Vai gorilla

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Vai gorilla
Titolo originale Vai gorilla
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1975
Durata 100 min
Colore Colore
Audio sonoro
Genere poliziesco
Regia Tonino Valerii
Soggetto Dino Mauri, Massimo De Rita
Sceneggiatura Dino Mauri, Massimo De Rita
Produttore Mario Cecchi Gori
Casa di produzione Capital Film
Distribuzione (Italia) Cineriz
Fotografia Mario Vulpiani
Montaggio Antonio Siciliano
Effetti speciali Paolo Ricci
Musiche Vince Tempera, Fabio Frizzi, Franco Bixio
Scenografia Luca Sabatelli
Trucco Massimo De Rossi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Vai gorilla è un film poliziesco del 1975 diretto da Tonino Valerii. La trama si rifà ai frequenti episodi di sequestro di persona che caratterizzavano la cronaca nera del periodo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L’ex stuntman Marco Sartori, in cerca di un lavoro per farsi assumere come guardia del corpo dell’ingegnere Gaetano Sampioni, un ricco costruttore edile, mette in scena con l’aiuto dell’amico Ciro un finto sequestro di persona ai danni dell’ingegnere che poi sventa lui stesso. Il piano funziona: ma i due mal si sopportano a causa del caratteraccio dell’ingegnere e dell’orgoglio di Marco, costretto a un lavoro che non ama per mantenere un sorella e un fratello, Piero, spesso nei guai per le cattive compagnie che frequenta. Sampioni incarica Marco di sorvegliare la figlia Vera, di ritorno dall’estero: ben presto i due giovani si innamorano. L’ingegnere riceve lettere e telefonate anonime con minacce e grosse richieste di denaro, accompagnate da sabotaggi ai suoi cantieri.

Dopo essere stato sequestrato e malmenato a mo’ di avvertimento, Marco decide di indagare per conto proprio assieme a Piero: l’unico indizio è che uno dei mafiosi è un motociclista che usa un fucile di precisione e calza stivali da cowboy e che si fa chiamare Berto. Per evitare che Sampioni ceda alle richieste del racket, Marco lo rapisce e lo nasconde in un luogo sicuro, e con l’aiuto della polizia tende una trappola ai ricattatori, nel luogo previsto per la consegna dei soldi: ma senza fortuna. Scopre poi che Ciro è colluso con la banda, e gli chiede di fargli avere un appuntamento con Berto, il motociclista.

Recatosi in un palazzo abbandonato, si ritrova in trappola, bloccato in un ascensore malfunzionante e senza fondo. Scampa alla morte per un pelo, ma non può salvare Ciro, che viene barbaramente ucciso dai suoi complici. Il racket tenta di rapire Vera, salvata all’ultimo momento da Marco, che decide di liberare Sampioni e raccontare tutto alla polizia. Piero vuol fare di testa sua, e finisce nelle mani di Berto e dei suoi: Marco e la polizia arrivano a salvarlo, e decimano la banda. Berto e fugge a bordo di un treno, seminando il panico: ma Marco dopo esser salito sul treno in corsa lo affronta e lo uccide.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu prodotto da Mario Cecchi Gori. Il copione di Valerii e Massimo De Rita riprende alcune situazioni dal primo film del regista, Per il gusto di uccidere, tra cui il duello finale tra Fabio Testi e Antonio Marsina.[1] La sequenza in cui Testi è intrappolato in un ascensore in un palazzo in demolizione fu girata con il blue screen. «Per realizzare la scena dell’ascensore con il blue back [sic] fu necessario improvvisare, perché in Italia non era mai stato fatto, e le difficoltà furono molte. Dovemmo ricostruire tre piani della scala di un palazzo in demolizione sopra il Colosseo dove girammo “dal vero” e due cabine di ascensore da muovere a mano con funi e contrappesi. La scena costò parecchio e Cecchi Gori me la perdonò solo a risultato finale».[2]

Il film è ricco di scene estremamente violente (un ciclista investito da un treno, le ruote delle moto che passano sopra le gambe di Al Lettieri, i pestaggi ecc.). La commissione censura vietò il film ai 18 anni e Tonino Valerii rifiutò i tagli chiesti da Cecchi Gori per abbassare il divieto. Il film fu comunque un successo di pubblico, con oltre 1 miliardo e 800 milioni di incassi.[3]

Vai gorilla è una delle ultime interpretazioni dell’attore italoamericano Al Lettieri, che morì per un attacco cardiaco il 18 ottobre 1975, un mese prima dell’uscita del film.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Curti, Il mio nome è Nessuno. Lo spaghetti western secondo Tonino Valerii, Unmondoaparte, Roma 2008, p. 72. ISBN 978-88-89481-17-2
  2. ^ Curti, p. 74.
  3. ^ Maurizio Baroni, Platea in piedi 1969-1978. Manifesti e dati statistici del cinema italiano, Bolelli Editore, Bologna 1996.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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