilio finisca: [3]
  32. ^ Ordine al merito di Savoia
  33. ^ nel libro Lampi di vita [4] di Alessandro Feroldi (edito da Rizzoli), Vittorio Emanuele dichiarò che:
    • "Io sono il primo ad accettare che in Italia ci sia la repubblica e non più la monarchia", (pagina 162, righe 9 e 10).
    • "Oggi come oggi non vedo l'utilità di riportare in Italia una corona" (pagina 207, righe 8 e 9).
    • "Sappiamo tutti che l'Italia non può più tornare ad essere una monarchia" (pagina 207, riga 26).
    • "Ormai la monarchia in Italia non ha più ragione d'essere" (pagina 216, riga 17).
  34. ^ Alla Camera la lettera di Vittorio Emanuele "Mi impegno a non chiedere risarcimenti" - cronaca - Repubblica.it
  35. ^ La sparatoria dell'isola di Cavallo. Il principe assolto dall'accusa di omicidio
  36. ^ Truffa nei casinò, processate Vittorio Emanuele - Repubblica.it » Ricerca
  37. ^ Sparai a Hamer e fregai i giudici - Repubblica.it » Ricerca
  38. ^ Il video che incastra Savoia, il Fatto Quotidiano, 24 febbraio 2011. URL consultato il 24 febbraio 2011.
  39. ^ A Dirk Hamer sparai così - Un video inguaia Vittorio Emanuele
  40. ^ Nicky Pende: "Sparò a me e colpì Dirk nel sonno"
  41. ^ Biografia di Hamer
  42. ^ Rovinati da Woodcock, Vittorio Emanuele: "Non mi basta l’assoluzione con un bel sorry"
  43. ^ Savoiagate, Vittorio Emanuele assolto
  44. ^ Corriere della Sera, Videopoker, assolto Vittorio Emanuele, 22 settembre 2010.
  45. ^ www.politicaonline.net
  46. ^ Vittorio Emanuele a giudizio
  47. ^ Videopoker, assolto Vittorio Emanuele, La Stampa, 22 settembre 2010
  48. ^ Vittorio Emanuele a giudizio, associazione a delinquere
  49. ^ Videopoker, assolto Vittorio Emanuele - Corriere della Sera
  50. ^ www.realcasadisavoia.it: 19691215_VEIV_decreto1.jpg
  51. ^ www.realcasadisavoia.it: 19691215_VEIV_decreto1_it.pdf
  52. ^ www.realcasadisavoia.it: 20050330_adami_it.pdf
  53. ^ normativa_matrimoni_it.pdf
  54. ^ www.realcasadisavoia.it: 20060707_consulta_it.pdf
  55. ^ Del medesimo avviso autorevoli autori come: S. Bordonali, Un’ipotesi adeguatrice della XIII disposizione finale transitoria, Rivista Araldica, 1995-1999. M. Bon di Valsassina, La XIV disposizione finale della Costituzione e la sua opinabile ricostruzione ermeneutica, Giur. Cost., 1967. Gigi Speroni, In nome del re. Conversazioni con Gigi Speroni, Rusconi, 1986. A. Squarti Perla, In nome del Re, Maroni, 2006.
  56. ^ Alle nozze di Madrid Vittorio Emanuele colpisce Amedeo, La Repubblica (28 maggio 2004)
  57. ^ Intervista
  58. ^ Articolo su www.ilmeridiano.info.
  59. ^ Articolo su www.ilgiornale.it.
  60. ^ www.monarchia.it
  61. ^ www.politicaonline.net
  62. ^ www.diesis.it
  63. ^ www.youtube.com
  64. ^ n° 15702 of 1st March 2003
  65. ^ Badraie
  66. ^ Persepolis


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Giunio Bruto, Bassezza reale. Biografia di Sua Altezza Vittorio Emanuele di Savoia principe di Napoli, Milano, Kaos, 2006, ISBN 88-7953-168-9.
  • Vittorio Emanuele di Savoia, Lampi di vita, Milano, Rizzoli, 2002, ISBN 88-17-87047-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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