Vittore e Corona

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Santi Vittore e Corona
Miniatura col martirio dei santi Vittore e Corona.
Miniatura col martirio dei santi Vittore e Corona.

Martiri

Nascita San Vittore: Cilicia; Santa Corona: Alessandria di Siria
Morte Alessandria di Siria, 14 maggio 171
Venerato da Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa
Ricorrenza 14 maggio
Patrono di Feltre, Diocesi di Belluno-Feltre, Castelfidardo, di Osimo fino al 1967

San Vittore (Cilicia, ... – Alessandria di Siria, 14 maggio 171[senza fonte]) e Santa Corona, o Incoronata o Stefania (Alessandria di Siria, ... – Alessandria di Siria, 14 maggio 171[senza fonte]), sono due martiri che subirono il martirio nel II secolo in Siria. Sono ricordati nel martirologio geronimiano il 14 maggio.

I santi Vittore e Corona sono patroni di Feltre e della diocesi di Belluno-Feltre.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, san Vittore era un legionario cristiano (alcune fonti lo indicano proveniente da Ocriculum - l'odierna Otricoli) di stanza in Egitto ai tempi dell'imperatore romano Marco Aurelio.

Per via della non rinnegata professione pubblica della sua fede, fu denunciato come cristiano al Tribunale del prefetto romano Sebastiano e quindi condannato a morte nell'anno 168 o 171.

Santa Corona sarebbe stata invece la moglie di un commilitone di Vittore; mentre lui subiva il supplizio da parte dei pagani, lei lo avrebbe incoraggiato a resistere alle torture chiamandolo pubblicamente beato e per questo fu anch'essa condannata ad un crudele martirio: fu legata alla cima di due palme piegate, che raddrizzandosi la squartarono, mentre san Vittore venne decapitato.

Potrebbe trattarsi di due santi anonimi, che furono venerati con i nomi riferiti alla "vittoria" e alla "corona del martirio", ricordati due volte nel martirologio: il 1º aprile come "Vittore e Stefania" e il 14 maggio come "Vittore e Corona".

Il culto dei santi Vittore e Corona nella diocesi di Belluno-Feltre[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione i corpi dei due santi sarebbero giunti a Feltre nel IX secolo; qui, sul monte Miesna, tra il 1096 e il 1101 fu poi eretto un santuario in loro onore.

Un'iscrizione in latino di dodici righe su una tavoletta plumbea, rinvenuta nella tomba attribuita ai martiri in occasione di una ricognizione nel 1943, dice:

"Anno CCV ab incarnato Verbo sub Antonino C(aesari) corpora s(an)c(t)or(um) mart(yrum) Victoris et Coron(a)e transvecta s(un)t a Theodoro mart(yre) et a me indigno Solino e[pis(copo) u]rbis Ceroni(a)e hic recondita s(un)t sub die XVIII sept(embris) in XRO IHV".

Il testo si riferisce ad una prima traslazione dei corpi via mare, che sarebbe stata compiuta da san Teodoro martire nel 205 e ad una seconda deposizione compiuta dal vescovo della città di Ceronia, Solino.

Dal 13 maggio 2011 al maggio 2012 il cranio di san Vittore, custodito a Praga insieme ad un braccio di santa Corona, è stato venerato nel santuario in occasione del giubileo vittoriano.

Il culto di san Vittore ad Osimo nei secoli[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Osimo (AN)coincice invece con quella di Castelfidardo (AN)secondo la quale i corpi di Vittore e Corona sarebbero stati sbarcati al porto di Numana (AN) pochi anni dopo il loro martirio insieme a quello di S. Filippo.

Nel 1193 i resti furono traslati a Osimo, dopo essere sostati a Castelfidardo che ne custodisce un braccio.

Nascoste le reliquie dei due martiri per terrore di una profanazione saracena, furono riesumate nel 1432.

Il vescovo Bichi fece una ricognizione sui sarcofaghi nella cripta del duomo di Osimo nel 1662.

Di S. Vittore, patrono di Osimo fino al 1967, vi è testimonianza scritta del culto già sugli Statuti e nelle Riformanz dal XIV sec.fino al XVIII sec.

Al patrono S. Vittore era dedicata una grande fiera, anche di quindici giorni a seconda dei periodi storici, a ridosso del 14 maggio.

Ai festeggiamenti di S. Vittore è legata la tradizione del carro e della Lizza del Moro, un torneo cavalleresco, tradizioni queste finite con l'avvento napoleonico.

Il culto di san Vittore ad Otricoli[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altre fonti[1] ed un'antica tradizione locale, san Vittore sarebbe stato un cittadino di Ocriculum. Nel 171 d.C. i suoi commilitoni l'avrebbero riportato in patria, risalendo in barca il fiume Tevere, ed il suo corpo sarebbe stato nascosto in un piccolo ipogeo vicino al fiume stesso.

Successivamente, nel 540, il vescovo di Otricoli san Fulgenzio avrebbe riscoperto il nascondiglio in cui il corpo era stato nascosto, trasportandolo quindi all'altare maggiore della Cattedrale, dedicata al medesimo santo.

In seguito alla definitiva distruzione di Ocriculum per mano dei Longobardi (avvenuta probabilmente nell’anno 601), la popolazione abbandonò la città costruita sulla pianura del Tevere e si spostò sulle colline circostanti (forse nel sito dell'abitato pre-romano), dando origine all’odierna città di Otricoli.

Nel 1351 il vescovo di Narni fece trasportare il corpo di san Vittore dalla chiesa ormai in rovina sul Tevere alla chiesa collegiata di Santa Maria Assunta in Otricoli, dove fu anche trasportata l’antica iscrizione dedicatoria apposta dal vescovo san Fulgenzio.

Studi sui corpi dei santi[modifica | modifica wikitesto]

Studi condotti dall'Università di Padova hanno rivelato l'autenticità dei corpi custoditi a Feltre.[senza fonte][non chiaro]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bibliotheca Hagiografica Latina 8559, 8538 b; Acta Sanctorum, mai, III, 269. cfr Pietrangeli, Ocriculum, cit., 1942.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Maria Guglielmi. Il gruppo dei Martiri Otricolani e l'antico loro ipogeo sulle sponda del Tevere, Roma, Tipogrfia arte e lavoro, 1921.
  • Carlo Pietrangeli. Monumenti paleocristiani di Otricoli in Rivista di archeologia cristiana, Roma, 1941.
  • Carlo Pietrangeli. Ocriculum, Roma, Reale Istitvto di Stvdi Romani editore, 1942.

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