Venere di Urbino

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Venere di Urbino
Venere di Urbino
Autore Tiziano
Data 1538
Tecnica olio su tela
Dimensioni 119 × 165 cm
Ubicazione Galleria degli Uffizi, Firenze

La Venere di Urbino è un dipinto ad olio su tela, conservato alla Galleria degli Uffizi a Firenze, di cm 119 x 165 realizzato nel 1538 dal pittore italiano Tiziano Vecellio.

Indice

[modifica] Storia

Il dipinto fu commissionato da Guidobaldo II della Rovere, Duca di Urbino. Inizialmente avrebbe dovuto decorare un cassone nuziale. Le fantesche sullo sfondo vengono rappresentate mentre frugano in un cassone simile, apparentemente in cerca dei vestiti della Venere. Curiosamente, dato il suo manifesto contenuto erotico, il dipinto era inteso come modello educativo per Giulia Varano, la moglie estremamente giovane del duca. La discussione per il didattismo del dipinto fu intrapresa dalla storica d'arte Rona Goffen nel libro “Sex, Space, and Social History in Titian’s Venus of Urbino" ("Sesso, Spazio, e Storia Sociale nella Venere di Urbino di Tiziano") del 1997. In A Tramp Abroad del 1880, Mark Twain definì la Venere di Urbino "il quadro più indecente, il più vile, il più osceno che il mondo possiede". Egli propose che "venne dipinta per un bagnio (bagno) e che probabilmente venne respinta poiché era una sciocchezza troppo forte", aggiungendo umoristicamente che "in verità, è una sciocchezza troppo forte per qualsiasi posto se non per una galleria d'arte pubblica".

La Venere di Urbino ispirò la più recente Olympia di Édouard Manet, nella quale la figura della Venere venne sostituita da una prostituta. Quest'opera d'arte fu d'ispirazione per il personaggio di Fiammetta Bianchini nel libro "La Cortigiana" ("In the Company of the Courtesan") del 2006 di Sarah Dunant. È citata anche nel racconto Naked Nude di Bernard Malamud, in cui il personaggio principale viene ricattato a eseguire un falso del dipinto.

[modifica] Descrizione e stile

L'opera rappresenta una giovane donna nuda, identificata come la dea Venere, sdraiata su un divano o un letto nell'ambiente sontuoso rinascimentale. La posa della figura è basata sulla Venere dormiente di Giorgione (1510 circa); tuttavia la Venere del Tiziano è caratterizzata da una maggiore sensibilità rispetto all'indifferenza di quella giorgioniana. Priva com'è di qualsiasi decorazione classica o allegorica (la Venere non presenta nessuno degli attributi della dea che dovrebbe rappresentare), il dipinto è senza scuse erotico.

La schiettezza dell'espressione della Venere viene spesso sottolineata; fissa in modo deciso l'osservatore, noncurante della sua nudità. Nella sua mano destra tiene un piccolo mazzo di fiori, mentre con la sinistra si copre il pube, provocatoriamente posto al centro della composizione. Sul primo sfondo un cane è addormentato; l'immagine di un cane solitamente simboleggia la fedeltà e il fatto che sia addormentato suggerisce che la donna raffigurata sia infedele.

Tiziano in questo quadro fece buon uso dell'innovazione e della prospettiva, che presenta un punto di fuga verso destra, che è sottolineata dalle fantesche e dai toni sempre più freddi, che fanno risaltare la donna, posta su una linea obliqua. Il colore chiaro e caldo del corpo della Venere la risalta ulteriormente, ponendola in contrasto con lo sfondo e con i cuscini scuri.

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