Uscita dalla religione

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L'espressione uscita dalla religione è stata proposta da Marcel Gauchet e costituisce uno dei concetti chiave della sua interpretazione della storia[1]. Nella prospettiva dello storico-filosofo francese, l'uscita dalla religione è un processo che si è sviluppato per diversi millenni senza alcuna necessità storica. Il concetto di uscita dalla religione si propone come alternativo al concetto weberiano di disincanto e di razionalizzazione così come a quello schmittiano di secolarizzazione. Secondo Marcel Gauchet infatti il disincanto e la razionalizzazione non appaiono tali che nell'autorappresentazione che la società occidentale ha di se stessa: il funzionamento delle nostre società continua invece a poggiarsi su dei “misteri” (le figure dello stato e della nazione; la disgiunzione fra uomini di governo e la loro funzione; etc.). Inoltre, il processo che ha caratterizzato le società cristiane non è riducibile a un travestimento dei concetti teologici in termini immanentistici ma costituisce una ridefinizione completa dello spazio sociale e dell'esperienza che gli individui hanno di sé. L'uscita dalla religione marca una trasformazione radicale nella forma di società segnando il passaggio da una società gerarchizzata a una società che prende forma, in modo conflittuale, a partire dal principio d'uguaglianza. In modo analogo e parallelo, anche l'esperienza che gli individui hanno di se stessi muta radicalmente: la divisione che prima era proiettata nel rapporto con la divinità ultraterrena, tende ora a ricollocarsi all'interno della dinamica sociale nel conflitto che costituisce il fondamento stesso della società democratica[2] e nel soggetto, in cui s'impongono in maniera del tutto inedita le diverse dimensioni dell'inconscio, ovvero di ciò che, biologicamente, socialmente e storicamente, precede e sfugge alla coscienza che si ha di sé[3]. Secondo Gauchet, l'uscita dalla religione non implica il venir meno del sentimento religioso, della fede individuale e collettiva in una trascendenza, ma il ruolo che la religione gioca nella rappresentazione che la società ha di sé, o in altri termini nel principio di legittimazione del potere. Muta allora il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, chiamate a contribuire alla vita sociale e alla riflessione collettiva, portatrici di valori morali, in una società ordinata secondo nuovi criteri intrinsecamente laici[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda innanzitutto M. Gauchet, Il Disincanto del mondo. Storia politica della religione(Gallimard 1985, trad. Einaudi 1992).
  2. ^ Si veda in particolare M. Gauchet, L'Avènement de la démocratie, tomo I La Révolution moderne, Gallimard, Paris, 2007.
  3. ^ Efficace sintesi di questo modo di affrontare la questione: M. Gauchet, « Essai de psychologie contemporaine. I. Un nouvel âge de la personnalité », Le Débat, n° 99, mars-avril 1998, ora in La Démocratie contre elle-même, Gallimard 2002).
  4. ^ Si veda soprattutto M. Gauchet, La Religion dans la démocratie : parcours de la laïcité, Gallimard 1998 (trad. Dedalo 2009) e Un monde désenchanté ?, Éditions de l'Atelier 2004 (trad. Dedalo 2008).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]