Vittorio Ambrosini

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Vittorio Ambrosini (Favara, 26 febbraio 1893Roma, 20 ottobre 1971) è stato un militare e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Fratello di Gaspare, Alessandro e Antonio Ambrosini, è stato un personaggio alquanto singolare, rimasto celebre per il suo impegno politico, su schieramenti opposti, durante il periodo storico che va da inizio Novecento alla fine della Seconda guerra mondiale. Dotato di un carattere particolare che influirà in maniera decisiva sulle sue idee e sui suoi cambiamenti di schieramento.

Inizi[modifica | modifica sorgente]

Fonda con Giuseppe Bottai, Mario Carli ed altri l'"Associazione fra gli Arditi d'Italia" e segue Argo Secondari nella scissione che dà vita agli Arditi del Popolo, dai quali Giuseppe Bottai prende le distanze. È il capo dei Gruppi Arditi Rossi, o semplicemente Arditi Rossi: socialisti, prima, comunisti, dopo, nella (Venezia Giulia), fra i quali un nome di gran spicco per il prosieguo della sua vicenda di combattente antifascista è Vittorio Vidali. Personaggio che attraversa due conflitti mondiali e relativi dopoconflitto, con prese di posizione alternanti e contraddittorie che collegate a fatti rilevanti della storia italiana dei due dopoguerra e del più recente suo prosieguo. Ambrosini e Giuseppe Mingrino sono i soli fra i nomi di spicco del Fronte Unito Arditi del Popolo che, anche se non si possono annoverare fra i maggiori capi militari del movimento, ebbero nel seguito rapporti di collaborazione con la polizia segreta fascista; gli altri capi continuarono la loro lotta sia in Spagna che nella Resistenza, (Guido Picelli, Antonio Cieri, Vincenzo Baldazzi, Alceste De Ambris, ad es., rifiutando come per quest'ultimo le allettanti proposte del regime visti i suoi trascorsi di interventista di sinistra e di sindacalista rivoluzionario) oppure vennero uccisi dagli squadristi (Alberto Acquacalda, ad es.). Per il Mingrino ricordiamo, comunque, che Marco Rossi in Arditi non gendarmi, indica però, Mingrino, dell'Ambrosini.quale capo degli Arditi del Popolo nella difesa di Piombino[1]

  • Occorre dire, per l'Ambrosini, che spesso non si capisce se il suo aderire al servizio di spionaggio fascista fu vero o gli serviva per ordire trame confuse e confusionarie contro il regime, tenuto conto dello svolgersi degli accadimenti nella singolare vita dell'ex capitano degli Arditi ed, inoltre, occorre ricordare che morì suicida dopo aver denunciato che la strage fascista di piazza Fontana era stata ordita all'interno di un gruppo di fuoriusciti del M.S.I. con appoggi interni al partito: Ambrosini ha, contemporaneamente, rapporti di amicizia con Giorgio Almirante e con esponenti del PCI: di queste sue informazioni parla diffusamente con Achille Stuani[2][3]; come avvenne lo strano suicidio, che ricorda per dinamica l'omicidio di Giuseppe Pinelli, non è ancora ben chiarito ed, a molti storici, suscita forti dubbi tale morte "molto opportuna" in quel periodo.

