Virtus Pallacanestro Bologna

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Virtus Pallacanestro Bologna
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Logo Virtus Pallacanestro Bologna.png
Vu nere
Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa
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Trasferta
Colori sociali Bianco e Nero.svg Bianco e nero
Inno "Virtus, Virtus"
Andrea Mingardi
Dati societari
Città Bologna
Paese Italia Italia
Confederazione FIBA Europe
Federazione FIP
Campionato Serie A
Fondazione 1929
Presidente Italia Renato Villalta
General manager Italia Bruno Arrigoni
Allenatore Giorgio Valli
Palazzetto Unipol Arena
Casalecchio di Reno (BO)
(8 650 posti)
Sito web www.virtus.it
Palmarès
Star*.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgSupercoppa di pallacanestro.svgIcona Euroleague.pngIcona Euroleague.png
Scudetti 15
Coppe Italia 8
Supercoppa italiana 1
Euroleghe 2
Coppe europee 1 Coppa delle Coppe
1 EuroChallenge
Altri titoli 1 Prima Divisione
Basketball current event.svg Stagione in corso

La Virtus Pallacanestro Bologna è un club italiano di pallacanestro; fondato nel 1929, dopo l'Olimpia Milano è la squadra più titolata d'Italia, avendo vinto quindici scudetti (il primo nel 1946) e otto Coppe Italia, nonché due coppe dei Campioni.

Ha sede a Bologna, in Via dell'Arcoveggio, e gioca alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno.

In serie A fino al 2003, allorché la Federazione ne decise l'esclusione dal campionato per via della sua deficitaria situazione economica, la Virtus si reiscrisse sotto un nuovo nome al campionato di Legadue e riguadagnò la promozione in massima serie, nella quale milita tuttora, nel 2005.

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

« La tradizione della Virtus è come ogni altra tradizione: c'è voluto tempo, pagato in cose che non sono tangibili. Questa è la storia di quella conquista, e di altre della squadra che è stata il mio primo amore cestistico. E sarà anche l'ultimo, perché la Virtus è una fede. »
(Dan Peterson, presentazione di "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro)

Fin dagli anni del secondo dopoguerra la Virtus Bologna ha apportato un contributo fondamentale alla crescita della pallacanestro italiana, grazie al continuo impulso allo sviluppo del sistema fortemente impresso dalle varie dirigenze che si sono susseguite nel tempo (da Porelli, a Cazzola, al recente Sabatini) sempre attente alla valorizzazione del basket giovanile ed ai ruoli "secondari" ma non meno importanti dei preparatori. In questo modo sono nati dal vivaio bianconero talenti immensi e si sono creati personaggi celebri come il prof. Grandi, preparatore della Virtus e della Nazionale, e Giordano Consolini, unanimemente riconosciuto come il miglior allenatore d'Italia per il settore giovanile.

La Virtus ha sempre avuto un vasto seguito ed il pubblico è aumentato negli anni raccogliendo numerosissimi tifosi in tutta Italia grazie alle sue "bandiere", da Villalta a Bonamico, da Brunamonti a Danilović, da Emanuel Ginóbili a Marko Jarić, e all'abnegazione messa in campo da tutti i giocatori nel tentativo di onorare una delle maglie più blasonate d'Europa.

La platea dei palazzetti virtussini è la più numerosa d'Italia, e supera di gran lunga piazze più ricche e popolose come Milano, Roma o la stessa rivale storica bolognese, la Fortitudo.

L'attaccamento alla squadra invece non si è mai affievolito nonostante le gravi difficoltà e la necessità di ripartire, nel 2003, dopo una grave crisi societaria, da una fusione con il Progresso Castelmaggiore, allora militante in Legadue, riempiendo il palasport in moltissime occasioni grazie anche a numerosi biglietti in omaggio concessi soprattutto ai ragazzi delle scuole, iniziativa promossa dal patron Claudio Sabatini allo scopo di far appassionare a questo sport anche i più giovani.

I colori bianconeri sono quindi unanimemente riconosciuti come sinonimo di una tradizione sportiva vincente, che negli anni '90 ha raggiunto il suo apice quando su 19 finali disputate tra campionato di serie A, Coppe Europee e Coppa Italia, ne vinse ben 14.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli albori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi SEF Virtus Bologna.
L'ex chiesa di Santa Lucia[1]

È il 17 gennaio 1871, cioè pieno XIX Secolo, quando Emilio Baumann, maestro elementare e insegnante di ginnastica, da nove anni in Emilia, fonda la Società Sezionale di Ginnastica in Bologna, con lo scopo di promuovere in città le "arti ginniche". Lo statuto della società è sottoposto ai soci e approvato in un'adunanza appositamente convocata nei locali della scuola serale San Domenico, in via Drapperie, centro storico di Bologna. La prima storica sede della polisportiva fu un vero e proprio "tempio", e non solo in senso metaforico: per iniziativa dello stesso Baumann, il comune destinò la chiesa di Santa Lucia, una chiesa sconsacrata nel 1866 durante la terza guerra di indipendenza, alle attività ginniche della neonata società. "Ginnasti, saltatori, cultori della pesistica, della lotta greco-romana, della scherma, si allenavano tenacemente, in un'atmosfera cordiale e di sana emulazione; cosicché la buona scuola non mancava di dare frutti attesi" si legge in uno scritto dell'epoca a proposito delle attività alla "Santa Lucia"[2].

Inizialmente la società si occupa di ginnastica e scherma, ma col tempo la polisportiva (ribattezzata dapprima Società Ginnastica Bologna e, dal 1922, Società di Educazione Fisica Virtus) diventerà la "madre" dello sport bolognese, arrivando a comprendere praticamente tutte le principali discipline sportive tra cui, ovviamente, la pallacanestro[3]. Nel 1929 De Luigi, Simoni, Padovani, Grigioni e Chiaffarelli sono i cinque ragazzi, provenienti dall'atletica leggera, che formano la sezione pallacanestro e costituiscono il primo quintetto delle V nere[3].

Gli anni '30[modifica | modifica wikitesto]

La Virtus 1945-46: Marinelli, Dondi, Calza, Foschi, Bersani, Vannini, Girotti, Rapini, Cherubini[4]

Il primo campionato ufficiale della Virtus risale al 1934, anno in cui vinse il torneo di prima divisione, ottenendo la promozione in massima serie dopo un combattutissimo girone di spareggio contro l'Unione Sportiva Milanese e la Ginnastica Roma. Merita però di essere ricordato quello che, visti i tempi in cui accadde, può essere considerato un vero e proprio "evento" sportivo: nel mese di gennaio del 1931, assai misteriosamente, una rappresentativa estone, il Kalev di Tallinn, giocò a Bologna contro una selezione bolognese (non solo Virtus, quindi). L'incontro finì con un inglorioso 86 a 12 per i maestri dell'est, nonostante il prodigarsi di un tennista prestato alla pallacanestro: Pier Giovanni Canepele, per lungo tempo il miglior tennista italiano[2].

