Usul al-fiqh

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Uṣūl al-fiqh, in in arabo: أصول الفقه (letteralmente origini/fondamenti della giurisprudenza islamica) è uno studio sulle origini, fonti e principii sui quali è basata la giurisprudenza islamica. In senso stretto, esso fa riferimento alle questioni che sono alla base della legge islamica. In senso esteso, comprende lo studio della logica filosofica del diritto e le procedure attraverso cui la legge applicabile a casi particolari è derivata dalle fonti.

Le quattro maggiori fonti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Islam classico sunnita, esistono quattro fonti principali di giurisprudenza: Corano, Sunna, ijma' (consenso) e qiyas (analogia).

Esiste una certa controversia tra i giuristi sunniti per quanto riguarda ijmāʿ e qiyās. Gli zahiriti, in particolare, respingono tutte le forme di qiyās e accettano solo l'ijmāʿ al-Ṣaḥāba (consenso dei Compagni).

Contributi di al-Shafi'i[modifica | modifica wikitesto]

Muhammad ibn Idris al-Shafi'i (767-819) documentò una forma sistematizzata di uṣūl, sviluppando una coesa procedura sistematica per il ragionamento giuridico. Il suo approccio era in contrasto con la metodologia hanafita che aveva determinato le fonti dai detti e dalle azioni dei Compagni e dei Seguaci del Profeta. Inoltre elevò la Sunna (del Profeta) a una condizione di eccellenza, seconda solo al Corano e ne limitò il suo utilizzo legale quando, a suo parere, ci fosse stata la possibilità di ricorrere alla tradizione di Maometto, abbassando quella dei Compagni e delle successive generazioni di musulmani. Prima di al-Shafi'i, le argomentazioni giuridiche, comprese le motivazioni personali soffrivano di gravi incoerenze. Al-Shafi'i è conosciuto per aver scritto la Risāla, un ottimo esempio di applicazione di logica alla giurisprudenza islamica.[1]

Fiqh della Shi'a[modifica | modifica wikitesto]

Nello sciismo, il qiyas non è riconosciuto come fonte. Su questo vi sono due interpretazioni.

  • Secondo la visione dei duodecimani akbarī, le uniche fonti della Legge islamica sono il Corano e i hadith, e casi non esplicitamente coperti da uno di questi libri debbono essere considerati come non previsti.
  • Secondo la maggioranza dei duodecimani uṣūlī, è legittimo ricercare principi generali per induzione, in modo da intervenire nei casi non espressamente previsti. Questo processo è conosciuto come ijtihad (sforzo interpretativo) e 'aql (ragione) che è riconosciuto come fonte di diritto. Si differenzia dal sunnita qiyas, nel senso che non si limita ad contemplare il caso dell'accordo tra giurisperiti ma richiede che un principio generale debba essere razionalmente argomentato e sostenuto.

Nei casi dubbi, la legge spesso non deriva da principi sostanziali indotti da norme esistenti, ma da presunzioni procedurali (uṣūl ʿamaliyya) concernenti probabilità fattuali. Un esempio è la presunzione di continuità: se una persona sa che un determinato stato di cose, come la purezza rituale, ad un certo punto esisteva in una fase passata, ma non si ha alcuna prova che esista ancora, si può presumere che la situazione non sia cambiata.[2]

L'analisi di probabilità costituisce una gran parte della scienza sciita degli uṣūl al-fiqh, ed è stata sviluppata da Muhammad Baqir Behbahani (1706-1792) e dallo Shaykh Murtada al-Ansari (m. 1864).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Usul al fiqh after al Imam al-Shafi'i. URL consultato il 15 febbraio 2011.
  2. ^ Negli ordinamenti giuridici occidentali si può paragonare la presunzione di innocenza con la presunzione in favore del possessore di un bene. Allo stesso modo, come la teologia morale cattolica, distingue tra "principi diretti" e "principi riflessi", questi ultimi essendo l'equivalente di uṣūl ʿamaliyya di Murtada al-Ansari.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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