Vincenzo Li Causi
Vincenzo Li Causi (Partanna, 22 novembre 1952 – Balad, 12 novembre 1993) è stato un militare italiano, come sottufficiale dei Servizi Segreti Italiani fu capo di una cellula Gladio, caduto in Somalia durante la Missione Ibis II[1].
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[modifica] Biografia
Arruolato nell'Esercito Italiano, presso la scuola trasmissioni dell'esercito a Roma, si addestra anche con gli incursori della Marina Militare, per essere poi successivamente reclutato nel 1974 dal SID, il Servizio informazioni della Difesa.[2]
Li Causi entra poi a far parte della VII Divisione del Sismi (la nuova denominazione assunta dai Servizi Segreti Italiani), che aveva anche il compito di gestire la struttura di "Stay Behind", ovvero "Gladio", un'organizzazione clandestina paramilitare promossa dalla NATO per contrastare un'eventuale invasione sovietica dell'Europa occidentale. Di tale struttura Li Causi già dal 1975 è istruttore.[2]
Tra il 1980 ed il 1981 segue l'attività di Abu Abbas, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.[2]
Partecipa successivamente anche alla liberazione del generale americano James Lee Dozier, rapito dalle Brigate Rosse nel 1982.
Nel 1987 prende parte all'operazione Lima, una delicata missione in Perú, ufficialmente per addestrare la scorta del presidente peruviano Alan Garcia.[2][3]
Dal 1º ottobre 1987 al 1990 comanda il Centro Scorpione di Trapani, una delle cinque sezioni operative della VII^ divisione del Sismi, cellula siciliana di "Gladio".[4]
Inviato più volte dal 1991 in Somalia per il SISMI, muore in un agguato nel novembre 1993 a Balad, durante la Missione Ibis II, nel corso di un'imboscata tesa da alcuni militanti somali ai danni della vettura su cui viaggiava con un collega (Giulivo Conti).
[modifica] Note
- ^ «Ucciso in Somalia sottufficiale del SISMI. Ghali pessimista sul futuro della missione». Corriere della Sera, 13 11 1993, p. 8. URL consultato in data 17 marzo 2011.
- ^ a b c d Cfr. Archivio del 900
- ^ Maurizio Caprara. «"Gladiatori in Perù su ordine di Craxi"». Corriere della Sera, 06 06 1993, p. 11. URL consultato in data 17 marzo 2011.
- ^ [1]
- ^ [2]