Vassallum

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« Bisogna preservare la dinamica bipolare senza rendere però ineluttabile la formazione di coalizioni pre-elettorali »
(dalla proposta di legge elettorale Vassallum)

Con il termine Vassallum si intende la proposta di legge elettorale formulata dal politologo Salvatore Vassallo con la collaborazione del costituzionalista Stefano Ceccanti e di Alessandro Chiaramonte nel novembre 2007 e fatta propria dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. Il vero titolo della proposta era: Un sistema elettorale semplice, per un nuovo bipolarismo: Un po' tedesco, un po' spagnolo, un po' italiano.

Questo termine segue l'usanza, iniziata negli anni '90 dopo che il politologo Giovanni Sartori in un suo articolo sul quotidiano Corriere della Sera usò il termine Mattarellum, di chiamare un sistema elettorale con il nome latinizzato del suo promotore. Sono così diventati di uso comune i termini Mattarellum (legge 276 del 4 agosto 1993) e Tatarellum (legge 43 del 25 febbraio 1995). A tale proposito la stampa ha soprannominato questa proposta di legge anche con il termine veltronellum.

Funzionamento[modifica | modifica sorgente]

Presentazione delle liste[modifica | modifica sorgente]

La proposta di legge prevede la divisione del territorio nazionale in un numero di collegi uninominali pari a metà dei seggi da assegnare e questi raggruppati in circoscrizioni che comprendano dai 6 agli 8 collegi (quindi riguardanti tra i 12 e 16 seggi).

In ciascun collegio della circoscrizione si presentano singoli partiti (e non quindi coalizioni) con liste formate da un candidato relativo al collegio e da una lista circoscrizionale di candidati pari alla metà dei seggi assegnati alla circoscrizione (quindi liste formate da 6 a 8 nomi). Le liste circoscrizionali sono quindi uguali in tutti i collegi della circoscrizione, il candidato collegiale invece è proprio del collegio uninominale.

Espressione del voto[modifica | modifica sorgente]

L'elettore esprime un solo voto, che vale sia per il candidato presentato dal partito nel suo collegio che per la lista presentata dallo stesso nella circoscrizione. Non è previsto il voto disgiunto.

Elezione[modifica | modifica sorgente]

In ogni collegio uninominale viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. Quindi si determina in modo proporzionale il numero dei seggi spettanti ai partiti nella circoscrizione, applicando il metodo D'Hondt. In ciascuna circoscrizione possono così verificarsi due casi.

  1. Il numero dei seggi ottenuti nei collegi è per tutti i partiti inferiore a quelli determinati col metodo proporzionale; in questo caso resta valida la ripartizione proporzionale.
  2. Uno o più partiti ottengono nei collegi un numero di seggi maggiore rispetto a quelli determinati con la ripartizione proporzionale; questi partiti mantengono i seggi ottenuti nei collegi, e si procede ad una nuova ripartizione proporzionale dei seggi rimanenti tra gli altri partiti in modo da mantenere prefissato il numero di eletti (12 o 14 o 16).

Un esempio: si consideri una circoscrizione formata da 6 collegi (che quindi elegge 12 parlamentari) dove i quattro partiti A, B, C e D hanno ottenuto, rispettivamente, il 40%, il 35%, il 15% e il 10% dei voti validi. Con il metodo D’Hondt il numero di seggi attribuiti a ciascuno è pari, rispettivamente, a 5, 4, 2 e 1.

Si supponga ora che i candidati del partito A abbiano vinto in 4 collegi e quelli del partito B in 2; è una situazione coerente con il primo caso, e la ripartizione dei seggi nella circoscrizione rimane quella già descritta: 5 al partito A, 4 al B, 2 al C e 1 al D.

Se invece i candidati del partito A risultassero vincitori in tutti e 6 i collegi la situazione sarebbe quella contemplata nel secondo caso; al partito A andrebbero 6 seggi, e sarebbe necessaria una nuova ripartizione proporzionale per attribuire i 6 seggi rimanenti. L’esito di tale ripartizione è il seguente: 4 seggi al partito B, 1 seggio al partito C e 1 seggio al partito D. In pratica, nel secondo scenario il partito A ottiene un vantaggio dal fatto che i suoi candidati vincono in tutti i collegi, pur avendo, nella circoscrizione, l’identico livello di consenso ipotizzato nel primo scenario.

Sbarramento[modifica | modifica sorgente]

Il Vassallum, nelle intenzioni dei formulatori, non è un progetto legato all'adozione o meno di uno sbarramento, può raggiungere i suoi scopi in entrambi i casi e la scelta è lasciata all'accordo tra le forze politiche.

