Valle Fontanabuona

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Valle Fontanabuona
Panoramica della vallata dalla frazione di Soglio di Orero
Panoramica della vallata dalla frazione di Soglio di Orero
Stati Italia Italia
Regioni Liguria Liguria
Province Genova Genova
Località principali Carasco, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Leivi, Lorsica, Lumarzo, Moconesi, Neirone, Orero, San Colombano Certenoli, Tribogna
Fiume Entella, Lavagna, Sturla
Nome abitanti fontanini
Cartografia
Mappa della Valle
Sito internet

La valle Fontanabuona (o val Fontanabuona) è una delle principali valli della provincia di Genova, in Liguria. È attraversata dalla strada provinciale 225 detta, appunto, della Fontanabuona. Via autostrada è raggiungibile dai caselli di Genova-Est, Chiavari e Lavagna.

Conosciuta soprattutto per essere stata un feudo della potente dinastia dei Fieschi e per le sue numerose cave di pregiata ardesia, è situata nella parte di levante della provincia di Genova, nell'entroterra del golfo del Tigullio. Si sviluppa alle spalle del promontorio di Portofino ed ha nell'entroterra di Chiavari i suoi centri principali. Fanno parte della valle i comuni di Carasco, Cicagna, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Leivi, Lorsica, Lumarzo, Moconesi, Neirone, Orero, San Colombano Certenoli e Tribogna.

Attraverso strade secondarie è accessibile tanto da nord-ovest, per il traforo delle Ferriere (Bargagli) quanto da sud-est (risalendo il corso del torrente Lavagna e transitando per i centri di Carasco, alla base del monte Carnella, e Cicagna, dove ha sede l'Ecomuseo "La via dell'ardesia").

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

L'ardesia della Val Fontanabuona
Un tetto di ardesia

L'ardesia estratta dalle cave della val Fontanabuona è particolarmente richiesta per la fabbricazione di numerosi manufatti come tavoli da biliardo e lavagne (non a caso si vuole che una località della zona, Lavagna, appunto, prenda da esse il proprio nome); in tempi antichi era la pietra principale per realizzare i tetti e, nelle dimore nobiliari, i gradini delle scale e le panche delle case di Genova. Un particolare tipo di lastra viene utilizzato anche per cucinare la cosiddetta "bistecca alla ciappa" (ciappa significa in lingua ligure lastra di pietra).

Clima[modifica | modifica sorgente]

La sua posizione parallela al mare e i contrafforti a nord piuttosto alti (alcuni ben oltre i 1000 metri) riparano parzialmente la val Fontanabuona dai freddi venti provenienti da nord e da nord-est durante i mesi invernali. Questo fattore orografico è decisivo per il clima, che è sostanzialmente mite, anche se i contrafforti a sud, più bassi ma comunque in grado di sfiorare i 1000 metri nell’alta valle, impediscono una piena influenza dell’azione temperata del tiepido mar Ligure.

I punti più esposti all’ingresso dei venti sono il nord-ovest (dove l’appennino si abbassa fin sotto i 700 metri) e il sud-est (in corrispondenza dell’imbocco della valle, dove il torrente Lavagna – che la percorre tutta – si tuffa nel fiume Entella, appena dietro a Chiavari). Nell’alta valle, nel tardo inverno o a inizio primavera, il maestrale può occasionalmente portare la neve fino al piano e lo scirocco, per effetto stau, può scaricare grandi quantità di pioggia sui pendii esposti nella stagione autunnale e in quella invernale.

Tutta la valle ha precipitazioni abbondantemente superiori ai 1000 mm annui. Si raggiungono i 2000 mm sui contrafforti settentrionali e, in particolare, nell’alta valle del Neirone dove – in località Giassina – la Fontanabuona confina con la val Trebbia e la val d'Aveto. Importante è pure la quantità di pioggia che cade nell’alta valle (da Ferriere di Lumarzo in su) e sulle alture alle spalle del promontorio di Portofino. Il mese più secco è luglio ma anche in piena estate non mancano i temporali. La stagione tendenzialmente più piovosa è quella autunnale ma – soprattutto negli ultimi anni – la latitanza del flusso perturbato atlantico ha reso meno prevedibile la distribuzione delle piogge che, comunque, rimane poco lontana dalle medie trentennali in tutta la zona.

