Vezia

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Vezia
comune
Vezia – Stemma
Dati amministrativi
Stato bandiera Svizzera
Cantone Ticino – stemma Ticino
Distretto Lugano
Lingue ufficiali Italiano
Territorio
Coordinate 46°01′38″N 8°56′20″E / 46.02722°N 8.93889°E / 46.02722; 8.93889 (Vezia)Coordinate: 46°01′38″N 8°56′20″E / 46.02722°N 8.93889°E / 46.02722; 8.93889 (Vezia)
Altitudine 370 m s.l.m.
Superficie 1,41 km²
Abitanti 1 950 (2009)
Densità 1 382,98 ab./km²
Frazioni Vezia Beach
Comuni confinanti Bioggio, Cadempino, Cureglia, Lugano, Manno, Porza, Savosa
Altre informazioni
Cod. postale 6943
Prefisso 091
Fuso orario UTC+1
Codice BFS 5231
Targa TI
Nome abitanti buascin
Circolo Vezia
Localizzazione
Vezia è posizionata in Svizzera
Vezia
Vezia – Mappa
Sito istituzionale

Vezia (Vèscia in dialetto ticinese) è un comune svizzero del Canton Ticino.

Indice

[modifica] Il patriziato

Il comune patriziale comprende tutte le famiglie anticamente originarie del luogo che amministrano i beni indivisi della comunità quali i boschi, i pascoli, i monti, gli alpi[1] e sono responsabili per la manutenzione dei manufatti, delle strade, dei ponti, dei sentieri, delle sorgenti, degli acquedotti e delle fontane.

Dalla seconda metà del secolo XX vi possono far parte anche i figli di una patrizia sposata con un non patrizio e le mogli patrizie sposate con un non patrizio[2].

L'ufficio patriziale rieletto il 26 aprile 2009 è presieduto da Antonio Arigoni.

[modifica] Personalità

  • Antonio Bettino, scultore e architetto attivo nella seconda metà del Seicento in Piemonte e a Torino presso la corte sabauda.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Edilizia religiosa

[modifica] Edilizia civile

  • La villa Negroni[10], già Villa Morosini, di cui si conservano alcune parti originali[11], eretta attorno alla metà del Settecento; il suo momento di massimo splendore è legato al Risorgimento italiano, nota per aver ospitato numerosi personaggi di spicco della cultura italiana del secolo XIX. Il comune di Vezia dedicò la strada che porta a Cureglia al generale polacco Tadeusz Kościuszko. Nella villa furono ospitati figure culturali di rilievo del Risorgimento italiano come Giuseppe Verdi, Arrigo Boito, Antonio Fogazzaro, Francesco Hayez e Giuseppe Garibaldi. Attualmente la villa è proprietà del comune di Lugano che l'acquistò nel 1976. Ha ospitato dapprima la Scuola Americana, poi la Scuola di Musica, la Scuola Professionale di Abbigliamento ed infine il Centro di Studi Bancari nel 1990. Il corpo principale, caratterizzato dalla facciata meridionale a sedici assi di finestre con cornici in stucco e meridiana in cui è raffigurata la Morte con la falce fienaia, fu ampliato nel 1860 e si affaccia sul bel giardino antistante[12]. Sul versante opposto la villa guarda verso il parco retrostante[13].
  • La casa Boillat, in via Ai Ronchi, è un'abitazione unifamiliare in legno con camino centrale, progettata dall'architetto Franco Ponti (1921-1984) negli anni 1970-1972.
  • Lo Stabile per uffici in mattoni di cemento a strisce grigie e nere, eretto in via San Gottardo da Rudy Hunziker (nato nel 1927) nel biennio 1983-1984, presenta una facciata simmetrica;
  • la casa Rossi, unifamiliare a tetto piano, in pietra a vista e legno, con interessanti spazi interni malgrado le dimensioni ridotte, realizzata da Franco Ponti nel 1956;
  • la casa Graf, in via Alla Ressiga, edificata da Franco Ponti tra il 1963 e il 1966, unifamiliare a pianta centrale con tetto a capanna e comignolo al centro, poggia su quattro blocchi in muratura di pietra a vista; la composizione elementare sintetizza le ricerche precedenti dell'autore sulla gerarchia degli spazi e sulle componenti in relazione all'uso dei materiali.

[modifica] Edilizia militare

Resti di una cinta fortificata medioevale sono ancor oggi visibili attorno alla sommità del colle. Forse tra questi anche le rovine di alcuni edifici che nel medioevo segnalavano la presenza di un castello.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Bruno Ongaro dal 04/04/2004

[modifica] Demografia

Abitanti censiti

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Bernhard Alberes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano, 1980, 281.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA,VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 286-287.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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