Videoteca

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L'interno di una videoteca.

Con il termine videoteca si indica una collezione ordinata di videocassette (o per estensione di DVD o Blu-ray Disc o Laserdisc) registrate[1], analogamente al concetto di biblioteca, benché il termine sia maggiormente diffuso per indicare un esercizio commerciale che si occupa della vendita e/o del noleggio di vhs, dvd, bd e ld. Spesso per indicare questo tipo di attività si usa anche il termine videonoleggio[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime videoteche nascono grazie alla rapida diffusione dei videoregistratori e del supporto VHS, unitamente all'elevato costo di vendita dei film in videocassetta. Il noleggio infatti dava la possibilità di visionare il film, riducendo notevolmente i costi. A dare un'ulteriore spinta all'affermazione del mercato delle videoteche contribuì la pornografia[3], che grazie alle videoteche poteva essere consumata in modo più discreto, rispetto ai classici cinema a luci rosse. Pur specializzandosi sui prodotti per le famiglia, e rinunciando completamente ai prodotti pornografici, Blockbuster è diventata una delle più importanti realtà internazionali del settore home video. Fondata nel 1985 negli Stati Uniti, nel giro di pochi anni sono state aperte filiali di Blockbuster in tutto il mondo.

Col tempo, al fianco delle tradizionali videoteche, si sono affiancati nuovi tipi di negozi che si occupano della vendita o del noleggio di film. Dagli anni novanta per esempio, si è diffusa la distribuzione automatica di vhs, ed in seguito di dvd, attraverso distributori automatici accessibili a qualunque orario tramite schede magnetiche o codici a barre, ed indipendentemente dall'orario di apertura dell'esercizio che li ha installati, che può non essere necessariamente una videoteca. Con la diffusione di internet sono sorte anche alcune videoteche online che recapitano i film a domicilio. Una forma di videoteca è rappresentata anche dai servizi di video on demand, messi a disposizione da alcune pay tv.

Dagli anni duemila lo sviluppo di nuove forme di fruizione, ha fatto calare notevolmente il giro di affari, al punto di arrivare a far parlare di una gravissima crisi del settore[4]. Infatti dal 2007 al 2009 si è registrata la chiusura di oltre 1000 videoteche solo in Italia.[5]

La causa di ciò viene spesso attribuita dai rappresentanti del settore alla pirateria su Internet. Tuttavia diversi studi hanno dimostrato che i fruitori di contenuti pirata sono anche tra i maggiori acquirenti di contenuti legali[6][7]. Va inoltre considerato che il moltiplicarsi dei canali di fruizione dei contenuti video (streming legale, grande distribuzione, Video on demand, film abbinati a riviste, canali satellitari e del digitale terrestre) ha inevitabilmente contratto il modello del noleggio tradizionale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario Hoepli.it
  2. ^ Dizionario Hoepli.it
  3. ^ http://www.italiachiamaitalia.net/news/132/ARTICLE/18652/2009-11-14.html
  4. ^ ANVI - Archivio Iniziative
  5. ^ Homevideo: 1.000 chiusure in 20 mesi. I videonoleggiatori ricorrono all’Antitrust perché limiti i danni del file-sharing la
  6. ^ Agcom - Indagine conoscitiva
  7. ^ I vertici di EMI avrebbero scoperto che gli utenti di LimeWire sono assidui acquirenti legali su iTunes

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