Virtuality

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Virtuality
Titolo originale Virtuosity
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1995
Durata 106 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere fantascienza
Regia Brett Leonard
Sceneggiatura Eric Bernt
Fotografia Gale Tattersall
Montaggio Rob Kobrin, B.J. Sears
Musiche Peter Gabriel, Christopher Young
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Virtuality (Virtuosity) è un film del 1995 diretto da Brett Leonard e interpretato da Denzel Washington, nel ruolo del poliziotto finito in prigione per avere ucciso dei terroristi in un'azione confusa e violenta.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Lui deve lottare nell'ambiente disumano del carcere, dove ha un aspetto poco raccomandabile e i capelli lunghi, ma non molto dopo l'inizio del film le autorità lo scarcerano perché hanno un grave problema da risolvere, e lui potrebbe aiutarli. Questo problema è sito in un piano dell'esistenza del tutto diverso da quello in cui lui ha passato vari anni di vita. Infatti, si tratta di un programma molto evoluto, sistemato in un computer, che è stato creato per pensare di essere un uomo, ma pur sempre vivente in una realtà puramente virtuale, con cui si può interagire solo con apposite interfacce uomo-macchina.

Ma esso è un programma sia molto intelligente, che al tempo stesso molto pericoloso: infatti è stato messo a punto con i tratti psicologici di 200 criminali, tra cui l'uomo che è stato ucciso da Parker Barnes anni prima. Esso, anzi, 'lui', ad un certo punto decide di entrare nella realtà, e per farlo convince il suo programmatore ad inserirlo in una sorta di gelatina formata da nanomacchine sensibili al silicone che, interagendo con il modulo del programma che costituisce Sid, gli danno la stessa forma che aveva nella realtà virtuale.

Grazie all'installazione della sua memoria in un processore interno a questo corpo artificiale, il passaggio tra virtualità e realtà si completa. Ma anche i sentimenti sono gli stessi che questa personalità sintetica aveva quando era incorporea, e così l'androide scappa dal laboratorio seminando, ebbro di violenza e sete di esperienze, una fila di morti dietro di sé. Esso è praticamente invincibile, e instaura una guerra personale e feroce con Barnes, di cui conosce la storia, approfittandosene per metterlo in crisi. Infatti, il terrorista ucciso era a sua volta l'assassino dei suoi famigliari. Il corpo dell'androide non è fatto di sostanze metalliche, ma di una schiera di nanorobot, che usano il silicio per dargli forma e ripararlo ogni volta (mangia il vetro per rigenerarsi).

Vi sono innumerevoli scene di azione, come quella in cui l'androide va in una discoteca e si diverte a terrorizzare, armi in pugno, i presenti, oltre che munirsi di un vestito blu cobalto che gli dona molto e stimola ulteriormente il suo narcisismo. ma Barnes non ha tempo da perdere con la sua vanagloria, e tantomeno apprezza il sarcasmo dell'androide, che sembra irriderlo ad ogni occasione di incontro.

Alla fine di una violentissima battaglia combattuta sopra un grattacielo, il poliziotto gli strappa il processore dalla testa, disattivandolo. Ma c'è un problema: l'androide ha preso in ostaggio la figlia della poliziotta che collabora con Barnes, e l'ha sistemata sopra una bomba a pressione. Ma non gli ha detto dove lei si trovi. Allora, Barnes lo riporta al laboratorio, immette il processore nel computer principale e ricreando l'ambiente dove si sono scontrati, gli fa credere che ha perso lui, per fargli rivelare dove ha nascosto la bambina.

Ma a questo punto Barnes deve uscire dalla realtà virtuale prima di essere esposto alla rabbia dell'entità. Invece, lui e i poliziotti dentro il centro vengono ostacolati da un tecnico che ha creato il personaggio e che uccide uno dei poliziotti e cerca di uccidere anche gli altri, fino a quando viene a sua volta ucciso dalla compagna di Barnes. Alla fine, la bimba viene ritrovata (e la bomba sistemata sotto di lei disattivata), mentre il processore viene buttato sulla strada e schiacciato dalle auto. È finita, almeno si spera.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il film offre una grafica computerizzata di ottimo livello, per quello che era possibile a metà anni '90, una trama tesa e a tratti eccessivamente e manifestamente violenta (con numerose allusioni satiriche alla società multimediale, come l'importanza della televisione e degli eventi sportivi), tecnologie avanzate come la realtà virtuale, l'intelligenza artificiale, la interattività, e i nanorobot usati come mattoni per il corpo artificiale. Ma soprattutto, e nonostante l'insuccesso di botteghino, è stato il primo film in cui Russell Crowe ha cominciato a farsi notare, con un'interpretazione da cattivo estremamente energica e magnetica, tanto che non sarebbero passati che pochi anni per consacrarlo ai massimi livelli del cinema moderno, cominciando con L.A. Confidential.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]