Jorge Rafael Videla
| Jorge Rafael Videla | |
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| Presidente della Giunta militare dell'Argentina | |
| Durata mandato | 29 marzo 1976 (colpo di stato) – 28 marzo 1981 |
| Predecessore | Isabel Martínez de Perón |
| Successore | Roberto Eduardo Viola (come Presidente a vita) |
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| Dati generali | |
| Partito politico | nessuno, dittatura militare |
| Firma | |
| Jorge Rafael Videla Redondo | |
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| 2 agosto 1925 - 17 maggio 2013 | |
| Soprannome | Hitler della pampa[1][2] |
| Nato a | Mercedes |
| Morto a | Buenos Aires |
| Religione | cattolicesimo |
| Dati militari | |
| Nazione servita | |
| Forza armata | Esercito argentino |
| Grado | Tenente generale |
| Guerre | nessuna |
| Comandante di | Esercito argentino |
| Frase celebre | "Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi" (frase di Iberico Saint Juan, ripresa e ripetuta spesso da Videla[3]) |
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Jorge Rafael Videla Redondo (Mercedes, 2 agosto 1925 – Buenos Aires, 17 maggio 2013) è stato un militare argentino, che fu dittatore e presidente de facto del suo paese tra il 1976 e 1981, nonché responsabile di crimini contro l'umanità..
Arrivò al potere con un colpo di stato ai danni di Isabelita Perón. Il suo governo fu contrassegnato dalle violazioni dei diritti umani e da contrasti frontalieri con il Cile che per poco non sfociarono in una guerra. È stato condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere per vari crimini contro l'umanità, tra i quali l'assassinio e la tortura di 30000 persone. Scontò la pena nel carcere Marcos Paz di Buenos Aires, durante gli ultimi anni della sua vita.
Indice |
Il colpo di Stato [modifica]
| Per approfondire, vedi Guerra sporca. |
Il tenente generale Videla fu nominato Comandante in capo dell'esercito dalla presidente Isabelita Perón.
Videla capeggiò il colpo di stato del 24 marzo 1976 con cui Isabelita fu sostituita da una giunta militare, formata da Leopoldo Galtieri in rappresentanza dell'esercito, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera per la marina e dal generale Orlando Ramón Agosti per l'aviazione, dando inizio a quello che essi chiamarono Processo di Riorganizzazione Nazionale. il 29 marzo assunse la carica di Presidente. Collaboratori erano anche Acosta e Alfredo Astiz.
I diritti umani [modifica]
| Per approfondire, vedi Desaparecidos e Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. |
L'insediamento della Giunta militare, e con essa della dittatura, portò alla sospensione delle libertà civili e sindacali; decine di migliaia di persone, sospettate di appartenere ad organizzazioni studentesche, sindacali, politiche o che si ritenesse potessero svolgere una qualsiasi attività che interferisse con la politica marziale della Giunta furono arrestate, torturate e segretamente uccise, creando il fenomeno dei desaparecidos, letteralmente "scomparsi", ossia coloro che, una volta sequestrati, non risultavano nei registri dei commissariati di polizia o delle autorità militari e di cui era impossibile ricevere notizie, anche in merito ad un eventuale decesso; queste persone subirono, in centri di detenzione clandestina, abusi, violenze e torture e di circa 30.000 di loro non si seppe più nulla[4].
I contrasti con il Cile [modifica]
Uno degli ultimi motivi di contrasto non risolti tra Argentina e Cile era costituito dal possesso di tre isole nel Canale di Beagle (Picton, Lennox e Nueva). Nel 1977, l'Argentina rifiutò il lodo arbitrale ad essa sfavorevole del Regno Unito e, sul finire del 1978, i due paesi sudamericani furono molto vicini ad un conflitto armato che fu evitato solo grazie all'intervento di Papa Giovanni Paolo II, che iniziò un nuovo processo di mediazione, nominando come suo rappresentante personale il cardinale Antonio Samoré. I contrasti però non cessarono fino al 1984 quando fu firmato il Trattato di pace e amicizia.[5]
La politica economica [modifica]
José Alfredo Martínez de Hoz guidò l'economia durante tutta la presidenza di Videla. Sebbene poi cercherà di dissociarsi dagli aspetti repressivi del regime, questi furono necessari per evitare ogni possibile resistenza alle sue misure economiche, basate sull'apertura al mercato e sullo smantellamento della previgente legislazione in materia di lavoro.