Dopo la promozione la Virtus si insediò stabilmente ai vertici del basket nazionale, ma inanellò soltanto una lunga serie di piazzamenti onorevoli: nei nove campionati disputati dal 1935 allo scoppio della Seconda guerra mondiale, le Vu nere collezionarono infatti 6 secondi posti, 2 terzi posti e un sesto posto, rimanendo sempre alle spalle di squadre come Ginnastica Roma, Borletti Milano o Reyer Venezia. I protagonisti di quella "palla al cerchio" ancora pionieristica sono giocatori dai nomi d'altri tempi, come Venzo Vannini, primo capitano, Napoleone Valvola, Athos Paganelli, Galeazzo Dondi, Giancarlo Marinelli, Giuseppe Palmieri, specialista del salto in alto, e tanti altri. A proposito di quella prima Virtus ha scritto Adalberto Bortolotti su "Giganti del Basket": "Parte da qui la leggenda della Vu nera: sono tutti bolognesi, anzi del quartiere di Castiglione. Gianfranco Bersani, che tiene una bottega nei pressi, li vede passare ed entrare in palestra. Li segue, si innamora di quello sport in sboccio, lui che è nato con una malformazione ad un braccio e non ha mai fatto attività. Chiede: Mi prendete a giocare? , impara, si specializza, diventerà una delle più fulgide glorie Virtussine, pluricampione d'Italia e nazionale. Era un basket casereccio, umano e genuino. Prima dell'inizio, ci si riuniva a centrocampo e, stretti l'uno all'altro, si lanciava il grido di guerra. Quello del Santa Lucia scandito da voci possenti sotto le volte antiche diceva: E par la mi bela bala/ un occ' am bala/ un occ' am bala/ am bala un occ'/ un occ', un occ' un occ' "[2].

Anni '40 e '50: I primi scudetti[modifica | modifica wikitesto]

La Virtus in Sala Borsa[5]

Alla fine del conflitto mondiale, una doccia fredda attende gli appassionati bolognesi: la "Santa Lucia" viene destinata a corsi per aspiranti muratori, e non è più quindi disponibile per la pallacanestro. Dopo un breve intermezzo di partite all'aperto, su un campo in Via del Ravone, il basket bolognese si trasferisce in un'altra "cattedrale", anche se questa volta dedicata agli affari: si tratta della Sala Borsa di Piazza Nettuno: lo stesso spazio che la mattina ospita gli agenti di cambio, viene riadattata alla sera per gli incontri di basket. Questa insolita sede, con le sue gallerie e le sue celebri piastrelle a rombi, diventerà il marchio distintivo di una nuova stagione del basket, non solo bolognese: lo spiega molto bene il giornalista Leo Turrini: "Alla Sala Borsa la pallacanestro ha cambiato nome, è diventata basket. Una pallacanestro che parla straniero e fa un po' la schizzinosa. Nasce la parola "pivot": alla Santa Lucia infatti avevamo creduto che Marinelli fosse semplicemente un centrattacco"[2]. Con un paragone un po' irriverente, ma non troppo, il giornalista Tullio Lauro arriverà a paragonare le piastrelle della Sala Borsa, come marchio di fabbrica delle Vu nere, al celeberrimo parquet incrociato del Boston Garden, tratto distintivo di una squadra mitica della pallacanestro mondiale, i Boston Celtics.

Quella della Sala Borsa fu comunque per la Virtus una straordinaria stagione di successi: una nuova generazione di giocatori, tra tutti Achille Canna e Antonio Calebotta, con il capitano Marinelli a fare da trait d'union con il gruppo dell'anteguerra, portò quattro scudetti consecutivi, dal 1946 al 1949, e altri due nel 1955 e nel 1956. Gli anni '50 sono il periodo in cui inizia la rivalità con l'Olimpia Milano, destinata a durare nel tempo, ma anche delle prime, caldissime, sfide stracittadine contro Gira e Moto Morini.

Anni '60 e '70[modifica | modifica wikitesto]

Jim McMillian, il Duca Nero[6]

Il finire degli anni '50 è contrassegnato dal biennio tricolore '55-'56 ma anche dal trasferimento del campo di gioco dalla Sala Borsa al Palazzo dello sport di piazza Azzarita, inaugurato dal sindaco Giuseppe Dozza nel 1957. Il nuovo, modernissimo palazzetto, più tardi soprannominato Madison perché, come il Madison Square Garden di New York, si trovava nel cuore della città, inizialmente non portò fortuna ai colori bianconeri: la Virtus attraversò un decennio povero di soddisfazioni, nonostante la presenza di talenti come "Dado" Lombardi, Gambini, Pellanera e Zuccheri. Il gotha della pallacanestro italiana si era spostato stabilmente in Lombardia, dove, accanto alla solita Olimpia, si stava affermando l'astro nascente dell'Ignis Varese[3], e la Virtus si trovò persino, alla fine degli anni '60, a lottare per non retrocedere.

La svolta si ebbe a partire dal 1968, quando l'Avvocato Gian Luigi Porelli fu nominato dall'allora presidente della polisportiva, Elkan, alla guida della sezione basket. Soprannominato alternativamente "Torquemada" o "Robespierre" per i suoi metodi spicci e spesso dittatoriali, o, più semplicemente, "l'Avvocato", Porelli è stato una delle figure di maggiore spicco della storia della Virtus Pallacanestro, che ha, attraverso iniziative spesso impopolari ma quasi sempre vincenti, definitivamente traghettato verso il professionismo.

Villalta, Ćosić e McMillian festeggiano il nono tricolore[7]

Appena arrivato, a solo 38 anni, l'avvocato fece piazza pulita dei vecchi dirigenti e cedette il miglior giocatore del tempo, Dado Lombardi, scatenando una rivolta popolare che finì addirittura in tribunale[8]. Subito dopo, nel 1970, la Virtus Pallacanestro si staccò dalla polisportiva e si costituì in Società per Azioni. Grazie a questa scelta, anch'essa molto criticata, Porelli risanò definitivamente le finanze e nel 1973 aprì una nuova stagione di trionfi, con l'abbinamento milionario con la Sinudyne e soprattutto con l'ingaggio del giovane coach Dan Peterson, proveniente dalla panchina della Nazionale del Cile, non certo una potenza del basket mondiale.

Grazie al binomio Porelli-Peterson le sorti bianconere si risollevarono nettamente portando in bacheca la prima coppa Italia nel 1973/74 e il settimo scudetto due anni dopo sotto il segno di giocatori come Terry Driscoll, Charly Caglieris, Gianni Bertolotti, Marco Bonamico, Gigi Serafini, Massimo Antonelli e Massimo Sacco. Gli scudetti numero 8 e 9 arrivarono nel biennio 79-80, con Dan Peterson stavolta avversario sulla panchina del Billy Milano, sconfitta in finale nel 1979[3]. Sulla panchina bianconera sedeva l'ex allievo dell'uomo di Chattanooga, cioè Terry Driscoll, e in campo giocatori come Generali, Villalta, Caglieris, il "Duca nero" Jim McMillian, e il "Vescovo", ovvero il campione jugoslavo Kreso Ćosić.

