Vettura sport

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Lotus Super 7 del 1965, un classico esempio di vettura sport

Le vetture sport (sport car in inglese), talvolta denominate supersportive o supersport (SS), sono una tipologia di autovettura di piccole dimensioni, generalmente a due posti e due porte, progettate per poter raggiungere un’alta velocità massima e per avere un’ottima manovrabilità[1]. Le vetture sport possono essere spartane o lussuose, ma devono avere un peso contenuto e delle prestazioni particolarmente brillanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Vauxhall 20 hp del 1908, uno dei primi esempi di vettura sport.
Un'Alfa Romeo 4C del 2013, esempio di moderna supersportiva.

Le vetture sport hanno le proprie radici che affondano all’inizio del XX secolo nelle automobili turismo. Queste parteciparono ai primi rally, come l’Herkomer Cup, il Prinz Heinrich Fahrt, ed il rally di Monte Carlo[2].

Sebbene il termine sia stato coniato dopo la prima guerra mondiale, i primi due modelli di vetture sport sono considerate la Vauxhall 20 hp, costruita nel 1908, e l’Austro-Daimler 27/80PS, che venne progettata da Ferdinand Porsche[2].

Dopo poco tempo, vennero seguite da un modello della casa automobilistica francese DFP (che divenne sport car dopo il tuning effettuato da H. M. and W. O. Bentley) e dalla Rolls-Royce Silver Ghost. Negli Stati Uniti d'America (dove le vetture sport erano chiamate roadster, speedster, runabout, o raceabout) erano fabbricate da Apperson, Kissel, Marion, Midland, National, Overland, Stoddard-Dayton, e Thomas, che assemblavano vetture di piccole dimensioni. Oltre a questi, molti altri costruttori come Chadwick, Mercer, Stutz, e Simplex producevano invece vetture più grandi, che erano anche chiamate Gran Turismo o berline sportive[2].

Nel 1921 la Ballot mise sul mercato la 2LS, che possedeva un motore con doppio albero a camme in testa da 2 L di cilindrata erogante 75 CV di potenza. La vettura, un classico esempio di vettura sport, fu progettata Ernest Henry e poteva raggiungere la ragguardevole velocità massima, per l’epoca, di 150 km/h. In quattro anni ne furono costruite un centinaio. La vettura fu seguita dalle 2LT e 2LTS, entrambe con motore monoalbero. Nello stesso anno, la Benz costruì la 28/95PS, che possedeva un motore sovralimentato[2].

La Simson offrì su una sua vettura, la Simson Supra Type S, un motore a doppio albero a camme in testa da 2 L di cilindrata, erogante 60 CV di potenza. Erano disponibili due versioni, una turismo a telaio lungo che raggiungeva la velocità massima di 120 km/h, ed una classificata come vettura sport con carburatore a doppio corpo che toccava i 115 km/h. Solamente 30 esemplari vennero venduti, contro i circa 300 della versione monoalbero ed i 750 della Type R, che possedeva un motore a valvole in testa[2].

Dal 1925 il mercato cambiò. Le vetture quattro posti erano più convenienti per le case costruttrici, dato che garantivano più profitti. Le auto a due posti, principalmente prodotte dall’Alvis, dall’Aston Martin e dalla Frazer Nash, iniziarono a soffrire di un calo di vendite. Ad esempio, tra il 1921 ed il 1939, solamente 350 Aston Martin vennero prodotte, e dal 1924 al 1939, soltanto 323 esemplari vennero fabbricati dalla Frazer Nash[2].

Entro la fine degli anni venti, vennero messe sul mercato altre vetture sport. Tra le case automobilistiche che produssero delle autovetture appartenenti a questa categoria ci furono l’AC, e le francesi Amilcar, Bignan, e Hispano-Suiza. Queste ultime produssero sport car con motore a quattro cilindri, mentre la Delage, la Hotchkiss e la Chenard & Walcker erano concentrate sulle turismo. Tra le aziende automobilistiche che offrirono vetture sport ci furono la Benz con i modelli SS e SSK, e l’Alfa Romeo con la 6C, che venne progettata da Vittorio Jano[2].

