Viticoltura in Italia

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La viticoltura in Italia, intesa come pratica della coltivazione della vite per la produzione di vino ha origini remote; non a caso l'antico nome dell'Italia era Enotria (terra del vino), dal nome degli Enotri, abitanti dell'attuale Basilicata, che fin da 500 anni prima di Cristo avevano sviluppato e perfezionato le tecniche di viticoltura, vinificazione e conservazione del vino.

La vite esisteva comunque nella penisola già da centinaia di anni; le piante provenivano principalmente dalla Grecia, come testimoniano i nomi di alcuni vitigni molto diffusi a quel tempo (ed ancora ai giorni nostri), il Greco e l'Aglianico (contrazione da Ellenico).

Gli Etruschi mantennero vive le tecniche di coltivazione e produzione del vino, in particolare nell'Italia centrale; in seguito i Romani nel corso delle invasioni della Gallia e della Britannia esportarono in quei luoghi sia le piante di vite che le relative tecniche di viticoltura.

Durante il Medioevo la viticoltura si mantenne viva soprattutto per merito dei monaci all'interno dei monasteri, anche se finalizzata principalmente per la produzione di vino da messa.

Nei secoli seguenti venne privilegiato l'aspetto quantitativo, dovuto alla facilità di coltivazione della pianta, ma i vini prodotti erano di qualità non eccelsa; tuttavia in alcune zone (Toscana e Piemonte) si iniziavano già ad evidenziare i primi tentativi di miglioramento.
In Toscana vennero definite sia le zone di produzione che la formula del chianti classico, mentre in Piemonte vennero applicate le tecniche vitivinicole francesi per migliorare la produzione dei vini da uve nebbiolo, cominciando a produrre un vino barolo in possesso di caratteristiche qualitative superiori rispetto a quello fino ad allora prodotto.

Ma nella seconda metà del secolo XIX, proprio quando la viticoltura iniziava a svilupparsi sia tecnicamente che qualitativamente, le piante vennero aggredite dalla fillossera, un insetto che ne provocava la morte; l'epidemia causò la distruzione della quasi totalità delle vigne; solo dopo alcuni anni si riuscì a trovare un rimedio, consistente nell'innestare le viti autoctone sui fusti di vite americana (vitis labrusca), insensibile alla fillossera.

Nel secolo XX vengono promulgate le prime leggi specifiche tese a disciplinare la produzione del vino; inizialmente l'obiettivo era quello di tutelare la tipicità del prodotto, in seguito, nel rispetto delle norme comunitarie, anche la sua qualità. Le più significative sono:

  • il Regio decreto legge n° 497 del 7 marzo 1924, riguardante le disposizioni per la difesa dei vini tipici,
  • il D.P.R. n° 930 del 12 luglio 1963, riguardante la regolamentazione dei vini di qualità prodotti in regioni determinate,
  • la legge n° 164 del 10 febbraio 1992, riguardante la nuova disciplina delle denominazioni di origine dei vini.

Attualmente la vite viene coltivata in tutte le regioni italiane, e l'Italia è il secondo produttore mondiale dopo la Francia (dati FAO 2003).
Le esportazioni ammontano a circa 18 milioni di ettolitri annui, principalmente verso Germania, Regno Unito e Stati Uniti d'America.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La Sicilia del Vino, di S. Barresi, E. Iachello, E. Magnano di San Lio, A. Gabbrielli, S. Foti, P. Sessa. Fotografia Giò Martorana, Giuseppe Maimone Editore, Catania 2003

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