Periodo primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Già nel 1913 è a Berlino quale corrispondente del Giornale di Sicilia, nel 1915 è un interventista di sinistra. Dopo Caporetto va volontario nei reparti d'assalto ed alla fine della prima guerra mondiale raggiunge il grado di capitano. Nel 1919, immerso nell'ambiente futurista, assieme ad altri Arditi futuristi, fra cui Giuseppe Bottai e Mario Carli, fonda l'"Associazione fra gli Arditi d'Italia". È il periodo di forte legame fra ex Arditi futuristi ed il giornale Il Popolo d'Italia di Benito Mussolini. Chi spezza il legame è Mario Carli col suo famoso articolo "Arditi non gendarmi" sull'Ardito, giornale di "Associazione fra gli Arditi d'Italia", dopo l'assalto squadritistico alla Camera del Lavoro di Milano con ex Arditi e futuristi (è pure presente Filippo Tommaso Marinetti), dando le premesse di appoggio carismatico alla fondazione degli Arditi del Popolo di Argo Secondari del 1922, ovvero dopo l'esperienza di Fiume, rivolte proletarie ed ammutinamenti di militari che si mettono fianco a fianco con la popolazione contro gli organi di repressione dello Stato, e l'incremento degli attacchi squadristici alle sedi dei partiti di sinistra e democratici ed alle camere del lavoro, nonché ai singoli militanti. Ambrosini, che scrive pure su "Roma futurista" (e teniamo conto che vi fu anche un futurismo di sinistra il cui personaggio più significativo è Renzo Novatore, ma non è l'unico grosso nome dell'ala di sinistra del movimento futurista), è su posizione di confuso socialismo rivoluzionario. Ambrosini è il fondatore della sezione degli ex Arditi di Palermo e nell'aprile del 1919 fonda, nel capoluogo isolano, i primi "Fasci di Combattimento" mussoliniani in Sicilia. Già dal tempo dell'attacco alla Camera del Lavoro di Milano si domanda però che figura ci fanno gli arditi-futuristi a difendere la borghesia ed a fare il lavoro dei carabinieri, gli arditi-futuristi e gli ex Arditi erano su posizioni "antiborghesi" e "pantofolaie" per loro stessa definizione. Nell'immediato prosieguo partecipa al tentativo di golpe ante-litteram con Argo Secondari tentando di spingere all'insurrezione ed alla presa di potere i militari di stanza a Pietralata, episodio dai contorni molto confusi. E nell'estate del 1919 si schiera sempre di più con l'ala di sinistra del combattentismo avvicinandosi ai socialisti. Il 30 luglio 1919 il prefetto di Roma prende nota che:

« Viene riferito in via fiduciaria che l'Associazione Arditi, malgrado il personale interessamento di Mussolini, non abbia voluto aderire al fascio delle forze interventiste. Lo stesso informatore aggiunge che la propaganda socialista fra gli arditi, inizialmente diretta solo al disgregamento dell'associazione, starebbe per raggiungere un obiettivo ancora maggiore di quello prefissosi, giacché tre dei più autorevoli membri e dirigenti l'Associazione (Mario Carli, Cesare Maria De Vecchi, Ambrosini) avrebbero negata l'adesione al fascio suddetto (mussoliniano) per orientarsi verso il movimento socialista. »

Di dubbia veridicità dell'informatore è il caso di Cesare Maria De Vecchi, ovvero del suo avvicinamento ai socialisti. Lo stesso discorso, nei contenuti, fa Francesco Saverio Nitti in comunicazione del 6 agosto 1919 ad Alberico Albricci, ministro della guerra. Poco prima, nel maggio del 1919, il Comando della divisione militare di Torino pubblica questa circolare:

« D'ordine ministeriale pregasi disporre perché sia proibita le vendita e la lettura nelle caserme del giornale bolscevico (sott. mia) "L'Ardito". Qualora risultasse che militari, specie nei reparti d'Assalto, vendano in pubblico copie di detto giornale, si provveda energicamente avvisando questo comando dei provvedimenti presi. »