Le vetture sport più affidabili furono però realizzate dall’Austin con la 7 e la MG con la Midget. L’Austin 7 fu poi l’ispirazione per molti modelli successivi, come la Type 1[2].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

L’Alpine A110 del 1962, un esempio di vettura sport a motore e trazione posteriore L’Alpine A110 del 1962, un esempio di vettura sport a motore e trazione posteriore
L’Alpine A110 del 1962, un esempio di vettura sport a motore e trazione posteriore
La Lotus Elan M100 del 1989: esempio di vettura sport a motore e trazione anteriore

Il gruppo motopropulsore e la posizione del motore influenzano significativamente la manovrabilità di un’autovettura, e la loro progettazione risulta fondamentale per le vetture sport.

La configurazione a motore anteriore e trazione posteriore è comune nelle vetture sport di ogni epoca, ed è sopravvissuta più a lungo in questa categoria di automobili rispetto che nelle vetture comuni. Esempi sono la Caterham 7, la Mazda MX-5, e la Chevrolet Corvette. Più specificatamente, il motore nelle vetture sport è posizionato leggermente più indietro rispetto alle vetture a motore anteriore “classiche”. Questo accorgimento è adottato per spostare il centro di massa verso la parte centrale del veicolo.

Per incrementare la manovrabilità e migliorare la distribuzione del peso, sono possibili altre configurazioni. La struttura a motore semi-posteriore (cioè con il propulsore leggermente avanzato rispetto al motore posteriore “puro”) e trazione retrostante è possibile trovarlo solamente sulle sport car. Case costruttrici che utilizzano questo tipo di configurazione sono, per esempio, la Ferrari e la Lamborghini.

La Porsche è una delle poche case automobilistiche rimaste che realizzano le proprie vetture con configurazione a motore retrostante e trazione posteriore. Questo porta ad una distribuzione dei pesi concentrata nel retrotreno, dove le ruote posteriori, scaricando sul suolo la massa, possiedono una considerevole trazione. Un esempio di vettura Porsche con queste caratteristiche è la 911, che possiede un’ottima trazione, ma è soggetta, a causa del peso concentrato sulle ruote posteriori, a fenomeni di sovrasterzo. La casa automobilistica tedesca ha studiato approfonditamente il progetto delle sue vetture per evitare queste pecche, tant’è che ha introdotto il controllo di trazione elettronico[3].

Alcuni modelli di vetture sport possiedono la configurazione a motore e trazione anteriore. Un esempio di modello con queste caratteristiche è la Fiat Barchetta. Questa configurazione è vantaggiosa per le vetture sport piccole, leggere e poco potenti, dato che evita la dissipazione di energia nell’albero di trasmissione tipica dei modelli a trazione posteriore. Questi veicoli però presentano degli inconvenienti, come il sottosterzo. Per molti piloti la soluzione migliore e comunque la trazione posteriore, soprattutto per i modelli di autovettura particolarmente potenti. Questa configurazione è comunque comune per le sport car compatte.

Prima degli anni ottanta alcuni modelli di vetture sport erano a trazione integrale. In questo caso è presente un considerevole aumento della trazione, soprattutto in condizioni meteo sfavorevoli. La soluzione è relativamente comune per vetture sport particolarmente potenti, come, per esempio, alcune Porsche e Lamborghini. Un classico esempio di modello con questa configurazione è la Bugatti Veyron.

Vetture sport ed automobili sportive[modifica | modifica wikitesto]

Un’automobile può essere sportiva senza essere una vettura sport. Modelli con performance sportive che derivano da auto di serie non sono considerate vetture sport, sebbene possiedono caratteristiche comuni con queste ultime. Le sport car infatti hanno prestazioni decisamente brillanti e sono studiate per avere una guidabilità ed una maneggevolezza particolarmente accentuate. A volte, però, alcuni modelli di auto sportive vengono definite vetture sport per questioni di marketing[4].

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Sports car – Definizione su “Free Merriam-Webster Dictionary”. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  2. ^ a b c d e f g h Georgano, 1985, op. cit.
  3. ^ (EN) Early Handling Problems and Solutions. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  4. ^ Robert G. Crossa, Ashutosh Dixit, Customer-centric pricing: The surprising secret for profitability, Business Horizons, volume 48, numero 6, novembre-dicembre 2005, pagg. 483–491 (in inglese)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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