Villa Arconati

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Villa Arconati
VillaArconatiCastellazzo.jpg
Facciata principale e ali laterali
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Castellazzo di Bollate
Indirizzo via Fametta, 1
Informazioni
Condizioni in uso
Costruzione 1600-1700
Stile barocchetto lombardo
Uso civile
Piani 2
Realizzazione
Proprietario Fondazione Augusto Rancilio
 

Coordinate: 45°33′22″N 9°05′46″E / 45.556111°N 9.096111°E45.556111; 9.096111

Villa Arconati, detta anche il Castellazzo, è una delle ville storiche del Parco delle Groane, situata a Bollate, nella frazione Castellazzo di Bollate. Si tratta di un esempio di barocchetto lombardo settecentesco ed è monumento nazionale.

Villa Arconati - Facciata principale e ali laterali

Collocazione[modifica | modifica wikitesto]

La villa si trova all'interno del Parco delle Groane, su un vertice di un ampio giardino quadrangolare, a fianco delle corti e della chiesetta del borgo agricolo di Castellazzo. Il complesso è circondato da boschi, brughiere e terreni coltivati per circa 200 ettari. Presso la Strada statale 233 Varesina, tra Bollate e Garbagnate, fra due statue feline su piedistalli e due obelischi, si diparte la Via dei Leoni, che tra due file di carpini bianchi conduce al cancello principale d'ingresso della villa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Statua romana di Tiberio a Villa Arconati. Acquistata a Roma da Galeazzo Arconati, fu portata al Castellazzo nel 1627. Tradizionalmente interpretata in passato come la statua di Pompeo Magno ai cui piedi morì, trafitto dalle pugnalate dei congiurati, Gaio Giulio Cesare nel 44 a.C.

Il complesso di Villa Arconati si sviluppò intorno a un nucleo precedente a partire dal XVII secolo, raggiungendo il suo massimo splendore nel XVIII. Il principale artefice della villa fu il conte Galeazzo Arconati, celebre collezionista, il quale vantava tra le proprie raccolte il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e la statua romana di Tiberio, tradizionalmente detta di Pompeo Magno. Gli Arconati, proprietari storici della villa, investirono molto sul Castellazzo, che divenne una delle più prestigiose e rinomate "ville di delizie" del milanese.

Il disegno attuale della villa si deve al conte Giuseppe Antonio Arconati che iniziò i lavori nel 1742. Furono aggiunte alla villa l'ala sud-ovest e modellate la facciata ovest e la nuova facciata sud in stile tardo-barocco lombardo. Il progetto, ispirato alle ville di Giovanni Ruggeri, è stato attribuito da molti storici a questo architetto. Questa tesi non è tuttavia suffragata da nessun documento d'archivio ed è anche cronologicamente errata in quanto il Ruggeri morì a Milano nel 1729, tredici anni prima dell'inizio dei lavori che conferirono alla villa l'aspetto attuale[secondo la Treccani Ruggeri mori' nel 1745, vedasi voce [http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-ruggeri/ giovanni-ruggeri]]. Anche i giardini furono rimodellati dal precedente stile italiano allo stile francese, costruendo un parterre davanti alla nuova facciata sud.

Nel 1772 la villa passò alla famiglia Busca e nel novecento ai Crivelli. Nel 1990 il complesso fu acquistato da una società immobiliare.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il Carro del Sole, affresco nel salone delle feste eseguito alla metà del Settecento dai fratelli Galliari.

Per la sua importanza nella regione del milanese, il Castellazzo ebbe una grande storia e si trovò a ospitare una grande quantità di opere d'arte, libri, manoscritti, spartiti, mobili d'arte. Fra gli oggetti più celebri che sono stati conservati nella villa ricordiamo il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (donato da Galeazzo Arconati nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, dove si trova tuttora) e i bassorilievi del Monumento funebre a Gaston de Foix, scolpiti da Agostino Busti detto il Bambaja (forse discepolo dello stesso Leonardo), ora ai Musei Civici del Castello Sforzesco di Milano.

Gran parte di questo patrimonio è andato disperso o è stato ceduto. Rimangono alcuni capolavori, tra cui la grande statua marmorea di Tiberio, alta, senza il basamento del XVII secolo, circa tre metri, e gli affreschi nel salone delle feste: Il carro del Sole, La caduta di Fetonte e l'Allegoria del Tempo. Questi dipinti di scene mitologiche, incorniciate da grandiose architetture trompe-l'oeil, sono l'opera di maggior prestigio dei fratelli Galliari, pittori e scenografi del Teatro alla Scala di Milano.