Gli anni '80: la stella[modifica | modifica wikitesto]

« Tifare Virtus a Bologna è di moda? »
« Tifare la regina in Inghilterra è di moda? »
(Gian Luigi Porelli, intervistato da Gianfranco Civolani)
La Virtus 1980/81: Caglieris, Cantamessi, Martini, Villalta, Marquinho, Generali, Bonamico, Goti, McMillian, Valenti
L'Avvocato Porelli Con Sugar Richardson[8]

Tornate ai vertici in Italia, le Vu nere tentarono la scalata all'Europa, che sfumò di un soffio, con la finale di Coppa dei Campioni del 1981 persa di un solo punto a Strasburgo contro il Maccabi Tel Aviv. L'addio di Driscoll, che lascia la panchina dopo due scudetti in due anni, e la delusione cocente della sconfitta in Coppa, pongono le basi per un'altra rifondazione. Se ne vanno Bertolotti, che lascia il ruolo di capitano a Villalta, Ćosić e Caglieris, e arrivano il mago della panchina Aza Nikolić, Roberto Brunamonti, Augusto Binelli, Marco Bonamico, di ritorno da Milano, oltre a una serie di stranieri non indimenticabili, ad eccezione forse di quel Jan van Breda Kolff che sarà protagonista dello scudetto della stella, che arriva nel 1984 con Alberto Bucci e un giovane Ettore Messina in panchina. Il decimo tricolore, insieme a tre Coppe Italia ed una Coppa delle Coppe, costituì il principale trofeo del decennio, che si concluse comunque con il passaggio sotto le Due Torri di Micheal Ray Richardson, giocatore dal talento immenso, già All Star negli USA, giunto in Italia ancora nel pieno della sua parabola agonistica, protagonista della serie finale di Coppa delle Coppe nel 1989 conclusasi con la vittoria in Finale a Firenze contro il Real Madrid.

Anni '90: Gli anni d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Si apriva dunque il decennio più glorioso della sua storia, mentre saliva alla poltrona di presidente Alfredo Cazzola (nell'anno 1992) ed Ettore Messina, l'allenatore italiano più vincente di sempre, sedeva in panchina conquistando l'ennesimo scudetto. La Virtus Bologna, guidata da Brunamonti, da un giovane Predrag Danilović e diretta da Alberto Bucci, si ripete infilando tre scudetti consecutivi, dal 1993 al 1995. Proprio nel 1993 e nel 1995 la squadra prende parte al celebre Mc Donald's Open, in cui incontra le franchigie della NBA. Alla Virtus si affermano grandi giocatori italiani: Alessandro Abbio, Augusto Binelli, Flavio Carera, Claudio Coldebella, Riccardo Morandotti, Paolo Moretti.

Il ritorno di Danilović[modifica | modifica wikitesto]

Tre anni dopo, con il ritorno di Messina si registrano il rientro di Danilović dall'esperienza NBA nonché l'arrivo di Radoslav Nesterovič, Antoine Rigaudeau, Hugo Sconochini e Alessandro Frosini che affiancano i veterani nell'assalto all'Italia e all'Europa. La prima impresa si compie nella decisiva finale-scudetto contro gli eterni rivali della Fortitudo: a una ventina di secondi dalla fine, con la Fortitudo sopra di 4, Danilović mette a segno un tiro da tre punti e al contempo subisce un fallo da Dominique Wilkins; il serbo centra il tiro libero aggiuntivo e pareggia i conti spianando la strada al supplementare terminato con il trionfo bianconero. Poco tempo prima, al Palau St. Jordi di Barcellona, la Virtus (guidata da un grande Zoran Savić) aveva conquistato la sua prima Eurolega, superando in finale i greci dell'AEK Atene (58-44), dopo aver battuto in semifinale il Partizan Belgrado.

Anni 2000: gloria, baratro, rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Il Grande Slam[modifica | modifica wikitesto]

Il Derby
Un Virtus-Gira degli anni '50.

Due volte all'anno, o anche di più nelle stagioni più fortunate, la città delle torri dimostra tutto il suo amore per lo sport dei canestri, che le è valso l'appellativo di basket city. È il derby, ovvero la sfida tra le due principali squadre di Bologna. Si tratta di un evento unico, senza eguali nel basket italiano, e in grado di monopolizzare l'attenzione di un'intera città come pochi altri eventi sportivi in Italia, partite di calcio a parte. Per questa ragione, e per la sua capacità di unire e dividere insieme, è stato più volte paragonato al Palio di Siena[9]. Come a Siena infatti la città si ferma e il derby diventa, nei luoghi di lavoro, per le strade, nei bar e sotto i portici, l'unico argomento di discussione. Le prime infuocate sfide stracittadine risalgono agli anni ’50. In quel periodo a contendersi la supremazia cittadina nell'arena della Sala Borsa erano, oltre alla Virtus, che già allora era identificata con la Bologna borghese e un po' snob, squadre come il Gira, nato tra gli studenti dell'Università, o il Mazzini-Moto Morini[10]. Dagli anni '80 in poi però il derby è sempre stato Virtus-Fortitudo, o, se si preferisce, Fortitudo-Virtus. Tra i 103 derby disputati finora tra queste due squadre (il bilancio registra 57 a 44 per le Vu nere), e tra i mille aneddoti possibili, almeno due episodi sono da ricordare: il primo è l'edizione del campionato 1988-89, derby di andata: Virtus Knorr - Fortitudo Arimo 70-102, 32 punti di scarto per la Fortitudo, fino a quel momento massimo scarto per un derby. Per l'occasione Nino Pellacani, giocatore-tifoso, amatissimo dalla Fossa dei Leoni biancoblu, invase la città con le sue magliette con la scritta “il grande freddo” (“-32”, appunto)[11]. Per i colori bianconeri invece il derby per eccellenza è quello del 1998, quinta e decisiva finale scudetto: a 20 secondi dalla fine la Fortitudo è avanti di 4 punti e sembra volare verso il suo primo scudetto. Predrag Danilović, dopo un passaggio di Abbio, tira da tre punti e subisce anche il fallo di Dominique Wilkins. Canestro e tiro libero. Quattro punti, supplementari e trionfo Virtus. Vu nere euforiche e dilaganti, fortitudini increduli e affranti[12].

Virtuspedia - Cronologia dei Derby
 

Il nuovo millennio vede succedere alla presidenza bianconera Marco Madrigali, con il quale il club toccherà la gloria più alta e cadrà irrimediabilmente nel baratro della radiazione.

La dirigenza decide di puntare su forze fresche e arruola giovani talenti come Emanuel Ginóbili (ora All-star NBA, 3 anelli in 5 anni con San Antonio), Marko Jarić e Matjaž Smodiš (campione europeo 05/06 e 07/08 con il CSKA Mosca). Sasha Predrag Danilović, re delle Vu Nere imperiali degli anni '90, lascia la squadra e la pallacanestro all'inizio della stagione 2000/01, annunciando il ritiro dall'attività agonistica.

L'assenza di un leader emotivamente accentratore come il serbo e in seguito la squalifica per doping di un altro grande senatore come Hugo Sconochini costringono ogni singolo elemento a responsabilizzarsi, ma al contempo apre spazi agli acerbi e talentuosi esterni, liberi di mostrare le loro capacità e fare esperienza ad alto livello.

È con tali premesse che si avvia il campionato ed il percorso vincente della corazzata di Ettore Messina, che dopo un inizio di stagione difficoltoso svolta la stagione nel Derby di Natale, un 99-62 che stordisce la Fortitudo Bologna e lancia la squadra in scia per una impressionante striscia di ben 33 risultati utili consecutivi, presentandosi con questo biglietto da visita alla Final Eight di Coppa Italia, dove porta a casa il primo trofeo stagionale ai danni dalla Scavolini.

Da lì in avanti è un rullo compressore: la Fortitudo cerca di interrompere il cammino sia verso la finale di Eurolega che nell'ultima serie dei playoff, ma si deve arrendere ad un gruppo irripetibile capace di battere ogni record e divenire a pieno titolo una delle più forti squadre europee di tutti i tempi. Dopo la doppietta "Scudetto-Eurolega" del 1998, nel 2001 arriva infatti il Grande Slam. In soli quattro anni diventa un'impresa mai riuscita a nessun'altra società italiana[13][14].

