Video Killed the Radio Star
| Video Killed the Radio Star | |
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Screenshot dal videoclip del brano.
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| Artista | The Buggles |
| Tipo album | Singolo |
| Pubblicazione | 1979 |
| Durata | 3 min : 25 s |
| Genere | New wave Synth pop |
| Etichetta | Island Records |
| Produttore | Trevor Horn |
| Registrazione | 1979 |
| The Buggles - cronologia | |
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Singolo precedente
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Singolo successivo
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Video Killed The Radio Star (testo e musica di Trevor Horn, Geoffrey Downes e Bruce Woolley, 1979) è un brano pop del gruppo britannico Buggles (il duo formato da Horn e Downes).
È celebre per vari motivi, il più noto dei quali è che il video da essa tratto (diretto da Russell Mulcahy) andò in onda per inaugurare le trasmissioni di MTV il 1º agosto 1981 alle 00:01. Tale scelta non fu certamente casuale: in primis, all’epoca ancora pochi artisti avevano l’abitudine di realizzare videoclip dai propri brani, e i Buggles erano tra questi pochi; inoltre, la canzone e le immagini del video (in cui, tra l’altro, si vedevano esplodere delle radio) parlano di una “stella della radio” che perde popolarità con l’avvento dell’era della “musica da vedere”; infine, Video Killed The Radio Star era stata in testa a lungo nelle classifiche internazionali e ancora nel 1981 godeva di molta popolarità, anche grazie proprio al suo video molto creativo e godibile.
Il Brano [modifica]
Il brano raggiunse la posizione n° 1 sia nelle classifiche britanniche che in quelle di molti altri Paesi all’inizio del 1980. Sulla scorta del successo di questo brano i Buggles incisero l’album The Age of Plastic. Una diversa versione fu registrata da Woolley (insieme a Thomas Dolby) e si trova nel suo album Bruce Woolley And The Camera Club.
Di questo brano sono state realizzate molte cover: nel 1998 dal gruppo The Presidents of the United States of America per la colonna sonora del film The Wedding Singer; nel 1999 dalla girl band giapponese Lolita No.18; nel 2003 dagli Erasure; da un altro gruppo giapponese, The Pillows; dai Ben Folds Five per l'edizione estesa del loro album Whatever and Ever Amen del 2005. Una versione techno non poteva mancare, e fu infatti confezionata dal duo Emix e D Lewis nel 2004. Nel 2008 una voce femminile interpreta questo brano, Jessica Brando, in una versione bossanova dal sapore jazzy prodotta dalla band Jazzbit. Esiste anche una cover degli anni '80 cantata da un gruppo di bambini, i Minipops, che è stata usata come sigla italiana del cartone animato giapponese La macchina del tempo (anime). Nel Settembre 2009 Francia Rework auto produce un EP di questa canzone, riportandola ancora una volta in auge con una nuova ritmica e sonorità.
Anche gli Asia gruppo di cui Downes ha fatto parte dopo i Buggles, ha inserito la canzone nel proprio repertorio a partite dal 1990, prima in versione strumentale, sino ad una versione cantata da John Wetton nel 2007 dopo il ritorno del gruppo alla formazione originale.
Impatto sulla cultura popolare [modifica]
La frase «Video killed the radio star» tornò a essere citata dai mass media nel 1983, anno in cui i Duran Duran produssero il video tratto dal brano Union of the Snake e lo distribuirono (anch’esso tramite MTV) prima ancora di rilasciare il brano stesso alle radio. Le stazioni radiofoniche insorsero nel timore che questa potesse rappresentare la tendenza del futuro e minare il ruolo tradizionale della radio come detentrice delle anteprime musicali. Tra l’altro, per coincidenza, anche il video dei Duran Duran era diretto da Mulcahy.
Sebbene tecnicamente Video Killed The Radio Star appartenga per diritto anagrafico agli anni settanta, sul piano puramente musicale esso è di fatto il capostipite degli ottanta, dei quali anticipa lo stile: l’elettronica sofisticata, il Wall Of Sound che inizia a intravedersi (e che poi verrà usato a piene mani per spruzzare di effetti sonori i brani di quel decennio), anche quel tono vagamente romantico che fa da ponte sentimentale e cronologico tra il passato e le nuove tecnologie. Una canzone che - forse pure al di là delle intenzioni dei suoi autori - ha costituito praticamente la porta d’ingresso verso un mondo dominato dagli epigoni del sintetizzatore elettronico, e un brano techno-pop ante litteram.
Note [modifica]
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