Ambrosini scrive una lettera all'Avanti con cui si annuncia la rottura di buona parte degli arditi_futuristi con Mussolini, ma la risposta dei socialisti(almeno quella ufficiale) è di invettive verso Ambrosini ed Argo Secondari, è finito, il mai iniziato formalmente, idillio fra ex Arditi, arditi_futuristi e socialisti: nella pratica, però, non è vero perché molti socialisti entreranno nel fronte unito Arditi del Popolo nel prosieguo, anche con persone di enorme caratura come Guido Picelli, deputato al parlamento e capo carismatico del fronte unito Arditi del Popolo parmense. Ambrosini entra, comunque, nel P. S. I. e nella "Lega proletaria", organizzazione di reduci ma cinghia di trasmissione del PSI che nel periodo più alto d'adesione conta più di 1.200.000 iscritti, con un giornale "Spartacus". Nello stesso anno, Ambrosini scrive diversi lavori per l'Avanti attaccando Benito Mussolini ed i futuristi e ricevendo lodi da Amadeo Bordiga, forse, anche se l'articolo non è firmato, per le sue prese di posizione sul giornale il Soviet del 7 settembre 1919. Entra, poi, nella Guardia Rossa di Milano, di cui si hanno pochissime informazioni, ed, in concomitanza col biennio rosso di Torino, fonda gli Arditi Rossi: dei rapporti fra Ambrosini ed il gruppo soviet ne parla Giuseppe Berti, (Napoli 1901 - Roma 1979), militante e storico delle vicende del PCI, additando quasi il capitano Ambrosini quale infiltrato della polizia, cosa che nel periodo è assolutamente indimostrata e falsa dal come si svolgerà la vicenda dell'Ambrosini stesso in quel lasso di tempo, per cui, invece nel Soviet, giornale viene pubblicato l'intervento di Ambrosini del giugno 1920 e le posizioni dell'Ambrosini si possono riassumere: come di appoggio ai consigli di fabbrica, al metodo rivoluzionario dei soviet come organismo di base ed in linea di massima alla preparazione all'insurrezione proletaria per la presa del potere politico, in cui vengono mescolate idee di socialismo rivoluzionario e/o sindacalismo rivoluzionario con metodi bolscevichi, tesi inaccettabili per la fazione allora dominata da un tentativo di rigida impostazione leninista. Nel periodo del biennio rosso, Ambrosini struttura gli Arditi Rossi con un giornale: "L'Ardito Rosso", edito presso il fascio giovanile socialista[4] di Milano. Il PSI non ha mai avuto struttura paramilitare di autodifesa e risulta inadeguato sia a guidare i fermenti rivoluzionari dell'epoca sia a difendere le sedi e le manifestazioni dagli attacchi squadristi, Amadeo Bordiga convinto della linea leninista conosce, invece, benissimo il problema che può portare la mancanza di struttura militare in un partito rivoluzionario. Per il dirigente comunista, la violenza di risposta alla repressione capitalistica non può nascere spontaneamente dal basso, come asserisce Giacinto Menotti Serrati, ma deve essere guidata e diretta dal partito. Le spinte di Bordiga e della federazione giovanile del PSI non sortiscono effetti a livello di organismi centrali del partito per cui c'è tutta una fioritura di formazioni di difesa proletaria che agiscono in modo scoordinato anche se, in casi puntuali, infliggono dure lezioni agli squadristi: gli Arditi Rossi sono una di queste. In un documento segreto della prefettura di Napoli, in data 13 aprile 1919, viene riportato:

« "Circa la costituzione di comitati segreti i quali dovrebbero preparare tecnicamente la rivoluzione, risulta che qualche accenno se ne fa in alcuni gruppi ristretti, con grande circospezione, per confermare la prossimità di un movimento rivoluzionario. A tener viva tale convinzione si dedicano specialmente i noti ing. Amadeo Bordiga e prof. Giovanni Sanna." »

Ambrosini fugge a S. Marino perché pende sulla sua testa un mandato di cattura ed ivi specifica le finalità e la struttura organizzativa dei Gruppi Arditi Rossi (G. A. R.) o Arditi Rossi:

Raccolta di armi armamento di tutti i militanti dei G. A. R., istruzione all'uso delle armi; protezione delle manifestazioni proletarie e comizi, indicazioni su come disarmare carabinieri e rappresentanti degli organi di repressione dello Stato, in caso di situazione rivoluzionaria, presa dei posti strategici come telefono, ponti ferroviari, depositi di benzina, ecc. ed assalti alle caserme in cui la truppa deve già essere instradata alla rivolta dai Consigli dei Soldati, organismo politico collegato ai G. A. R. che deve agire preventivamente nelle caserme. Si mette, quindi, a disposizione della neonata Frazione comunista del P. S. I. e nel contempo tenta di raggiungere D'annunzio per prender Fiume, ma non riesce a raggiungerlo a causa dei mandati di cattura che gli impediscono movimenti adeguati sul territorio nazionale. Quando sorge il Partito Comunista d'Italia, nel 1921, come farà osservare Lenin, è tardi e la repressione dello Stato, gli attacchi squadristici, la inadeguatezza, sia teorica che organizzativa, del PSI hanno fiaccato, soprattutto militarmente, le organizzazioni del proletatiato: ci sarà ancora il tentativo del Fronte Unito Arditi del Popolo che farà vaccillare l'avvento del fascismo, stroncato grazie all'intervento del governo di Ivanoe Bonomi, visto che gli squadristi erano stati sconfitti dal Fronte Unito Arditi del Popolo in situazioni chiave. Nel periodo immediatamente precedente l'Ambrosini si occupa, come esperto militare, di difesa di occupazione di fabbriche e di protezione di scioperi.

