Vaiassa

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Vaiassa (anche Vajassa) è un vocabolo della lingua napoletana che originariamente ha il significato di "serva" o "domestica"[1], più recentemente anche usato (sempre in ambito locale), come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, "sbraitante e rissaiola"[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Scriveva l'abate Ferdinando Galiani (XVIII secolo) nel suo celebre Vocabolario:

« "Vaiassa", serva di Casa. Viene dall'arabo, nella qual lingua "bagasch" significava lo stesso. Nel dialetto toscano "bagascia" è preso in mala parte, in senso, cioè, di "donna disonesta". Ma nel napoletano non è mai presa la voce "vaiassa" in questo significato, ma soltanto di "serva". »
(Ferdinando Galiani, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, 1789, tomo II, ad vocem)

Il vocabolo venne utilizzato ai primi del XVII secolo da Giulio Cesare Cortese, autore di un poema eroicomico dialettale "sulle serve" intitolato Vaiasseide[3], pubblicato probabilmente nel 1604[4].

L'abate Galiani cita inoltre un proverbio napoletano legato alle vaiasse: «Me faje l'ammico, e mme mpriene la Vajassa» (Fai mostra di essermi amico, e metti incinta la mia serva) per indicare il tradimento fatto da chi meno lo si aspetta. Commentava l'abate: "È singolare che i nostri antichi credessero maggior tradimento quello di corromper le loro serve che non le loro donne"[5].

Nel gergo della malavita napoletana alla fine del XIX secolo "vaiassa" significava "prostituta"[6]; parimenti in siciliano (specialmente nella Sicilia Orientale), "bayascia". Questo è anche il significato attribuitogli in tempi relativamente recenti dal Guaraldi[7], sebbene tale ipotesi sia contestata[2]. In ogni caso non viene utilizzato oggi con tale significato.

Negli ultimi tempi viene anche usato come sinonimo di vasciajola, ovvero "donna abitante del basso" (vascio), alla quale viene accomunata dal significato di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare, abituata "al pettegolezzo e alla chiassata"[1][8].

Il termine vaiassa è ricordato nel nome di uno strumento a percussione popolare, dotato di sonagli, chiamato nella lingua napoletana "scetavajasse", ovvero "sveglia-vajasse".

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

In Italia il termine è salito alla ribalta nazionale nel 2010, attribuito dall'allora ministro Mara Carfagna sulle pagine del quotidiano Il Mattino all'onorevole Alessandra Mussolini[9], che se ne è ulteriormente lamentata durante il dibattito sulla fiducia al governo, il 13 dicembre 2010[10].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b dialettando.com
  2. ^ a b Amedeo Messina - Genealogia della vaiassa
  3. ^ Giulio Cesare Cortese, La Uaiasseide, poema di Giulio Cesare Cortese. Il pastor Sebeto, a compiuta perfettione ridotta. Con gli argomenti atque alcune prose di Gian Alesio Abbactutis. Dedicata al potentissimo Re de' venti, In Napoli : nella stamperia di Tarquinio Longo, 1615 : e ristampata per Secondino Roncagliolo
  4. ^ Carmine Jannaco e Martino Capucci, Il Seicento, Vol. VIII della Storia letteraria d'Italia, III ed. riv. e aggiornata, Milano: F. Vallardi; Padova: Piccin nuova libraria, 1986, ISBN 8829906700, ISBN 9788829906703, p. 314 (on-line)
  5. ^ Ferdinando Galiani, Vocabolario delle parole del dialetto napoletano, che più si scostano dal dialetto toscano, con alcune ricerche etimologiche sulle medesime degli Accademici filopatridi. Opera postuma supplita, ed accresciuta notabilmente. Napoli: presso Giuseppe-Maria Porcelli, 1789, tomo secondo, p. 178 (Google books)
  6. ^ Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale per servire allo studio dell'uomo alienato e delinquente, Vol. 10 (1889), p. 274 (on-line)
  7. ^ Mario Guaraldi, La parlata napoletana : nuove ipotesi semantiche, Napoli: Ed. Fiorentino, 1982
  8. ^ Il giornale, 30 luglio 2009, "L'angolo di Granzotto", p. 34.
  9. ^ Corriere della Sera, 21 novembre 2010
  10. ^ La Stampa, 13 dicembre 2010

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