La perdita dell'affiliazione e la rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la Virtus sia considerata la squadra più forte d'Europa, all'inizio della stagione 2001/2002 il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari) dello sloveno Sani Bečirovič ma nel corso dell'anno, nonostante la conquista della Coppa Italia vinta in finale sulla Montepaschi Siena, l'apparente solidità societaria viene minata da risultati negativi che mettono in crisi, agli occhi del presidente Madrigali, le posizioni dell'allenatore Ettore Messina e del vicepresidente e general manager Roberto Brunamonti. Tali dissidi sfociano nel clamoroso esonero del tecnico, avvenuto l'11 marzo 2002 a poche ore da una pesante sconfitta a Pesaro, in cui la squadra aveva toccato addirittura il -41. La decisione viene fieramente avversata dal pubblico virtussino, la cui pacifica invasione di campo, che ritarda l'inizio del match di campionato contro la Telit Trieste, induce Madrigali a reintegrare l'allenatore. Ma gli equilibri e, di conseguenza, il rendimento della squadra ne escono irrimediabilmente segnati. La Virtus raggiunge la finale di Eurolega, che si disputa proprio a Bologna, ma viene inopinatamente sconfitta dai greci del Panathinaikos, in una gara condotta per metà dalla squadra bolognese. L'esito del campionato è ugualmente amaro per la squadra bianconera che nella serie di semifinale viene superata per 3-1 dalla Benetton Treviso allenata da Mike D'Antoni, vincente a Casalecchio in gara 4.

Sani Bečirovič in maglia Panathinaikos

A fine stagione il presidente Madrigali allontana definitivamente Brunamonti (diretto alla Virtus Roma) e Messina (Treviso) ed affida la guida tecnica al general manager Gianfranco Lombardi ed all'allenatore Bogdan Tanjević, i quali tentano un improbabile e radicale rifondazione della squadra. La svolta non viene accettata dal pubblico e si registra il crollo degli abbonamenti; anche lo sponsor Ferrero, che col marchio Kinder aveva firmato i recenti successi, e che stringeva un rapporto di ferro con coach Messina, volta le spalle alla società. La stagione 2002/2003 è sicuramente la più amara e tormentata dell'intera storia virtussina: dopo una serie di risultati estremamente negativi, incluso un -35 a Fabriano, e senza luce nemmeno in Eurolega, il cambio di coach da Tanjević a Valerio Bianchini ultima lo sfacelo. E il club, per la prima volta nella storia, non entra nei play off scudetto. Ma i risvolti peggiori sono di carattere finanziario: il giocatore Sani Bečirovič, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza con la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo", nei giorni in cui scricchiola anche l'azienda di Madrigali, la C.T.O. s.p.a.. Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004: la posizione di Sani Bečirovič rimaneva infatti insoluta.

Il fallimento societario della Virtus viene scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini (già organizzatore del Futurshow), che transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e rileva la società da Madrigali a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare. Sabatini, che rivelerà fin dall'inizio un notevole attivismo, acquisisce anche la società Progresso Castelmaggiore (un paese dell'hinterland bolognese), militante nel campionato di Legadue (cioè la divisione inferiore alla serie A) e la sponsorizza con il marchio "Futur Virtus", garantendo quindi la continuità del glorioso nome Virtus nonostante l'esclusione dai campionati. La Futur Virtus non raggiunge l'obiettivo promozione, sconfitta per 3-0 nella serie finale dei playoff dall'Aurora Jesi, ma ottiene la riaffiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro per la Virtus Pallacanestro in vista della successiva stagione e, fatto moralmente importante, non disperde le migliaia di appassionati che riempivano il PalaMalaguti prima del crack Madrigali. Allo stesso tempo era nata anche un'altra società, la Virtus 1934, iscritta al campionato di B1, che dopo due anni non si iscrisse al campionato trasferendosi a Foligno.

Nella stagione 2004/2005, Sabatini affida la guida tecnica a Giordano Consolini, storico vice allenatore di Ettore Messina e per questo amato e stimato dal pubblico virtussino. La Virtus, sponsorizzata "Caffè Maxim", conclude la stagione regolare in seconda posizione, dietro all'Upea Capo d'Orlando e si vede costretta ad affrontare i playoff. Trascinata da alcuni giocatori di livello superiore come Mario Boni e Samuele Podestà ed in netta crescita atletica, come Corey Brewer e Bennett Davison, la Virtus ottiene la promozione battendo per 3-0 in finale la Premiata Montegranaro il 3 giugno 2005, rientrando così nel massimo campionato dopo due stagioni.

Il ritorno in Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2006 la Virtus Bologna Pallacanestro acquista lo sponsor Caffè Maxim, e giunge all'accordo con la ditta di occhiali VidiVici, per la sponsorizzazione fino a fine stagione.

Nel campionato del ritorno alla massima serie la nuova squadra, guidata dal coach macedone Zare Markovski, pur disputando una bella stagione decisamente al di sopra delle aspettative, non partecipa alle Final Four di Coppa Italia ed ai Playoff a causa di spareggi sfavorevoli all'ultima giornata sia del girone d'andata sia del girone di ritorno.

Si registra inoltre un'eccezionale affluenza ed un forte attaccamento del pubblico virtussino ai colori bianconeri, di gran lunga il più numeroso di tutto il panorama cestistico italiano con oltre 7.500 presenze ad ogni partita, ma anche un notevole ringiovanimento della platea sugli spalti del Palamalaguti grazie ad iniziative promosse dalla società rivolte ai ragazzi.

Stagione 2006/2007[modifica | modifica wikitesto]

L'investimento sul settore giovanile per il futuro ha portato all'acquisizione della gestione del centro sportivo Cierrebi a Bologna dedicato alle attività del minibasket. Le partite delle giovanili saranno con ingresso a pagamento e gli introiti saranno devoluti ad un'associazione benefica di Bologna.

Il club ha lanciato un proprio canale, il Virtus Channel, che ha già cominciato a trasmettere eventi in diretta nonché partite del passato; è l'unico canale sportivo monotematico dedicato ad una squadra di pallacanestro in Italia, visibile senza abbonamento sul digitale terrestre, frutto della collaborazione con l'emittente locale È TV, già canale ufficiale della Virtus Bologna.

Il 29 ottobre 2006 la Virtus si presenta all'appuntamento del derby battendo 64-60 la Fortitudo, grazie a un'ottima prestazione dello statunitense Travis Best, riconquistando la supremazia cittadina (oltre al momentaneo comando del Campionato).

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Cronologia degli sponsor ufficiali

Il ritorno su livelli di eccellenza è confermato dalla conquista della finale di Coppa Italia al PalaMalaguti, dove la Virtus si presenta da seconda della classe in virtù del secondo posto che occupava nella Regular Season, eliminando autoritariamente la Whirpool Varese ai quarti e l'Armani Jeans Milano in semifinale. Il trofeo se lo aggiudica la Benetton Treviso che, al termine di una gara equilibratissima, sconfigge 67-65 i padroni di casa, grazie ad una maggiore precisione ai liberi negli ultimi secondi.

Nel girone di ritorno l'11 marzo 2007, la Virtus si impone ancora sulla Fortitudo e si aggiudica la stracittadina anche al PalaDozza, per merito delle ottime prestazioni dell'ala danese Christian Drejer (24 punti) e della mortifera prestazione dall'arco di Brett Blizzard (6/10 da 3 per 22 punti).

