Verghina

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Verghina
frazione
Βεργίνα
veduta dei tumuli delle tombe della famiglia di Alessandro Magno
veduta dei tumuli delle tombe della famiglia di Alessandro Magno
Localizzazione
Stato Grecia Grecia
Periferia Macedonia Centrale
Unità periferica Emazia
Comune Veria
Territorio
Coordinate 40°29′N 22°19′E / 40.483333°N 22.316667°E40.483333; 22.316667 (Verghina)Coordinate: 40°29′N 22°19′E / 40.483333°N 22.316667°E40.483333; 22.316667 (Verghina)
Abitanti 2 478[1] (2001)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Targa HM
Cartografia
Mappa di localizzazione: Grecia
Verghina
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sito archeologico di Verghina
(EN) Archaeological Site of Aigai
Vergina2.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (iii)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
L'entrata del museo del Grande tumulo a Verghina

Verghìna[2] (in greco Βεργίνα) è una frazione del Comune di Veria con sede all’omonima città. Si trova nella regione di Macedonia in Grecia.

Si trova a circa 12 km dal capoluogo della prefettura, e sede del comune, Veria, a 75 km da Salonicco, capoluogo della regione e a 515 km da Atene. È collocata sulle pendici dei Monti della Pieria (2.193 metri). La popolazione secondo i dati del censimento del 2001 è di 2.478 abitanti[1]. Verghina è stata sede dell’omonimo comune, abolito con il Piano Kallikratis nel 2011, e accorpata al Comune di Veria, comune appartenente alla Macedonia Centrale.

Presso Verghina, un tempo capitale dell’Antica Macedonia, sorge uno dei più importanti siti archeologici della Grecia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Verghina, al giorno d'oggi, è uno dei più importanti luoghi archeologici della Grecia. Prende il nome da una leggendaria regina morta suicida nel fiume Aliakmone dove si era gettata per non cadere nelle mani dei Turchi. Il paesino è diventato famoso nell’autunno del 1977 con la scoperta della tomba di Filippo II, cosa che ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che la prima capitale della Macedonia antica è da identificare proprio in Verghina.

Dal I secolo d.C. la città venne abbandonata; da allora, il nome Aigài (Ege) non apparve più e fu sostituito con Palatitsia, nome che compare la prima volta nel XIV secolo, ed ha probabilmente a che fare con le rovine dei palazzi adiacenti.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Secondo la mitologia, Archelao, figlio di Temeno, dopo essere stato cacciato da Argo, si recò in Macedonia per aiutare il re Cisseo ad affrontare i suoi nemici, ma, giunto a destinazione, il re cercò di assassinarlo. Archelao, a questo punto, uccise Cisseo e scappò seguendo, secondo l’oracolo, una capra. Ove la capra (capra = αἶξ, αἰγός) si fermò, egli fondò la città di Aigài (Ege); essa fu la prima capitale dei macedoni fino al trasferimento a Pella. Pertanto, secondo l’usanza, i re macedoni continuarono ad essere seppelliti nella prima capitale, fatto su cui si è basata la teoria dell’identificazione di Verghina con Aigài.

Archeologia[modifica | modifica sorgente]

Necropoli[modifica | modifica sorgente]

L’area della necropoli, situata tra i villaggi Palatitsia e Verghina, si estende per più di un chilometro quadrato e comprende più di trecento tumuli, tutti situati verso sud. Il loro diametro può variare da 15 a 20 metri, l’altezza da 0,50 a 1,00 metri, ma ve ne possono essere alcuni che superano queste misure in larghezza o in altezza. Le ricerche archeologiche hanno mostrato che il tumulo più antico risale all’Età del ferro (1000-700 a.C.) e quello più recente è del periodo ellenistico.

Le tombe macedoni sono in genere formate da camera a volta, facciata architettonica con porta monumentale, corridoio e tumulo. Questo tipo di impostazione strutturale è simile a quella dei tholoi micenei, come anche i corredi funerari che sono stati trovati a Sindos, alla foce del Vardar, ad est di Verghina, conservano in età arcaica il rituale della maschera d’oro. Questi dati, unitamente alle continue esaltazioni e ai riferimenti alle discendenze argive da parte della famiglia reale macedone, ci danno la certezza che la popolazione dorica, dopo aver sostanzialmente accettato gran parte delle strutture e usanze civili di Micene, le abbia mantenute in uso anche in Macedonia.

Palatitsia[modifica | modifica sorgente]

In corrispondenza del luogo identificato come Palatìtsia, a due km dal villaggio di Verghina, nel 1855, l’archeologo francese Léon Heuzey, intraprese i primi scavi verso la parte orientale. Successivamente vennero condotti altri scavi, dando la possibilità di delineare in maniera precisa la pianta del complesso architettonico del palazzo imperiale. Manolis Andronikos, nel 1949, riuscì ad ottenere un incarico per Veria, che comprendeva anche l’area di Verghina. Egli esplorò nel 1952 il "Grande tumulo", un’altura che già dal secolo precedente attirò l’attenzione per il suo carattere artificiale. Si tenne conto dei frammenti di stele funerarie rinvenute in quel punto; queste, insieme all’abbondante cumulo di terra e pietrame, sarebbero state ammassate sulle tombe reali da Antigono Gonata con lo scopo di difenderle in seguito al saccheggio di Aigài da parte dei Galati al servizio di Pirro avvenuto intorno al 273 a.C. Gli scavi proseguirono nel resto dell’area cimiteriale fino al 1961.

Il Grande tumulo[modifica | modifica sorgente]

Il 30 agosto del 1977 riprese l’esplorazione del tumulo direzione sud-ovest, dove venne rinvenuta la tomba di Filippo II, vicino ad altre due tombe reali, quella detta "di Persefone" e quella, probabilmente, di Alessandro IV; ma fu la prima a destare maggiore interesse, sia per l’alto valore storico che per la sua conformazione.

Tomba di Filippo II[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fregio della caccia.
La ghirlanda e l'urna d'oro (decorato con il Sole di Verghina a sedici raggi) dalla tomba attribuita a Filippo II.

La tomba di Filippo II è costituita da due stanze, anticamera e camera principale, entrambi coperte da volte a botte ed alte 5,30 metri; nella prima, che misura 3,36 x 4,46 metri, quindi rettangolare, vennero deposte le ceneri di una donna, forse Meda di Odessa o Cleopatra Euridice, le mogli più giovani del sovrano macedone. La seconda stanza, quella riservata a Filippo, è quadrata e risulta di 4,46 metri di lato. Sommando queste misure allo spessore dei tre muri di 0,56 metri, e che insieme misurano 1,68 metri, si ottiene la lunghezza di 9,50 metri. La parte esterna delle volte non venne lasciata scoperta, come era solito fare per questo genere di opere in area macedone, ma venne interamente coperta da uno strato di stucco dello spessore di dieci centimetri.

L’ingresso, monumentale, è sormontato da un fregio dorico al di sopra del quale si trova, protetto da una cornice in rilievo, una scena di caccia che misura 5,56 metri di larghezza e 1,16 metri di altezza.

La tomba venne fatta costruire sicuramente da Alessandro intorno al 336

morte del padre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Censimento 2001. URL consultato il 2 maggio 2011.
  2. ^ Enciclopedia Treccani

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]