Notevoli sono inoltre i giardini alla francese che si sviluppano a sud e a est dell'edificio, rarissimi in Italia, di elevato valore architettonico. La struttura dei giardini è molto formale, con tre assi prospettici principali da cui si dipartono assi diagonali minori. Vi si trovano carpinate, berceaux, statue, fontane, vasche, un laghetto, orangeries, voliere e i "teatri" (statue o gruppi scultorei messi in risalto da quinte in muratura o vegetali) di Diana, Pompeo, Ercole e Andromeda.

La villa oggi[modifica | modifica wikitesto]

Le giornate di "porte aperte" del 19 e 20 marzo 2005 hanno riscosso un grande successo di pubblico. Circa 7500 visitatori, provenienti da varie regioni italiane e dall'estero, sono entrati, mentre varie altre migliaia, dopo ore di coda, non hanno potuto farlo.

Villa Arconati ha sofferto un lungo periodo di abbandono. Necessita di urgenti restauri e fino a pochi anni fa era chiusa al pubblico per tutto l'anno. Nel 2004 Villa Arconati ha ricevuto il maggior numero di segnalazioni nella seconda edizione de I luoghi del cuore - Censimento dei luoghi di natura da non dimenticare, promosso dal Fondo per l'Ambiente Italiano. L'evento ha portato a due giornate di "porte aperte" nel 2005, una rara occasione in cui il pubblico ha potuto visitare molte sale della Villa, oltre ai giardini.

Nel 2003 fu presentato e discusso un progetto integrato di restauro della Villa e di realizzazione di immobili residenziali di lusso nelle aree all'esterno del suo parco. Il progetto prevedeva la costruzione di fabbricati a forma di corte e un golf. L'utilità del progetto stava nel destinare il ricavato al restauro della Villa e al riordino dei boschi circostanti il parco della Villa, creando nondimeno un indotto di discreta importanza. Ma non fu approvato dall'Amministrazione Comunale.

Attualmente è sede della Fondazione Augusto Rancilio, impegnata, oltre che nella promozione di attività culturali e didattiche, in un importante progetto di restauro e riconversione culturale. Si osservano inoltre varie iniziative aperte alla partecipazione della popolazione: a fine aprile la rassegna Una settimana tra le Groane volta alla riscoperta del patrimonio artistico e storico dei Comuni intorno al Parco delle Groane, a fine giugno le Conferenze a Villa Arconati, a luglio la prestigiosa manifestazione musicale Festival di Villa Arconati, a fine settembre Un giorno a Villa Arconati dove si può respirare l'atmosfera settecentesca della Villa con personaggi in costume d'epoca, oltre all'utilizzo della Villa per ricevimenti e manifestazioni private.

La Villa, che è apparsa nel corso degli anni in diversi film italiani[1], è stata di recente la location di due stagioni del talent televisivo Bake Off Italia - Dolci in forno condotto da Benedetta Parodi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marc'Antonio Dal Re, Ville di delizie o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano, 1726–27, e altri due volumi dallo stesso autore e titolo pubblicati nel 1743
  • Domenico Felice Leonardi e Marc’Antonio Dal Re, Le delizie della Villa di Castellazzo descritte in verso, G. R. Malatesta, Milano, 1743
  • Carlo Dones, La Villa Arconati in Castellazzo, tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 1970-71 (relatore prof. Gian Alberto Dell'Acqua).
  • Patrizia Ferrario "Per una storia della residenza aristocratica nel Milanese, secc. XV-XVIII: le dimore degli Arconati", tesi di laurea, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, A.A. 1986-87 (relatore Prof. Alberto Grimoldi).
  • Patrizia Ferrario-Antonio Bandera-Gruppo Ricerca Storica Dairago, "Gli Arconati negli archivi di Gaasbeek e di Milano", in Archivio Storico Lombardo 1987-88.
  • Patrizia Ferrario, La "Regia villa": il Castellazzo degli Arconati fra Seicento e Settecento, prefazione di Alberto Grimoldi, Rotary Club Bollate Nirone, Bollate, 1996 (I edizione); Studio Archivolto, Dairago, 2000 (II edizione).
  • Patrizia Ferrario, "Il restauro del Museo di Villa Arconati a Castellazzo di Bollate", tesi di specializzazione in Restauro dei Monumenti, Politecnico di Milano, A.A. 1996-97.
  • Paola Barbara Conti, Patrizia Ferrario, Un giorno al Castellazzo degli Arconati. Guida storico-artistica alla villa e ai suoi giardini, Anthelios, Garbagnate Milanese, 2001.
  • Matteo Cadario, “…Ad arricchire la Lombardia con uno de’ più preziosi avanzi dell’antichità”: Il Tiberio colossale del Castellazzo degli Arconati, Archivio Storico Lombardo Anno CXXXIII, 2007 pp. 11-50

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Arte e storia[modifica | modifica wikitesto]

Immagini e visite virtuali[modifica | modifica wikitesto]

Problemi e prospettive[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]