Vestito nero Versace di Elizabeth Hurley

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Vestito nero Versace di Elizabeth Hurley
Tipo di abito Abito da sera
Materiali Seta e lycra
Colore   Nero
Stilista Gianni Versace
Anno di presentazione 1994
Evento di presentazione Anteprima del film Quattro matrimoni e un funerale

Il Vestito nero Versace indossato da Elizabeth Hurley, è il celebre vestito nero ed oro utilizzato dall'attrice per accompagnare Hugh Grant in occasione dell'anteprima del film Quattro matrimoni e un funerale nel 1994. La peculiarità per cui il vestito è diventato celebre era il fatto di essere tenuto insieme da numerose spille da balia di grandi dimensioni d'oro.[1][2] L'abito è uno dei più iconici della storia della moda, e forse la creazione più conosciuta di Versace. Per un considerevole periodo di tempo dopo la sua apparizione l'abito ebbe un'ampia copertura mediatica da parte di una vasta gamma di fonti.[3] L'abito ebbe inoltre il merito di lanciare la carriera della Hurley, all'epoca un'attrice relativamente sconosciuta.[1][4] L'abito viene spesso citato in sondaggi, come uno dei migliori di tutti i tempi.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il vestito nero di Versace era realizzato di pezzi di seta e lycra, con spille da balia di oro sovradimensionate posizionate in "punti strategici".[5] Il vestito era adornato da una abbondantissima scollatura, che scendeva dal collo sino a qualche centimetro al di sotto del seno, con due sottilissime bretelline per spalla unite fra loro da una piccola spilla da balia. La parte anteriore dell'abito era a sua volta collegata a quella posteriore attraverso sei spille d'oro di grandi dimensioni, che comunque lasciavano scoperta una buona porzione di pelle sul lato dell'indossatrice.

L'abito fu dichiarato di ispirazione punk, precisamente "neo-punk",[3] e qualcosa di "emerso dallo sviluppo del sari", secondo quanto dichiarato dallo stesso Gianni Versace.[6][7]

Influenza[modifica | modifica wikitesto]

Il vestito Versace è considerato una delle icone della storia della moda contemporanea e forse la creazione di Versace maggiormente conosciuta.[3] Il vestito ricevette una notevole copertura globale da parte di giornali e riviste di tutto il mondo per molto tempo dopo l'evento, ed è ritenuto responsabile per aver fatto passare Elizabeth Hurley da attrice virtualmente sconosciuta a celebrità riconosciuta dai media di tutto il mondo.[1][4][8] A sua volta la Hurley ha avuto il merito di aver fatto aumentare la popolarità della casa di moda Versace negli Stati Uniti e nel resto del mondo.[2][9] Da quel momento il marchio Versace, con il suo logo raffigurante la testa della Medusa, ha "definito i paradossi di un controverso, femminismo di nuova generazione che celebra il potenziamento di attrarre e manipolare uno sguardo maschile."[10] Il vestito è stato spesso votato come il migliore di tutti i tempi in vari sondaggi; Così è stato per esempio in un sondaggio di Debenhams, nel quale era stato chiesto a 3000 donne di scegliere il loro abito preferito.[1]

Nel 2007, una copia del vestito indossato dalla Hurley è stato messo in vendita con un prezzo di 10,690 euro per la prima volta, da Harrods come parte di una mostra dedicata al "little black dress" presso il negozio di Londra.[11] La mostra includeva anche il famoso vestito nero indossato da Audrey Hepburn nel film del 1963 Sciarada come parte della promozione chiamata "Harrods Timeless Luxury".

Controversia[modifica | modifica wikitesto]

Parlando del vestito, la Hurley disse, "Quel vestito era un favore da parte di Versace, dato che io non potevo permettermi di acquistarne uno. Il suo staff [lo staff di Hugh Grant] mi aveva detto di non avere alcun vestito da sera, ma c'era un capo rimasto nel loro ufficio stampa. Così l'ho provato, ed era quello [l'abito nero]."[12] Tuttavia va notato che alcuni considerano il vestito di cattivo gusto, troppo sfacciato, esageratamente provocante ed erotico.[10][13][14] In merito a queste accuse, Elizabeth Hurley rispose dicendo che "A differenza di molti altri stilisti, Versace disegna abiti che celebrano le forme femminili, non le eliminano."[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Urmee Khan, Liz Hurley 'safety pin' dress voted the greatest dress, The Telegraph, 9 ottobre 2008. URL consultato il 1º maggio 2011.
  2. ^ a b Caroline Waxler, Stocking up on sin: how to crush the market with vice-based investing, John Wiley and Sons, 2004, p. 170, ISBN 978-0-471-46513-3. URL consultato il 1º maggio 2011.
  3. ^ a b c Nicola White e Ian Griffiths, The fashion business: theory, practice, image, Berg Publishers, 2000, p. 16, ISBN 978-1-85973-359-2. URL consultato il 1º maggio 2011.
  4. ^ a b Michael Saren, Marketing graffiti: the view from the street, Butterworth-Heinemann, 24 maggio 2006, p. 226, ISBN 978-0-7506-5697-9. URL consultato il 1º maggio 2011.
  5. ^ Angela McRobbie, British fashion design: rag trade or image industry?, Routledge, 26 giugno 1998, p. 191, ISBN 978-0-415-05781-3. URL consultato il 1º maggio 2011.
  6. ^ Stephanie Pedersen, Bra: a thousand years of style, support and seduction, David & Charles, 30 novembre 2004, p. 50, ISBN 978-0-7153-2067-9. URL consultato il 1º maggio 2011.
  7. ^ Richard Harrison Martin, Gianni Versace, N.Y.), Gianni Versace, Metropolitan Museum of Art, dicembre 1997, ISBN 978-0-87099-842-3. URL consultato il 1º maggio 2011.
  8. ^ Mark Seal, Celebrated Weekends: The Stars' Guide to the Most Exciting Destinations in the World, Thomas Nelson Inc, 15 febbraio 2007, p. 266, ISBN 978-1-4016-0243-7. URL consultato il 1º maggio 2011.
  9. ^ Stephen Gundle, Glamour: a history, Oxford University Press, 2008, ISBN 978-0-19-921098-5. URL consultato il 1º maggio 2011.
  10. ^ a b c Victoria Rimell, Ovid's lovers: desire, difference and the poetic imagination, Cambridge University Press, 2006, p. 17, ISBN 978-0-521-86219-6. URL consultato il 1º maggio 2011.
  11. ^ Liz Hurley's famous Versace dress on sale, The Telegraph, 19 settembre 2011. URL consultato il 1º maggio 2011.
  12. ^ Deirdre Clancy Steer, The 1980s and 1990s, Infobase Publishing, aprile 2009, p. 46, ISBN 978-1-60413-386-8. URL consultato il 1º maggio 2011.
  13. ^ Peter D'Epiro e Mary Desmond Pinkowish, Sprezzatura: 50 ways Italian genius shaped the world, Anchor Books, 2 ottobre 2001, ISBN 978-0-385-72019-9. URL consultato il 1º maggio 2011.
  14. ^ Stella Bruzzi e Pamela Church Gibson, Fashion cultures: theories, explorations, and analysis, Routledge, 2000, p. 341, ISBN 978-0-415-20685-3. URL consultato il 1º maggio 2011.
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