Villa Reale di Milano

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Coordinate: 45°28′21″N 9°11′58.99″E / 45.472501°N 9.199719°E45.472501; 9.199719

Villa Reale di Milano
Milano Villa Reale vista.JPG
Villa Reale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Milano
Indirizzo via Palestro 16
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1790-1796
Realizzazione
Architetto Leopoldo Pollack
Proprietario Comune di e Milano
 

La Villa Reale di Milano (ora Villa Comunale), già Villa Belgioioso[1] o Villa Belgiojoso Bonaparte, è una villa costruita tra il 1790 ed il 1796 dall'architetto Leopoldo Pollack, su commissione del conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso[2]. L'edificio rivolge la propria parte posteriore, ove vi è l'ingresso per la Galleria d'Arte Moderna di Milano, verso via Palestro affacciandosi così sui giardini Indro Montanelli in zona Porta Venezia. La facciata della villa è invece rivolta verso il giardino in stile inglese, sempre progettato da Leopoldo Pollack.

La Villa Reale di Milano rappresenta uno dei principali monumenti del neoclassicismo milanese. Tra le opere neoclassiche presenti nella Villa si segnalano quelle di Luigi Acquisti ed Antonio Canova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della villa fu commissionata dal conte Ludovico di Barbiano e Belgiojoso, consiglieredell'imperatore austriaco, per ritirarvisi alla fine della carriera diplomatica e militare. Affidò l'incarico all'architetto ufficiale della Casa d'Austria, Giuseppe Piermarini. L'architetto, già autore dei giardini pubblici realizzati sui terreni vicini, ne passò l'incarico al suo principale allievo, l'austriaco Leopoldo Pollack, che ne iniziò la costruzione nel 1890, completandola nell'arco di sei anni. Dal 1796 prende avvio la decorazione del piano inferiore, affidata a Giocondo Albertolli che la realizza con toni sobri e pacati.

Incisione originale di Leopoldo Pollack

Dopo pochi anni, non ancora ultimata, alla morte del conte Ludovico Belgioioso la villa venne comprata dalla Repubblica Italiana (1802-1805) divenendo residenza di Napoleone. L'imperatore e la sua famiglia vi furono ospiti saltuariamente nel corso delle visite a Milano, mentre divenne residenza stabile di Eugenio di Beauharnais, figlio adottivo di Napoleone, e da questi nominato vicerè d'Italia nel 1805, e della moglie principessa Augusta di Baviera. La coppia vicereale commissionò il grande intervento decorativo che portò alla sfarzosa decorazione degli interni del piano nobile, convolgendo, fra gli altri, Andrea Appiani. Con il ritorno del governo austriaco sulla città l'edificio divenne proprietà dei Viceré austriaci, abitata fra gli altri dal maresciallo Josef Radetzky che qui stipulò la Pace di Milano del 1849 che decretò la resa della città all’Austria. A partire dalla metà del XIX secolo entrò nelle disponibilità della Corona Sabauda.

Nel 1920 venne acquistata dal Comune di Milano che nel 1921 vi istituì la Civica Galleria d'arte Moderna di Milano di cui tutt'oggi è ancora sede. Nel 1951 la Villa fu affiancata dal Padiglione d'Arte Contemporanea, meglio conosciuto come PAC, costruito con lo scopo di ospitare mostre temporanee d'arte contemporanea e che negli anni ha ospitato esposizioni di artisti anche di livello internazionale. Fortemente danneggiata dall'attentato del 1993, fu oggetto di restauri ed attualmente è sede delle collezioni di epoca Neoclassica e Romantica, oltre che delle donazioni Grassi e Vismara, della Galleria d'Arte Moderna del Comune di Milano.

I giardini oggi
La facciata della villa rivolta verso via Palestro

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto rispetta la consueta tipologia della villa con pianta ad U, costituita da un corpo principale e due ali più basse ad esso perpendicolari che racchiudono il cortile d'onore, affacciato sulla strada, da dove potevano accedere le carrozze. Verso il giardino si dispiega invece un'ampia fronte orizzontale, dove si affacciano gli ambienti più importanti del palazzo. Su via Palestro si affaccia il lungo muro di cinta, decorato a bugnato, interrotto dalle facciate delle due ali laterali, di soli due piani. Attraverso tre archi che si aprono sotto un colonnato dorico, si accede alla corte d'onore, dominata dalla facciata nord del corpo principale che sovrasta le ali laterali essendo superiore di un piano. I tre archi del muro esterno si ripetono su tutti i quattro lati della corte, conferendole simmetria e unitarietà. Nel corpo centrale sono sovrastati da quattro colonne ioniche che proseguono visivamente nelle quattro sculture elevate sopra balaustra, con un effetto di solenne verticalità. La decorazione di questa facciata è sobria e contenuta. Tutti i temi figurativi rappresentati negli esterni furono dettati dal poeta allora eminente a Milano, Giuseppe Parini. Sulla facciata della corte vi sono tre bassorilievi, con La Temperanza (Ulisse nella casa di Circe), L’Ospitalità (Filemone e Bauci ospitano Giove e Mercurio), e La simulazione punita (Ulisse mette in fuga i Proci), mentre dalla balaustra dominano Crono, Cibele, Vesta e Plutone.

