VY Canis Majoris

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VY Canis Majoris
Rappresentazione artistica di VY Canis Majoris.Rappresentazione artistica di VY Canis Majoris.
Classificazione Ipergigante rossa
Classe spettrale M3/M4 0
Tipo di variabile Variabile irregolare pulsante LC
Distanza dal Sole 3.840 anni luce
Costellazione Cane Maggiore
Coordinate
(all'epoca J2000.0)
Ascensione retta 07h 22m 58,29s
Declinazione -25° 46′ 03,5″
Dati fisici
Raggio medio 1420 ± 120 R
Massa
17 ± 8 M
Temperatura
superficiale
3490 K[1] (media)
Luminosità
270 000[1] L
Dati osservativi
Magnitudine app. 7,4 – 9,6
Magnitudine ass. -9,4
Nomenclature alternative
VY CMa, HIP 35793, HD 58061

VY Canis Majoris (VY CMa) è una stella ipergigante rossa variabile irregolare situata nella costellazione del Cane Maggiore. È una delle stelle più grandi conosciute, con un raggio pari a circa 1420 volte il raggio solare e, in virtù delle sue dimensioni, una delle più luminose della Via Lattea.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Confronto tra le dimensioni del Sole e di VY CMa.
Da destra a sinistra: VY Canis Majoris comparata a Betelgeuse, Rho Cassiopeiae, Stella Pistola e il Sole (non visibile in questa anteprima). In blu è disegnata l'orbita di Nettuno.

L'astrofisica Roberta M. Humphreys ha ipotizzato nel 2006 che questa imponente stella avesse un raggio 1800-2100 volte più grande di quello del Sole.[2] Se questa stella si trovasse al posto del Sole, i suoi strati più esterni si estenderebbero oltre l'orbita di Saturno. Altro mezzo di comparazione potrebbe essere il fatto che la luce, che impiega poco più di un secondo dalla Terra alla Luna, avrebbe bisogno di quasi 8 ore per fare un giro completo attorno alla stella. Humphreys ha recentemente ipotizzato che il raggio massimo possibile per una stella sia circa 2600 volte quello del Sole.[3]

Vi sono due diverse opinioni riguardo allo stato di VY CMa: la prima (con cui concorda Roberta M. Humphreys) è che la stella sia una luminosissima ipergigante rossa;[2] la seconda (con la quale concordano Massey, Levesque, e Plez) è che la stella sia una normale supergigante rossa, ridimensionata ad "appena" 600 raggi solari; in questo caso l'imponente stella ingloberebbe l'orbita di Marte.[4]

La distanza della stella dalla Terra, che era stata stimata essere in 1500 parsec (circa 5000 anni luce), la rende, nonostante le eccezionali dimensioni, assolutamente invisibile ad occhio nudo: infatti, nonostante sia quasi 300.000 volte più luminosa del Sole, la stella possiede una magnitudine apparente che varia in modo irregolare tra 7,4 e 9,6.

Studi recenti del 2012 di Wittkowski e colleghi, effettuati tramite l'interferometro del VLTI/AMBER, ridimensionano la distanza di VY Canis Majoris a 3815 anni luce ed il raggio a 1420 volte quello solare. Da queste osservazioni la massa iniziale della stella è stata stimata in 25 masse solari, mentre la massa attuale, dopo l'enorme quantità di materia persa per il vento stellare nel corso della sua esistenza, in 17 ± 8 M⊙[1]. Data la grande massa dell'astro gli astrofisici ritengono che esso concluderà la propria esistenza esplodendo in supernova.

Fenomeni esplosivi e perdita di massa[modifica | modifica wikitesto]

La stella, circondata da un guscio di materia emessa dalla stessa, ripresa nel visibile dal Telescopio spaziale Hubble

VY Canis Majoris sta espellendo grandi quantità di materia ad un ritmo molto intenso. La stella si trova infatti in una fase molto instabile della propria evoluzione, prossima ormai alla sua conclusione, caratterizzata da potenti eruzioni, durante le quali la stella perde circa 10 volte più massa di quanto non ne perda tramite il vento stellare. La materia, emessa durante le eruzioni, ha costituito attorno all'astro una serie di anelli, archi e noduli in espansione. Si stima che nel corso degli ultimi mille anni la stella abbia sperimentato un gran numero di queste eruzioni.[5]

Un team di astronomi, capitanato dalla Humphreys, ha puntato il telescopio spaziale Hubble su VY CMa con l'obiettivo di misurare con precisione la velocità, la direzione dei getti e la polarizzazione della luce emessa dall'astro, che indica la presenza di polveri. Combinando i dati dell'Hubble con quelli ottenuti dal telescopio Keck, situato nelle Hawaii, è stato possibile effettuarne una ricostruzione tridimensionale. Tale ricostruzione ha mostrato che la perdita di massa della stella è molto più complessa di quanto ci si aspettasse.[2]

Le immagini hanno mostrato la complessità delle forme assunte dalla materia espulsa dalla stella. È apparso subito evidente che gli archi e i noduli siano comparsi in tempi diversi; i getti sono orientati in modo casuale, il che induce a ritenere che derivino da esplosioni avvenute in regioni attive della fotosfera stellare.[5]
I dati spettroscopici ottenuti dalla Terra hanno permesso di scoprire che i getti si allontanano dalla stella a differenti velocità, indice del fatto che si siano verificati in tempi diversi e traggano origine da aree diverse della superficie stellare. Gli archi di materia più esterni sono stati espulsi circa 1000 anni fa, mentre le strutture prossime all'astro avrebbero un'età non superiore a 50 anni.[5]

L'energia che alimenta questi fenomeni è fornita dal campo magnetico dell'astro.

Presenza di composti nell'involucro gassoso[modifica | modifica wikitesto]

Il Cane Maggiore se VY fosse alla stessa distanza di Sirio

Nel 2007 un gruppo di astronomi, servendosi del radiotelescopio di Mount Graham (Arizona), scoprì la presenza, nella nebulosità circostante la stella, di una grande quantità di composti chimici;[6] tra di essi, in particolare sono stati scoperti acido cianidrico (HCN), monossido di silicio (SiO), cloruro di sodio (NaCl) ed una particolare molecola, il nitruro di fosforo (PN),[6] in cui un atomo di fosforo lega un atomo di azoto. I composti del fosforo rivestono una particolare importanza in astrobiologia, poiché questo elemento, sebbene sia relativamente raro nell'universo, costituisce una componente chiave di alcune delle principali biomolecole, come gli acidi nucleici (DNA ed RNA).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Wittkowski, M.; Hauschildt; Arroyo-Torres, B.; Marcaide, J.M., Fundamental properties and atmospheric structure of the red supergiant VY CMa based on VLTI/AMBER spectro-interferometry in Astronomy & Astrophysics, vol. 540, L12, 5 aprile 2012, DOI:10.1051/0004-6361/201219126.
  2. ^ a b c VY Canis Majoris: The Astrophysical Basis of Its Luminosity, arXiv. URL consultato il 15 maggio 2007.
  3. ^ Fraser Cain, What is the Biggest Star in the Universe?, Universe Today.
  4. ^ Philip Massey, Emily M. Levesque, Bertrand Plez, Bringing VY Canis Majoris Down to Size: An Improved Determination of Its Effective Temperature in arXiv, 11 aprile 2006. URL consultato il 15 maggio 2007.
  5. ^ a b c Massicce eruzioni da una stella mastodontica. URL consultato il 9 ottobre 2008.
  6. ^ a b VY Canis Majoris. URL consultato il 9 ottobre 2008.

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