Villa Silvia

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Coordinate: 44°12′56.8″N 12°17′54.69″E / 44.215778°N 12.298525°E44.215778; 12.298525 Villa Pasolini-Zanella, più comunemente nota come Villa Silvia o Villa Sylvia, è un'antica villa di Cesena. Di fondazione settecentesca, è particolarmente famosa per essere stata salotto della borghesia tra l'Ottocento e il Novecento, possedendola i conti faentini Pasolini-Zanelli e per aver ospitato personalità tra le quali Giosuè Carducci e Alessandro Bonci.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Costruita nel 1700, fu acquistata nel 1806 dai conti faentini Pasolini-Zanelli; nel 1875, dopo il matrimonio tra il Conte Giuseppe Pasolini-Zanelli e Silvia Baroni Semitecolo, la villa fu adibita a residenza estiva. Particolarmente cara a Silvia per la sua posizione privilegiata sulle colline cesenati di Lizzano, la villa divenne ritrovo dei più importanti personaggi dell'epoca che animavano l'ambiente culturale romagnolo: da Alessandro Bonci ad Antonio Messeri, da Paolo Amaducci a Francesco Balilla Pratella; e italiano: da Giosuè Carducci a Filippo de Pisis e Filippo Tommaso Marinetti.

Certamente l'ospite più illustre resta Giosuè Carducci, legato da una profondissima amicizia alla contessa, che qui soggiornò tra il 1897 al 1906 per ben 11 volte. La presenza del poeta, che diede gran lustro alla famiglia e all'intera città di Cesena, è confermata da un importante scambio epistolario con la contessa Silvia, e da un'ode, composta nel 1903, che doveva servire per raccogliere fondi per la ristrutturazione della Pieve di Polenta promossa dai conti. Si dice addirittura che il Carducci desiderasse morire nella villa. Quel che è certo, è che ad accoglierlo c'era sempre una stanza preparata per lui e rimasta intatta, per volontà della contessa, fino ad oggi.

Nel 1905 la regina Margherita di Savoia avrebbe dovuto soggiornarvi per un breve periodo, ma successivamente la visita fu disdetta. Per la regina però venne realizzata una stanza, decorata a margherite dal pittore cesenate Anselmo Gianfanti: di questa stanza non c'è più alcuna traccia oggi a causa delle mansioni che ricoprì la villa negli anni a seguire.

Infatti, dal 1920, anno della morte della contessa Silvia, ultima possidente, la villa fu donata al comune di Cesena, a patto che fosse mantenuta intatta la camera del Carducci e che l'intero complesso fosse utilizzato per fini benefici, in onore dei figli dei conti, morti giovani in guerra, e di Giosuè Carducci stesso. Così avvenne: dal 1920 fino al 2007, la villa diventò un preventorio tubercolare per ragazzi meno abbienti e successivamente scuola materna ed elementare.

Nel 2007 è divenuta sede dell'AMMI, Associazione Musica Meccanica Italiana, che ha in progetto di far diventare la villa intera polo museale per gli antichi strumenti conservati.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

L'intero complesso di Villa Silvia è enorme, e composto dalla grande villa, dall'ex limonaia, oggi divenuta un edificio adibito a magazzino, e dall'enorme parco che conserva, tra le altre specie, un roseto dell'Ottocento.

La villa, di impianto settecentesco, con la classica torretta nell'angolo a sud est, ha una facciata semplice, rimaneggiata in stile neoclassico: sopra tre grandi portoni ad arco a tutto sesto ribassati, sono collocati tre balconcini in ferro battuto originali dell'epoca, a cui si accede da tre porta finestre decorate con stucchi floreali.

All'interno, a causa dello sfruttamento della villa negli anni successivi alla morte della contessa, sono rimaste unicamente due stanze originali: la camera da letto del Carducci e la sala detta della Regina Margherita.

Stanza del Carducci[modifica | modifica sorgente]

Sorprendente sala della villa è la camera del Carducci, rimasta come era nel 1906, anno dell'ultima visita del poeta. Il grande letto di materasso di lana è posto tra due comodini che conservano oggetti di uso quotidiano del poeta, tra cui spazzole, pettini e set da barba. Davanti al letto un divano, dove dormiva il fedele servo del Carducci, Gianni; ancora davanti, la scrivania del poeta, con fogli e pennini da allora, la sedia a rotelle usata dal poeta negli ultimi anni, e un armadio che contiene la finanziera usata dal poeta all'Università di Bologna dove era docente, diversi cappelli e un busto di bronzo.

Il soffitto, decorato a cassettoni con esagoni colorati, raffigura al centro la scena mitologica di Leda, tema ripreso dai pennacchi piumati.

Sala detta della Regina Margherita[modifica | modifica sorgente]

La stanza, comunemente chiamata della Regina Margherita, sebbene è ben certo che non avrebbe dovuto ospitare la regina durante la sua visita in villa, era probabilmente la biblioteca di casa; di impianto ovale, oggi rimane, di originale, solamente il soffitto, meravigliosamente ed elegantemente decorato con motivi floreali e lievi grottesche, con un motivo a velario; nelle lunette alla base del cornicione sono raffigurati personaggi mitologici, e al centro del soffitto una scena agreste con Cerere seduta su un covone di grano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]