Videocracy - Basta apparire

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Videocracy - Basta apparire
Videocracy.jpg
Logo del film
Titolo originale Videocracy
Paese di produzione Svezia
Anno 2009
Durata 85 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere documentario
Regia Erik Gandini
Produttore esecutivo Kristina Åberg
Fotografia Manuel Alberto Claro, Lukas Eisenhauer
Montaggio Johan Söderberg
Musiche David Österberg, Johan Söderberg
Interpreti e personaggi

Videocracy - Basta apparire (Videocracy) è un film documentario del 2009 diretto da Erik Gandini.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Videocracy è un'analisi di come in Italia il potere della televisione influenzi comportamenti e scelte della popolazione, essendo essa la principale fonte di informazione per la quasi totalità delle persone. Gandini focalizza l'attenzione soprattutto sull'impero mediatico di Silvio Berlusconi e su come questo sia la fonte del suo potere politico. Il documentario non approfondisce la vicenda berlusconiana ma si evolve per suggestioni, evidenziando la penetrazione sociale dei valori promossi dalla televisione commerciale.

Nel documentario, come personaggi paradigmatici della videocrazia e della perdita dei valori sociali sono presentati Lele Mora (che a fine film pronuncerà l'espressione "basta apparire" che compare come titolo) e Fabrizio Corona.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

RAI e Mediaset si sono rifiutate di trasmettere il trailer[1], la prima ritenendo che il film attaccasse il governo e necessitasse quindi di un messaggio di segno opposto per garantire l'imparzialità del servizio pubblico, la seconda per ragioni di opportunità a causa della critica alla televisione commerciale in esso contenuta.

Il film è stato presentato alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia,[2] nella sezione delle Giornate degli Autori in collaborazione con la Settimana Internazionale della Critica.[3][4]

Fabrizio Corona, assente alla prima del Festival,[5] si è in seguito riferito a Gandini come persona «brava, intelligente e furba», imputando al regista di avergli presentato il film in un modo per poi sviluppare il progetto in maniera diversa.[6]

Nel primo fine settimana di proiezione in Italia, il film ha riscontrato un alto successo di pubblico, pur essendo distribuito in un numero limitato di sale, 70.[7]

Il 13 novembre 2011 il documentario è stato trasmesso in prima serata sul canale LA7. Dopo la proiezione del film è seguito il talk-show Film evento, in cui Enrico Mentana ha commentato il film con vari ospiti presenti in studio.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Striscia la notizia, popolare programma satirico delle televisioni private di proprietà della famiglia Berlusconi, all'inizio della sua stagione 2009-2010, annuncia la presenza di un falso storico in Videocracy - Basta apparire[8] che, a detta del programma, ne minerebbe la credibilità. L'accusa rivolta al film è di avere attribuito erroneamente l'inizio dello sfruttamento del corpo femminile in televisione alla nascita della televisione di Silvio Berlusconi. Videocracy - Basta apparire si apre infatti con le immagini del programma televisivo Spogliamoci insieme, il primo sexy quiz della televisione italiana, che, con riferimento al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, viene così commentato: «questa era la nascita della televisione del Presidente».

Spogliamoci insieme è stato un programma di Tele Torino International andato in onda dall'ottobre 1977 al febbraio 1978. Berlusconi invece inizia la sua avventura imprenditoriale in campo televisivo comprando nel 1976 Telemilanocavo[9], acquistando Tele Torino International solo nel 1980, due anni dopo la fine di Spogliamoci insieme, con lo scopo di acquisire le frequenze di trasmissione di Tele Torino International e dare vita al suo progetto di televisione a diffusione nazionale.[10] Inoltre già dall'ottobre 1978 la RAI - Radiotelevisione Italiana, il servizio radiotelevisivo pubblico italiano, trasmetteva programmi come Stryx, nei quali delle donne si esibivano a seno scoperto.