La partecipazione alla Fiba EuroCup, la prima competizione europea a cui la Virtus prende parte dopo l'Uleb Cup del 2003/2004 quando partecipò sponsorizzata WWF Italia, è terminata con l'accesso alle FinalFour di Girona e la conquista della terza piazza, sconfitta a sorpresa dagli ucraini dell'Azovmash Mariupol in semifinale ma vittoriosa contro l'Estudiantes nello spareggio per il 3-4º posto.

Dopo aver chiuso la regular season al terzo posto, nei play-off affronta una delle sorprese del campionato, l'Angelico Biella. Dopo aver perso il fattore campo nella prima gara va in vantaggio 2-1, per poi chiudere la serie 3-2. In semifinale, contro l'Olimpia Milano, si presenta una "classica" del basket italiano. La Virtus vince subito in trasferta, ma perde gara 2 in casa. Quindi diventa tutto semplice per la squadra di Markovksi, che espugna per la seconda volta consecutiva Milano e poi chiude la serie in casa. La finale, però, è a senso unico a causa della netta superiorità della Montepaschi Siena che concretizza in questa serie lo strapotere dimostrato nella regular season. Finisce 3-0 e solo in gara 3 la Virtus appare in grado di giocare alla pari con i senesi, ma ancora una volta la classe di Kaukėnas, la precisione di McIntyre e la potenza atletica di Eze, oltre allo sfortuna che causa un grave infortunio a Brett Blizzard prima della fine privando così la Virtus del suo miglior giocatore della serata, bloccano ogni speranza di successo. Nonostante questo, la stagione passerà alla storia come una delle più sorprendenti mai vissute, e il secondo posto segna inoltre il ritorno della Vu nera in Eurolega, la massima competizione Europea. Sancendo definitivamente la fine del processo di rinascita della Virtus, ormai tornata al livello che gli compete.

Stagione 2007/2008[modifica | modifica wikitesto]

Nella successiva estate la squadra che aveva conquistato il secondo posto viene completamente rivoluzionata. Rimangono Brett Blizzard, Guilherme Giovannoni, il capitano Fabio Di Bella, Andrea Michelori (il quale, però, verrà a lungo messo fuori rosa per problemi contrattuali, ed esordirà in campionato solo il 27 gennaio) e il centro Andrea Crosariol, al secondo anno di prestito dalla Benetton Treviso. A questi si aggiunge l'esperto Roberto Chiacig, l'ex azzurro Luca Garri e gli americani Delonte Holland, Alan Anderson, Will Conroy e Dewarick Spencer, quest'ultimo MVP nel campionato Francese appena concluso. Cambia anche l'allenatore: passato a Milano l'autore della rinascita della Virtus, Zare Markovski, ecco arrivare Stefano Pillastrini, allenatore noto per la sua capacità di far crescere i ragazzi giovani, ma anche per la sua crescita professionale avvenuta in gran parte sulle panchine delle giovanili della Fortitudo Bologna. Dopo un buon avvio di stagione, la squadra inanella una serie di prestazioni deludenti sia in campionato che in Eurolega che creano altro malcontento nella tifoseria.

A novembre i primi aggiustamenti nel roster: viene ingaggiato Donnie McGrath e poco dopo viene tagliato Conroy. Il 3 dicembre Sabatini annuncia da aver acquistato dall'Olimpia Milano il playmaker italiano Massimo Bulleri. Il 21 gennaio, in seguito ad una sconfitta casalinga al supplementare contro Avellino, viene esonerato Stefano Pillastrini. Al suo posto viene ingaggiato Renato Pasquali, già in Virtus dal 1989 al 1993 come assistente di Ettore Messina. In Coppa Italia, le cui Final Eight si disputano a Bologna, la squadra si compatta e riesce a raggiungere la finale, ma perde sul filo di lana contro la rivelazione Avellino. Le partite a seguire in campionato non confermano però quanto di buono mostrato in Coppa Italia. A seguito della sconfitta interna con Pesaro (gara di esordio di Bulleri in maglia bianconera), che compromette le residue speranze di raggiungere i play-off, Spencer, reo di essersi rifiutato di tornare in campo e protagonista di una veemente sfuriata finale, viene messo definitivamente in tribuna. A fine febbraio, alla vigilia del sentito derby cittadino, viene ceduto il capitano Fabio Di Bella all'Armani Jeans Milano e si acquista il belga di passaporto italiano Dimitri Lauwers. Poco dopo la sconfitta del derby il patron Claudio Sabatini lascia intendere di essere in procinto di una compravendita: è il giorno in cui chiude l'acquisto del Palamalaguti, impianto di gioco della Virtus, dalla società Forumnet del Gruppo Cabassi. Ancora una volta il patron bianconero lascia i suoi tifosi sbalorditi.

Stagione 2008/2009[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver raggiunto la salvezza solo nelle ultime giornate della stagione 2007/2008 la Virtus, grazie anche allo sforzo economico di Sabatini, costruisce una squadra ambiziosa, portando sotto le Due Torri giocatori come Sharrod Ford, Earl Boykins, Keith Langford e Jamie Arnold. Arrivano anche Dušan Vukčević (di ritorno dopo una stagione a Milano), e Alex Righetti, giocatore di grande esperienza nel basket italiano. Viene inoltre ingaggiato Petteri Koponen, promettente play finlandese. Nel roster virtussino vengono riconfermati i soli Giovannoni, Blizzard e Chiacig.

Dopo un avvio di stagione lanciato con tre vittorie in altrettante partite, la squadra perde consecutivamente le seguenti due partite. Sabatini decide allora di esonerare Renato Pasquali e di chiamare in panchina il miglior tecnico 2007/2008, Matteo Boniciolli[15]. La squadra dà segnali di risveglio vincendo le successive quattro partite con la Solsonica Rieti, con Cantù, con Lottomatica Roma e nel derby vinto 93-67. Il 25 novembre la guardia Brett Blizzard decide autonomamente di lasciare la Virtus (salvo trovare poi un accordo con la società, rimanendo in bianconero), ma la striscia di risultati positivi prosegue[16][17]. Dopo la vittoria nel derby la Virtus perde a Caserta poi in casa con Teramo. Il giorno di Natale la Virtus vince con Ferrara, ma poche ore dopo la partita la società annuncia il taglio di Earl Boykins per motivi disciplinari. 2 gennaio: Boykins torna dagli Stati Uniti e chiede perdono a società e tifosi[18]. Così viene reintegrato e partecipa alla disfatta di Siena. In Toscana la Virtus perde 107 a 81 contro una grandissima Montepaschi condotta da Romain Sato (37 punti). Unico virtussino da sufficienza Guilherme Giovannoni con 23 punti. La Virtus vince la successiva gara casalinga con Montegranaro. Nonostante questo la Virtus crolla nelle successive trasferte di Treviso e Biella. A queste sconfitte fa seguito il taglio di un giocatore come Jamie Arnold. La V nera comunica poi l'ingaggio al posto di Jamie Arnold di Reyshawn Antonio Terry, proveniente da Soresina, ex-Nba che in legadue stava viaggiando con medie interessanti[19]. Il 22 febbraio arriva alla finale di Coppa Italia persa 69-70 contro il Montepaschi Siena. A fine aprile la società organizza la Final Four di EuroChallenge, la Virtus dopo aver vinto la semifinale contro i ciprioti del Proteas Limassol vince la finale sui francesi dello Cholet Basket per 77-75, riportando così in Italia un trofeo europeo dopo sette anni. Keith Langford viene nominato Mvp della finale[20]. Ma la squadra sprofonda in campionato perdendo le ultime cinque partite precipitando dal secondo al quinto posto. I playoff vengono quindi giocati col fattore campo sfavorevole e la Virtus si arrende 3-2 alla Benetton Treviso. Dopo questa sconfitta Sabatini mette in vendita la società, esonera l'allenatore Boniciolli, rompe col gm Luchi e soprattutto mette sul mercato la bandiera bianconera, il capitano Giovannoni.

