Vanity Fair (rivista inglese)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Vanity Fair, in campo editoriale, è stato il titolo di importanti riviste in lingua inglese:

  • Vanity Fair periodico statunitense (1859-1863) edito da Henry Louis Stephens e William Allen Stephens.
  • Vanity Fair (rivista inglese) (1868-1914) periodico settimanale britannico fondato da Thomas Gibson Bowles, famoso per le sue vignette e caricature.
  • Vanity Fair periodico settimanale statunitense (1902–1904), pubblicato dalla The Commonwealth Publishing Company
  • Vanity Fair periodico mensile statunitense (1913–1936) pubblicato dalla Condé Nast Publications e poi confluito in Vogue
  • Vanity Fair periodico mensile statunitense (1983-odierno) pubblicato dalla Condé Nast Publications
    • In Italia il mensile americano viene ripubblicato dallo stesso editore in una edizione settimanale, in edicola dal 2003.

Col nome "Vanity Fair" si indicava un luogo immaginario governato da Belzebù nel libro di John Bunyan, Pilgrim's Progress. Successivamente l'uso di questa espressione si è rifatto al noto romanzo omonimo di William Makepeace Thackeray.

Caricatura di Charles Darwin in Vanity Fair' del 1871.

Breve storia[modifica | modifica sorgente]

Il re Vittorio Emanuele III in una caricatura di Libero Prosperi, Vanity Fair del 1902.

La rivista inglese Vanity Fair, recante il sottotitolo A Weekly Show of Political, Social and Literary Wares, venne fondata da Thomas Gibson Bowles, con l'intento di mettere alla berlina le vanità della società dell'Inghilterra vittoriana. Il primo numero fu messo in vendita a Londra il 7 novembre 1868. La rivista offriva ai suoi lettori articoli su moda, attualità, spettacoli, libri, eventi mondani e gossip dell'ultim'ora; inoltre presentava narrativa a puntate, giochi di parole e altre amenità.

Bowles scrisse sulla rivista sotto vari pseudonimi come, per es., "Jehu Junior" che richiamava il profeta biblico Jehu. La rivista accolse contributi di nomi celebri come Lewis Carroll, Willie Wilde, P.G. Wodehouse, Jessie Pope e Bertram Fletcher Robinson (redattore dal giugno 1904 a ottobre 1906).

Caricature[modifica | modifica sorgente]

In molti numeri della rivista era presente una litografia a colori a tutta pagina con una caricatura di una celebrità o di un dignitario dell'epoca ed è proprio per queste caricature che oggi è più conosciuta Vanity Fair. La gamma dei soggetti rappresentati era molto varia comprendendo: artisti, atleti, statisti, scienziati, autori, attori, militari e studiosi. Queste caricature venivano realizzate da un gruppo di artisti internazionali, compresi gli inglesi Max Beerbohm e Sir Leslie Ward (che firmava le sue opere con lo pseudonimo 'Spy'), gli italiani Carlo Pellegrini (noto come 'Singe' e 'Ape') e Liborio Prosperi ('Lib'), il francese James Tissot e l'americano Thomas Nast.

L'ultimo numero di Vanity Fair apparve il 5 febbraio 1914.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Paul R. Spring, The World of Vanity Fair by Bertram Fletcher Robinson, MX Publishing, London, 2009 ISBN 1904312535

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]