Effetti ed obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Ridurre la frammentazione[modifica | modifica sorgente]

Il Vassallum si presenta come un sistema elettorale proporzionale, con effetti maggioritari garantiti sia dalla dimensione ridotta delle circoscrizioni (una sorta di sbarramento naturale), sia dalla distribuzione a livello circoscrizionale, e non nazionale, dei seggi, senza dimenticare che il ricorso alle famigerate liste bloccate si ha solo come extrema ratio, ossia quando non risulta possibile stabilire gli eletti guardando ai migliori secondi. Nella sua strutturazione, il sistema presenta da una parte il meccanismo del maggioritario uninominale nei vari collegi, in analogia con il sistema tedesco, che permette di sapere subito il nome di metà dei candidati eleggibili nella circoscrizione, mentre applicando il meccanismo proporzionale si stabilisce il numero di seggi che ogni partito potrà ottenere in ciascuna circoscrizione, senza ripartizione dei resti (in analogia con il sistema spagnolo). Il Vassallum non sacrificherebbe la rappresentatività delle formazioni politiche minori per bacino elettorale nazionale, ma con forte radicamento territoriale locale ma sfavorirebbe movimenti politici minori con radicamento omogeneo sul territorio nazionale. Difatti, l'obiettivo dichiarato di questo meccanismo è quello di ridurre la frammentazione senza escludere la rappresentatività e il pluralismo, favorendo l'affermazione dei partiti a vocazione maggioritaria che potrebbero così alternarsi al governo ed essere meno ricattabili dai cosiddetti "nanetti" partitici. Il concetto di bipolarismo verrebbe così rivisitato e, forse, rivitalizzato, eliminando la caratteristica della coattività delle precedenti esperienze, anche se risultano comunque degni di nota le problematiche che concernono la designazione preelettorale sia del futuro candidato alla Presidenza del Consiglio, sia delle future alleanze, a prescindere dall'implementazione congiunta dei programmi di governo.

Scelta del candidato[modifica | modifica sorgente]

Altro obiettivo è quello di lasciare giudicare agli elettori la qualità del proprio rappresentante in parlamento, scegliendo di votare la persona prima del partito. Lo scopo è raggiunto con la reintroduzione dei collegi uninominali e la riduzione drastica d'importanza delle liste bloccate decise dai partiti, che comunque non vengono abolite.

Preservare il bipolarismo[modifica | modifica sorgente]

La polarizzazione intorno a due partiti maggiori (il cosiddetto correttivo maggioritario della parte proporzionale) è garantita dal fatto che il partito che ottiene in una circoscrizione un numero di rappresentati eletti con l'uninominale maggiore di quelli che gli spetterebbero nella ripartizione proporzionale a livello circoscrizionale, mantiene tutti gli eletti con questo metodo: le altre forze politiche si ripartiranno al proporzionale i seggi rimasti ancora da attribuire. È un meccanismo dolce (perché si prevede che nella realtà politica italiana non è prevedibile che accada spesso questo sfondamento al maggioritario) ma tuttavia efficace nel dare maggiore forza ai due maggiori partiti contrapposti.

Eliminare le coalizioni forzate[modifica | modifica sorgente]

Scompaiono inoltre, rispetto alla Legge Calderoli, altri meccanismi che, nelle intenzioni dei sostenitori del Vassallum, portano ad un bipolarismo forzoso e disomogeneo: il premio di maggioranza, la dichiarazione ufficiale dell'appartenenza a una coalizione (e quindi del leader del raggruppamento) e l'obbligo di depositare un programma elettorale prima del voto.

Nella proposta viene indicato come l'efficacia della stessa si regga su un delicato equilibri garantito dalla dimensione delle circoscrizioni. Infatti allargando la dimensione delle circoscrizioni tenderebbe a svanire l'effetto maggioritario proprio del sistema spagnolo, avvicinandosi alla legge elettorale tedesca, perdendo quindi l'effetto bipolare che è nelle intenzioni del relatore.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

Il progetto nacque come risposta al progetto referendario di abrogazione della legge elettorale italiana del 2005 (il c.d. "Porcellum"). È di fatto una mediazione tra i sistemi elettorali spagnolo, tedesco e delle leggi elettorali Mattarella, fatta propria come posizione di mediazione tra diverse esigenze in campo dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni (il quale, però, personalmente però sarebbe stato più propenso ad un sistema elettorale simile a quello francese). Per l'appoggio della prima ora dato da Veltroni, il sistema è stato a volte definito anche Veltronellum. Dopo l'incontro del 30 novembre 2007 tra Veltroni e Berlusconi, anche quest'ultimo diede l'appoggio del suo partito alla proposta di Vassallo.

L'11 dicembre 2007 tuttavia il senatore del PD Enzo Bianco, presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, presentò una Proposta di testo unificato per i disegni di legge in materia di Riforma Elettorale con l'intento di incardinare effettivamente una discussione parlamentare non oltre il gennaio 2008, come risposta al possibile referendum. Tale proposta accolse solo in parte le istanze del Vassallum, tentando di conciliarle con le richieste e proposte di altri partiti. Con lo scioglimento anticipato della XV Legislatura, la discussione sul Vassallum è terminata.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Il progetto è criticato da parti diverse per motivi differenti. Alcuni affermano che l'uso del proporzionale a livello di circoscrizione stimola il voto strategico a vantaggio dei partiti più grandi, alterando le proporzioni tra i partiti: questi critici propongono un modello elettorale più propriamente proporzionale e simile a quello tedesco.

Altri sostengono che il progetto intenda obbligare i partiti medi e piccoli a confluire in un partito unico, dietro la minaccia di vedere drasticamente diminuiti i propri voti: i sostenitori di questa critica propongono, invece, un modello maggioritario.

Note[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

[1] - Il documento originale riportato dalla stampa [2] - Il documento originale