L'andamento orizzontale è invece prevalente nella fronte sul parco, condiderata il capolavoro del Pollack. L'armonia e la razionalità vi dominano attraverso la ritmata successione degli elementi che la costituiscono: gli archi al pianterreno aperti nell'alto zoccolo a bugnato, le semicolonne alternate alle finestre e aglia altorilievi al piano nobile, le decorazioni sull'alto fregio, le statue che sormontano la balaustra. A conferire movimento al tutto sono invece i tre corpi solo lievemente aggettanti: il segmento centrale e le due ali laterali culminanti con i timpani che ospitano il Carro del Giorno e il Carro della Notte. Numerosi sono qui i rilievi ideati dal Parini: Giove e Giunone, Le Grazie, Atteone, Minerva e Nettuno disputano il nome di Atene, Bacco e Arianna, Sileno, Iride che presenta al Sonno la ninfa Pasitea, Siringa, Pomona e Vertumno, Giove rapisce Ganimede, il giudizio di Paride, Amore e Psiche, Le nozze di Anfitrite, Marte e Venere nella rete di Vulcano, Cesare che educa Trittolemo all’agricoltura, Mercurio addormenta Argo, Ercole ed Ebe, un idolo, Zefiro che insegna il canto ai cigni, Silvano e Ciparisso, Aurora e Cefalo, Cefalo e Procri.

Decorazione del Salone da Ballo
Particolare del Parnaso di Andrea Appiani

L'accesso al piano terreno avviene dall'arcata centrale della corte d'onore, che immette in un atrio monumentale, che presenta una sobria decorazione a pilastri e semicolonne doriche che si stagliano sul bianco delle pareti, ponendo in risalto le sculture neoclassiche ospitate, fra cui spicca il monumentale Achille ferito di Innocenzo Fraccaroli. Da questo si può accedere alle varie sale, anticamente tutte con funzioni di rappresentanza, decorate alla fine del Settecento a motivi classici, fra cui spiccano i celebri stucchi dell'Albertolli.

Al secondo piano, che ospitava gli appartamenti privati, si accede attraverso lo scalone monumentale che prende avvio dall'atrio destro della corte principale. Lo scalone presenta una struttura nitida e spoglia, in contrasto con l'esuberanza delle decorazioni degli interni. Da esso infatti, attraverso un'anticamera di collegamento, si accede al grande atrio aperto con ampie arcate sulla fastosa sala da ballo, il maggior ambiente della villa destinato ai ricevimenti, perfettamente conservato. Il pavimento ligneo è dell'ebanista Maggiolini, da cui si elevano le colonne bianche profondamente scanalate che reggono, attraverso capitelli dorati a foglie d'Acanto la ricca trabeazione a festoni. Il soffitto è a lacunari contenenti motivi floreali. Il restauro dei primi anni di questo secolo ha recuperato i vivaci cromatismi che caratterizzano tutta la decorazione, basata sul contrasto cromatico dei vari elementi, nelle gamme del giallo, del verde e del rosa. Elementi di spicco della decorazione sono le quattro sovrapporte di Grazioso Rusca, con stucchi a rilievo dai motivi encomiastici.

Ancora più esuberante è la decorazione della sala ad angolo sul giardino, utilizzata in origine come sala da pranzo, detta anche sala del Parnaso per l'affresco al centro del soffitto, opera estrema di Andrea Appiani commissionata dal Principe Eugene de Beauharnais. L'affresco riprende un tema di ascendenza rinascimentale già reso celebre da Raffaello che lo affrescò nelle Stanze Vaticane e da Mantegna, ripreso poi da Mengs a Villa Albani.Secondo l'iconografia tradizionale, la scena, ambientata nei boschi del mitico monte, vede al centro il dio Apollo intento a suonare la lira per allietare le sette Muse che lo attorniano, rappresentate in tre gruppi. A sinistra Erato e Talia danzano leggi adre, al centro Apollo accarezza le corde del raffinato strumento, con Melpomene che tiene la maschera della tragedia e Urania con il globo e gli strumenti matematici. A destra Tersicore guarda affascinata Apollo, mentre Clio osserva le compagne. Euterpe, Calliope e Polimnia chiudono la composizione firmata "Andreas Appiani 1811". Le pareti della sala sono realizzate in marmorino giallo, scandite da colonne e lesene con capitelli corinzi in marmorino verde. Il fregio del cornicione è costituito da festoni a ghirlande floreali a cui si alternano delle maschere mitologiche raffiguranti Bacco. Il soffitto voltato a botte è suddiviso in cassettoni quadrati, con decori floreali a forme differenti che si ripetono ad intervalli regolari. La volta è chiusa lateralmente con due lunette in bassorilievo a tema mitologico con putti che suonano, danzano ed eseguono sacrifici votivi, eseguite dallo scultore ticinese Giocondo Albertolli, chiamato nel 1774 dall’Architetto Piermarini.

I giardini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giardino della Villa Belgiojoso Bonaparte.

I giardini coprono un'area di 24.000 m2 (compresa la villa).[1] Sono caratterizzati da un laghetto con perimetro sinuoso, da ponticelli, da un tempietto, e da grotte. La maggior parte delle piante risale al XIX secolo.

Furono aperti al pubblico tra il 1935 e il 1938.[1]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

In questo luogo è stato girato il film Un povero ricco.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Lanzani Abbà e Meda, pag. 18
  2. ^ Milano e Provincia, Touring Club Italiano ed.2003, autori vari.
Una delle sale della villa che ospitano la Galleria d'arte moderna di Milano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alma Lanzani Abbà, Pia Meda, Alberi a Milano, fotografie di Gabriele Lanzani et al; illustrazioni di Silvia Rovati, Milano, CLESAV - Vooperativa Libraria Editrice per le Scienze Agrarie, Alimentari e Veterinarie, giugno 1985.
  • AA. VV., Enciclopedia di Milano, Milano, Franco Maria Ricci Editore, 1997.
  • Le città d'arte: Milano, Guide brevi Skira, ed.2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]