Stagione 2009/2010[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'estate lasciano la Virtus Bologna anche gli altri giocatori facenti parte dell'organico 2008-2009 con le sole eccezioni di Brett Blizzard, Petteri Koponen, Dušan Vukčević e Alex Righetti. Sabatini richiama il gm della promozione Faraoni e decide di affidare la guida della squadra a Lino Lardo. Nel corso dell'estate arrivano a Bologna Michele Maggioli, Diego Fajardo, Vikt'or Sanik'idze, LeRoy Hurd, David Moss e Andre Collins. Il 4 settembre 2009 la squadra è colpita da un grave lutto per la scomparsa di Gian Luigi Porelli storico presidente del club. Nel corso della preparazione in vista della Supercoppa Italiana, Andre Collins si infortuna e la società è costretta a tornare sul mercato ingaggiando il play Scoonie Penn. Il 4 ottobre 2009 la Virtus Bologna scende in campo contro la Montepaschi Siena campione d'Italia in carica. I toscani vinceranno l'incontro 87-65. Dopo undici partite i bianconeri sono a quota 12 punti con sei vittorie e cinque sconfitte. Il 17 dicembre 2009 la squadra è colpita da un nuovo lutto, questa volta per la prematura scomparsa del giocatore Paolo Barlera. In seguito al rientro di Andre Collins la società saluta Scoonie Penn che torna ai greci dell'Olympiacos. La Stagione prosegue tra alti e bassi, ma la squadra perde per infortunio Petteri Koponen, proprio nel momento clou della stagione. I bianconeri chiudono il campionato al quinto posto e ai playoff arrivano sino a gara-5 contro Pallacanestro Cantù, perdendo però la serie per 3-2.

Stagione 2010/2011[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'estate lasciano Bologna Michele Maggioli, David Moss, Diego Fajardo, LeRoy Hurd, Alex Righetti, Andre Collins, Kristjan Kangur e Aaron Jackson. Lascia inoltre il capitano Dušan Vukčević. Vengono confermati Petteri Koponen, promosso capitano, Vikt'or Sanik'idze e Riccardo Moraschini. A formare il roster per la nuova stagione arrivano a Bologna Valerio Amoroso, Giuseppe Poeta, Marcelus Kemp, Jared Homan, Kennedy Winston, Niccolò Martinoni e Deividas Gailius. La nuova stagione inizia con una sconfitta per 82-64 nella finale di Supercoppa Italiana sul parquet della Montepaschi Siena. In campionato, dopo un buon avvio gli infortuni di Sanikidze e Winston frenano la squadra. Il girone d'andata si chiude però con una buona quinta posizione (che vale l'accesso alle final eight di Coppa Italia) con otto vittorie sette sconfitte. Il girone di ritorno si apre con le sconfitte a Cantù e Avellino intervallate dalla vittoria casalinga contro l'Enel Brindisi. Sul mercato dopo il prestito di Marcelus Kemp ai turchi del Beşiktaş Istanbul e di Riccardo Moraschini all'Angelico Biella, alla Virtus arriva K.C. Rivers. Il punto più basso della stagione è a Torino, nelle Final Eight di Coppa Italia dove la squadra viene sconfitta 73-82 dalla Sutor Montegranaro. I bianconeri conquistano comunque l'accesso ai playoff anche se in ottava posizione (che vale la sfida contro i campioni d'Italia di Siena). Dopo le prime due partite la Virtus è sotto 2-0 (gara1 persa malamente, gara2 combattuta) ma si riscatta in gara3 sconfiggendo per 74-68 la corazzata del Montepaschi Siena. In gara4 comunque arriva la sconfitta per 62-81 con conseguente eliminazione.

Stagione 2011/2012[modifica | modifica wikitesto]

Presentazione della squadra per la stagione 2011-2012

Dopo il divorzio consensuale con Lino Lardo, vengono confermati Gailius, Koponen, Homan, Sanikidze, Martinoni e Poeta. Nel mese di giugno vengono annunciati gli arrivi di Alessandro Finelli come capo-allenatore (fatto che porta alle dimissioni del presidente Bertocchi), del playmaker Terrel McIntyre e il rinnovo col gm Faraoni. Arrivano poi anche Angelo Gigli e Chris Douglas-Roberts. L'inizio della stagione vede le vittorie nei match casalinghi con Roma e Cremona alternate dalle sconfitto ad Avellino e Milano. Il clima in squadra non è comunque dei migliori e arrivano le dimissioni di Marco Sodini da vice-allenatore. In seguito, dopo un acceso diverbio con coach Finelli, viene rescisso il contratto con Homan. Dopo la sconfitta di Teramo e un successivo striscione di malcontento dei tifosi, Sabatini annuncia che la società è in vendita. Dopo la vittoria casalinga con Varese vengono ingaggiati Luca Vitali e Kris Lang. Dopo la vittoria esterna contro Montegranaro viene risolto il contratto con Martinoni. Nonostante i problemi la squadra chiude il girone d'andata al secondo posto (quinto per gli scontri diretti) togliendosi la soddisfazione di battere i Campioni d'Italia in carica di Siena per 75-71. Giunta quinta alla fine della regular season, dopo essersi tolta la soddisfazione di aver battuto anche a Siena la Mens Sana, divenendo l'unica ad averla battuta in entrambe le occasioni in ogni torneo dell'anno in corso, la squadra si è però dovuta arrendere (0-3) al Banco di Sardegna Sassari, sconfitta, sia in gara 2 che gara 3, da un tiro scoccato a pochi centesimi di secondo dalla sirena finale. La posizione conclusiva di classifica è divenuta così il sesto posto, perché Pesaro, nel frattempo, originariamente sesta, ha eliminato Cantù, che era terza nella stagione regolare. In estate, il presidente Claudio Sabatini annuncia che le quote societarie saranno cedute ad una fondazione di imprenditori per fare in modo che la società non possa più fallire. Il 6 luglio viene annunciato che il 99,9% delle quote è stato ceduto alla fondazione mentre la parte restante rimane di proprietà della famiglia Porelli.

