Virgilio romano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vat. lat. 3867
Folio 14 r° del Vergilius romanus che contiene un ritratto dell'autore Virgilio
Folio 14 r° del Vergilius romanus che contiene un ritratto dell'autore Virgilio
Altre denominazioni Virgilio romano, Vergilius romanus
Epoca V secolo
Supporto vellum
Lingua latino
Scrittura capitale rustica
Dimensioni 332x323 mm
Pagine 309
Ubicazione attuale Biblioteca apostolica vaticana, Città del Vaticano

Il Virgilio romano o Vergilius romanus è un manoscritto miniato contenente l'Eneide, le Georgiche e frammenti delle Bucoliche di Virgilio; scritto nel V secolo in capitale rustica su 309 folii di vellum di 332x323 mm, in 18 righe per folio, è conservato nella Biblioteca apostolica vaticana (Cod. Vat. lat. 3867).

Si tratta di uno dei più antichi manoscritti virgiliani e uno dei tre manoscritti di letteratura classica illuminati, insieme al Virgilio vaticano e all'Ilias Picta.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Il Virgilio romano è uno dei pochi manoscritti miniati di letteratura classica ad essere sopravvissuto; in tal senso, la sua importanza per la storia dell'arte è eccezionale e fondamentale.

Il manoscritto conserva 19 illustrazioni, dipinte da almeno due artisti, entrambi anonimi. Lo stile di entrambi i pittori rappresenta l'inizio della rottura con l'arte classica: la forma umana diventa astratta e appiattita e la raffigurazione naturalistica dello spazio è abbandonata.

Folio 1 recto: Titiro e Melibeo, dalla prima egloga delle Bucoliche. Si tratta dell'unica miniatura del "primo artista".

Il primo artista dipinse una singola miniatura sul folio 1 recto, un'illustrazione della prima egloga delle Bucoliche. In essa un mandriano, Titiro, suona il flauto mentre siede sotto un albero, da dietro il quale spuntano le teste di tre mucche; nel frattempo un pastore, Melibeo, conduce una capra per le corna sotto un albero, da cui altre capre fanno capolino. La miniatura mostra alcuni resti dello stile classico: le mucche e le capre che spuntano da dietro gli alberi sono un tentativo, non riuscito, di ricreare la sensazione dello spazio. Le vesti dei due personaggi sono drappeggiate con naturalezza e le teste sono raffigurate di tre-quarti. Questa miniatura, a differenza di tutte le altre del manoscritto, non è racchiusa da una cornice: si tratta di un rimando alla tradizione delle illustrazioni su rotolo di papiro.

Il secondo artista mostra una rottura molto più radicale con la tradizione classica nelle miniature che realizza, caratterizzate da un bordo oro e rosso. I volti non sono più ritratti di tre-quarti ma o frontali o di profilo; le vesti non sono più drappeggiate con naturalezza, ma invece ridotte a linee curve. La pagina è spesso divisa in compartimenti separati, come nel caso del Folio 108 recto; quando è presente un paesaggio, non vi è alcun tentativo di renderlo tridimensionale. Non esiste la linea del suolo e gli oggetti si distribuiscono equamente nello spazio; molta cura è dedicata all'evitare che gli oggetti raffigurati non si sovrappongano l'un l'altro. Il risultato finale è in qualche modo simile ad alcuni mosaici romani, che potrebbero essere stati dei modelli (si vedano i folii 44 verso e 45 recto). Il secondo artista è bravo, ma il suo interesse è nelle linee e nelle forme, piuttosto che nella raffigurazione naturalistica dello spazio e della forma umana; dimostra anche di avere alcune difficoltà nel raffigurare il corpo umano in pose contorte, come nel caso del folio 100 verso, dove una figura reclinata è raffigurata in maniera poco convincente.

Il manoscritto presenta tre ritratti di Virgilio: folio 3 verso, folio 9 recto e folio 14 recto. Si tratta di ritratti che richiamano la tradizione decorativa dei rotoli di papiro; sono inseriti tra le colonne di testo all'interno di una cornice, e mostrano Virgilio seduto su di una sedia tra un leggio e un cesto chiuso: nel primo ritratto il leggio è alla destra di Virgilio e il cesto a sinistra, negli altri due la posizione è scambiata.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walther, Ingo F. and Norbert Wolf. Codices Illustres: The world's most famous illuminated manuscripts, 400 to 1600. Köln, Taschen, 2005.
  • Kurt Weitzmann. Late Antique and Early Christian Book Illumination. New York: George Braziller, 1977. p. 11 and pgs. 52-59.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]