Nella stagione invernale la temperatura è mediamente compresa tra 0 e 10 gradi centigradi. Normalmente è dicembre il mese dei primi freddi e delle prime brinate nel fondovalle ma non sono mancati episodi di gelo anche a novembre. In pieno inverno le brinate possono raggiungere tutto il fondovalle. Le temperature più rigide, in casi di inversione termica, si registrano tra Gattorna e Ferriere dove – nelle zone in ombra - a volte la brina resiste per l’intera giornata. La neve compare tutti gli anni al di sopra dei 200 metri ma difficilmente è abbondante o persistente. La valle, infatti, quasi non risente degli effetti della famosa tramontana scura che periodicamente coinvolge le zone comprese tra Genova e Savona. I rilievi a nord sono infatti troppo alti per poter consentire alle depressioni sul mar Ligure di risucchiare aria fredda dalle zone padane verso questa valle. Le uniche zone marginalmente esposte alla tramontana scura sono quelle dell’alta valle. Sui rilievi a sud, invece, si hanno a volte temperature di 3/5 gradi superiori a quelle della città di Genova. Negli ultimi anni si sono avuti importanti episodi nevosi, soprattutto nell’alta valle, nel 2001, nel 2004, nel 2005 e nel 2006. Dal comune di Cicagna in giù verso Lavagna la neve è molto più sporadica perché la zona è più sensibile all’influsso del mar Ligure e perché l’eventuale cuscino freddo è eroso più rapidamente.

Le estati sono solitamente abbastanza miti, con giornate calde e assolate e notti fresche; l’escursione termica è più pronunciata rispetto alla costa e il tasso di umidità nelle ore diurne è quasi sempre inferiore al 50%, con temperature generalmente comprese tra i 15 e i 30 gradi. Sempre in estate, in svariati casi le temperature massime possono superare anche di 3-4 gradi quelle delle località costiere.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il "Monumento all'emigrante" presso Monleone di Cicagna

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il toponimo Fontanabuona (Fontann-a bonn-a in lingua Ligure), citato per la prima volta nel 1148 nel registro della Curia arcivescovile di Genova, prende il nome dalla presenza di un'antica fontana sulla piazza di Favale di Malvaro. Gli abitanti del paese qui venivano a rifornirsi di questa pregiata acqua, tanto da aggiungerne la parola buona. Fu così che l'intera vallata prese il nome di Fontana Buona, ad oggi poi chiamata Fontanabuona.

La sua storia è parallela a quella della Repubblica di Genova - che divise la valle in tre aree comprese nei rispettivi capitaneati di Recco, Rapallo e Chiavari - e si snoda lungo otto secoli, dal 1147 al primo Ottocento[1]. La famiglia Fieschi segnò un'importante presenza feudale nella valle e proprio nel borgo medievale di San Salvatore dei Fieschi (presso Cogorno) i nobili avevano residenza feudale con un proprio palazzo.

La valle, che fino al 2011 faceva parte della Comunità montana Fontanabuona e la cui importanza storica è testimoniata dalla presenza di numerosi palazzi signorili e antiche chiese, durante la seconda guerra mondiale fu campo di battaglia per numerose formazioni partigiane della Resistenza italiana.

Patria di origine di Colombo?[modifica | modifica sorgente]

Fonti storiche sostengono che la famiglia del navigatore genovese Cristoforo Colombo fosse originaria della val Fontanabuona, in particolare della zona di Terrarossa di Moconesi. A conferma del dato, tuttavia, non esistono conferme testimoniate da documentazione storica.

Le migrazioni[modifica | modifica sorgente]

La vallata nella zona di Rivarola (Carasco)

La Fontanabuona fu percorsa, fin dall'Ottocento, da grandi emigrazioni verso l'estero che lasciarono un segno tangibile nei censimenti: comuni come Lumarzo e San Colombano Certenoli videro dimezzata la loro popolazione, mentre a Neirone è rimasto, dall'inizio dei flussi migratori, un abitante su quattro.

Le principali correnti migratorie estere sono tre:

La prima, rivolta soprattutto verso le regioni amburghesi, coinvolse i comuni dell'alta Fontanabuona, ovvero Neirone, Moconesi, Tribogna e Lumarzo, e cominciò a delinearsi attorno al 1880. La peregrinazione (non si può in effetti parlare di migrazione in senso proprio, essendo uno spostamento stagionale) aveva come unico obiettivo il commercio dei giocattoli; questi piccoli e semplici balocchi artigianali venivano esibiti su piccoli tavolini ("fondini") lungo le strade affollate di bambini, che accorrevano numerosi per comprare ad esempio trombette, fischietti, pelouche, palloncini e girandole.