Stagione 2012/2013[modifica | modifica wikitesto]

Nella Stagione 2012/2013 la Virtus riparte riconfermando l'asse play-pivot della stagione precedente,cioè Giuseppe Poeta, nominato nuovo capitano, e Angelo Gigli. Deve rinuciare però sia al suo ex capitano Petteri Koponen, andato al Khimki BC, sia a Vikt'or Sanik'idze che ha firmato per la Mens Sana Basket. Per sostituirli, e per sostituire anche Chris Douglas-Roberts che ha affermato di voler firmare un contratto NBA, la Virtus punta su Steven Smith, proveniente dal Panathinaikos Basketball Club, Kenny Hasbrouck e Ricky Minard, che aveva chiuso la stagione precedente alla Junior Casale Monferrato. Dalla panchina daranno il loro apporto: Mason Rocca, ingaggiato in estate dall'Olimpia Milano, e alcuni giovani già sotto contratto con la squadra bianconera: Viktor Gaddefors, Riccardo Moraschini, Jakub Parzeński e il classe '94 Matteo Imbrò.
La Virtus parte bene, vincendo le prime tre partite contro Vanoli Cremona, Sutor Basket Montegranaro e la corazzata Olimpia Milano ma, senza Steven Smith, perde la quarta in casa contro Pallacanestro Varese.
La Virtus termina il girone d'andata all'undicesimo posto, con sei vittorie e nove sconfitte, e per questo motivo non si qualifica per le Final Eight di Milano.
Nel febbraio del 2013 la Virtus mette sotto contratto Danilo Anđušić, guardia serba che era free agent dopo la rescissione col Partizan; ma al contempo deve fare a meno di Ricky Minard, che si accasa al Beşiktaş. Dopo l'ennesima sconfitta, contro Pallacanestro Biella, ultima in classifica, viene esonerato Alessandro Finelli: al suo posto viene chiamato Luca Bechi. Dopo alcune settimane la Virtus trova il sostituto di Minard, Jacob Pullen, proveniente dall'Hapoel Jerusalem BC. L'esordio dell'ex Biella dà subito una scossa alla squadra, che torna alla vittoria contro Reggio Emilia dopo dieci sconfitte nelle ultime dodici; grande protagonista proprio Jacob Pullen con 22 punti.

Dal 6 maggio 2013 Renato Villalta è il nuovo presidente della Virtus Pallacanestro Bologna, subentrando al dimissionario Marchesini, mentre Piergiorgio Bottai diventa amministratore delegato al posto di Claudio Sabatini. Dal 13 giugno 2013 Bruno Arrigoni in precedenza direttore sportivo della Pallacanestro Cantù subentra a Massimo Faraoni.[21]

Stagione 2013/2014[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria della Virtus Pallacanestro Bologna



Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Finale di Coppa delle Coppe.

Finale di Coppa dei Campioni.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Coppacoppe.png Vince la Coppa delle Coppe (1º titolo).

Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinali di Coppa Italia.
Finale di Coppa Italia.
3ª in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Supercoppa di pallacanestro.svg Vince la Supercoppa italiana (1º titolo).
3ª in Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (5º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Semifinali di Coppa Italia.
Icona Euroleague.png Vince l'Eurolega (1º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (7º titolo).
Finale di Eurolega.
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa Saporta.

Finale di Supercoppa italiana.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (7º titolo).
Icona Euroleague.png Vince l'Eurolega (2º titolo).
Semifinali di Supercoppa italiana
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (8º titolo).
Finale di Eurolega.
  • 2002-2003 · 14ª in Serie A, Nuvola actions cancel.png non si iscrive alla stagione successiva per fallimento.
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.
4ª in FIBA EuroCup.
Finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa Italia.
Coppa del Campionato di Pallacanestro.png Vince l'EuroChallenge (1º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.

Finale di Supercoppa italiana.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Colori e simbolo[modifica | modifica wikitesto]

I colori della Virtus sono, fin dalla fondazione, il bianco e il nero, e per le divise da gioco tali colori sono rimasti invariati fino ad oggi, in tutte le competizioni e con qualunque sponsor. Quasi sempre la maglia casalinga è bianca con risvolti e inserti neri, mentre quella da trasferta nera con risvolti e inserti bianchi.

Fanno eccezione le divise degli anni '60, giallo-verdi nel periodo del primo abbinamento Knorr, e rosso-azzurre in occasione dell'abbinamento Candy, da cui manca anche la classica Vu nera. Dal 1970 i colori sono tornati definitivamente al bianco-nero.

Tra le ultime piccole concessioni ai colori dello sponsor vi è stata quella per il marchio Kinder (sponsor ufficiale dal 1996 al 2002, scritto in rosso con la "K" nera): solitamente la divisa aveva inserti di colore rosso, sui fianchi o sui risvolti. Per la Final Four di Supercoppa italiana del 2000 a Siena, la Virtus ha indossato una divisa rossa con sfumature nere.[22]

Il 2 aprile 2006 la Virtus sponsorizzata Vidivici gioca infine con una divisa interamente rosa, in onore dei 110 anni della Gazzetta dello Sport:[22] l'esperimento piace alla società, tanto che viene ventilata l'idea di renderla la terza divisa ufficiale,[23] poi mai attuata.

La "Vu nera"[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo è sempre stato la lettera V, nera su sfondo bianco (o bianca su sfondo nero nella tenuta da trasferta).

Prima che la Virtus Pallacanestro Spa si rendesse autonoma dalla polisportiva SEF Virtus, il simbolo conteneva anche quattro effe disposte a croce, iniziali di Forte, Franco, Fermo e Fiero, le quattro virtù del vero sportivo.

Con l'esordio, nel 1934, in 1ª Divisione, la Virtus presenta sulle maglie un simbolo costituito da una V sovrastante una B.[24]

Negli anni quaranta il simbolo presente sulle divise era solitamente una semplice V dagli spigoli molto acuminati; a partire dalla stagione 1953/54 la Virtus Minganti presenta sulle maglie una V dall'aspetto vero e proprio di un carattere tipografico con grazie (occasionalmente utilizzato però anche in precedenza, ad esempio nella stagione 1939-40), mantenuto poi per tutti gli anni sessanta e settanta. Il passaggio tra i due tipi di simbolo non è netto, in quanto nella stagione 1958/59, ad esempio, sulla divisa si ripresenta la V più semplice.

Dopo il 1984 è stata aggiunta la stella d'oro, simbolo del decimo scudetto: prima essa era apposta separatamente sul petto; con la stagione 1988/89 la Vu nera sovrastata dalla stella è stata racchiusa in un cerchio, ottenendo un logo dalle linee più arrotondate. I due bracci della V non sempre sono stati simmetrici: a metà anni novanta la V era più simile al carattere tipografico, con il braccio sinistro spesso e quello destro sottile.

Impianti di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Futurshow Station.
Il Madison di Piazza Azzarita[25]

Dalla sua fondazione, la Virtus ha cambiato parecchi impianti di gioco. Ognuno di essi è stato più di un semplice campo, piuttosto una vera e propria "casa" delle Vu nere, segnando, nel periodo in cui è stato utilizzato, una diversa epoca della lunga storia della società:

Rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua lunga storia la Virtus ha vissuto numerose rivalità sportive con altre squadre italiane ed europee, tra queste spiccano:

Roster 2014-2015[modifica | modifica wikitesto]

  Naz.   Ruolo Nome Anno Alt. Peso  
12 Italia P Matteo Imbrò 1994 189 82
13 Italia A Simone Fontecchio 1995 199 91
14 Italia G Federico Guazzaloca 1994 187 72
Stati Uniti P Abdul Gaddy 1992 191 88
Italia C Gino Cuccarolo 1987 222 125
Italia AG Valerio Mazzola 1988 205 96
Stati Uniti AG Okaro White 1992 206 93
Stati Uniti P Allan Ray 1984 188 86
Stati Uniti C Augustus Gilchrist 1989 208 109
Italia G Marco Portannese 1989 198 89
Stati Uniti G Jeremy Hazell 1986 195 86