Situazione dopo la nascita del Partito Comunista d'Italia e posizione di Ambrosini[modifica | modifica sorgente]

La nascita del Partito Comunista d'Italia avviene in ritardo, e Lenin critica questo avvenimento, l'ondata rivoluzionaria in Italia è ormai in deflusso a causa dei continui attacchi squadristici e dell'appoggio offerto loro dagli organi di repressione dello Stato. La dirigenza socialista e la frangia comunista all'interno del PSI non sono state in grado di dotare le organizzazioni proletarie di formazioni paramilitari di autodifesa ben dirette e collegate fra di loro, pur tenendo conto che Amedeo Bordiga aveva dimostrata sensibilità per il problema ma la riteneva, comunque, di secondo piano rispetto alla strutturazione del partito comunista rivoluzionario. In tale periodo, il Partito Comunista d'Italia altro non può fare che subire gli attacchi sia fascisti che del sistema statale nelle sue varie espressioni, la morte di Spartaco Lavagnini ne è esempio, così come i Fatti di Empoli 1921. Il primo caso come esempio della tracotanza fascista, il secondo come esempio di collusione fra squadristi ed apparati istituzionali. Nel febbraio del 1921 viene attaccata e distrutta dagli squadristi la sede di "Il Lavoratore" di Trieste, e finiscono in carcere Giuseppe Tuntar[5] ed i compagni triestini.[6]

Nel frattempo Ambrosini, fra l'altro deluso per la non forte adesione del Partito Comunista d'Italia, a livello di organismi centrali, alla strutturazione degli Arditi Rossi ed in quanto inseguito da numerosi mandati di cattura, continua le sue peregrinazioni e, dopo non aver potuto raggiungere D'Annunzio a Fiume, si reca ripetutamente a Vienna, città riconosciuta da tutti i servizi segreti quale crocevia per la connessione con la rivoluzione Bolscevica ed i suoi emissari. A Vienna la polizia indica Ambrosini appartenente ad un fantomatico gruppo affiliato alle ancor più fantomatiche "Bande Rosse di Pietroburgo", assieme a Nicola Bombacci.

È da notare che fra i dirigenti del Partito Comunista d'Italia, Ambrosini e Nicola Bombacci fan parte della minoranza del Partito Comunista d'Italia che è favorevole agli Arditi del Popolo seguendo nettamente le indicazioni dell'Internazionale comunista. Anche Antonio Gramsci, come si deduce dai suoi articoli su l'Ordine nuovo e dall'invio di emmissari ad intervistare Argo Secondari, vede di buon occhio il sorgente Fronte Unito Arditi del Popolo, e con l'attenzione e l'acutezza politica che lo distingue nel nucleo dirigente aveva cercato di incontrare Gabriele D'Annunzio tramite il tenente filocomunista della Legione di Fiume Marco Giordano, quando si era reso del senso in cui stava stava evolvendo l'Impresa di Fiume. Su l'Ordine Nuovo 8 luglio del 1922 per quanto riguarda gli Arditi del Popolo si legge

« "il primo tentativo di riscossa operaia contro le orde della reazione" »

ed il 15 luglio Antonio Gramsci esplicita:



« "Sono i comunisti contrari al movimento degli Arditi del Popolo? Tutt'altro; essi aspirano all'armamento del proletariato, alla reazione di una forza armata che sia in grado di sconfiggere la borghesia e di presidiare l'organizzazione e lo sviluppo delle nuove forze produttive generate dal capitalismo" »

in perfetta linea con le indicazioni dell'Internazionale. Ma son le posizioni della minoranza del gruppo comunista dirigente.

I militanti comunisti, contravvenendo alle indicazioni del partito, ma seguendo quelle dell'Internazionale saranno numericamente il gruppo più consistente del Fronte Unito Arditi del Popolo.

Ambrosini su "L'Internationale Communiste" pubblica un articolo in cui rinforza le critiche rivolte al Partito Comunista d'Italia da Vorovskij, rappresentante del governo sovietico a Roma mentre Umberto Terracini riconferma la posizione ufficiale del Partito Comunista d'Italia su Correspondance Internationale del dicembre del 1921.

