Virgilio Andrioli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Virgilio Andrioli (Roma, 4 febbraio 1909Roma, 15 novembre 2005) è stato un avvocato, docente e giurista italiano, giudice della Corte costituzionale dal 1978 al 1987 nonché vicepresidente dal 1986.
È considerato uno dei più autorevoli studiosi di diritto processuale civile. Già negli anni trenta e quaranta si era distinto per alcuni studi in materia tanto da accreditarsi come il successore del caposcuola Giuseppe Chiovenda, cui fu allievo.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Si è laureato in giurisprudenza nel 1929 all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".[2]
Ha ottenuto la libera docenza nel 1936 e si è classificato primo nel concorso a professore ordinario di diritto processuale civile nel 1937[3] nella Libera Università di Urbino.[2]

Chiamato a Trieste, vi ha insegnato fino a quando si è trasferito a Pisa (1948); poi ha insegnato a Napoli (dal 1957), a Genova (dal 1961), a Firenze (dal 1964) e infine dal 1967 a Roma dove ha insegnato diritto fallimentare e dal 1971 diritto processuale civile.[3]

Giovanissimo, fu chiamato da Enrico Redenti a collaborare alla redazione delle norme processuali contenute nel codice civile del 1942, in particolare quelle sulle prove (artt. 2697-2739).[4]

Nell'ottobre 1945 il guardasigilli Palmiro Togliatti lo chiamò a far parte di una commissione istituita nel gennaio dello stesso anno dal predecessore Umberto Tupini e presieduta dal presidente di sezione della Corte di cassazione Francesco Curcio. Tale commissione avrebbe dovuto redigere un progetto di parziale revisione del codice di procedura civile, tuttavia i risultati del suo lavoro furono abbandonati allorquando il nuovo ministro di Grazia e Giustizia Fausto Gullo insediò una commissione di magistrati e di avvocati, che elaborò un testo che, con modifiche non sostanziali, ha costituito la riforma approvata con la legge 14 luglio 1950, n. 581 di ratifica del D.Lgs. 5 maggio 1948, n. 483.[5]

Nel 1958 fu chiamato dal ministro di Grazia e giustizia Aldo Moro a far far parte di una commissione, a cui fu affidato l'incarico di redigere un progetto di revisione del codice di procedura civile (testo allestito nel 1959 ma che non divenne mai legge). Nel 1973 fu chiamato dal ministro Mario Zagari a presiedere una sottocommissione che, nell'ambito di una riforma globale che non vide mai la luce nota come "progetto Liebman", mise a punto le disposizioni sul processo di esecuzione, su quello del lavoro e le disposizioni sui provvedimenti d'urgenza.[6]

Ha dato un apporto rilevante alla normativa in materia di lavoro con particolare riferimento allo Statuto dei lavoratori.[1]

È stato nominato giudice della Corte costituzionale dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini l'11 ottobre 1978 in sostituzione del giudice Luigi Oggioni;[7] ha giurato il successivo 26 ottobre.[8]
È stato nominato vicepresidente della Corte il 2 luglio 1986 dal neoeletto presidente Antonio La Pergola in sostituzione dello stesso. È cessato dalla carica il 26 ottobre 1987.[9]

Lasciata la Corte ha ripreso i suoi studi, in particolare sui privilegi. La sua produzione scientifica di fatto si è esaurita dopo un banale incidente del 1991[3] che lo vide coinvolto.[10]

Come componente di nomina ministeriale, ha fatto parte del Consiglio superiore della pubblica istruzione, sezione "istruzione superiore", per il quadriennio 1962-66.[11]

È stato direttore della rivista Foro italiano dal 1961 per venti anni[3] e della Rivista di diritto.[1]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— 4 novembre 1978[12]

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Commento al Codice di procedura civile, Napoli, Jovene, 1941 (Premio Giuseppe Chiovenda).
  • Lezioni di diritto processuale civile, Napoli, Jovene.
  • Appunti di procedura penale, Napoli, Jovene, 1965.
  • Le unità sanitarie locali: profili processuali e sostanziali, Napoli, Jovene, 1982.
  • Studi sulla giustizia costituzionale, Milano, Giuffrè Editore, 1992. ISBN 88-14-03745-0.
  • Cinquant'anni di dialoghi con la giurisprudenza, 1931-1981, edizione postuma, Milano, Giuffè Editore, 2007. ISBN 88-14-13560-6.
  • Scritti giuridici, edizione postuma, Milano, Giuffrè Editore, 2007. ISBN 88-14-13235-6.
  • Studi sulle prove civili, edizione postuma, Milano, Giuffrè Editore, 2008. ISBN 88-14-14213-0.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Virgilio Andrioli nominato giudice costituzionale, l'Unità, 11 ottobre 1978, pag. 2.
  2. ^ a b Il professore Andrioli nominato da Pertini giudice costituzionale, La Stampa, 12 ottobre 1978, pag. 2.
  3. ^ a b c d Andrea Proto Pisani, Ricordo di Virgilio Andrioli, in Virgilio Andrioli, Scritti giuridici, Milano, Giuffrè Editore, 2007.
  4. ^ Nicola Rondinone, Storia inedita della codificazione civile, Milano, 2003, pag. 269, 270, 408 e 410.
  5. ^ Virgilio Andrioli, Scritti Giuridici, Giuffrè Editore, 2007, pag. 1598 e 1599.
  6. ^ Nicola Picardi, Codice di procedura civile, Milano, 1995, pag. XVI (nota 17) e XVIII (nota 24).
  7. ^ Cessato dalla carica per scadenza il 29 settembre 1978.
  8. ^ Sito web del Quirinale: nomine del presidente Pertini.
  9. ^ Sito web della Corte costituzionale: note biografiche vicepresidente.
  10. ^ Ex magistrato ritrovato dopo tre giorni, La Stampa, 5 agosto 1991, pag. 9.
  11. ^ Eletto il nuovo Consiglio della Pubblica Istruzione, La Stampa, 19 ottobre 1962, pag. 13.
  12. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]