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore: Italia Giorgio Valli Assistente: Italia Daniele Cavicchi Assistente: Italia Christian Fedrigo Fisioterapista: Italia Andrea"Ciccio" Nobili

Record e statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
Statistiche generali

Campionato italiano

  • Stagioni in Serie A: 72
  • Partite disputate: 2135
  • Partite vinte: 1446
  • Partite perse: 687
  • Partite pareggiate: 2
  • Percentuale di vittorie: 67,70%

Dettaglio

Coppe italiane

  • Partite disputate: 152
  • Partite vinte: 108
  • Partite perse: 44
  • Percentuale di vittorie: 71,10%

Dettaglio

Coppe europee

  • Partite disputate: 393
  • Partite vinte: 244
  • Partite perse: 149
  • Percentuale di vittorie: 62,10%

Dettaglio

Logo-Virtus.png
Record[26]

Positivi

  • Striscia vincente più lunga: 21 partite (2000/01)
  • Massimo punteggio realizzato: 122 (Buckler Bologna-Viola Reggio Calabria dell'11/02/1996)
  • Minimo punteggio subito: 11 (Virtus Bologna-Reyer Venezia del 14/11/1948)[27]
  • Massimo scarto attivo: +55 (Virtus Bologna-Zoppas Gorizia del 03/12/1961)

Negativi

  • Striscia perdente più lunga: 12 partite (1971/72)
  • Minimo punteggio realizzato: 16 (Virtus Bologna-Reyer Venezia del 14/11/1948)
  • Massimo punteggio subito: 123 (Hitachi Venezia-Dietor Bologna del 20-/03/1988)
  • Massimo scarto passivo: -45 (Tropicali Pesaro-Norda Bologna del 14/03/1971)

Pubblico

  • Record di presenze: 8.741 spettatori (Kinder Bologna-Teamsystem Bologna del 31/05/1998)
  • Record di incasso: £. 418.062.000 (Kinder Bologna-Paf Bologna del 19/06/2001)[27]


Statistiche aggiornate alla stagione 2007/2008[28].

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Presenze
Stagioni
Punti
Media punti
Punti in una partita


Brunamonti, il più grande secondo i tifosi[29]
Logo-Virtus.png
Top statistici dalla stagione 1975/76[30]
Logo-Virtus.png
I migliori di sempre[31]


Dati aggiornati alla stagione 2007/2008[28]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
Gli allenatori della Virtus (vinte-perse)
Presenze
Vittorie totali
Vittorie %
Vittorie % nei playoff


Dati aggiornati alla stagione 2008/2009[28].

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
I presidenti della Virtus[32]
  • 1940: Carlo Fischer
  • 1946-47: Mario Negroni
  • 1948-1950: Giuseppe Miliani
  • 1951-1952: Elio Vancini
  • 1952-1957: Agostino Mezzetti
  • 1957-1959: Raffaello Zambonelli
  • 1959: Ettore Casella
  • 1959-1960: Giorgio Neri (commissario straordinario)
  • 1960-1961: Giuseppe Gazzoni Frascara (commissario straordinario)
  • 1961: Giorgio Neri (commissario straordinario)
  • 1961-66: Galeazzo Dondi Dall'Orologio
  • 1966-68: Raffaello Zambonelli
  • 1968-71: Gian Luigi Porelli
  • 1971-76: Fiero Gandolfi
  • 1976-78: Raffaele Lenzi
  • 1979-1983: Achille Canna
  • 1983-1984: Gino Galletti
  • 1984-1989: Gian Luigi Porelli
  • 1989-1990: Paolo Francia
  • 1990: Paolo Gualandi
  • 1990-1991: Paolo Francia
  • 1991-2000: Alfredo Cazzola
  • 1996: Alberto Bucci
  • 2000-2003: Marco Madrigali
  • 2003-2004: Claudio Sabatini
  • 2004-2011: Romano Bertocchi
  • 2011-2013: Alberto Marchesini
  • 2013- : Renato Villalta

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1945-46, 1946-47, 1947-48, 1948-49, 1954-55, 1955-56, 1975-76, 1978-79, 1979-80, 1983-84 Star*.svg
1992-93, 1993-94, 1994-95, 1997-98, 2000-01
1973-74, 1983-84, 1988-89, 1989-90, 1996-97, 1998-99, 2000-01, 2001-02
1995
1934

Competizioni europee[modifica | modifica wikitesto]

1997-98, 2000-01
1989-90
2008-09

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Under 19 (Juniores): 1972, 1982, 1986, 1988, 2010, 2012, 2013
Under 17 (Cadetti): 1984, 1985, 1990, 1991, 1999, 2008, 2012, 2014
Under 15 (Allievi): 1966, 1989, 1993, 1995

Finali disputate[modifica | modifica wikitesto]

Campionato Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Supercoppa Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Coppa dei Campioni (Eurolega)[modifica | modifica wikitesto]

Coppa delle Coppe[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni al McDonald's Open[modifica | modifica wikitesto]

1993, 1995

Numeri ritirati[modifica | modifica wikitesto]

Renato Villalta, la bandiera[33]

Sono tre i numeri ad essere stati ritirati nella storia delle Vu Nere. Il primo in ordine cronologico è stato il numero 4 di Roberto Brunamonti, nel 1997. In seguito, è stato il turno di Renato Villalta, il cui numero 10 è stato ritirato nel 2005. Infine, il 2 marzo 2014, è stato ritirato anche il numero 5 di Sasha Danilovic.

Cestisti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti della Virtus Bologna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Virtuspedia. URL consultato il 22-1-2013.
  2. ^ a b c d Lauro, 1984
  3. ^ a b c d Il mito delle Vu nere in www.virtus.it. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  4. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  5. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  6. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  7. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  8. ^ a b Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  9. ^ Schiavina, 1999
  10. ^ Cronologia di Bologna dal 1900: 1955, biblioteca.salaborsa.it. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  11. ^ Werther Pedrazzi, Black Nino, grande atleta e creativo dello sfottò, CorriereDellaSera.it, 4 gennaio 2008. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  12. ^ Walter Fuochi, Fortitudo quasi scudetto Danilovic implacabile, La Repubblica.it, 12 giugno 2001. URL consultato il 12 febbraio 2009.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Marco Tarozzi (a cura di), I canestri della Sala Borsa - storia e gloria del basket bolognese nel dopoguerra, Minerva, dicembre 2004, ISBN 88-7381-098-5.
  • Gianfranco Civolani (a cura di), Virtus, Il cammino verso la Stella, Bologna, Renografica, 1984.
  • Gianfranco Civolani, Alberto Bortolotti, I cavalieri della V nera: i 125 anni della SEF Virtus attraverso i suoi campioni, Bologna, Nuova Tempi Stretti, 1996.
  • Gianfranco Civolani, EuroVirtus, Bologna, Fuorithema, 1998, ISBN 978-88-8062-058-7.
  • Tullio Lauro, Virtus - cinquant'anni di basket, Forte Editore, 1984.
  • Werther Pedrazzi, 3 volte Virtus, Bologna, Libri di Sport, 1995.
  • Enrico Schiavina, Derby! Virtus-Fortitudo, Fortitudo-Virtus - storia di una rivalità senza fine, Bologna, Libri di Sport, 1999, ISBN 978-88-87676-03-7.
  • Renato Villalta, Il Basket – uno sport che può insegnare, Bologna, Zanichelli, 1990, ISBN 978-88-08-00278-5.

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