Uno dei risultati di tali politiche fu che il valore nominale del debito estero aumentò di quattro volte.
La battaglia dell'immagine [modifica]
Il processo di riorganizzazione nazionale incontrò gli ostacoli maggiori nel cercare di costruire una sua immagine all'estero. Vari gruppi di oppositori esiliati e alcuni governi denunciarono ripetutamente la situazione dei diritti umani in Argentina. Il governo sudamericano rispose con slogan e attribuendo le critiche ad una "campagna antiargentina".
Già il 19 maggio 1976 Videla fu protagonista di un pranzo molto discusso con un gruppo di intellettuali argentini, Ernesto Sábato, Jorge Luis Borges, Horacio Esteban Ratti (presidente dell'Associazione argentina degli scrittori) e padre Leonardo Castellani, in cui alcuni dei presenti manifestarono la loro preoccupazione riguardo agli scrittori detenuti o scomparsi.
Il campionato mondiale di calcio 1978 fu lo scenario ideale con cui la dittatura tentò di guadagnare l'appoggio popolare. Nonostante il più famoso giocatore al mondo di allora, l'olandese Johan Cruijff, insieme al tedesco Paul Breitner, si rifiutassero di partecipare alla fase finale del mondiale per protestare contro il regime di Videla, il trionfo della nazionale argentina gli permise, nel momento della consegna della coppa, di ricevere l'applauso della folla radunata allo stadio di Buenos Aires.
Tra il 6 e il 20 settembre 1979, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani visitò il paese e ricevette denunce dai parenti degli scomparsi e dalle vittime di altri abusi ed ebbe colloqui con membri del governo e dell'opposizione.
Nel 1980, il dirigente dell'organizzazione SERPAJ (Servicio Paz y Justicia) Adolfo Pérez Esquivel ricevette il Premio Nobel per la pace, denunciando con forza ancora maggiore le violazioni dei diritti umani in Argentina.
I suoi rapporti con la giustizia [modifica]
Come risultato della tensioni tra le tre forze armate per la ripartizione del potere, Videla fu allontanato dal suo incarico e la presidenza fu assunta dal Capo di stato maggiore dell'esercito, Roberto Eduardo Viola.
Due anni dopo il ritorno della democrazia in Argentina nel 1983, fu processato e dichiarato colpevole per l'omicidio e la sparizione di migliaia di cittadini (circa 30000) avvenuta durante la sua presidenza e condannato all'ergastolo. Tuttavia, nel 1990 il Presidente Carlos Saúl Menem, su pressione degli apparati militari, gli concesse l'indulto insieme ad altri membri delle giunte militari e capi della polizia della Provincia di Buenos Aires (decreto 2741/90), e al dirigente montonero Mario Eduardo Firmenich (decreto 2742/90).
È stato detenuto, agli arresti domiciliari per motivi di età, perché indagato per il sequestro di minori durante la Guerra sporca.
Il 25 aprile 2007 la Corte penale federale ha giudicato incostituzionale la grazia concessa nel 1990 dal presidente Carlos Menem, a Jorge Rafael Videla e ad Emilio Eduardo Massera. La sentenza rende quindi valide le condanne all'ergastolo emesse nel processo del 1985, che ora dovranno essere scontate.
Il 22 dicembre 2010 è stato nuovamente condannato, insieme ad altri 29 imputati, all'ergastolo in un carcere non militare per la morte di 31 detenuti.
