Villa Savoye

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Coordinate: 48°55′28″N 2°01′42″E / 48.924444°N 2.028333°E48.924444; 2.028333

Villa Savoye
Villa savoye veduta .JPG
Ville Savoye, il manifesto del cubismo architettonico
Ubicazione
Stato Francia Francia
Regione France moderne.svg Île-de-France
Località Poissy
Indirizzo Rue de Villiers, 82

78300 Poissy, Yvelines

Informazioni
Condizioni Ottime
Costruzione 1928 - 1931
Stile Cubismo architettonico
Uso Monumento-museo didattico
Realizzazione
Architetto Le Corbusier, Pierre Jeanneret
Costruttore E. Cornier
Proprietario Stato Francese
Proprietario storico Pierre Savoye
 
Logo che indica l'appartenenza di Villa Savoye alla lista dei monumenti storico-architettonici francesi

Villa Savoye è una residenza privata progettata da Le Corbusier (pseudonimo di Charles-Eduard Jeanneret), maestro dell’architettura razionalista, e da Pierre Jeanneret, costruita tra il 1928 e il 1931 su commissione di Pierre Savoye. Costituisce il manifesto più conosciuto del movimento moderno e in particolare del cubismo architettonico.[1] È tra i monumenti considerati patrimonio del XX secolo dal CMN (Centre des monuments nationaux).[2]

Cartello che indica l'appartenenza di Villa Savoye al patrimonio architettonico francese del xx secolo

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pierre Savoye, broker assicurativo, socio del gruppo Gras-Savoye, marito di Emilie Savoye e padre di Roger Savoye, nel 1928 commissionò a Charles-Eduard Jeanneret noto come Le Corbusier e Pierre Jeanneret il progetto di una residenza dove trascorrere i fine settimana con la famiglia. La costruzione iniziò nel febbraio del 1929 e l’abitazione venne conclusa nel 1931 con l’aggiunta del sistema di riscaldamento, diventando così la residenza secondaria dei Savoye.[3]

Quando la famiglia iniziò ad abitare per brevi periodi la casa, soprattutto d'autunno, nacquero diverse difficoltà, dovute alle infiltrazioni dal soffitto, agli spifferi causati dallo scarso isolamento delle grandi finestre e ai rumori dovuti al tremolio dei vetri dei lucernari; da alcune lettere di Madame Savoye a Le Corbusier si colgono chiare lamentele al riguardo.[4] I Savoye continuarono ad abitare la casa fino al 1940.

Durante la seconda guerra mondiale i tedeschi e in seguito gli alleati occuparono l'edificio, che subì notevoli danni; i primi addirittura stabilirono i loro depositi per il fieno all'interno dell’abitazione.[5]

Nel 1958 la città di Poissy espropriò gli 8 ettari di terreno appartenenti alla famiglia Savoye, utilizzandone una parte, non occupata dalla casa Savoye ormai abbandonata, per costruire un liceo. Dovettero intervenire Le Corbusier e altri architetti per impedire la demolizione di casa Savoye negli anni successivi, fino a quando lo stato francese, nel 1963, acquisì la proprietà dal municipio e provò a recuperarla con un primo tentativo firmato dall'architetto Jean Debuisson.

Nel 1965 la Maison Savoye, quando Le Corbusier era ancora in vita, fu inserita nella lista dei monumenti storici francesi. Nel 1985 iniziò un secondo restauro a cura dell’architetto Jean-Louis Veret che terminò nel 1997 e vide una ripresa del calcestruzzo ormai deteriorato dal tempo,[6] l’installazione di un nuovo sistema d’illuminazione, l’impianto di una serie di telecamere di sorveglianza e il ripristino di diversi infissi e arredi interni.[7]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Savoye nasce da una maglia strutturale di base rettangolare formata da elementi verticali cilindrici (pilotis) posti ad un ritmo perimetrale di 4,75 metri l’uno dall'altro e disposti verso l’interno quasi simmetricamente secondo uno schema che favorisca il percorso di un'automobile e consenta l’appoggio delle chiusure orizzontali principali. Tutti gli elementi principali, dalle fondamenta ai pilastri ai solai sono in cemento armato.

Il primo piano come un heures claires (una scatola sospesa), così chiamato dai coniugi Savoye, è un prisma monocolore spezzato dai vuoti delle finestre che incidono a metà ogni prospetto. In esso si trova la parte “viva” della casa e un giardino pensile da cui poter ammirare gli spazi circostanti.