Ambrosini dopo il 1922 e nella diaspora dei rifugiati politici[modifica | modifica sorgente]

Ambrosini è fedele alla linea dell'Internazionale ed esprime il suo dissenso dalle indicazioni di mancata partecipazione Al Fronte Unito Arditi del Popolo dalle colonne "Kommunismus" e di "Revue Communiste". Pubblica un libretto: "Per la difesa e la riscossa del proletariato italiano" in cui continua a dissentire dalla linea "Bordighiana" sui metodi di autodifesa proletaria, e dopo il congresso di Roma del 1922 si dimette dal Partito Comunista d'Italia. A Vienna, all'inizio del 1923, fonda, in perfetto accordo con i dettami del IV Congresso del Comintern, inerenti alla fusione tra Partito Comunista d'Italia e PSI, il nuovo raggruppamento dal nome Partito Comunista d'Italia Unificato non riconosciuto dal Partito Comunista d'Italia. Vienna in quel momento è crocevia di agenti di varie ideologie politiche e di servizi di varie nazionalità, nonché di agenti procatori fascisti. Ambrosini entra nel Circolo proletario Andrea Costa e nel comitato degli esuli ma ne viene ben presto espulso e si avvicina a personaggi legati al dissenso fascista ma è ancora individuato dai servizi polizieschi come emissario dell'Internazionale. Alla fine del 1923 Nicola Bombacci fa un singolare discorso in parlamento in cui si ipotizza un'alleanza fra fascismo e Russia sovietica mentre è presente a Vienna Attilio Tamaro delegato del P. N. F. per vedere se ci sono condizioni per una alleanza fra Russia, Italia e Germania. Ambrosini è un tramite per queste manovre dietro cui c'è il "Comintern" col duplice scopo di indebolire l'accerchiamento capitalista che circonda la Russia sovietica e che ha sovvenzionato i controrivoluzionari e continua ad appoggiare i focolai rimenenti ed il fuoriuscitismo russo antibolscevico. L'altro scopo, in situazioni come quella italica in cui il proletariato è sconfitto ma non ancora domo e ci sono ancora partiti antifascisti con strutture organizzate, è tentare di indebolire il fascismo (l'altra faccia della medaglia è il fronte unico antifascista) dal suo interno sfruttando anche la disillusione dei fascisti in "buona fede" come li chiamerà in seguito Antonio Gramsci. Ambrosini, tornato in Italia nel 1924 al momento dell'omicidio di Giacomo Matteotti, assume posizioni contro i socialisti ed accetta incarichi come agente provocatore da Crispo Moncada, scrivendo contemporaneamente su L'Epoca, quotidiano diretto da Giuseppe Bottai, l'"intellettuale" del fascismo legato, al tempo (come Ambrosini), all'ambiente futurista ed ardito futurista presente alle riunioni di fondazione degli Arditi del Popolo di Argo Secondari e Vincenzo Baldazzi,(come vediamo, tutti personaggi che provengono dai battaglioni d'assalto), ma che prenderà immediatamente le distanze dalla scissione portata avanti da Argo Secondari, non appena si accorge che è un'organizzazione strutturata appositamente e soprattutto militarmente, contro i fascisti. Ambrosini è ancora fra i fondatori di una rivista "La Sintesi" intitolata in questo modo perché fa riferimento ad un discorso di Benito Mussolini del 7 giugno 1924 in cui Mussolini indicava una via politica di congiungimento fra i due grossi movimenti rivoluzionari del dopoguerra (rivoluzionari per il fascismo è un aggettivo dato dal "duce"): il fascismo ed il bolscevismo. Siamo ancora prima, di poco, dell'omicidio di Giacomo Matteotti, dopo questo e "grazie" soprattutto all'Aventino dei partiti democratici, come condannerà poi con estrema durezza Carlo Rosselli[7] il fascismo potrà procedere "sulle sue gambe" senza tentennamenti, ripensamenti al "fascismo originale" (non ancora asservito a tutto campo al compito di bastonatore degli avversari di capitalisti ed agrari ed ammiccamenti) alla Russia Sovietica. Sinteticamente in questo periodo s'intrecciano e si sovrappongono le tattiche del Comintern verso l'Italia e la tattica di Mussolini uomo di straordinaria astuzia politica. Amrosini nel 1925 è fra i fondatori del periodico "Roma-Mosca",

nell'agosto

« .... ieri poi D'Aragona....(ha avuto solo) una conversazione con Vittorio Ambrosini, quel tale su "Roma-Mosca", (Ambrosini) ora agente della repubblica dei Soviet, come era nel ‘19-20 agente provocatore dell'arditismo rosso.". »