Erik Gandini ha così risposto alle accuse:

« Sono perfettamente cosciente del fatto che “Spogliamoci insieme” fosse un programma di Tele Torino International. In questa sequenza, la mia voce narrante non sostiene che Silvio Berlusconi fu l'ideatore dello spogliarello delle casalinghe né tantomeno che fosse il proprietario di Tele Torino International. Dice che quel programma che spogliava le donne in televisione ebbe un enorme successo locale, e che “fu l’inizio della rivoluzione culturale, la nascita della televisione del Presidente”. Ciò perché in Spogliamoci insieme ci sono i semi che germogliando diventeranno elementi forti, fondanti, dell'impero mediatico berlusconiano, Spogliamoci insieme fu, come sostiene lo stesso Maffi, il precursore di Colpo grosso. I legami tra Tele Torino e Berlusconi non sono peraltro solo tematici. Berlusconi comprò successivamente Tele Torino International incorporandolo in ciò che era Telemilano 58, la futura Canale 5. Lo sponsor di Spogliamoci insieme fu lo stesso di Colpo Grosso e uno dei più giovani dipendenti di Tele Torino International, Roberto Giovalli, divenne all'età di 27 anni il direttore generale delle tre reti Fininvest. Gli autori di Striscia la notizia hanno interpretato questa sequenza come un errore, e su questo errore hanno costruito un vero attacco al film. Me ne dispiaccio anche perché il materiale da loro concessomi è stato fondamentale, per aver cercato di raccontare in Videocracy il fenomeno delle veline, e per questo li ho ringraziati nei titoli di coda del film. »

Da notare che già precedentemente alla messa in onda del servizio di Striscia la notizia Erik Gandini aveva detto esplicitamente in diverse interviste che le immagini all'inizio del film erano tratte da un programma di Tele Torino International.[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maria Pia Fusco, La Rai rifiuta il trailer di Videocracy "È un film che critica il governo" in la Repubblica, 27 agosto 2009. URL consultato il 7-9-2009.
  2. ^ Maurizio Porro, Razzismo e «Videocracy»: politici italiani alla berlina in Corriere della Sera, 4 settembre 2009. URL consultato il 7-9-2009.
  3. ^ Videocracy in Il Sole 24 ORE, 14 settembre 2009. URL consultato il 19-10-2010.
  4. ^ Dina D'Isa, A Venezia il docu-film di Erik Gandini in Il Tempo, 10 agosto 2009. URL consultato il 19-10-2010.
  5. ^ Venezia accoglie bene "Videocracy". Corona non arriva in Gazzetta di Parma, 4 settembre 2009. URL consultato il 9-9-2009.
  6. ^ Corona bacchetta "Videocracy": «Mi è piaciuto, ma Gandini è un furbo» in Corriere della Sera, 8 settembre 2009. URL consultato il 19-10-2010.
  7. ^ Cinema: vola subito 'Videocracy' in Corriere della Sera, 7 settembre 2009. URL consultato il 7-9-2009.
  8. ^ Striscia e i dubbi di Videocracy in TGcom, 15 ottobre 2009. URL consultato il 20-10-2009.
  9. ^ Berlusconi rinominerà Telemilanocavo poco dopo "Telemilano" e nel 1978 "Telemilano 58".
  10. ^ In pochi mesi infatti, oltre a rinominarla Tele Torino, sostituisce tutti i programmi di Tele Torino International con quelli di Telemilano 58 e il 30 settembre 1980 è pronto per dare vita al suo progetto: Canale 5. Così infatti il 30 settembre 1980 rinomina Telemilano 58, Tele Torino e le altre televisioni locali comprate nello stesso periodo, dando vita a quella che oggi è l'ammiraglia del gruppo mediatico controllato dalla famiglia Berlusconi.
  11. ^ Conversazione con Erik Gandini, cineclandestino.it, 4-9-2009. URL consultato il 19-10-2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]