Veduta di Delft

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Veduta di Delft
Veduta di Delft
Autore Jan Vermeer
Data 1660-1661 circa
Tecnica olio su tela
Dimensioni 96,5 cm × 117,5 cm 
Ubicazione Mauritshuis, L'Aia
Dettaglio

La Veduta di Delft è un dipinto olio su tela (96,5x117,5 cm) di Jan Vermeer, databile al 1660-1661 circa e conservato nella Mauritshuis dell'Aia. L'opera è firmata in basso a sinistra sulla barca "IV M".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è citata nell'inventario della vendita all'asta della collezione Dissius ad Amsterdam (16 maggio 1696), come «la città di Delf in prospettiva, vista da sud, di J. Van der Meer di Delft». Fu venduta a ben 200 fiorini, la cifra più alta raggiunta in quell'occasione.

Nel 1822 l'opera era ancora ad Amsterdam, dove la acquistò Guglielmo I per le collezioni reali.

Unico paesaggio noto di Vermeer, assieme all Stradina di Delft, è considerato un capolavoro assoluto, amatissimo, tra gli altri, da Marcel Proust, che lo citò in un passaggio della Recherche (ne La prigioniera): lo scrittore Bergotte, malato, vi muore davanti pur di poter vedere una "piccola ala di muro giallo" non notata in precedenza, che diventa metafora di una scrittura diversa, più preziosa e "colorata".

Fu una delle opere con cui prese inizio la riscoperta del pittore, anche da parte del pubblico non specialistico.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro raffigura la zona del porto della città di Delft; sono riconoscibili: le mura, la porta di Schiedam con l'orologio, la porta di Rotterdam con le due torri gemelle e, al centro, il campanile della Nieuwe Kerk.

Il tema della veduta cittadina non era insolito nell'arte olandese del Seicento, e compariva spesso a margine delle grandi carte geografiche, famose in tutta Europa e riprodotte in numerosi dipinti dello stesso Vermeer. In questo caso però, nonostante alcuni edifici riconoscibili, non si tratta di una veduta precisa e oggettiva. L'artista infatti integrò la realtà modificandola con la fantasia e la memoria. Più che mosso da un interesse topografico, di riconoscibilità dello scorcio, il pittore desiderava qui rappresentare la città come luogo di incontro e di vita dei suoi abitanti, avvalendosi di effetti atmosferici che rendono la veduta palpitante. Gli edifici finiscono così per finire raggruppati in una fascia sotto il centro (composta con la regola dei terzi), creando una sorta di fregio che si contrappone alla vastità del cielo. Il colori caldi della città illuminata dal sole contrastano infatti con quelli freddi del cielo nuvoloso, via via più scuro. Di nuovo colori caldi e freddi si alternano nella fascia del canale, in cui si rispecchiano gli edifici, e nella lingua di sabbia in primo piano, dove passeggiano alcuni cittadini.

Variando la stesura pittorica e la grumosità del colore (ora trasparente e liscio, ora reso ruvido dall'aggiunta di sabbia o grumi di biacca), Vermeer ottenne una vivida rappresentazione dei vari materiali, dai mattoni e le tegole alla pietra, dalla consistenza delle nuvole a quella dell'acqua.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizia Tazartes, Vermeer. I geni dell'arte, Milano, Mondadori Arte, 2011, ISBN 978-88-370-6497-6.
  • Roberta D'Adda, Vermeer, Milano, Rizzoli, 2003.

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