Valì

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Il termine valì[1][2][3][4][5][6] (sostantivo turco desunto dall'originale in arabo: والي, wālī,[7] scritto anche wali) usato nell'accezione originaria araba fin dal VII secolo [8]per indicare il "governatore" di una provincia (detta appunto wilāya, e in Lingua persiana e turca, rispettivamente, velayet e vilayet) conquistata dagli Arabi musulmani e assoggettata al potere arabo-islamico.

Il sostantivo arabo è stato progressivamente acquisito, vista la veicolarietà dell'arabo, sia dal neo-persiano (farsi) sia dalla lingua turca[1][2][3][4][5][6], nei cui lessici sono comprensibilmente assai numerosi i termini di origine araba.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

La radice di riferimento < w-l-y > si ricollega al concetto di "cura", "tutela" e origina anche il termine walī (in arabo: ولى) che viene usato in senso più direttamente giuridico nell'ambito degli istituti legati alla successione patrimoniale e al contratto matrimoniale, per i quali è prevista la figura appunto di un "curatore".

Con l'espressione invece walī l-ʿahd (in arabo: وﻟﻲ العهد) si indicava invece l'erede designato (il "tutore del patto") che viene per lo più tradotto con l'espressione "erede presuntivo".

Storia[modifica | modifica sorgente]

La figura e la nomina del governatore risale al primo periodo "ortodosso", cioè ai primi quattro califfi. Questa figura acquisisce una certa autonomia durante l'età omayyade, quando il califfo che lo nominava lasciava libero il suo wālī di scegliersi i collaboratori amministrativi, come pure i giudici statali, di nomina politica (ī, in arabo: قاﺿﻲ).

In epoca abbaside invece il califfo si riservò, insieme alla nomina del wālī, anche il diritto di scelta di tali funzionari operanti nei governatorati. Tale fortissimo accentramento del potere califfale divenne ostativo di una buona amministrazione man mano che il califfato raggiunse dimensioni assai estese, ingenerando un progressivo degrado delle periferie e forme di lotta autonomistica che saranno alla base della crisi che porterà alla frammentazione del califfato stesso in "dinastie" o "Stati", sia sul continente asiatico sia su quello africano, a partire dall'XI secolo.

Valli di Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Secondo quanto arguito dallo storico Michele Amari, il termine usato in Sicilia di "valli" - plurale di "vallo" e usato per identificare i tre principali distretti territoriali in cui era divisa l'isola (il Val di Mazara, il Val Demone e il Val di Noto) - risalirebbe alla seconda metà del IX secolo e deriverebbe proprio dall'arabo Wālī[9]. Tuttavia il termine definisce le magistrature preposte alle province che, semmai, sono chiamate wilāya. La suddivisione in tre grandi entità territoriali della Sicilia inoltre deriverebbe dai precedenti distretti amministrativi che presero il nome di Themata di Sicilia in età bizantina e cioè a partire dalla metà del VII secolo. Tale suddivisione divenuta solo formale durante la dominazione islamica dell'Isola assunse nuovamente un valore amministrativo quando la Sicilia fu sotto la dominazione dei Normanni. I tre "valli" in cui venne divisa l'Isola, quindi, rimasero a lungo la principale suddivisione amministrativa - salvo poche variazioni - fino alla loro definitiva abolizione nel 1812 con l'avvenuta riforma amministrativa borbonica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Cfr. il lemma valì sul Dizionario Treccani.
  2. ^ a b Cfr. il lemma valì sul Grande Dizionario Italiano Hoepli
  3. ^ a b Cfr. il lemma valì sul dizionario Sapere.
  4. ^ a b Si veda il lemma «valì» sul Lessico Universale Italiano della Treccani.
  5. ^ a b Cfr. il lemma valì sulla Nuova Enciclopedia Rizzoli-Larousse, vol. XX, p. 335.
  6. ^ a b Cfr. il lemma valì sul Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana.
  7. ^ Cfr. il lemma valì sul DOP.
  8. ^ E solo dal XIV secolo nella sua forma turca nell'Impero ottomano.
  9. ^ Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, vol I, Le Monnier, Firenze 1854, pag. 465.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]