Visitor Q

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Visitor Q
Visitor Q.JPG
Il primo incontro tra Kiyoshi e il Visitatore (con il sasso in mano)
Titolo originale ビジターQ
Bijitā Kyū
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 2001
Durata 84 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Takashi Miike
Soggetto Itaru Era
Sceneggiatura Itaru Era
Produttore Reiko Arakawa, Seiichiro Kobayashi, Susumu Nakajima
Fotografia Hideo Yamamoto
Montaggio Yasushi Shimamura
Musiche Kôji Endô
Interpreti e personaggi
Premi
  • 2001: Fant-Asia Film Festival (miglior film)
  • 2001: Sweden Fantastic Film Festival (premio speciale)
  • 2002: Japanese Professional Movie Awards (miglior regia)
« Lo sto facendo veramente! Arrivo. Sì, sei bagnata! Sei morta ma sei tutta bagnata. I misteri della vita sono strabilianti! Persino un cadavere può bagnarsi! È fantastico! Fantastico! Hey, questa è merda! Non è un mistero della vita, è merda! »
(Kiyoshi, mentre ha un rapporto sessuale con il cadavere di una giornalista)

Visitor Q (ビジターQ Bijitā Kyū?) è un film del 2001, diretto da Takashi Miike.

Fa parte di un progetto per la televisione giapponese, intitolato Love Cinema. È stato girato interamente in digitale.[1]

Per i temi trattati (incesto, necrofilia, bullismo e stupro) è considerato uno dei film più controversi e provocatori diretti dal regista giapponese.[1]

Indice

Trama [modifica]

La famiglia Yamazaki è una famiglia totalmente allo sbando. Kiyoshi (Kenichi Endo) è il padre, un giornalista televisivo represso, ossessionato da un servizio sulla sessualità tra i giovani e sul bullismo. All'inizio del film ha un rapporto sessuale con la figlia Miki (Fujiko), che abita per conto suo e fa la prostituta. Dato che Kiyoshi soffre di eiaculazione precoce, la figlia lo prende in giro alla fine del rapporto.

Keiko (Shungiku Uchida) è la madre, una donna costantemente picchiata dal figlio minore Takuya (Jun Mutô) -che è a sua volta vittima del bullismo dei compagni di scuola-, e trova rifugio nella droga che si procura prostituendosi anch'esso.

Un giorno Kiyoshi conosce uno strano ragazzo, che non parla quasi mai, che gli lancia più volte una pietra in testa per poi seguirlo fino a casa. Il ragazzo, il "Visitatore" del titolo, diviene così parte della famiglia, che inizia a cambiare. La madre trova il coraggio di ribellarsi al figlio e gli lancia un coltello, sfiorandolo di poco, e inizia a riscoprire la propria sessualità grazie al Visitatore che le riesce a far uscire un enorme quantitativo di latte dalle mammelle. Il padre, mentre segue il figlio con la scusa di documentare il bullismo a cui viene sottoposto dai suoi compagni, a causa del rifiuto di una sua collega giornalista di prender parte alle riprese, viene colto da raptus e, nel tentativo di violentarla, la uccide, mentre il Visitatore riprende tutto con una telecamera a mano. Portato a casa il cadavere per volerlo fare a pezzi, decide comunque di consumare l'amplesso interrotto poco prima. A causa del rigor mortis il suo pene rimane però incastrato nella vagina della donna, e Kiyoshi è costretto a chiedere aiuto alla moglie che intanto è in cucina per mostrare al Visitatore di riuscire finalmente a produrre latte dalle mammelle senza bisogno del suo aiuto. Portato il marito con il cadavere in bagno, iniettandogli dell'eroina riesce in fretta a tranquillizzarlo, risolvendo la situazione. Kiyoshi e Keiko accorrono quindi in aiuto del figlio che sta venendo picchiato davanti a casa dai bulli, uccidendoli in maniera selvaggia, poi iniziano insieme a fare a pezzi il cadavere della giornalista.

Prima di sparire, il Visitatore incontra per l'ultima volta Takuya che giace nella pozza di latte versato dalla madre, ringraziando il Visitatore e promettendo di iniziare a studiare. Infine il Visitatore incontra per strada Miki che gli propone di copulare, al che il ragazzo le tira una pietra sul volto. Miki torna alla casa natale e dalla finestra vede la madre in giardino che allatta il padre. La ragazza si avvicina lentamente ai due e succhia anch'essa il latte della madre.

Collegamenti ad altre pellicole [modifica]

  • Il soggetto del film presenta delle analogie con quello di Teorema, diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1968.[1]
  • La sequenza in cui Kiyoshi viene sodomizzato con un microfono da un gruppo di ragazzi verrà riproposta in Agitator, diretto da Takashi Miike nel 2001, in cui la violenza è subita da una ragazza.
  • Una mungitura dei seni è presente anche in Gozu, diretto da Takashi Miike nel 2003.

Note [modifica]

  1. ^ a b c Autori vari, Dossier Nocturno n.38. Il fantasma della libertà. Il cinema estremo di Takashi Miike, Milano, Nocturno, settembre 2005.

Collegamenti esterni [modifica]

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