Il piano superiore o terrazzo è il coronamento dell’edificio oltreché la conclusione di un percorso, senza alcuna barriera architettonica, che parte dal piano terra dove si trova il garage, motore e idea del luogo abitativo, fino a sbarcare tramite una rampa sul solarium come sul ponte di una nave.

Il progetto definitivo fu leggermente modificato rispetto quello originale che prevedeva una maglia con interassi di cinque metri tra pilastro e pilastro.

Costi[modifica | modifica wikitesto]

Il costo del solo edificio, stimato anticipatamente nel febbraio del 1929, si aggirava intorno al mezzo milione di franchi. Durante la realizzazione, a causa dell’aumento non preventivato dei costi, vennero eseguiti diversi cambiamenti al progetto, che giunse a essere pagato intorno agli ottocentomila franchi una volta divenuto definitivo nel giugno 1929[8].

Il suo valore non è più stimabile poiché rientra tra i beni protetti dal ministero della cultura e della comunicazione francese ed è uno dei beni architettonico-monumentali proposto dal CMN (Centre des monuments nationaux) come candidato ad essere patrimonio culturale UNESCO.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Come un oggetto posato sull'erba di una collinetta nella valle della Senna, la Villa Savoye non arreca alcun disturbo alla natura circostante, spiega Le Corbusier[9] nel descrivere l’opera, che sorge appunto, integrandosi con il paesaggio e dialoga con esso, attraverso la plasticità delle sue forme “a reazione poetica” e i percorsi che uniscono lo spazio interno ed esterno.

La posizione periferica di Villa Savoye rispetto a Parigi comportava l’utilizzo dell’auto per la famiglia Savoye e Le Corbusier realizzò tutta la struttura a partire dal piano terra come per accogliere l’auto dei due coniugi; la curvatura del garage e dell’ingresso principale non è altro che il risultato di questa scelta.[10]

L’opera rappresenta i 5 principi dell’architettura moderna ovvero i canoni dell’International Style:

  1. Il plan libre o pianta libera che si individua dalla totale mancanza di setti murari portanti e dalla grande elasticità nella progettazione delle chiusure verticali, portate agevolmente dallo scheletro di calcestruzzo armato.
  2. I pilotis o pilastri che reggono il volume principale e lo rendono sospeso e libero di elevarsi funzionalmente alle necessità della “famiglia moderna Savoye”. I pilastri infatti creano un comodo percorso di accesso all'abitazione svuotando il piano terra dai setti murari portanti e garantendo il posizionamento di un garage al centro del piano.
  3. La facade libre o facciata indipendente dalla struttura, che come per le pareti perimetrali del primo piano si spoglia della sua funzione strutturale tipica per incarnare una realtà architettonica moderna e razionale, fatta di elementi verticali atti a ospitare vuoti o pieni a piacimento del progettista.
  4. La fenetre en longueur o finestra in lunghezza, che in Villa Savoye percorre quasi tutti i quattro prospetti e divide con un taglio netto le pareti perimetrali del primo piano, permettendo uno straordinario incremento dell’illuminazione naturale degli ambienti, oltreché un'ampia visuale verso l’esterno.
  5. Il toit terrasse o terrazzo giardino, che grazie ai solai in calcestruzzo armato non pesa sulla struttura sottostante, ma anzi funge da coibente e garantisce agli ambienti del primo piano, una maggiore frescura d’estate e un buon isolamento d’inverno. Il terrazzo ospita oltre ad un giardino coltivabile anche un solarium protetto da una parete tagliavento che riprende la forma delle curve al piano terra.
Cartello stradale in Rue de Villiers

La loggia del giardiniere è il primo esempio di casa unifamiliare minima; per risparmiare non doveva essere costruita ma alla fine fu realizzata rientrando nel budget dei Savoye.

Le Corbusier aveva ipotizzato di utilizzare il progetto di Villa Savoye per lo sviluppo urbanistico di Buenos Aires, immaginando una serie di unità abitative molto simili alla villa e posizionate in serie all'interno di una lottizzazione a forma di albero.[11]

Articolazione interna[modifica | modifica wikitesto]

- La cantina è un piano al di sotto della quota del piano terra, conclusione della scala a chiocciola interna, ospita un piccolo vano che porta ad una porta d’accesso alla caldaia e ai serbatoi.

- Il piano terra comprende l’ingresso, il garage, i locali per il personale e i relativi servizi.

