Uti possidetis

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L'espressione giuridica uti possidetis (letteralmente così come possedete) appartiene alla terminologia diplomatica ed esprime un criterio di comportamento nelle trattative internazionali sulla sovranità territoriale, secondo il quale viene riconosciuto valido il mantenimento della sovranità su un determinato territorio quando questa, in certe situazioni, è stata già in qualche modo acquisita (anche attraverso una occupazione militare) da parte di una nazione. Viene quindi trasformato un possesso (stato di fatto) in proprietà, o meglio, sovranità (stato di diritto). La formula opposta è status quo ante bellum.

Significato dell'espressione[modifica | modifica wikitesto]

Il criterio dell'uti possidetis fu applicato nel Trattato di Francoforte (10 maggio 1871) per legittimare le conquiste territoriali dell'Alsazia e di una parte della Lorena da parte della Prussia (Impero tedesco). Questo criterio fu applicato anche in occasione della pace di Passarowitz (2 luglio 1718), con la quale l'Austria ottenne, a spese dell'impero ottomano, il Banato, Belgrado e la Serbia settentrionale, la Valacchia ed altri territori circostanti.

Lo stesso criterio è stato utilizzato nel definire i confini fra gli stati sudamericani emersi dal dissolversi dell'impero spagnolo nel XIX secolo ed in Africa al momento del ritiro delle potenze coloniali europee: nel 1964 l'Organizzazione dell'Unità Africana affermò il principio dell'intangibilità delle frontiere, a loro volta definite in base al criterio dell'uti possidetis. Lo scopo principale di tale applicazione in entrambi i casi fu quello di evitare, per quanto possibile, successivi conflitti di frontiera e la presenza di territori fra i nuovi stati che fossero terra nullius, cioè terra di nessuno, considerando che a quella data già numerose ex-colonie erano diventate stati indipendenti. Tale pericolo, nel caso del Sudamerica, non fu del tutto scongiurato, come prova lo scoppio della Guerra del Pacifico (1879-1884), e pure in Africa si sono verificati successivamente casi di questo genere (ad. es. il conflitto fra la Libia ed i paesi sub-sahariani).

Origine dell'espressione[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione uti possidetis trae origine dal diritto privato romano, segnatamente dalla formula contemplata dall'editto pretorio per le vertenze relative all'appartenenza di beni immobili; infatti, l'interdictum uti possidetis tutelava l'intangibilità del possesso già acquisito da una delle parti purché questa lo avesse acquistato senza ricorrere alla violenza, né a sotterfugi né in conseguenza di un precedente rapporto come precarista (nec vi nec clam nec precario) rispetto alla controparte (ab altero). In base alla testimonianza di Ulpiano (cfr. D. 43.17. I pr.) il testo dell'interdetto risultava essere del seguente tenore: Uti eas aedes, quibus de agitur, nec vi nec clam nec precario alter ab altero possidetis, quo minus ita possideatis, vim fieri veto (reso liberamente: qualora risulti che possediate pacificamente, manifestamente e non come precaristi l'uno rispetto all'altro quei beni immobili di cui si tratta, allora dispongo affinché non si faccia violenza per impedirvi di possedere così come ora possedete).