Ambrosini conferma in questo discorso nel contenuto

« "politicamente mi trovo tra Lenin e Mussolini, cioè per l'uno e per l'altro per quel tanto di rivoluzionario che entrambi hanno, e ritengo che dai due debba venire la sintesi di nuova vita politica e sociale". »

La rivista "Sintesi" viene sciolta nel 1926 ed Ambrosini fonda "Movimento Impero Lavoro" e scrive sulla rivista "Lo Stato Sindacale". Svolge nel contempo un lavoro di tramite fra ambienti fascisti ed addetti dell'ambasciata sovietica facendosi promotore dell'incontro fra Edmondo Rossoni[8] accompagnato da Augusto Turati, in cui concessero un'intervista a Vladimir Kournosov inviato dell'agenzia Tass. La vicenda di Ambrosini nel periodo (ed in parte anche nel prosieguo) è, in certo qual modo, simile a quella di Nicola Bombacci e nel fuoriuscitismo francese si intreccerà con quella di Giuseppe Mingrino, già deputato socialista negli anni '20 schierato nell'appoggiare gli Arditi del Popolo, che diverrà agente provocatore per il servizio segreto fascista nel fuoriuscitismo in Francia per ovviare alla galera consenguente ad un traffico di cocaina in cui era stato implicato, e preso, e che gli serviva peravere i soldi per la sopravvivenza nel periodo di furiuscitismo: banalmente ricattato: Ambrosini e Mingrino sono gli unici due grossi nomi, legati agli Arditi del Popolo, che avranno connivenze col fascismo o peggio ne diverranno agenti provocatori, Nicola Bombacci dopo varie giravolte si riavvicinerà al fascismo nel suo momento più tragico sperando ancora di riportarlo alle origini "rivoluzionarie". Occorre rimarcare i legami fra Bombacci e Mussolini che perdurano durante tutto il regime e la personalità del "duce" con la sua enorme astuzia nel campo politico per capire questa situazione: Bonacci seguirà Mussolini fino ad essere giustiziato con lui. Queste tre, per molti aspetti, grosse personalità hanno dei punti in comune vediamo: la convinzione che le due "rivoluzioni del secolo" fascista e bolscevica possano trovare un accordo operativo, non capendo che quella fascista fu solo presentata molto astutamente da un vero ex rivoluzionario di valore (Benito Mussolini) come una rivoluzione, la tendenza all'intrigo tipica in Ambrosini nonché il ricatto della polizia segreta fascista molto in uso nel fuoriuscitismo, termine poliziesco fascista ma che dà bene l'idea del periodo. Ambrosini va a Parigi nel 1926 assieme ad Alfredo Gerevini, (al soldo dei servizi riservati italiani) infiltrato nel gruppo sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni, prende contatto con Giuseppe Mingrino ed insieme fanno da delatori ma, anche e soprattutto, da agenti provocatori nell'ambiente dei fuoriusciti.

« Facendo affidamento sui loro antichi meriti di dirigenti degli "Arditi del Popolo" essi contavano di causare, con ben indirizzate provocazioni verso i gruppi dirigenti del fuoruscitismo, disorientamento nelle masse operaie emigrate. Nel marzo del 1926, Mingrino aveva aggredito Bazzi e Rossi [entrambi fuorusciti fascisti] in Place de la Madeleine per indurre la polizia francese a dichiararli indesiderabili ed emanare il relativo foglio di via. L'aggressione e l'uscita d'un foglietto "Lo stato sindacale", che rispolverava strumentalmente vecchi temi sindacalisti rivoluzionari corridoniani, furono le uniche maldestre iniziative condotte a termine dal gruppetto di provocatori »

mentre, invece, Ambrosini da un suo documento al Direttore generale della PS del 4 settembre 1926