- Il primo piano è la parte abitata della casa e comprende la zona giorno (soggiorno, cucina, salottino), la zona notte (camera degli ospiti, camera del figlio e camera dei genitori) e i servizi (bagno piccolo e bagno grande), tutti spazi studiati attorno a un giardino pensile e a un filtro (rampa) che porta al piano superiore.

- La terrazza è composta da un giardino pensile più grande di quello al primo piano e da un solarium, offre un’ampia visuale sulla valle della Senna (visuale ora in parte oscurata da un edificio multipiano di grosse dimensioni).

La pianta del primo piano è organizzata in due zone disposte ad L attorno alla rampa. La prima zona è costituita dal soggiorno pranzo orientato sul lato ovest del quadrato, rivolto verso sud troviamo il tetto giardino, questo è separato da una grande parete di vetro scorrevole dal soggiorno, che si configura come una parte del giardino protetta dalle intemperie. Sul lato sud-est è collocata la camera del figlio, con un accesso sul giardino. Su tutta la lunghezza. rivolta a nord, a partire da ovest, troviamo: l’office, cucina, terrazza di servizio e camera degli ospiti. Sempre al primo piano troviamo l’appartamento del padrone di casa, costituito da una suite che si sviluppa parallelamente alla rampa.

Percorsi[modifica | modifica wikitesto]

La scala: è l’elemento di sezione del volume principale che con decisione spezza il primo piano in una parte interna ed una esterna e crea, attraverso il salto di quota, un percorso verticale che connette gli spazi e irrompe nella modalità di fruizione e percezione del visitatore. Esempio e rappresentazione fisica del concetto di “promenade architecturale”,[12] spesso utilizzato da Le Corbusier per indicare la sua visione spaziale come metodo di rottura rispetto ai canoni usuali, rigidi e poco vitali, dell’architettura tradizionalista dell’epoca.

La scala a chiocciola: è uno degli archetipi fondamentali dell’architettura di Le Corbusier; in Villa Savoye parte dalla cantina al di sotto del piano stradale e giunge fino al terrazzo, torcendosi come una spirale elicoidale, protetta da un parapetto anch'esso in cemento armato.

I corridoi: al primo piano un corridoio centrale partendo dalla hall all'ingresso, coinvolge un piccolo lavabo dove sciacquarsi le mani appena arrivati e si collega alla rampa centrale, fino ai locali del personale; al secondo piano il corridoio è un filtro stretto e lungo, in una prospettiva che inquadra la stanza progettata per il figlio dei Savoye.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ZEVI (1975), p103
  2. ^ Inventaire general du patrimoine culturel: IA78000395
  3. ^ TOURNIKIOTIS (2011), p2
  4. ^ SBRIGLIO (1999), p146-p147
  5. ^ CURTIS (2006), p94
  6. ^ COURLAND (2012) p326
  7. ^ BENTON (1987), p195
  8. ^ BENTON (1987), p201-203
  9. ^ JEANNERET (1947) p24
  10. ^ GAST (2000), p66
  11. ^ JEANNERET (1947), p28
  12. ^ JEANNERET (1947), p24

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tim Benton, The Villas of Le Corbusier, New Haven and London, Yale University Press, 1987, ISBN 0-300-03780-5.
  • William J R Curtis, Le Corbusier -Ideas and Forms, London & New York, Phaidon Press, 2006, ISBN 0-7148-2790-8.
  • Klaus-Peter Gast, Le Corbusier - Paris Chandigarh, Basel, Berlin, Boston, Birkhäuser, 2000, ISBN 3-7643-6291-X.
  • Robert Courland, Concrete Planet, Amherst, Prometheus Books, 2011, ISBN 1-61614-481-5.
  • Le Corbusier et Pierre Jeanneret, Willy Besiger, Oeuvre complete de 1929-1934, Zurich, Les editions d’architecture, 1947, ISBN.
  • Jacques Sbriglio, Le Corbusier: La Villa Savoye, Paris, Fondation Le Corbusier, 1999, ISBN.
  • Jacques Sbriglio, The Villa Savoye, Basel, Birkhäuser, 1999, ISBN.
  • Bruno Zevi, Storia dell’architettura moderna, Torino, Einaudi, 1975, ISBN.
  • Bruno Zevi, Spazi dell’architettura moderna, Torino, Einaudi, 1973, ISBN.
  • Yukio Futagawa, Global Architecture 13 Le corbusier Villa Savoye, Poissy, France. 1929-31, Tokyo, Ada Edita, 1972, ISBN.
  • Renato De Fusco, Storia dell’architettura moderna, Roma-Bari, Universale Laterza, 1974, ISBN.

Bibliografia web[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]