Il 5 luglio 2012 è stato condannato a 50 anni di reclusione per rapimento e sottrazione di identità perpetrati nei confronti dei figli dei desaparecidos[6]. Insieme a lui sono stati condannati Reynaldo Bignone (a 15 anni) e Jorge Eduardo Acosta, detto "el Tigre" (a 30 anni)[6].
Videla, che non ha mai avuto nessun pentimento, ha ammesso la sua responsabilità diretta nella morte di 8000 persone; l'anziano ex dittatore, dal 2007, scontava la pena nel carcere di Campo de Mayo, a Buenos Aires.[7]
Morte [modifica]
Videla è morto improvvisamente in carcere il 17 maggio 2013 all'età di 87 anni.[8]
Secondo una sentenza del 2009, non riceverà un funerale militare per il suo ruolo nelle violazioni dei diritti umani.[9]
Diversi politici argentini hanno commentato la sua morte. Il deputato Ricardo Gil Lavedra dell'Unione Civica Radicale ha commentato che Videla sarà ricordato come un dittatore, e Hermes Binner ha dato il suo cordoglio per le vittime del suo governo. [10] Hernán Lombardi , Ministero della Cultura, ha elogiato la democrazia argentina che lo ha condannato.[10] Ricardo Alfonsin ha elogiato il fatto che Videla sia morto in carcere.[11] Adolfo Pérez Esquivel, destinatario del Premio Nobel per la Pace nel 1980, ha commentato che nessuno dovrebbe gioire in ogni caso di morte.[12]
Onorificenze [modifica]
Onorificenze argentine [modifica]
| Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín | |
| Gran Maestro dell'Ordine di Maggio | |
Onorificenze straniere [modifica]
| Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) | |
| — 1979 |
Voci correlate [modifica]
- Guerra sporca
- Operazione Condor
- Nunca más
- Notte delle matite spezzate
- Processo di Riorganizzazione Nazionale
- Voli della morte
- Emilio Eduardo Massera
- Roberto Eduardo Viola
- Desaparecidos
- Dittatura militare
- Golpe cileno del 1973
- Christian von Wernich
- Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas
- Legge del Punto Finale
- Legge dell'Obbedienza Dovuta
- Madri di Plaza de Mayo
Note [modifica]
- ^ Videla, l'Hitler della pampa
- ^ Videla, Taty e la giustizia
- ^ La guerra sporca
- ^ Delle circa 30.000 persone scomparse in Argentina durante la dittatura oltre 3.000 vennero fatte precipitare nell'oceano Atlantico o nel Río de la Plata utilizzando i famigerati voli della morte (vuelos de la muerte).
- ^ Un modello di diplomazia. Nel 1978 l'avvio di una mediazione della Santa Sede tra Cile e Argentina, L'Osservatore Romano, 24 10 2008. URL consultato in data 12-01-2009.
- ^ a b Omero Ciai, Argentina, Videla condannato a 50 anni per il rapimento dei figli dei desaparecidos, la Repubblica, 5 luglio 2012
- ^ Argentina, le confessioni dell'ex dittatore Videla
- ^ Argentina, morto l'ex dittatore Videla
- ^ (ES) Jorge Rafael Videla no recibirá honores militares en su funeral. La Nación, May 17, 2013. URL consultato in data May 17, 2013.
- ^ a b (ES) Los políticos hablan de la muerte de Jorge Rafael Videla. La Nación, May 17, 2013. URL consultato in data May 17, 2013.
- ^ (ES) Ricardo Alfonsín sobre Jorge Rafael Videla: "En la Argentina hubo justicia". La Nación, May 17, 2013. URL consultato in data May 17, 2013.
- ^ (ES) Pérez Esquivel: "La muerte de Jorge Rafael Videla no debe alegrar a nadie". La Nación, May 17, 2013. URL consultato in data May 17, 2013.
Collegamenti esterni [modifica]
- reportage di Stefano Jossa sul processo Videla
Altri progetti [modifica]
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| Predecessore | Presidente dell'Argentina | Successore | |
|---|---|---|---|
| María Isabel Martínez | 24 marzo 1976 - 29 marzo 1981 | Roberto Eduardo Viola |
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