« « Impostai l'azione Mingrino contro Rossi e Bazzi in modo che apparisse come una vendetta personale del Mingrino per l'affare della cocaina. Feci, infatti, inventare al Mingrino la storia che il Rossi gli aveva messo la cocaina nella valigia: gli feci proclamare ciò in un comizio di profughi in modo che gli stessi operai si presentassero al Mingrino proponendogli di andare ad aggredire Rossi e socii e lo accompagnarono, infatti, nell'aggressione. Al momento dell'aggressione avevo poi preparato i miei uomini diretti dal Gerevini, i quali provvidero a tenere Rossi e Bazzi per le spalle quando avvenne il fatto e poi accompagnarono il Mingrino alla polizia, al "Corriere degli Italiani" e nelle redazioni dei giornali francesi confermando dappertutto la versione che Mingrino era stato provocato, che Rossi e Bazzi gli avevano offerto del denaro, ecc.. La massa dei fuorusciti accolse con soddisfazione l'azione Mingrino, che fu in un primo tempo applaudita da tutti i gruppi, meno che da quello di Donati "Corriere degli Italiani", gente più intelligente che aveva fiutato l'esistenza di qualche trucco (*Giuseppe Donati dirigente del gruppo sindacalista “Filippo Corridoni” con Vittorio Picelli fratello di Guido Picelli e altri fuoriusciti curò la pubblicazione del “Corriere degli Italiani”)..» »

Mauro Canali e Vittorio Ambrosini danno differenti valutazioni dell'"operazione". Gli storici degli Arditi del Popolo che parlano della vicenda, si avvicinano più alla posizione del Canali ma sottolineando maggiormente il peso del Mingrino. In effetti, l'Ambrosini, a Parigi, non ha più credito, torna in Italia ed è spedito al confino dal regime fascista per aver fatto un "doppio gioco", cosa probabile visto anche il prosieguo degli avvenimenti del secondo dopoguerra. Resta al confino fino al 1931, quando viene liberato, inizia a collaborare col numero di codice 532 con la polizia politica fascista. Riprende le amicizie coi vecchi compagni antifascisti e comincia ad inviare informative su questi ultimi ai servizi del regime[10]. La collaborazione con la polizia politica continuerà fino al maggio del 1943. A Roma nel 1936 è editore di "Lo Stato Corporativo", ma, allo scoppio della guerra, collabora con i fascisti dissidenti di Felice Chilanti che nel prosieguo diverrà uno dei capi della più forte compagine della Resistenza romana, Bandiera Rossa Roma, storico, scrittore e giornalista che curerà, intervistandolo, la biografia di Giuseppe Di Vittorio

Ambrosini nel periodo a cavallo della seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 1942 viene fatta una denuncia secondo la quale un gruppo di una settantina di fascisti di "sinistra" stanno preparando un colpo di mano per eliminare i fascisti reazionari Ciano compreso e chi guiderebbe questo gruppo sarebbero proprio Ambrosini e Felice Chilanti, la denuncia è fatta da un appartenente al gruppo stesso Armando Stefani.

Ambrosini nel secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo la guerra riesce ad avere che escluda che lui abbia mai fatto parte dell'OVRA tramite l'"amicizia" di un ex capo della polizia: Carmine Senise[11], "amicizia" o più verosimilmente ricatti incrociati e scambio di favori, ed inizia ad organizzare un comitato di difesa per quelli su cui pende il sospetto di essere stati spie fasciste; fonda "Il tribuno socialista" ed il "Gruppo politico indipendente Italiani di Sicilia di Africa e del Mediterraneo" e si candida all'Assemblea Costituente senza essere eletto assumendo anche la difesa di Amleto Poveromo, uno degli assassini di Giacomo Matteotti. Nel 1958 è candidato col MSI da cui si stacca passando alla destra democristiana. Ambrosini, come si vede, si muove freneticamente, facendo e disfacendo, passando da una parte all'altra sempre tendendo ad ordire strane trame ed Ernesto Rossi asserisce:

« Dalla Guida Monaci[12] 1956 risulta che Vittorio Ambrosini è oggi presidente dell'Ente Nazionale Difesa Civile d'Italia, presidente dell'Ente Italiano Assistenza per il Ceto Medio, Proletariato intellettuale e Sottoproletariato, direttore del periodico "La difesa dell'Italia e degli Italiani" »

oltre ad essere stato nel secondo dopoguerra anche presidente della Federazione nazionale Arditi d'Italia

