Valle di Ospitale
| Valle di Ospitale | |
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| Paese/i | |
| Regione/i | |
| Provincia/e | |
| Comuni principali | Fanano, |
| Fiume | torrente Leo di Ospitale affluente del fiume Panaro |
| Superficie | 27 km² km² |
La valle di Ospitale, è la più orientale delle valli dell'alto Appennino modenese: lo spartiacque ad est la divide, infatti, dall'Appennino bolognese fino alla conca del lago di Pratignana. E' orientata quasi esattamente da sud a nord, il crinale meridionale, corrispondente alla cresta dell'Appennino tosco-emiliano, la separa dalla provincia di Pistoia, quello occidentale dalla valle di Fellicarolo.
Come tutto il crinale tra Emilia e Toscana il clima è particolarmente piovoso: la frequente presenza di nuvole riduce l'insolazione, che risulta relativamente modesta. L'alta piovosità spiega l'abbondanza di acque, che da tre confluenti principali, corrispondenti alle conche maggiori, si riversano nell'Ospitale, anche in estate caratterizzato da una portata vistosa seppure fluente da un bacino di soli 2.750 ettari: tale la superficie della valle dallo spartiacque alla confluenza dell'Ospitale con il Fellicarolo 2).
La denominazione ricorda l'antica funzione di elemento di sutura tra il Settentrione ed il Centro della Penisola. La strada che percorreva lo stretto fondovalle si dispiegava, dal luogo dell'attuale centro abitato, in quattro bracci che risalivano il grande ventaglio convergendo al valico: l'imponenza della lastricazione delle quattro mulattiere suggerisce l'intento di dividere un esercito in colonne che potessero salire parallele, per accelerare il transito e ridurre i rischi di imboscate. L'opera, probabilmente romana, dovette essere sistematicamente impiegata, in età medievale, dalle truppe e dai pellegrini diretti a Roma: a metà dell'ottavo secolo sant'Anselmo, il fondatore dell'Abbazia di Nonantola, creò, per i pellegrini, uno Spedale, per dotare il quale dei mezzi necessari all'assistenza ottenne dal cognato, re dei Longobardi, ampie proprietà nelle valli adiacenti, fonte di proventi che si sarebbero aggiunti alle rendite delle terre di pianura dell'abbazia modenese, rendendone il titolo, nei secoli successivi, tra i più ambiti per i prelati della Curia romana.[1].
[modifica] Note
- ^ Narra le vicende del beneficio lo storico di Fanano, l'abate Niccolò Pedrocchi, contemporaneo del Muratori,
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