Villa di San Martino

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Coordinate: 42°47′10″N 10°16′47″E / 42.78620471168612°N 10.279769897460938°E / 42.78620471168612; 10.279769897460938

Prospetto principale della Villa di San Martino

La Villa di San Martino o Villa Bonaparte è una delle due residenze che Napoleone Bonaparte ebbe all'Isola d'Elba fra il maggio 1814 ed il febbraio 1815.

Situata in località San Martino, nel comune di Portoferraio, sebbene sia spesso indicata come casa di campagna, era di fatto la più importante, destinata comunque alla vita privata dell'imperatore in esilio che, per la sua attività pubblica, si serviva essenzialmente dell'altra casa, la Palazzina dei Mulini posta nella parte alta di Portoferraio.

Indice

[modifica] Storia e architettura

Pur essendo una villa di dimensioni ridotte Napoleone volle che non avesse niente da invidiare in fatto di comodità e raffinatezza alla vita parigina.

La struttura ha una semplice pianta quadrata, con il primo piano destinato alla vita sociale e quello al terreno con i servizi, come il bagno neoclassico detto di Paolina, con una raffigurazione della Verità affrescata.

La Galleria Demidoff

Al primo piano l'Imperatore fece realizzare una biblioteca, dove si dice che passasse molto tempo. Le due stanze più importanti sono quella del nodo d'amore dedicata alla sua unione con Maria Luisa d'Asburgo-Lorena e la sala egizia, decorata con geroglifici e piramidi, un grande zodiaco sul soffitto e altre scene che rappresentano i momenti salienti delle imprese di Napoleone; al centro di quest'ultima stanza si trova ancora una vasca ottagonale.

Dopo i Cento giorni la villa rimase in stato d'abbandono per molti anni, fino a quando il principe russo Anatolio Demidoff, del casato dei Demidoff, figlio dell'ambasciatore russo a Firenze, non si sposò con la nipote di Napoleone, Matilde Bonaparte ed entrò in possesso della villa.

Demidoff si profuse nell'arricchimento della villa, creando nel 1851 la cosiddetta Galleria Demidoff, un edificio in stile neoclassico di solo un piano, progettato dall'architetto Niccolò Matas (l'autore della facciata della basilica di Santa Croce a Firenze).

In questa galleria, decorata con coppie di colonne di granito, Anatolio sistemò dopo la morte di Napoleone una sorta di museo a lui dedicato, con armi, quadri e altri cimeli.

All'ingresso si trova la statua della Galatea di Antonio Canova, che pare si fosse ispirato per la scultura alle fattezze di Paolina Bonaparte. La villa appartenne poi alla famiglia dei Pullè, ed una parte fu acquistata dal conte Bernardo Barbiellini Amidei.

All'esterno fu creato un viale di gelsi e aiuole geometriche all'italiana, secondo il dominate stile eclettico. Il parco retrostante alla villa venne arricchito con piante esotiche e voliere per uccelli pregiati.

Nel 1880 la dinastia dei Demidoff si estinse almeno nel ramo "toscano" e le loro collezioni vennero sfortunatamente disperse. La galleria napoleonica divenne un museo e in seguito uno spazio espositivo per varie mostre di lungo periodo. Oggi, dopo lavori di restauro ospita stampe del periodo di Napoleone provenienti da varie collezioni private.

[modifica] Bibliografia

Simbolo di Napoleone
  • Il tour delle ville. Le Guide di Toscana, supplemento a l'Unità, maggio 1993.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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