Ventosa (Santi Cosma e Damiano)
| Ventosa frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Comune | Santi Cosma e Damiano (Italia) | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 41°18′06″N 13°48′31″E / 41.30167°N 13.80861°ECoordinate: 41°18′06″N 13°48′31″E / 41.30167°N 13.80861°E | ||||
| Altitudine | 200 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 200[1] | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 04028 | ||||
| Prefisso | 0771 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | ventosari | ||||
| Patrono | Madonna del Riposo | ||||
| Localizzazione | |||||
Ventosa è una frazione del comune di Santi Cosma e Damiano (Italia), collocata su di una altura dei monti Aurunci da cui si ha la visuale completa del golfo di Gaeta ed in particolare la foce del fiume Garigliano. Il nome degli abitanti della località è Ventosari.
Indice |
[modifica] Toponimo
Il toponimo deriva, come è facile intuire, dal latino (terra) ventosa; il prof. Erasmo Falso ha sottolineato che forse in origine tale toponimo indicasse solo il monte S.Maria, esposto a tutti i venti.
[modifica] Storia
In epoca preromana, l'antico popolo che abitava da tali alture fino al Mar Tirreno era il popolo degli Aurunci. Il territorio di Ventosa in tale epoca doveva appartenente alla città di Vescia.
Ventosa nasce nell'Alto Medioevo. Nell'anno 830 entra nella storia: Ventosa allora era territorio di Gaeta, città bizantina; nei verbali di un processo per una controversia su alcuni beni ecclesiastici appare tra i giudici tale Siceramit de Ventosa. Allora Ventosa era già un villaggio dove avevano trovato rifugio gli abitanti della pianura dalle invazioni barbariche. Nel 1064 i Normanni conquistano Gaeta e 1078 Giordano, principe normanno di Capua dona la contea di Suio all'Abbazia di Montecassino, guidata dall'abate Desiderio. Il controllo della foce del Garigliano attraverso l'acquisizione della contea era di importanza strategica per il monastero cassinete perché questa era un diretto sbocco verso il mare.
Ventosa era uno dei casali più cospicui della contea di Suio; entrando a far parte della Terra di San Benedetto il villaggio s'accresce: all'incirca in quest'epoca si ha la realizzazione di un piccolo monastero benedettino, una cella, dedicata a San Giovanni Battista; probabilmente la cella benedettina fu costruita su di una chiesetta rurale preesistente. L'attuale chiesa di San Martino è costruita sulla stesso luogo, abbandonato dai benedettini nel Trecento. Dell'XII sec. è il simbolo stesso della località, la torre da cui si domina sia la piana del Garigliano sia parte dell'entroterra. Torre romanica, a base quadrata, alta originariamnte 24, oggi 5 in meno. Attraverso le tre torri Ventosa, Castelforte e Suio, che si guardavano reciprocamente, si aveva la visione del golfo di Gaeta e dell'arco dei monti Aurunci che lo chiudono.
Nel XV secolo, visse a Ventosa la giovane Aurimpia, ispiratrice del poeta in lingua latina Elisio Calenzio, che l'amava corrisposto.
Nel giorno di Pasqua del 1799, durante la napoleonica Repubblica Partenopea, la popolazione di Castelforte in particolare, ma anche degli adiacenti Santi Cosma e Damiano e Ventosa, dovette difendersi dall'incursione punitiva Francese contro le comunità che sostenevano le truppe a massa comandate dall'Itrano Michele Pezza, detto Fra' Diavolo, fedele al Re borbonico. Si racconta che i Ventosari si difesero casa per casa dall’avanzare delle truppe a colpi di pietre.
Nel 1943-44, trovandosi sulla Linea Gustav, per oltre nove mesi il territorio fu sottoposto all'occupazione dei tedeschi e ai bombardamenti degli alleati che cancellarono una gran parte dell’abitato; gli abitanti furono sottoposti a vessazioni dagli occupanti tedeschi e poi sfollati.
[modifica] Tradizioni
La produzione caratteristica di Ventosa, con le tecniche tramandate da padre in figlio, è la produzione di oggetti in strame (Ampelodesma tenax, vegetale dalle foglie lunghe e fibrose), dalla raccolta della materia prima nei campi fino al prodotto finito. La falciatura si esegue prima del levar del sole, quando il cespuglio è ancora umido di rugiada; il materiale poi è sottoposto a battitura e ridotto a strisce intrecciate. Lo strame, detto stramma, viene utilizzato per l'impagliatura di sedie, per la produzione di cestini e sporte da lavoro, suppellettili etc. Una volta questa era l'attività principale con cui molte famiglie, complementare al lavoro agricolo; oggi è una attività amatoriale.
Le festività proprie di Ventosa sono:
- 8 settembre: Festa della Madonna del Riposo.
- 11 novembre: Festa di San Martino.
[modifica] Note
- ^ Approssimativamente
[modifica] Voci correlate
[modifica] Fonti
- Giuseppe Tommasino, Aurunci Patres, tipografia “Eugubina” 1942
- Angelo Nicosia, Il Lazio meridionale tra antichità e medioevo, Caramanica 1995
- Cosmo Damiano Pontecorvo, L’università dei Casali di Ss. Cosmo e Damiano, C.S.C. Andrea Mattei 1977
- Piera Casale, Gli anni della ricostruzione nel Sud Pontino, Elsa di Mambro editore 2004
- Erasmo Falso, Ventosa, antico paese del sud, D’Arco edizioni 2004
- Duilio Ruggiero, La Pasqua castelfortese del 1799, Caramanica 1999
- A cura di Gioacchino Giammaria, Castelli del Lazio meridionale, Laterza 1998
- Salvatore Riciniello Codice Diplomatico Gaetano Vol I, La Poligrafica 1987
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