Villa medicea dell'Ambrogiana

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Coordinate: 43°43′50.76″N 11°00′52.07″E / 43.730767°N 11.014464°E43.730767; 11.014464

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Villa Medicea dell'Ambrogiana
L'ambrogiana, Giusto Utens.
La Real Villa dell'Ambrogiana, Giuseppe Zocchi, stampa settecentesca
La Villa nel suo aspetto attuale dal lato di terra

La Villa Medicea dell'Ambrogiana si trova sulla riva sinistra dell'Arno, nel punto in cui vi confluisce la Pesa, in una posizione scenografica nei pressi della cittadina di Montelupo Fiorentino.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il nome deriva dalla famiglia degli Ambrogi, antichi possessori di un edificio con due torri e tenuta circostante. La proprietà fu acquistata da Ferdinando I de' Medici nel 1573, prima dell'ascesa al trono, da tal Giuseppe Gafoni[1].

Dal 1574 esiste una documentazione di lavori di riadattamento eseguiti da Giovanni Antonio Dosio[2].

Ferdinando, divenuto granduca nel 1587 dopo la morte del fratello Francesco, decise di trasformare radicalmente l'edificio regolarizzandolo e raddoppiando le torri. La direzione dei lavori fu affidata all'architetto Raffaele Pagni, già collaboratore di Buontalenti[3]. Da molti è stata supposta l'intervento progettuale di Bartolomeo Ammannati e soprattutto del Buontalenti, a causa di affinità stilistiche, tuttavia non esistono risultanze documentali, che attestino la presenza dell'architetto, peraltro, all'epoca, già gravemente ammalato[4]. Nel corso del XVII secolo la villa fu rialzata di un piano.

Pur non essendo tra le residenze medicee più conosciute, l'Ambrogiana presenta aspetti originali, soprattutto per quel che riguarda il suo rapporto con il fiume, trovandosi affacciata sull'Arno.

L'aspetto della villa è uno dei più maestosi tra tutte le ville medicee: quattro solide torri con una loggia su ciascuna sommità, rialzate nel Settecento, sporgono dagli angoli del corpo principale, formato da quattro grandi ali che cingono un ampio cortile centrale quadrato. Il rivestimento a intonaco bianco è tipico delle ville toscane, così come i profili, le finestre e i portali inquadrati da cornici in pietra arenaria.

L'impianto con le quattro torri angolari, condizionato dalle preesistenze, non rappresenta comunque un carattere di particolare originalità in quanto era stato adottato nella villa Niccolini a Camugliano di Pisa (1568) e nella villa Bernardi e Caselli nei pressi di Lucca (1540)[5].

Lontano da altri edifici, la villa domina tutto il paesaggio circostante e, con il suo profilo inconfondibile, si può vedere da tutte le colline della piana circostante, con il suo aspetto di villa-fortilizio a rappresentare fisicamente il dominio del principe sul territorio. L'ubicazione della villa era stato suggerito probabilmente da vari motivi tra la vicinanza alle vie di comunicazione tra Firenze e Pisa, sia per via fluviale (l'Arno all'epoca era navigabile) sia per via terrestre (la strada Firenze-Empoli-Pisa passa nei pressi della villa). Inoltre aveva il vantaggio di essere prossima ad altre residenze granducali e vicina ad una amplissima tenuta di caccia (Barco reale) che comprendeva, subito al di là dell'Arno, una grande area del Monte Albano e sui cui margini si trovavano altre ville (Artimino, Poggio a Caiano, La Magia e Montevettolini). Fu quindi spesso usata per i soggiorni di svago, per le attività venatorie, e anche come luogo di sosta nei frequenti spostamenti tra Firenze e Pisa.

Il giardino, oggi scomparso, ci è stato tramandato dalla lunetta di Giusto Utens, creata per un salone della Villa di Artimino e oggi al Museo Topografico di Firenze com'era di Firenze. Esso situato davanti alla villa ed arrivava fino ad un "porticciolo" dove attraccavano i navicelli. Il giardino era composto da quattro riquadri geometrici delimitati da aiuole di sempreverdi, e comprendeva anche una grotta artificiale, ricavata nel dislivello verso l'Arno e realizzata da Giovan Battista Ferrucci del Tadda.