Ancora oggi è presente una Kleinesschimdtstrasse in alcune città amburghesi, una sorta di quartiere dove intere famiglie operavano in questo settore: a volte la migrazione diventava annuale.

A testimonianza di quei proficui periodi che alimentavano il passaggio di denaro in quella che era una valle piuttosto isolata, sta la costruzione di un "albergo moderno" situato nella frazione di Gattorna (nella quale in seguito gran parte della popolazione avrebbe parlato il tedesco), resa possibile da un abitante della zona con i denari guadagnati in Germania con il commercio dei giocattoli.

La seconda fu contemporanea, ma più lunga in termini di tempo, a quella "tedesca", ed interessò il versante atlantico oppure, caso tipico dei favalesi (gli abitanti di Favale di Malvaro) che volevano ricongiungersi ai compaesani, il versante pacifico. Questo spostamento in massa della popolazione, seppur interrotto (ma subito ripreso) dallo scoppio della prima guerra mondiale, andò a diminuire di un quinto l'intera popolazione della val Fontanabuona.

Panoramica della vallata da San Colombano Certenoli

Comunque, i paesani che attraversarono l'oceano in cerca di sorte migliore, riuscirono a poco a poco ad imporsi: chi da umile spazzino fondava una società di smaltimento di rifiuti, chi apriva pasticcerie offrendo (o spacciando per tali) tipiche prelibatezze liguri.

L'ultimo flusso migratorio, successivo al 1945, si rivolse verso regioni del Sudamerica quali il Cile.

Sebbene le distanze che dividevano i due continenti erano a quei tempi enormi, le famiglie riuscirono a tenersi strettamente in contatto con gli emigrati; la costruzione della chiesa di Ferrada di Moconesi e la ristrutturazione di quella di Gattorna furono resi possibili dai loro aiuti economici, che talvolta andavano letteralmente a riempire i portafogli di ogni abitante del paese: singolare il caso della popolazione di San Marco D'Urri (comune di Neirone), dove ad ogni abitante una famiglia emigrata ed arricchitasi nelle Americhe, spedì una somma di centinaia di dollari, una fortuna a quel tempo.

A tutto ciò si aggiungono poi migrazioni interne: antichi borghi posti a mezzacosta (più difendibili in epoca medievale) furono abbandonati, e la gente si rivolse verso i centri posti sul fondovalle, che offrivano più possibilità di occupazione oltre a un minor isolamento, oppure verso Genova e la Riviera ligure di levante.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Il percorso della pista ciclabile lungo la valle ("Ciclovia dell'ardesia").

La valle Fontanabuona fa parte della zona delle quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), area culturalmente omogenea caratterizzata dalla musica da piffero. Il repertorio musicale è corposo, antico, trasmesso attraverso i secoli (il fifaro è citato in uno scritto del Pessagno su fatti della val Fontanabuona del 1578) comprende oltre le melodie da ballo, brani che scandivano i momenti della vita contadina.

Il più rinomato costruttore di pifferi fu Nicolò Bacigalupo, detto ü Grixiu (Cicagna, 1863-1937) attivo a Cicagna, dal 1900, dopo il suo ritorno dal Perù, fino alla sua morte. Ciò che rimane della bottega del Grixiu, gli strumenti musicali semilavorati e gli attrezzi tra cui il tornio a pedale, è conservato nel museo etnografico "Ettore Guatelli" di Ozzano Taro a Collecchio (PR).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Pista ciclabile[modifica | modifica sorgente]

La "ciclovia dell'ardesia" è una pista ciclabile, lunga circa 35 km, che costeggiando tramite sentieri sterrati e asfaltati in buona parte il percorso del fiume Entella (nella zona a sud), e quindi del torrente Lavagna inoltrandosi nella valle, permette un collegamento bici "costa-entroterra" dalla zona di Lavagna fino alla località Bassi di Tribogna.

Nel 2012, in collaborazione con la Regione Liguria, è stata promossa una manifestazione[2] per la riscoperta di questa pista ciclabile fontanina - una delle più lunghe del territorio regionale - tra visite guidate ai borghi e località che la "ciclovia dell'ardesia" attraversa e degustazione di prodotti tipici del territorio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Tietz Banditi e Commissari, scaramucce e furti, lasagne attossicate e attentati alle donne altrui, torture e sentenze, pene corporali e ammende in oro nella Val Fontanabuona del 1580 Manoscritto. Società ligure di Storia patria, Genova
  2. ^ In centinaia da Lavagna a Tribogna sulla Ciclovia dell’ardesia

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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