Vele di Scampia

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Coordinate: 40°53′56.18″N 14°14′22.02″E / 40.898938°N 14.23945°E40.898938; 14.23945

Vele di Scampia
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Napoli
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione Anni settanta-novanta
Uso civile
Realizzazione
Architetto Franz Di Salvo
 

Le vele di Scampia sono abitazioni costruite nell'omonimo quartiere della città di Napoli tra il 1962 e il 1975; prendono il nome dalla loro forma triangolare che ricorda appunto quella di una vela, larga alla base e che va restringendosi man mano che si va verso i piani superiori.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Nate a seguito della legge 167 del 1962, le sette vele di Scampia (progettate dall'architetto Franz Di Salvo)[1] facevano parte di un progetto abitativo di larghe vedute che prevedeva anche uno sviluppo della città di Napoli nella zona est, ossia Ponticelli. Esse restano, nonostante tutto, l’opera realizzata che meglio rappresenta la poetica architettonica dell'architetto.[1] L'esordio di Di Salvo nell’ambito della progettazione per l’edilizia economica e popolare risale al 1945 con la realizzazione, in collaborazione con altri architetti, del Rione Cesare Battisti a Poggioreale, che rappresentò all'epoca il paradigma di una «nuova maniera di pensare» la residenza sociale.[1] Dopo anni di continue sperimentazioni progettuali, si vide affidare dalla Cassa del Mezzogiorno l’incarico di realizzare a Scampìa un grande complesso residenziale.[2]

Ispirandosi ai princìpi delle unités d’habitation di Le Corbusier, alle strutture «a cavalletto» proposte da Kenzo Tange e più in generale ai modelli macrostrutturali,[3] Di Salvo articolò l’impianto del rione su due tipi edilizi: a «torre» e a «tenda». Quest’ultimo tipo, che imprime l’immagine predominante del complesso delle Vele, è contraddistinto (in sezione) dall’accostamento di due corpi di fabbrica lamellari inclinati, separati da un grande vuoto centrale attraversato dai lunghi ballatoi sospesi ad un’altezza intermedia rispetto alle quote degli alloggi. Erano inoltre previsti centri sociali, uno spazio di gioco ed altre attrezzature collettive. La mancata realizzazione di questo «nucleo di socializzazione» è stata certamente una concausa del fallimento.[4]

Se da un lato alcuni sostengono che la qualità tecnica ed estetica delle Vele possa essere quantomeno apprezzabile, resta innegabile la «inabitabilità» delle stesse, anche per ragioni che vanno al di là dell’architettura.[5]

Le vele oggi[modifica | modifica sorgente]

Le vele di Scampia sono costruzioni in degrado, tutt'oggi sono occupate da due zone di spaccio. Entrando in una Vela si ripercorre idealmente il vicolo napoletano: sui larghi corridoi che collegano le unità abitative si sentono le "voci" di chi ci abita, gli odori del cibo e nelle belle giornate, su quei ballatoi la gente si trattiene a chiacchierare.[6]

L'idea del progetto prevedeva grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità, grandi vie di scorrimento e aree verdi tra le varie vele; una vera e propria città modello, ma varie cause hanno portato a quello che oggi viene definito un ghetto, in primis il terremoto dell'Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare più o meno abusivamente gli alloggi delle vele.[7] Questo fece sì che varie furono le culture che si intrecciarono e come talvolta succede, a prevalere furono illegalità, abusivismo, prevaricazione in varie forme.

A questo intreccio di eventi negativi si è associata la mancanza totale della presenza dello Stato: il primo commissariato di Polizia fu insediato nel 1987, esattamente quindici anni dopo la consegna degli alloggi. La situazione ha allontanato sempre di più una parte della popolazione, lasciando il campo libero alla delinquenza. Ecco che allora i giardini sono il luogo di raccolta degli spacciatori, i viali sono piste per corse clandestine, gli androni dei palazzi luogo di incontro di ladri e ricettatori.

Tra il 1997 ed il 2003 sono state abbattute 3 delle 7 strutture iniziali. Attualmente restano in piedi ancora 4 strutture, di cui non si conosce ancora il destino.[8]

Impatto culturale[modifica | modifica sorgente]

Nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Il film Gomorra di Matteo Garrone è stato in parte girato presso le Vele, mostrandone sia gli esterni che gli interni delle abitazioni e dei corridoi tra i vari pianerottoli.

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Le vele di Scampia sono citate in numerosi libri, tra cui rientrano alcune opere di Antonio Bassolino[7] e di Giorgio Bocca[9].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Benedetto Gravagnuolo, Le Vele, il naufragio di un’utopia, 29 maggio 2003.
  2. ^ Sergio Betti, La società civile a Scampia scende in campo per ridare fiducia e speranza al Sud, Lavoro.
  3. ^ Gerardo Ausiello, Addio alle Vele di Scampia; i «mostri» saranno abbattuti, Il Mattino.
  4. ^ Pietro Pagliardini, Diversi pareri sulle vele di Scampia, 11 aprile 2011.
  5. ^ Francesca Cicatelli, Napoli. Scampia, le vele della discordia, PatrimonioSOS, 6 ottobre 2010.
  6. ^ Isabella Guarini, Le case a vela di Scampia-Napoli, TerPress.
  7. ^ a b Bassolino, p. 50
  8. ^ Giulia Tesauro, Scampia, crollano le vele. Il documentario di Gunpania, CafféNews.
  9. ^ Bocca, p. 20

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]