Cosimo III[modifica | modifica sorgente]

L'Ambrogiana fu la dimora prediletta di Cosimo III, che vi raccolse alcune delle sue collezioni di dipinti, di esemplari botanici e naturalistici, facendo abbellire gli ambienti da Ferdinando Tacca. Nel 1677 fece costruire una loggia per ospitare il Gabinetto di storia naturale, dove il medico granducale Francesco Redi eseguì alcuni esperimenti e incroci su animali rari che pervenivano appositamente alla villa, come l'uccello indiano "caracos", ritrovato sulla spiaggia di Grosseto, il pappagallo bianco delle Indie e grande come un gallina, o la cicogna nera. Non mancavano le aberrazioni della natura, puntualmente descritte e ritratte da Bartolomeo Bimbi, ma forse esagerate dal gusto per i capriccio grottesco del Seicento: come la vitella e la pecora bicefale, cioè con due teste ciascuna (i dipinti di questi animali sono oggi conservati al Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano).

Inoltre, essendo Cosimo profondamente religioso (alcuni direbbero "bigottamente" religioso), fece costruire nei pressi del complesso un convento dedicato a san Pietro d'Alcantara, dove face stabilire dei monaci giunti appositamente dalla Spagna.

I secoli successivi[modifica | modifica sorgente]

La villa fu alterata nel Settecento con la creazione di un ulteriore piano rialzato che la rese ancora più spettacolare, ma nell'Ottocento, su iniziativa di Leopoldo II venne trasformata in una casa di cura per le malattie mentali. Questa triste sorte era la conseguenza dell'idea utilitaristica che gli ultimi granduchi ebbero del sistema delle ville, che spoliarono e alienarono a privati salvo pochissime eccezioni. A questo periodo risale infatti un radicale progetto di trasformazione curato dall'architetto Giuseppe Cappellini, che tuttavia non fu attuato.

La villa è divenuta negli ultimi anni dell'epoca lorenese, Manicomio criminale e tale destinazione venne confermata dallo stato unitario. Il manicomio negli anni ha ospitato anche personaggi noti come gli anarchici Giovanni Passannante e Pietro Acciarito, accusati, in epoche diverse, di tentato regicidio e il bandito sardo Graziano Mesina. Dagli anni '70 l'istituzione ha preso il nome di Istituto penitenziario criminale. Oggi è comunque parzialmente visitabile su appuntamento in gruppi guidati, una volta alla settimana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ C.V. Vasic, La villa dell'Ambrogiana, Firenze, 1985, p. 27.
  2. ^ C. Conforti, A. Fara, L. Zangheri, Città ville e fortezze della Toscana nel XVIII sec., 1978, pp 20-22. Vedi anche F. Borsi, Firenze del Cinquecento, Roma, 1974, pp. 314-318.
  3. ^ C. Vasic Vatovec, op. cit., 1985.
  4. ^ Per l'eventuale presenza del Buontalenti all'Ambrogiana, si veda: A. Fara, le ville di Bernardo Buontalenti nel tardo rinascimento toscano, in "Storia dell'Arte", Firenze, 1977; A. Fara, Le ville Buontalentiane, Firenze, 1978; A. Fara, Bernardo Buontalenti. L'Architettura, la guerra e l'elemento geometrico, Genova, 1988, pp. 210-211.
  5. ^ C. Cresti, Civiltà delle ville Toscane, Pordenone, 1992.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F.Fontani, Viaggio pittorico in Toscana, Tomo II, Firenze, 1801-1803, P.131.
  • Isabella Lapi Ballerini, Le ville medicee. Guida Completa, Giunti, Firenze 2003.
  • Daniela Mignani, Le Ville Medicee di Giusto Utens, Arnaud, 1993.
  • Alessandro Alderighi, La villa dell'Ambrogiana e i Lorena, tesi di laurea facoltà di Architettura di Firenze, relatore prof. Luigi Zangheri, nell'A.A 1999/2000.

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