Indro Montanelli scrive a Leo Longanesi di essere stato sfidato a duello dall'avvocato Ambrosini, capo di una "Lega pugiadista italiana" a causa di un suo articolo sul Corriere della sera, il tramite è il conte Ottavio Martinis Marchi ed il colonnello Aurelio Favia, questo dà ancora maggiormente un'idea del carattere di Ambrosini e dei vari ambienti da lui frequentati, compreso Rauti, Borghese, De Lorenzo questo nel seguito attorno alla fine anni '60, da dove inizia l'ultima fase della vita di Ambrosini con collegamenti alle stragi fasciste ed alla strategia della tensione:

« "Un'altra è quella dell'avvocato Vittorio Ambrosini di Milano, amico di Almirante e di altri personaggi della destra, ma anche dell'allora ministro dell'Interno Franco Restivo e del deputato comunista Achille Stuani[13]. Proprio a questi ultimi Ambrosini scrive il 14 dicembre dicendo di essere a conoscenza di alcuni retroscena della strage di Piazza Fontana: fa il nome di Ordine Nuovo, dice che gli attentatori vanno ricercati nel "gruppo di dissidenti usciti dal MSI che andarono in licenza premio in Grecia". Nel luglio 1970, interrogato dai magistrati, ritratta tutto. Ma un anno dopo, incontrandosi con Stuani, conferma di essere al corrente di fatti gravi. Nel settembre 1971 Ambrosini viene ricoverato in ospedale, per sospetto infarto. Il 21 ottobre muore suicida, lanciandosi dal settimo piano della clinica,(la sua camera era però al quinto: nota non appartenente allo stralcio qui riportato) dopo aver lasciato un biglietto di addio. Ma le circostanze della sua morte non sono chiare e molti dubitano che di vero suicidio si trattò." »

Fonte: Alessandro Silj[14], Malpaese: "Criminalità, corruzione e politica nell'Italia della prima repubblica", Donzelli, 1994, pag. 127-128

« "Sempre secondo Izzo, "Jean" sarebbe coinvolto in uno degli episodi più oscuri della strage di piazza Fontana: "Dandini mi fece accenno che questo francese era una persona di notevoli capacità operative, in quanto aveva eliminato un testimone della strage di piazza Fontana facendo passare il fatto per suicidio. Il testimone era stato gettato da una finestra o qualcosa di simile". Il testimone in questione era un avvocato di sessantotto anni (è un errore, gli anni sono settantotto, nota mia), Vittorio Ambrosini, gettato nell'ottobre 1971 da una finestra del settimo piano della clinica in cui era ricoverato dopo aver dichiarato di conoscere gli autori dell'attentato di piazza Fontana." »

Fonte: Fabrizio Calvi-Frederic Laurent[15], Piazza Fontana. La verità su una strage, Mondadori, 1977, pag. 92-93

Finisce in questo modo tragico ed oscuro la vita di questo strano personaggio la cui ambiguità di scelte non è probabilmente da ascrivere ad opportunismo e/o codardia personale bensì, genericamente ed impropriamente parlando, al carattere.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del popolo (1917-1922) - Rossi Marco - BFS Edizioni - Libro - Libreria Universitaria - 9788886389334
  2. ^ LA STRAGE DI STATO - Postfazione
  3. ^ http://www.ecn.org/ponte/mediateca/stragedistato.pdf
  4. ^ Antonio Gramsci - Città Futura
  5. ^ [1]
  6. ^ Leftcom
  7. ^ [2]
  8. ^ [3]
  9. ^ http://www.cultura.marche.it/CMDirector.aspx?id=4738
  10. ^ Mauro Canali, Le spie del regime, Bologna, Il Mulino, 2004, ad indicem
  11. ^ [4]
  12. ^ [5]
  13. ^ Achille Stuani fu fra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, comandante partigiano, parlamentare del PCI, fuoriuscito dal partito su posizioni di sinistra; amico dell'Ambrosini.
  14. ^ Silj Alessandro Libri - I libri dell'autore: Silj Alessandro - Libreria Universitaria
  15. ^ :::..www.osservatoriodemocratico.org..:::Bibliografia sugli avvenimenti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Specifica su voce
Più generale
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (1919-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000
  • Marco Rossi, Arditi, non gentarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed., Salerno
  • Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione - Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, Edizioni Oriente, Milano, 1970
  • Paolo Spriano, Storia del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
  • Mauro Canali, Le spie del regime, Il Mulino, Bologna, 2004
  • Marco Sassano, La politica della Strage, Marsilio, Padova, 1972

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Personaggi di Favara - Vittorio Ambrosini

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